Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 9/07 del 25 gennaio 2007, Conversione di San Paolo

Per la conversione degli Ebrei

Nel giorno della festa liturgica della conversione di san Paolo, che da rabbino fanatico persecutore di cristiani divenne uno dei più grandi l’apostoli di Cristo, pubblichiamo un testo di padre Massimiliano Kolbe sulla conversione degli Ebrei.

Poveretti, di padre Massimiliano Kolbe (dal bollettino Rycerz Niepokalanej, n.1, 1926).

Dio esiste sempre: nel passato, nel presente e nel futuro.
Nel tempo Egli ha chiamato dal nulla all’esistenza gli esseri spirituali, dotati di ragione e di libera volontà. Come tali, essi dovettero scegliersi coscientemente il proprio avvenire, dare una prova di fedeltà. Una parte di essi, pur essendo semplici creature, vale a dire un nulla da sé stesse, attribuiscono a se medesimi ciò che sono e vogliono, con le loro sole forze, farsi simili a Dio. Peccano di orgoglio. Nel medesimo istante ricevono il castigo meritato, la riprovazione. Coloro che rimangono fedeli, invece, riconoscendo umilmente la verità, ossia di dover attribuire a Dio tutto ciò che sono e che possono, e di essere in grado di conoscerlo sempre di più solamente per mezzo di lui, fonte dell’esistenza, di amarlo, di possederlo sempre di più e quindi di divinizzarsi (se è lecito esprimersi così) sempre di più, Iddio li ha resi felici con sé, in paradiso.
Iddio, poi, ha creato altresì un essere di carne: pure a lui ha dato un‚anima dotata di ragione e di libera volontà. Pure a lui ha offerto un periodo di prova. Lo spirito superbo, con la permissione di Dio e per l’invidia che prova per la felicità di quest’essere, lo suggestiona dicendogli che con le sue proprie forze “potrebbe diventare come Dio” (cf. Gen 3, 5). L’uomo si lascia ingannare, la smania della superbia genera la disobbedienza. La mente umana, tuttavia, non possiede affatto la chiarezza di conoscenza propria di uno spirito puro, perciò anche la colpa è minore. E cosi Dio non gli infligge una punizione eterna, ma lo condanna alle sofferenze e alla morte.
Chi, pertanto, è in grado di offrire alla giustizia divina una soddisfazione adeguata? La grandezza di un’offesa si misura con la dignità di colui che è stato offeso, vale a dire Dio infinito. Nessuna creatura finita, dunque, e neppure tutte le creature insieme sono in grado di offrire una soddisfazione infinita. Dio, e solamente Dio infinito, può soddisfare in modo infinito.
E avviene una cosa inconcepibile. Dio si abbassa fino alla creatura, si fa uomo per redimerlo e per insegnargli l’umiltà, il silenzio, l’obbedienza, la verità. Perché gli uomini possano riconoscerlo, sceglie un uomo, Abramo, e circonda la sua discendenza con una speciale protezione; affinchè non perda la fede nel vero Dio, suscita in essa i profeti, che preannunciano il tempo della Sua venuta, la località e i particolari della Sua vita, morte e resurrezione.
È venuto in una povera stalla, ha preso dimora in una povera casetta, per trent’anni è rimasto sottomesso in umiltà, ha insegnato un modo di vivere, ha accolto benevolmente i peccatori che facevano penitenza, ha rimproverato i farisei ipocriti e infine è stato appeso all’albero della croce, realizzando in tal modo le profezie.
L’uomo è stato redento. Cristo Signore è risorto, ha fondato la sua Chiesa sulla roccia, Pietro, e ha promesso che le porte degli inferi non prevarranno contro di essa (cf. Mt 16, 18).
Una parte del popolo ebreo ha riconosciuto in lui il Messia, gli altri, soprattutto i superbi farisei, non han voluto riconoscerlo, hanno perseguitato i suoi seguaci e hanno dato il via ad un gran numero dileggi che obbligavano gli ebrei a perseguitare i cristiani. Queste leggi, insieme ad alcune narrazioni di rabbini precedenti, furono raccolte nell’anno 80 dopo Cristo dal rabbi Johanan ben Sakai e vennero definitivamente ultimate verso l’‚anno 200 da rabbi Jehuda Hannasi e in tal modo ebbe origine la Misnah. I rabbini posteriori aggiunsero ancora molte altre cose alla Misnah, così che verso l’anno 500 rabbi Achai ben Huna poté ormai raccogliere queste appendici formando un volume distinto, chiamato Gemara. La Misnah e la Gemara costituiscono insieme il Talmud. Nel Talmud quei rabbini chiamano i cristiani: idolatri, peggiori dei turchi, omicidi, libertini impuri, sterco, animali in forma umana, peggiori degli animali, figli del diavolo, ecc.
