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Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
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    Predefinito Anti-Revisionismo: fallisce il cavallo-Mastella, ora si attende il cavallo-Merkel

    Fallito il tentativo di mettere fuorilegge la revisione della vulgata dell'Olocausto - tentativo giuocato tramite il politico locale, ma fallito grazie all'intervento inaspettato di centinaia di storici nazionali (evidentemente meno codardi di quanto lorsignori si aspettavano) -
    ora i Gran Sacerdoti dell'unica religione dell'Occidente
    puntano tutto sul politico europeo:
    Ci penserà Angela Merkel a blindare la vulgata, allorché, in qualità di presidente di turno della UE, proporrà una lege anti-revisionista per tutti i 27 paesi dell'entità bruxelliana -
    così si consola Ricardo Pacifici (presidente delle comunità ebraiche italiane), in una mezza intervista che si deduce in mezzo al fumo di un fumoso articolo del Corriere della sera di oggi, che - come un po' tutti i giornali neosion - in due paginone commenta stizzito il magro risultato del ddl approvato ieri.
    E hanno ragione di stizzirsi, i neosion:
    oltre a non colpire il revisionismo olocaustico, il nuovo ddl - che ha dovuto ripiegare su un aggravamento delle leggi contro il razzismo - rischia di rivelarsi un boomerang per il Quarto Reich: il risultato è che ora gli immigrati islamici saranno ancora più tutelati, con conseguente difficoltà ad eradicare quei costumi che ostacolano la loro occidentalizzazione.

    L'importante è comunque che la ricerca storica non abbia dovuto subire un colpo mortale. Certo, in pratica non cambierà nulla, dal momento che nessun istituto nè ricercatore ufficiale oserà contraddire apertis verbis la vulgata; ma l'importante è che la produzione di coloro che possono permettersi di ricercare in questo senso (Mattogno, ma non solo) possa continuare, venendo a costituire una solida base bibliografica a disposizione di chi intenda vedere entrambe le facce della medaglia. E se in futuro dovesse passare la sciagurata legge censoria, farebbero comunque fatica a saccheggiare biblioteche e librerie e ad adottare il tanto biasimato metodo nazista del "rogo dei libri".

    •   Alt 

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  2. #2
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    Anche la dichiarazione all'ONU (in un'ONU sempre più plasmata ad uso e consumo di americani e sionisti) è una fase preparatoria del progetto di silenziare la ricerca sull'Olocausto. In questo modo, i politici liberticidi avranno la non indifferente spalla fornita loro da quest'"autorevole" dichiarazione, e avranno non dico meno scrupoli (questi servi dei potenti sono senza dignità e quindi senza scrupoli) ma più mano libera nello spiegare ai cittadini giustamente turbati la necessità del silenziamento del revisionismo.

  3. #3
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    Il terzo grimaldello per il silenziamento definitivo del revisionismo olocaustico sarà (e ahimé, lo dico sperando in cuor mio che non possa mai avverarsi) il gioco sporco,
    ovvero l'utilizzo di servizi segreti deviati, o di servizi segreti stranieri ,
    per compiere un atto vandalico o un attentato in un luogo simbolo della comunità ebraica. Che il presunto attentatore sia un islamico o un europeo poco conterà: l'importante per gli organizzatori sarà mostrare alla massa che "il revisionismo è incitazione all'odio e al terrore" - collegando in qualche maniera scritti revisionisti con la concomitanza dell'attentato - e "quindi" va silenziato. E' lo sfruttamento dell'emotività, prontamente megafonata dall'esercito di giornalisti sionisti e filo-sionisti: a quel punto nessuno potrà più opporsi all'introduzione di una legge liberticida, per non venire tacciato di "amicizia per il terrorismo".
    E' l'erperienza (cfr. p.es. il caso Marsiglia a Verona) a mostrarci che questa purtroppo non è paranoia: sarà solo un caso-Marsiglia infinitamente meglio organizzato.
    C'è solo da sperare che i collaborazionisti di washington-Aviv non siano riusciti a piazzare i loro uomini dappertutto, magari approfittando anche delle sostituzioni per il caso Pollari-Abu Omar,
    e che vi siano ancora uomini ligi al nostro paese e pronti a denuciare una simile schifezza.
    Speriamo anche nella polizia, in particolare la Digos, tanto bistrattata dagli ambienti di estrema destra, che forse farebbero meglio a considerarla come una delle ultime garanzie alla nostra sovranità nazionale, certamente meno inclini ad influenze "esterne".

