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    Predefinito Scoperta una seconda strage di Katyn

    RIVELAZIONI In Ucraina altre fosse comuni con oltre duecentomila cadaveri di vittime assassinate dai sovietici

    Scoperta una seconda strage di Katyn: è l'Olocausto polacco

    Articolo comparso su Il Corriere della Sera di domenica 14 gennaio 2007, pag. 35. Autore: Frediano Sessi.
    Vi si parla del ritrovamento di questa fossa comune del 1940, scoperta nei pressi di Bykovnia, villaggio di Kiev, Ucraina. Vi sarebbero dai 200 ai 300mila corpi di polacchi, secondo le prime stime, identificati grazie agli effetti personali. Non solo ufficiali, come a Katyn, ma anche intellettuali, imprenditori, professori universitari, poliziotti, sacerdoti, massacrati dall'NKVD (tra cui allignavano tanti simpatici personaggi della stirpe di Berja).

    Ma tutto questo naturalmente non assurgerà mai a religione ...

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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Ormriauga Visualizza Messaggio
    RIVELAZIONI In Ucraina altre fosse comuni con oltre duecentomila cadaveri di vittime assassinate dai sovietici

    Scoperta una seconda strage di Katyn: è l'Olocausto polacco

    Articolo comparso su Il Corriere della Sera di domenica 14 gennaio 2007, pag. 35. Autore: Frediano Sessi.
    Vi si parla del ritrovamento di questa fossa comune del 1940, scoperta nei pressi di Bykovnia, villaggio di Kiev, Ucraina. Vi sarebbero dai 200 ai 300mila corpi di polacchi, secondo le prime stime, identificati grazie agli effetti personali. Non solo ufficiali, come a Katyn, ma anche intellettuali, imprenditori, professori universitari, poliziotti, sacerdoti, massacrati dall'NKVD (tra cui allignavano tanti simpatici personaggi della stirpe di Berja).

    Ma tutto questo naturalmente non assurgerà mai a religione ...
    Non interessano ! Non servono ai grandi interessi mondiali !

  3. #3
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    Per tornare alla "solita" Katyn, invece, è uscito un libro interessante di Victor Zaslavski, nato in Russia ma professore di sociologia politica all'Università Luiss di Roma:

    "Pulizia di classe. Il massacro di Katyn", il Mulino, Bologna, pp. 134, euri 11,00.

    Nel libro Zaslavski ricostruisce la storia dei 15 mila ufficiali sterminati dall'Armata Rossa al fine di decapitare la classe dirigente della Polonia occupata.
    Il massacro faceva parte di un piano ben più vasto, rivolto a distruggere l'odiata classe dirigente polacca,
    e fu portato avanti NEL DISINTERESSE DELLE GRANDI POTENZE OCCIDENTALI (che avallarono pure la falsa accusa ai tedeschi, durante il vergognoso processo-farsa di Norimberga).
    Qule gentiluomo di Roosevelt, allolrché gli fu consegnato un memoriale sulle colpe dei sovietici, rispose: "Non è altro che propaganda, fu un complotto dei tedeschi", e vietò di pubblicare quel memoriale.
    Churchill decise poi - da buon empirista inglese - di accantonare la questione definendola "di nessuna importanza pratica". Il porco albionese poi fece probabilmente morire Sikorski - generale polacco in esilio a Londra e acusatore di Stalin - in un misterioso incidente aereo che ebbe luogo nel luglio 1943 presso Gibilterra, spiega Zaslavski.

  4. #4
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    The Bolshevik's Killing Fields


    From 1933 to 1942, agents from the NKVD killed 300,000 at the Lukianivka prison in Kiev
    C'è un piccolo problema. Nel 1942, Kiev era da un anno sotto occupazione nazista.

    The NVKD.The Jewish Secret Police, death squads, who would round everyone up.

    Naturalmente è una cosa conosciuta da tempo immemorabile. Si tratta di stragi fatte principalmente dai nazionalisti dell'OUN coma quella di Baby Yar. L'OUN letteralmente sterminò la minoranza polacca e gli ebrei della Galizia. Naturalemente con Bykovnia i polacchi non c'entrano nulla come invece sotiene l'ignorantissimo giornalista del Corriere. Si tratta di cittadini Ucraini. In piena epoca gorbacioviana fu fatta una inchiesta che stabilì che i 13 corpi furono assassinati dai fascisti. Natuarlmente da 13 sono diventati 300.000... e polacchi. Le leggende volano.