I sacerdoti vengono chiamati kamarim, vale a dire indovini, e galachim ossia teste pelate, ma in particolare non sopportano le anime consacrate a Dio nella vita religiosa. Invece che bejs tefil, casa di preghiera, chiamano la chiesa bejs tifla, casa di scempiaggine, di sporcizia. Le immagini, le medagliette, i rosari, ecc., li chiamano elylym, cioè idoli. Nel Talmud le domeniche e le feste vengono denominate jom ejd, ossia giorni di perdizione. Insegnano, inoltre, che ad un ebreo è permesso ingannare, derubare un cristiano, poiché “tutti i beni dei goim, miscredenti”, vale a dire dei cristiani, “sono come il deserto: il primo che li prende, ne diviene proprietario” (baba batra).
Quest’opera, quindi, che raccoglie dodici grossi volumi e che spira odio contro Cristo Signore e i cristiani, viene messa in testa ai rabbini e si obbligano questi ultimi ad istruire il popolo sulla base di essa, aggiungendo che si tratta di un libro sacro, più importante della s. Scrittura, tanto che Dio stesso impara il Talmud e si consulta con i rabbini esperti nel Talmud.
Nulla di strano, quindi, che ne un comune ebreo né un rabbino abbia, di solito, un’idea esatta della religione di Cristo: nutrito unicamente di odio verso il proprio Redentore, sepolto nelle faccende di ordine temporale, bramoso di oro e di potere, non immagina neppure quanta pace e quanta felicità offra fin da questa terra il fedele, ardente e generoso amore verso il Crocifisso! come esso superi tutte le “felicità” dei sensi o dell’intelligenza offerte da questo misero mondo!
Non molto tempo fa mi sono incontrato in treno con un giovane ebreo, che avrà avuto 18 anni circa. La conversazione si indirizzò sul tema della felicità. Dichiarò con tutta sincerità che né il denaro né le ricchezze danno la felicità, anzi questa non la si può trovare neppure nei piaceri dei sensi. Mentre, tanto desideroso di conoscere la vera fonte della felicità, continuava a trattenersi in conversazione, improvvisamente si fece udire, dallo scompartimento accanto, la voce di un ebreo più anziano che lo esortava a non inoltrarsi tanto nell’argomento. Dispiaciuto per un simile impedimento frapposto alla sua ricerca della verità, il giovane si rivolse all’altro ebreo per chiedergli: “Ditemi voi, allora, come stanno le cose”. Ma non ricevendo alcuna risposta in proposito, non poté trattenersi dal pronunciare alcune parole più dure di rimprovero. Vi sono, dunque, anche tra gli ebrei taluni che ricercano la verità, sia tra la gente comune, sia tra i rabbini. Sovente capita pure che sincere ricerche, sostenute da ferventi preghiere, accompagnate da una vita pura, conducano alla conoscenza della verità, alla conversione.
Fece un gran clamore in tutto il mondo la conversione di Ratisbonne, un ebreo accanito, avvenuta dopo che egli aveva accettato la medaglia miracolosa; inoltre, l’istituto religioso da lui fondato successivamente ha lavato molti suoi connazionali con l‚acqua del santo battesimo.
Non dimenticherò mai le preghiere di un ebreo convertito, celebre musico dell’Italia settentrionale, divenuto poi religioso, francescano, padre Emilio Norsa.
Lo conobbi a Roma. Amava molto l’Immacolata. Durante la sua ultima malattia teneva sempre un’immaginetta dell’Immacolata sul tavolino e spesso la baciava. Quando gli si diceva che quei momenti di solitudine potevano essere favorevoli per la sua ispirazione musicale, indicava il quadro della Madre di Dio appeso alla parete di fronte a lui e diceva: “Ecco da dove mi verrà l’ispirazione”. Ebbene, questo ardente devoto dell’Immacolata, ebreo, sacerdote, dell’Ordine dei PP. Francescani, mi chiese di congiungere, nella celebrazione della S. Messa, le sue alle mie intenzioni (sentendo un momentaneo miglioramento, pensava di riuscire a celebrare la s. Messa per altri tre giorni). Le intenzioni erano le seguenti: 1) per il santo Padre, 2) per la pace nei mondo, 3) per là conversione degli ebrei.