  4. #4
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    Le leggi contro il negazionismo olocaustico non sono che un aggiornamento si quelle antinaziste di fronte a un fenomeno nuovo.
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  5. #5
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    alla fine son contrario alle leggi anti-revisioniste,ognuno può dire ciò esprimere la sua opinione a mio parere...
    ovviamente non condivido le tesi negazioniste...

  6. #6
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    Un'altra tattica, che si deduce dal profluvio di paroloni dedicati in questi giorni dai giornali filo-sionisti ai revisionisti olocaustici (perlopiù trattasi di scongiuri magici, mesmerismo, magia nera)
    è quella di attaccare il revisionismo olocaustico al negazionismo (questo sì) turco sul genocidio armeno.
    Vedasi le due spaginate di Bernard Henry-Lévy sul Corsera dell'altro giorno, con titolazione cubitale: "Genocidio armeno: difendo la memoria contro i negazionisti".
    In questo modo gli insabbiatori non fanno altro che tirarsi la zappa sui piedi.
    Un bell'incidente diplomatico (più grosso di quello già occorso) con la Turchia avrà l'effetto di gettare ulteriore luce su caso olocaustico, e creare un nuovo paese (che si agiungerà all'Iran) pronto eventualmente ad usare il revisionismo olocaustico come arma politica.
    Inoltre, ogni lobby etnica pretenderà la sua legislazione: specie le comunità immigrate provenienti da paesi dove c'era il colonialismo europeo,
    con l'effetto di paralizzare la ricerca storica.
    Continuino pure i sionisti ad aumentare la dose: non faranno altro che avvicinare, di gran carriera, il momento della caduta del tabù e dell'ufficializzazione della verità.

  7. #7
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    Se questi propagandisti sionisti scrivessero di altri argomenti, ci sarebbe di che strabuzzare gli occhi, e gettare quegli articoli nel cestino, meravigliandosi che nel XXI secolo vi possa essere gente che bistratta la logica in tale maniera, e cerca di farci ragionare colla logica del mito.

    Prendiamo il succitato articolone di Bernard Henry-Lévy - noto "filosofo" ebreo francese, che i nostri lettori di quotidiani conoscono praticamente solo per gli scritti sionisti o legati al sionismo - sul "negazionismo turco" (una mera scusa per risultare simpatico ai lettori di sinistra).

    Prendiamo e commentiamone alcuni punti chiave, due o tre per ogni colonna, non per estrapolare le parole dal loro contesto, ma semplicemente per individuare l'ossatura del discorso e discriminarla dal condimento.

    Henry-Lévy, per convincere il lettore di sinistra e libertario in generale, snocciola una serie di punti del'argomentazione contro la legge liberticida, e si affanna per smontarli, con l'astuto uso dell'emotività che lo contraddistingue.
    La prima colonna comincia con:
    "Si dice: 'Non spetta alla lege scrivere la Storia'. E' assurdo"
    Perché sarebbe "assurdo" per Henry-Lévy?
    Ma perché esistono "i testimoni". Punto e basta.

    Alla seconda colonna Henry-Lévy presenta una situazione idilliaca della disputa tra sterminazionismo armeno e negazionismo turco, raccontandoci che la Turchia è tutta e da sempre (come il resto dell'Europa) a favore della tesi sterminazionista, e che ad essere negazionisti sono solo un pugno di fanatici, come a suo tempo solo un pugno di fanatici nazionalisti furono responsabili del massacro armeno (qui c'è la difesa del regime massone turco). Insomma, L'unica "eccezione" sarebbe lo storico Bernard Lewis, l'unico che nega il genocodio degli armeni.

    Finita la pretestuosa premessa armena, alla terza colonna Henry-Lévy va direttamente al punto che gli interessa: la bontà delle leggi liberticide. Henry-Lévy non è tanto infastidito dagli storici francesi (ed ora italiani) che cominciano a ribellarsi alla legge liberticida, ma è piuttosto preoccupato di approntare retorici tappi per le orecchie dei lettori, affinché le parole e gli appelli degli storici "ribelli" non gli giungano alle orecchie, non tolgano l'innocenza all'uomo della strada (che fin'ora non s'è mai ribellato alle leggi liberticide).
    Ebbene, le leggi liberticide servono a "complicare almeno un poco la vita di chi insulta" (perché questo fa lo storico: insulta). Però il filosofo anticipa l'obiezione: ma le leggi contro l'insulto e la diffamazione esistono già; allora che bisogno c'è di questa super-legge contro l'insulto? Risposta del filosofo: il revisionismo è "l'oltraggio che supera tuti gli oltraggi e offende la memoria dei morti"! In un colpo solo si crea una nuova tipologia di reato: il super-insulto, l'insulto degli insulti,
    e si tocca l'argomento dei morti (da sempre la nostra cultura giudica - e giustamente - infamante il trattamento irrispettoso dei defunti).