    In Ucraina il presidente Juschenko riabilita i criminali che hanno collaborato con il nazismo

    Una dichiarazione del Rabbino Capo di Russia si fa interprete dello sdegno di tutte le coscienze democratiche del mondo

    Nel mese di ottobre, il presidente della repubblica di Ucraina, Viktor Juschenko, che due anni fa, ai tempi della “rivoluzione arancione”, fu apertamente sostenuto da Stati Uniti ed Europa nel suo tentativo di assumere il potere con la forza, e venne, a tal fine, descritto dalla stampa occidentale come “paladino” dei valori di “libertà e democrazia”, ha deciso – questa volta nell’indifferenza più completa di quegli stessi paesi e di quella stessa stampa – di assumere una decisione che suona come offesa alla coscienza democratica e antifascista di tutti i popoli del mondo.

    Per decreto, con l’attribuzione del titolo di “veterani della Seconda guerra mondiale”, egli ha sancito la riabilitazione ufficiale della OUN e dell’UIA, vale a dire le organizzazioni politiche e militari dei nazionalisti ucraini che, schieratesi al fianco delle truppe di occupazione nazista durante il conflitto, si macchiarono di crimini di efferatezza inaudita, di cui furono vittime le popolazioni civili di città e villaggi dell’Ucraina e, in particolare, i cittadini di religione ebraica che, quando non vennero massacrati senza pietà a decine di migliaia, furono costretti alla deportazione nei campi di sterminio nazisti, da cui, in gran parte, non fecero ritorno.

    La decisione di Juschenko, che veniva provocatoriamente presa in corrispondenza con l’abbandono del governo da parte dei ministri del suo partito, “Nostra Ucraina” (abbandono dovuto in particolare al conflitto manifestatosi in seguito alla decisione del nuovo esecutivo, presieduto dal suo avversario storico Viktor Janukovic, di rallentare i tempi dell’adesione alla NATO, “cavallo di battaglia” dei “rivoluzionari arancione”), ha immediatamente suscitato un’ondata di sdegno non solo in Ucraina, dove migliaia di antifascisti e di veterani della “Grande guerra patriottica” si sono riversati nelle strade di Kiev e di altre città, ma anche in Russia, dove la reazione è stata altrettanto vigorosa.

    Di particolare rilievo è apparsa la presa di posizione del Rabbino Capo di Russia, Adolf Shayevich, che ha rilasciato una vibrante dichiarazione, a nome del “Congresso delle Organizzazioni e delle Associazioni Ebraiche di Russia”, ripresa dall’agenzia “Regnum”, che proponiamo nei suoi passaggi più significativi.

    L’augurio che esprimiamo è che l’appello alle coscienze antifasciste di Shayevich venga raccolto anche in Italia, mettendo finalmente la parola fine a un silenzio che ha tutte le caratteristiche della complicità e che si accompagna ai vergognosi tentativi di riabilitazione del fascismo, che da noi sembrano trovare sponde anche “insospettabili” persino ai vertici dello Stato (la campagna sulle foibe, la copertura mediatica e persino istituzionale alla martellante campagna “revisionista” promossa da Pansa, per citare solo alcuni esempi).

    Vogliamo anche sperare che, in vista del vertice della NATO di fine novembre, che si svolgerà in Lettonia (paese dell’Unione Europea dove viene praticato l’apartheid nei confronti di oltre un terzo di cittadini di origine russa e dove in memoria delle SS locali vengono costruiti monumenti e memoriali), e che avrà tra gli argomenti in discussione anche quello dei futuri rapporti con l’Ucraina, qualche rappresentante della “sinistra alternativa” nelle istituzioni parlamentari vorrà ricordare ai rappresentanti del governo di centro-sinistra (a cominciare da Prodi) che, in quella occasione, invece di associarsi all’ “assedio” occidentale della Bielorussia antimperialista, dovranno farsi interpreti dei valori antifascisti alla base del nostro assetto istituzionale e, per questa ragione, denunciare con vigore tutti i rigurgiti fascisti che caratterizzano i comportamenti di molti paesi dell’Europa orientale entrati, o in procinto di entrare nell’alleanza militare atlantica.

    La provocazione fascista di Juschenko non deve passare inosservata!
    La redazione di “Resistenze.org”

    “Juschenko riabilita i complici del nazismo”
    Dichiarazione di Adolf Shayevich

    “L’attribuzione ai membri dell’OUN e ai “combattenti” dell’UIA dello status di veterani della Seconda Guerra Mondiale significa la riabilitazione de facto del collaborazionismo e delle crudeli complicità con i nazisti nelle loro atrocità contro centinaia di migliaia di persone innocenti di differenti nazionalità.

