La mozione finale dell'Assemblea nazionale di Sinistra Critica (Roma, 27-28 gennaio)
L’assemblea della Associazione Sinistra Critica esprime il rinnovato impegno delle centinaia di compagne e di compagni che hanno partecipato a questi due giorni di lavoro nel costruire le resistenze sociali alle politiche liberiste e di guerra delle classi dominanti e la loro volontà di lavorare per una politica e una strategia alternativa e anticapitalista....
1. In Europa infatti prosegue l’offensiva politica ed economica della borghesia rivolta a un durevole mutamento dei rapporti di forza e a infliggere una sconfitta storica al movimento dei lavoratori/trici attraverso la precarizzazione del lavoro, la modifica degli orari, la distruzione del sistema previdenziale pubblico, la rimessa in discussione dei diritti del lavoro quali erano stati conquistati nel secondo dopoguerra. Mentre continuano le ristrutturazioni industriali e le delocalizzazioni ci troviamo di fronte a un organico progetto di privatizzazione dei servizi pubblici, comprese l’istruzione, la sanità e l’acqua stessa, considerati i nuovi ambiti con cui garantire adeguati e sicuri profitti agli investimenti capitalisti.
Nella folle corsa all’accumulazione capitalista e alla valorizzazione del capitale a farne le spese non sono solo miliardi di uomini e donne, ma è il pianeta stesso che rischia di essere sconvolto dentro un degrado ambientale che mette a rischio lo stesso futuro dell’umanità.
2. Nel nostro paese assistiamo in questa fase a una accentuata pressione contro la previdenza pubblica, per la privatizzazioni dei servizi, per nuovi regali alle imprese e i prossimi mesi saranno decisivi per verificare la capacità del movimento dei lavoratori e dei movimenti sociali a reggere il confronto con questa offensiva che sta dispiegando a tutto campo una vasta campagna ideologica rivolta a chiamare riforme, quelle che invece sono controriforme. Queste ultime, se attuate, riporterebbero indietro di molti anni la condizioni di vita delle masse popolari.
3. L’attuale governo, nato dalla volontà di larghi settori della popolazione di farla finita con il centro destra e dalla speranza di veder messe in atto politiche economiche e sociali alternative, in tutti questi mesi non ha voluto rispondere alle attese di chi lo aveva eletto, esprimendo sui terreni di fondo, quelli delle politiche economiche e finanziarie, la dipendenza da quelle regole liberiste stabilite dalla Comunità Europea che mettono al centro l’impresa, la concorrenza, la riduzione del “costo di lavoro”, il risanamento del debito a scapito dello stato sociale. Ed anche sul terreno dei diritti civili, su cui le attese non sono meno grandi all’interno della società e che non avrebbero alcun costo economico, nulla è stato fatto per i condizionamenti delle gerarchie cattoliche che tanto pesano all’interno dell’Unione. Nulla infine è stato realizzato su quel terreno così importante, quello della precarietà, su cui, pur tuttavia, era nato il successo di aprile.
In particolare sottolineiamo la negatività delle scelte operate sul terreno delle politiche militari ed esteri, segnate da una finanziaria che ha incrementato pesantemente le spese militari, dal rifinanziamento della partecipazione alla guerra in Afghanistan, dalla subordinazione alle richieste Usa con il conseguente rafforzamento delle basi militari del nostro paese, contro la volontà della popolazione di Vicenza di non vedere accrescere la sua servitù militare, da un forte inserimento nel quadro della Nato, cioè tutta una serie di dispositivi che sono funzionali alla conduzione di quella guerra permanente dichiarata dagli USA, a cui l’Europa si associa in una sua visione “multilaterale”, cioè funzionale agli interessi specifici delle classi dirigenti del nostro continente. Una guerra permanente, una guerra che forse più propriamente potremmo chiamare di ricolonizzazione e di balcanizzazione di intere zone del mondo, suscitando conflitti etnici e religiosi, contro cui i popoli si ribellano e che nel nostro paese deve vedere una rinnovata capacità del movimento di riallacciare il filo con le grande mobilitazioni pacifiste e antiguerra che hanno caratterizzato i primi anni di questo nuovo secolo.
4. Per questo è auspicabile che il 17 febbraio si svolga, a Vicenza, una grande manifestazione contro il raddoppio della base, e che durante la discussione parlamentare sul rifinanziamento della missione in Afghanistan, si realizzi una altra grande mobilitazione.
5. Mentre sui giornali si legge di una sinistra radicale che avrebbe avuto troppo, che sarebbe all’offensiva e che dovrebbe essere contenuta, la realtà dei fatti è tutta un’altra, una sinistra di alternativa che è riuscita finora ad ottenere ben poco, che è messa pesantemente sulla difensiva, di fronte alla offensiva centrista, costantemente ricattata e che ha ben poca voce in capitolo nelle scelte decisive, riuscendo, nel migliore dei casi, appena a ridurre il danno, o a ritardarlo di qualche mese o settimana.
A distanza di quasi 10 mesi dalla formazione del nuovo governo crediamo che, per il partito in cui milita la gran parte dei presenti, il PRC, sia giunta l’ora di fare un primo bilancio del suo operato e dell’esperienza di Rifondazione all’interno dell’esecutivo. Tanti elementi, la politica economica, le scelte militari, le scelte sociali ci portano ad affermare che siamo in un contesto in cui il PRC deve prendere in considerazione il ritiro della sua delegazione all’interno dell’attuale governo e in ogni caso decidere di votare contro il rifinanziamento della missione in Afghanistan proponendolo anche al resto delle forze della sinistra di alternativa. Noi comunque ci orientiamo in questo senso per ragioni sia politiche che etiche.