    Più sotto Henry-Lévy cerca di fornire l'antidoto ad una prima grande obiezione dei libertari:
    d'accordo con il perseguimento del super-insulto,"però darete fastidio agli storici; la legge non deve imischiarsi neppure un poco nell'accertamento dela verità".
    Il filosofo risponde alora al suo ipotetico interlocutore libertario: "E' falso. E' il contrario". Praticamente - si affana il filosofo - "Sono i negazionisti che impediscono agli storici di lavorare".
    Qui il sofisma supera sè stesso, e si capisce come la pubblicistica olocaustica abbia sempre meno bisogno di altre categorie che non siano il filosofo e il retore.
    Motivo? Le "falsificazioni e follie" dei revisionisti "confondono le piste e complicano le cose". Avete capito? Chi rappresenta il contradditorio - che è il sale della ricerca scientifica (e la croce dei dogmatici) - impedirebbe agli storici di lavorare. A questo punto, possiamo chiudere direttamente gli istituti e l'accademia, e mettere tutto un ufficio del Ministero degli Interni, che dirami le notizie in cui bisogna credere. Così facilitiamo ancora di più il lavoro agli storici. Non dubitiamo che - se gli storici si ostineranno a ribellarsi - questa sarà la soluzione che Henry-Lévy e compari suggeriranno ai presidenti del Consiglio dei singoli Stati europei.
    Non c'è pudore nel capovolgere la realtà.
    Infatti - per Henry-Lévy - le leggi liberticide non ostacolano affato lo storico, ma addirittura "proteggono i ricercatori".

    Quarta colonna. Dobbiamo essere grati alle leggi liberticide [in Francia è la famigerata Legge Gayssot] anche per un altro motivo:
    essa "ci evita carnevalate come il processo, sette anni fa, del super negazionista David Irving". Che significa, nel linguaggio di Henry-Lévy? A Henry-Lévy questi processi fanno tremare le vene dei polsi non perché vi sia una qualche possibilità per i revisionisti incriminati di potersi difendere al pari dei loro accusatori (tanto ormai, anche se riescono a difendersi e a dimostrare la propria innocenza, si può sempre prendere d'assedio il tribunale e costringere il ministro della Giustizia a ribaltare la sentenza). I processi ai revisionisti olocaustici fanno paura ai sionisti perché possono "seminare davvero il turbamento negli animi" (parole testuali di Henry-Lévy).
    E' la vera motivazione che fa dire in questi giorni a certi nostri finti liberisti (che vogliono salvare capra e cavoli) 'evitiamo queste leggi' : cioè non perché a costoro dispiaccia sbattere in galera chiunque si ribelli ai dogmi del Quarto Reich, ma perché i necessari processi (almeno finché non faranno eliminare i revisionisti dai contractors) mettono delle pulci nell'orecchio alle masse.
    Ecco perché
    - insiste Henry-Lévy - una legge liberticida applicata anche nei paesi in cui non c'è ancora, serve a "risparmiarci i presunti dibattiti". Cioè: se il revisionista viene sbattuto direttamente in galera, non c'è nemmeno bisogno di intentargli dei processi pretestuosi per diffamazione, o altro.

    "Non riesco a capire perché" - prosegue Henry-Lévy nella colonna successiva - "certi storici che amano tanto le petizioni" non si rendono conto che questa legge "li protegge"! "Sì, li protege dall'inquinamento negazionista".
    Qui siamo alla proposta mafiosa, che il fortunato beneficiario non può rifiutare. 'Noi siamo qui per proteggerti' - dice infatti il mafioso al bottegaio.