    Russi, Ucraini, Georgiani, Armeni, rappresentanti di tutte le nazionalità sovietiche hanno sacrificato la propria vita allo scopo di distruggere la feccia nazista e di salvare il mondo dalla “peste bruna”. Molti hanno combattuto nei campi di battaglia della Grande Guerra Patriottica e altri hanno sofferto privazioni nelle retrovie per aiutare coloro che si trovavano sulla linea del fronte. Non è possibile nemmeno immaginare di poter paragonare le azioni eroiche dei soldati che hanno salvato intere nazioni dall’annientamento e dalla schiavitù alle azioni degli accoliti che hanno preso parte a massacri ed esecuzioni.

    I membri dell’OUN-UIA hanno disonorato il loro nome collaborando con i fascisti: le loro atrocità hanno provocato la morte di centinaia di migliaia di persone…Decine di migliaia di Ebrei sono tornati dal fronte e hanno visto le loro città e villaggi distrutti e le loro famiglie sterminate. Per loro, per i loro figli e nipoti, per tutti coloro che ricordano i crimini commessi dai fascisti e da quelli che li hanno aiutati a massacrare decine di migliaia di Ebrei a Babiy Yar, e nelle regioni di Rovno, Volyn e Lvov nell’Ucraina occidentale, questo decreto non rappresenta altro che un insulto, una cinica provocazione verso la memoria degli assassinati negli anni del disastro.

    A suo tempo, il membro del consiglio municipale di Rovno Shkuratuk è arrivato al punto di affermare: “Sono orgoglioso del fatto che, dei 1.500 partecipanti alle esecuzioni a Babiy Yar, 1.200 erano poliziotti dell’OUN e solo 300 tedeschi”. Non è forse rivoltante per gli Ucraini e la loro dignità nazionale assistere ad un tale scatto di “orgoglio”? Il Tribunale internazionale di Norimberga ha condannato non solo i nazisti, ma anche i loro complici. Il disprezzo per le orribili lezioni del passato è la strada verso il baratro.”
    L'infame arancione Yuschenko oggi cerca di riabilitare tutto il fascistume ucraino per ingraziarsi gli ultimi sostenitori della Galizia, dato che dopo che i filroussi e i comunisti sono tornati al governo, i sondaggi lo danno a nenache il 10%. Il tutto avviene con il codiale sostegno degli USA, pronti ad incazzarsi quando uno riabilita questi infami assasini di ebrei. Se ammazzavano solo i comunisti o i russi andava benissimo.

  5. #5
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    Zaslavski micca è uno storico. Uno che sotiene che Stalin e Hitler si sono incontrati segretamente e lo scrive in un libro non può che essere un cialtrone. Tra l'altro un meschino apologeta dei neocon.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    L'infame arancione Yuschenko oggi cerca di riabilitare tutto il fascistume ucraino per ingraziarsi gli ultimi sostenitori della Galizia, dato che dopo che i filroussi e i comunisti sono tornati al governo, i sondaggi lo danno a nenache il 10%. Il tutto avviene con il codiale sostegno degli USA, pronti ad incazzarsi quando uno riabilita questi infami assasini di ebrei. Se ammazzavano solo i comunisti o i russi andava benissimo.
    Scusate ho controllato gli ultimi sondaggi, non il 10% ma nemmeno il 6%

    V. Juschenko, avvertendo con chiarezza che il suo futuro politico è minacciato, è passato decisamente all’offensiva. Pur avendo perso il sostegno dei cittadini dell’Ucraina, egli e la sua cerchia hanno concentrato l’iniziativa nell’organizzazione di un sabotaggio “arancione”. L’obiettivo è uno solo: conservare il monopolio del potere statale.Mediante il ricatto e le intimidazioni, “l’orda arancione” cerca di convincere la società che è necessario riesaminare i passaggi fondamentali della riforma politica, con l’obiettivo di restituire a Juschenko i pieni poteri di carattere dittatoriale dell’epoca di Kuchma.

    Così i seguaci di Juschenko stanno esercitando pressioni sulla Corte Costituzionale, allo scopo di introdurre cambiamenti anticostituzionali nella Legge Fondamentale. In violazione dell’attuale legislazione, Juschenko crea la cosiddetta commissione costituzionale che ha il compito di elaborare una nuova redazione della Costituzione. Mentre parla ipocritamente di democrazia europea, di diritti e libertà, il presidente di fatto instaura il totalitarismo in Ucraina, rafforza il regime criminale-oligarchico, promuove attraverso gli strumenti di informazione di massa gli orientamenti nazionalisti, anticomunisti e antirussi.