Accogliendo il desiderio del defunto padre Norsa, chiedo anche a voi, egregi lettori, una preghiera all’Immacolata per la conversione degli ebrei, di questo popolo che, com’era solito dire padre Norsa, è “il più infelice tra tutti i popoli”, poiché sepolto in faccende terrene e passeggere. Dunque:
1) Ogni membro della Milizia reciti ogni giorno con attenzione e con fervore la nostra giaculatoria: “O Maria, concepita senza peccato, prega per noi, che a Te ricorriamo..., e per tutti coloro che a Te non ricorrono..., in particolare per i massoni...”, poiché i massoni non sono altro che una cricca organizzata di ebrei fanatici, i quali mirano sconsideratamente, a distruggere la Chiesa Cattolica, alla quale lo stesso Uomo-Dio ha assicurato che le porte degli inferi non la potranno sopraffare (cf. Mt 16, 18). Poveretti, pazzi, vanno a sbattere la testa contro una roccia!
2) Quando uno di noi incontra un ebreo, rivolga una breve invocazione all’Immacolata per la sua conversione, anche se solo mentalmente, ad esempio: “Gesù, Maria”; mentre se capita di incontrare un rabbino, che ha una maggiore responsabilità, poiché deve rendere conto a Dio di se stesso e di coloro che egli guida, bisogna offrire una preghiera più intensa, magari una Ave Maria.
3) Ricordiamoci bene che Gesù è morto per ciascuno, senza tener conto della differenza di nazionalità e che ognuno di noi, quindi anche ogni ebreo, è un ingrato, tuttavia figlio della nostra comune Madre celeste. Diamoci da fare con la preghiera (in particolare con la recita del s. rosario), con la mortificazione (della vista, dell’udito, del gusto, della volontà), con il buon esempio e, se la prudenza lo permette, con salutari conversazioni, ma soprattutto con una prudente diffusione della medaglia miracolosa, anche tra gli smarriti figli di Israele; diamoci da fare per condurre costoro alla conoscenza della verità e al conseguimento della vera pace e della felicità, attraverso l’offerta incondizionata di se stessi alla nostra comune Signora e Regina e, per Suo tramite, al Sacratissimo Cuore di Dio Salvatore, che arde d‚amore per ogni anima.
4) Per manifestare il proprio amore verso l’Immacolata, ognuno faccia di tutto, secondo quanto l’abilità dell’intelligenza, la furbizia, la forza di volontà e lo zelo gli permetteranno, per far sì che il Rycerz Niepokalanej fin dal presente numero di gennaio, giunga dappertutto, magari anche tra i non-cattolici, tra gli ebrei, qualora ci sia una speranza che possano leggere.
Nessuno trascuri neppure uno, dei propri parenti, dei propri amici, delle persone che conosce attualmente e che ha conosciuto in passato, sia in patria, sia all’estero. Dopo aver invocato la benedizione dell’Immacolata, è da Lei, infatti, che dipende tutto il frutto dei suoi tentativi, esorti tutti, a voce o per lettera, ad abbonarsi al Rycerz Niepokalanej, oppure ci mandi almeno i loro indirizzi, affinché possiamo far giungere ad essi un numero di propaganda.
Il nostro scopo è chiaro: L’Immacolata, Regina del cielo, deve essere riconosciuta, e al più presto, quale Regina di tutti gli uomini e di ogni singola anima, sia in Polonia, sia fuori delle sue frontiere, in ambedue gli emisferi della terra. Da questo, osiamo affermare, dipende la pace e la felicità delle singole persone, delle famiglie, delle nazioni, dell’umanità.
Fin da oggi, dunque, tutti noi, senza tregua alcuna, ponendo tutta la nostra fiducia non nell’oro, né in una superba presunzione, come i poveri massoni, ma esclusivamente nell’Immacolata, che può tutto, per la potenza del Figlio Divino, offriamoci fattivamente (con la preghiera, la mortificazione e il lavoro) all’Immacolata “senza alcuna riserva”, per divenire, in mano Sua, uno strumento efficace per la diffusione del suo regno in tutte le anime. Facciamo ogni sforzo, affinché Ella conquisti il mondo con il suo Rycerz e la sua medaglietta.
Come sarà dolce per noi nell’ultima ora... ricordare il lavoro... le sofferenze... le umiliazioni... sopportate per Lei, soprattutto se saranno state molte, il maggior numero possibile...

(1113 – POVERETTI, Rycerz Niepokalanej, I 1926, p. 2-7, da SCRITTI DI MASSIMILIANO KOLBE, Edizioni ENMI, Roma 1997, Centro Nazionale Milizia dell’Immacolata, Piazza Santa Maria, n. 1 - 00039 ZAGAROLO (RM) - Tel. 06/95201077)

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