    Sempre nella quinta colonna, il filosofo passa a rispondere ad un'altra importante obiezione, quella delle centinaia di leggi della memoria che potrebbero venire richieste da tute le minoranze, con il risultato di giudiziarizzare lo spazio del discorso e del pensiero.
    Nessuna paura - ci rassicura Henry-Lévy. Inanzitutto si deve legiferare "soltanto sui genocidi". Se non fosse abastanza chiaro dove vuole arrivare il nostro, basta leggere poco più sotto, dove Henry-Lévy restringe ulteriormente l'oggetto della proibizione: "ce ne sono tre, forse quattro" [di "genocidi"]. E poi restringe ulteriormente il cerchio: è solo "il negazionismo" che va proibito. Cioè, ben sapendo che solo il presunto genocidio ebraico nelle "camere a gas" non è stato possibile dimostrarlo scientificamente, egli sa benissimo che tutti gli altri genocidi (Cambogia, Tutsi, ecc.) non avranno mai bisogno di diventare oggetto di revisione/negazione. E quindi va da sè che l'unico vero obiettivo di questa legge è la revisione della vulgata olocaustica.

  8. #8
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    Ma il bello dell'articolone deve ancora venire. Se fin'ora vi era una qualche parvenza di giustificazione nelle parole di Henry-Lévy, ora il nostro perde le staffe e parte di solipsismo:
    il revisionismo olocaustico "non è un giudizio", ma "una mentalità molto speciale, molto strana". Infatti esso - Henry-Lévy rassicura i libertari - "non ha niente a che vedere con il fatto di enunciare questo o quello", ma "consiste nel dire che la realtà non ha avuto luogo"! E, sbotta il nostro (stanco di fingere pazienza), "Niente ricatti, dunque, alla tirannia della penitenza! Finiamola con la falsa argomentazione del vaso di Pandora che apre la via a un'inquisizione generalizzata!" (mostrando che la lingua batte dove duole il dente).
    Avete capito bene: per il filosofo Henry-Lévy le "camere a gas" sono una realtà per assioma, è un postulato già dato (da chi? da Dio? O forse da chi si crede Dio ...). Se si scopre che c'è qualcosa che non va, che le "camere a gas" non sono mai state dimostrate scientificamente, allora non significa che bisogna studiare la materia (finalmente senza il fatto che vi sia una vulgata scritta dai vincitori), ma che c'è qualcuno che vuole negare la realtà stessa.
    Vi rendete conto delle implicazioni di queste parole? Se i nostri legislatori dovessero dare retta a questi estremisti, siamo ormai ad un passo dal rendere Vangelo la parola dei più forti. E dal decretare la morte civile (e un giorno forse fisica) degli "eretici", che sono da considerarsi dei "non-uomini", poiché non in possesso della ragione.

    Più avanti si ritorna sul monito velato di razzismo: "attenzione a non mescolare tutto" [cioè i tre o quattro genocidi], perché in questo modo si corre "il rischio di banalizzare la Shoah".
    Qui il filosofo sta ammonendo i legislatori: va bene mostrare che queste leggi non sono fatte apposta per noi sionisti, ma guai a voi se mostrate ai sudditi che un morto qualunque vale come un morto ebreo! "L'irriducibile singolarità" non è altro che una bella formula linguistica per mascherare l'esclusivismo razzista dei sionisti. Qui niente di nuovo.

    Alla sesta colonna Henry-Lévy ritorna ad unire questione armena e questione ebraica, e lo fa in una nuova maniera: Hitler sarebbe stato ispirato dal genocidio armeno poiché, prima di invadere la Polonia (invasione ovviamente intrapresa per andare a sterminare gli Ebrei) Hitler avrebbe detto ai suoi generali: "Chi parla ancora oggi dello sterminio degli armeni?". Hitler cioè sarebbe stato incoraggiato ad eliminare fisicamente gli ebrei dal fatto che l'eliminazione fisica degli armeni era passata sotto silenzio. Qui Henry-Lévy non si rende conto di essersi contraddetto con l'inizio di questo stesso suo articolo, dove diceva che i turchi erano tutti contriti e presi dal'autocritica per quel misfatto, tanto da istituire pronti processi con cui sbattere in galera e far condannare a morte i perpetratori del crimine armeno. Ognuno è in grado di tirare le somme, e di trovare tute le zappe che Henry-Lévy si è tirato sui piedi da solo.

