MILANO - I giudici del Tribunale di Milano hanno respinto l'eccezione di competenza territoriale avanzata dalle difese degli imputati, al processo per la compravendita dei diritti tv e cinematografici da parte di Mediaset, e hanno deciso che il processo non verrà trasferito a Brescia ma rimarrà a Milano. Fra gli imputati figurano anche l'ex premier Silvio Berlusconi e l'avvocato inglese David Mills.
Il collegio della prima Sezione penale presieduto da Edoardo D'Avossa ha dunque ritenuto infondati i rilievi delle dalle difese degli imputati che lamentavano la presenza, nella Corte d'Appello di Milano, di 63 magistrati azionisti di Mediaset. Una presenza, la loro che, secondo i legali degli imputati, potrebbe condizionare il giudizio in corso. Non è così per i giudici milanesi i quali, con una lunga ordinanza, hanno dichiarato «insussistente il rischio di parzialitá del giudizio».
Secondo il Tribunale gli interessi maturati dalle azioni Mediaset in possesso dei magistrati della Corte d'Appello di Milano sono trascurabili, comunque «inidonei a provocare qualsiasi condizionamento». La marginalitá di questi interessi da parte dei magistrati, ha rilevato ancora il Tribunale, è del resto resa evidente dalla mancanza di costituzione dei togati da parte civile nel procedimento. Il procedimento prosegue quindi a Milano.
Non si è fatta attendere la reazione della difesa del Cavaliere. «La norma prevede il trasferimento del processo. Si tratta di una palese violazione di legge». Lo ha detto l'avvocato Nicolò Ghedini, uno dei difensori di Silvio Berlusconi al processo milanese per la compravendita dei diritti cinematografici e televisivi di Mediaset. L'avv. Ghedini, che si aspettava questa decisione del tribunale, ha aggiunto: «Sarebbe stato straordinario se il tribunale di Milano avesse accolto un'eccezione, peraltro fondatissima, e che adesso porterà in Appello o in Cassazione all'azzeramento del processo».
26 gennaio 2007
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