6. Se non si da voce politica a una critica da sinistra alle scelte del governo che tanto malessere hanno creato nella società e tra i lavoratori, se si lascia alle forze di destra orientare il malcontento e l’opposizione alle politiche liberiste, se si lascia a loro il monopolio della contestazione, il rischio di una demoralizzazione profonda negli strati popolari è molto forte e questo sarebbe il preludio a una grave sconfitta e al ritorno del centro destra, che già oggi i sondaggi danno largamente prevalente.
Per questo oggi è essenziale dare voce e corpo a un’opposizione di sinistra alle politiche del governo a partire dalle mobilitazioni sociali. C’è un filo che lega la vicenda della Val di Susa, l’Afghanistan ai diritti del precariato e del lavoro e questo filo è un progetto di alternativa sociale che non deve restare imbrigliato.
7. L’Associazione che costituiamo formalmente oggi nasce dunque in questo contesto di potenzialità, ma anche di grandi rischi; è una associazione, non certo un partito, un di più di soggettività, una diversa articolazione del nostro intervento; nessuna separazione da Rifondazione, anzi la testimonianza della volontà di continuare a lavorare perché il partito sappia fare un bilancio delle proprie scelte e sappia mutarle; per questo abbiamo presentato un testo alternativo anche dentro la conferenza di organizzazione, per questo ci impegneremo in questo dibattito che riguarda le sorti future di Rifondazione.
L’associazione è uno strumento in più che vuole suscitare e raccogliere energie per costruire una critica costante alle ingiustizie del sistema capitalista e alle banalità politiche e culturali reazionarie della sua ideologia, ma anche e soprattutto per contribuire a un nuovo sviluppo del conflitto sociale, della partecipazione democratica nelle lotte e nelle mobilitazioni, favorendo una alternativa politica al liberismo e alla guerra.
8. Quattro sono gli elementi programmatici di fondo di questa Associazione:
- una visione internazionalista e solidale della lotta degli oppressi e degli sfruttati nel mondo, in cui ribadiamo la nostra internità alla grande esperienza dei Social Forum, la difesa dei diritti del popolo palestinesi, nel quadro dei diritti di tutti i popoli del Medio Oriente e la nostra profonda solidarietà per la lotta dei popoli dell’America Latina nel loro tentativo riaprire la strada per costruire il “socialismo del XXI secolo”;
- il suo carattere femminista, che non significa solo la difesa dei diritti delle donne, la affermazione piena della loro soggettività, ma anche la femminilizzazione reale e piena delle organizzazioni e dell’intervento politico;
- il suo carattere ecologista, che esprime non solo il nostro totale coinvolgimento nelle mobilitazioni per la difesa dell’ambiente e dei territori contro le grandi opere distruttive, ma anche la nostra battaglia contro le grandi scelte economiche e produttive che determinano processi sempre più pericolosi e potenzialmente irreversibili di modifiche climatiche, mettendo a rischio, in primo luogo, la sopravviovenza di intere popolazioni;
- una prospettiva anticapitalista, per difendere e costruire una vera alternativa, di cui oggi certo, mancano le condizioni, ma che solo facendola vivere quotidianamente nell’azione politica e nella battaglia delle idee, potrà trovare in un futuro non troppo lontano le condizioni della sua necessaria attualità.
9. I lavori delle commissioni hanno indicato chiaramente come dentro questa lettura individuiamo i prossimi impegni politici, sociali e culturali dell’Associazione:
- per difendere il salario e le condizioni future delle lavoratrici e dei lavoratori, contro il trasferimento dei TFR ai Fondi Pensioni, per la difesa e la riqualificazione della previdenza pubblica e quindi contro qualsiasi controriforma pensionistica lesiva dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori;
- contro le privatizzazioni, contro i regali ai privati dei servizi pubblici e che solo il pubblico può garantire che sia accessibili a tutti gli strati della popolazione e quindi contro il decretoLanzillotta; per la difesa dei beni pubblici a partire naturalmente da quel bene primario che è l’acqua.
- per contribuire ad una nuova mobilitazione contro la precarietà per riprendere le parole d’ordine della manifestazione del 4 novembre: l’abolizione delle tre leggi infami del governo di centro destra, la legge 30, la controriforma Moratti e la legge Bossi Fini sull’immigrazione;
- a fianco delle popolazioni che difendono il loro territorio e le loro comunità dall’aggressione della grandi opere volute dagli speculatori e dal partito trasversale del cemento e asfalto;
- l’impegno a fianco delle battaglie civili per il riconoscimento e dei diritti e dei legami tra le persone, per l’ottenimento dei PACS, a sostegno delle rivendicazioni del movimento LGBTQ;
- per ultimo, ma non per ultimo, l’impegno contro le basi militari, a partire dal 17 febbraio, per far cessare l’intervento italiano in Afghanistan, per costruire una nuova mobilitazione contro la guerra che produce solo morte e distruzione ed alimenta la disperazione e il terrorismo.
http://www.sinistracritica.org




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