    Settima colonna. Henry-Lévy dice di essersi dovuto andare a leggere la letteratura sullo sterminio armeno, per trovare il tipo di argomentazioni di quei negazionisti (ma come? Non aveva appena detto che tutti sono concordi nell'affermare il genocodio armeno?).
    Egli individua le seguenti argomentazioni:
    1) si minimizza ('ci sono stati morti, ma non tutti quelli che dicono');
    2) si razionalizza ('i massacri non furono nè demenziali nè gratuiti, ma rientravano in una logica che era quela di guerra');
    3) si invertono i ruoli ('gli armeni erano doppiogiochisti, tradivano la Turchia nei confronti dei russi, ecc.');
    4) si relativizza ('che differenza c'è tra quei morti e le vitime turche del terrorismo delle bande armate armene?').
    Henry-Lévy allora non solidarizza tanto con gli armeni per quella che è stata definita la "solidarietà dei traumatizzati",
    ma perché ha paura che i meccanismi turchi usati per controbattere alla vulgata armena e internazionale, possano in qualche maniera fungere da esempio ed essere usati anche dagli storici della questione olocaustica. Ecco perché Henry-Lévy è favorevole alla punizione del negazionismo armeno: nno perché gliene freghi qualcosa dela questione, ma perché "Lasciare una possibilità all'uno equivarebe necessariamente ad aprire una breccia all'altro".

    Infine, all'ultima colonna, Henry-Lévy cerca di confutare l'obiezione libertaria più importante di tutte:
    "Perché non lasciare che la verità si difenda da sola?"
    "Non è abbastanza forte per opporsi, per imporsi, per fare mentire i negazionisti?"
    Ovviamente "No", per il nostro filosofo.
    Innanzitutto il negazionismo turco è un engazionismo di stato (ma come?? Non aveva detto che i turchi sono tutti contriti??),
    e quindi ha mezzi potentissimi.
    Per quanto riguarda il "negazionismo" olocaustico invece, l'argomento è che la verità sarebbe sprovveduta di fronte alla capacità di mentire (cosa finora rivelatasi verissima, come ben sanno Henry-Lévy e i suoi compari). Il filosofo la butta ancora sulla psicopatologia ("cosa c'è nella testa di un negazionista?" Quale "strana passione" infesta la sua testa, se arriva al punto di negare che la Terra sia tonda? La risposta è ovviamente : il super-odio, l'odio per gli Ebrei, il Bene Assoluto),
    e sul solipsismo ontologico :
    Le "camere a gas" sono esistite, così come la Terra è tonda, e Mozart era un musicista austriaco; tutte cose che nno si posono negare. già, ma qual'è la chiave del sillogismo? E' così perché è così. Cioè: se A (tutto da dimostrare) è analogo a B (già dimostrato, perché evidente), significa che anche A è già dimostrato ed evidente. E la "dimostrazione" è che sono io a dire che A è analogo a B.

    Segue una tirata (che vi risparmio) sulla stregonesca abilità dei tedeschi di far sparire qualunque traccia di ogni tipo - con il che il nostro filosofo non si rende conto che sta implicitamente dicendo che non vi sono prove.

    Infine, alla fine dell'ultima colonna c'è la chicca:
    le leggi liberticide saranno anche un sacrificio, ma servono ad evitare che la Shoah si ripeta! Il revisionismo olocaustico cioè - per il nostro ferreo filosofo - "è, nel senso stretto, lo stadio supremo del genocodio". Henry-Lévy parla addiritura di "consustanzialità" tra revisionismo e genocodio (confermando così che non si tratta più di storiografia, ma di vera e propria religione).
    Cioè, secondo questo ragionamento (che purtroppo va diffondendosi) se uno storico studiando l'argomento scopre che le camere a gas non c'erano e non avrebbero potuto esserci, se lo scrive uccide per ciò stesso gli ebrei. Una logica che non fa una grinza ...
    ... ma che farà, purtroppo, molte vittime giudiziarie una volta che i nostri governanti, in preda alla fregola di servire americani e sionisti, appronteranno quel mostro giuridico in tuti i paesi europei in cui fortunatamente ancora non c'è.

  9. #9
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    Ottimo analisi Ormriauga, avevo letto anchio meta' dell'articolo di Levy ma non ero riuscito a finirlo perche' era un pò lungo. E' incredibile come stampino propaganda di questo genere sul corriere e nessuno storico o intellettuale ribatta. I nostri intellettuali e politici sono una classe di codardi e cagnolini al guinzaglio. Sanno bene che di certe cose non devono porsi domande ne immischiarsi. Credo che lo sappiano a livello subconscio, che li abbiano programmati durante la loro educazione a ubbudire e solo chi si mostra abbastanza mansueto viene bollato dai media come accettabile.

 

 

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