    Nel 60° anniversario della conclusione dei lavori del tribunale di Norimberga, dove le Nazioni Unite hanno condannato il fascismo e il collaborazionismo, V. Juschenko pretende che la Rada Suprema riabiliti i collaboratori hitleriani dell’OUN-UPA e attribuisca lo status di eroi del movimento di liberazione nazionale a coloro che massacrarono cittadini sovietici a Baby Jar e che condussero brutali operazioni punitive contro pacifici abitanti di Ucraina, Bielorussia, Polonia, Slovacchia.
    I cinici giochi di Juschenko su una tragica pagina della storia patria – la carestia del 1932-1933 – con l’approvazione della legge sul cosiddetto genocidio, rischiano di condurre ad una contrapposizione tra le etnie, le nazionalità e gli stati.

    Estremamente distruttivo risulta il rifiuto di fatto da parte del presidente e della sua cerchia di mantenere rapporti costruttivi con la Rada Suprema di Ucraina, con la coalizione Anticrisi e con il governo da essa creato sulla base dell’attuale legislazione e del principio della condivisione della responsabilità politica per il destino del paese.

    Le continue “guerre” per i pieni poteri, scatenate da Juschenko contro il parlamento e il Consiglio dei Ministri hanno anche riflessi molto negativi sull’autorità internazionale dell’Ucraina.
    Il Plenum del CC del Partito Comunista di Ucraina dichiara: il forsennato nazionalismo, l’anticomunismo e la xenofobia del presidente V. Juschenko, che stanno alimentando il neofascismo in Ucraina, non passeranno!

  7. #7
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    Ah...ultime notizie. I corpi di Bykovnia appartengono anche ad ebrei, naturalmente sterminati da Stalin. Cos' dice il governo polacco. Ormai bisogna dire che che ci sono degli ebrei per avere l'appoggio delle potenti lobby ebraiche.
    Tutto ormai diventa una farsa da utilizzare politicamente.
    I polacchi non hanno ancora spiegato che fine abbiano fatto i 70-80 mila prigionieri dell'Armata Rossa (ne rientraono solo 10.000, i primi campi di sterminio dell'epoca moderna) presi dai polacchi nella loro aggressione all'URSS nel 1920.
    Bisogna dire che il "Cristo trale nazioni" ovvero la Polonia era un paese estremamente aggressivo tra le due guerre. Prima aggredirono l'URSS approfittantdo del fatto che era uscita sfinita dalla Guerra Civile e annettendosi la Bielorussia e l'Ucraina occidentali. Poi già che c'erano aggredirono la Lituania annettendosi Vilnus. In queste zone commisero ogni sorta di atrocità contro la popolazione civile e imposero una immigrazione forzata. Ancora oggi il 25% della popolazione di Vilnus è polacca. Le organizzazioni nazionaliste Ucraine risposero con attentati spettacolari dove assassinarono anche il ministro degli interni. Durante la guerra le stesse organizzazioni spalleggiate dai nazisti commisero una vera pulizia etnica contro i polacchi (e gli ebrei), tanto da guadagnarsi il grado di criminali di guerra nel processo di Norimebrga.
    Ma torniamo alla Polonia militarista del Colonnello Beck si spartì la con Hitler (che trattò anche a nome dei polacchi) la Cecoslovacchia dopo il trattato di Monaco. Quando i tedeschi si annessero Memel in Lituania erano già pronti ad occupare il resto della Lituania. L'armata Rossa schierata al confine li dissuase.
    Dopo che con il patto Molotov Ribbentrop l'URSS riconquistò la Bielorussia e l'Ucraina occidentali un po' meno di un migliaio di funzionari polacchi, in generale poliziotti, guardie di frontiera, spie ecc. furono giudicati in URSS e condannati a morte tra il tripudio della popolazione che li avrebbe voluti linicare.

  8. #8
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    Scusa, una curiosità: dal motto che ti sei scelto sopra l'avatar (che è una frase di San Bernardo di Chiaravalle, il quale non mi sembra esattamente un pensatore comunista, e nemmeno progressista) si deduce - ma forse sbaglio - che sei un eurasista ... E forse allora si capisce la tua apologia del sovietismo. Tuttavia, sei sicuro che Dughin e i suoi siano così acriticamente difensori del verbo e della prassi di Vladimir Ilic e successori?

  9. #9
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    Da Wikipedia la storia del Lager (o sarebbe più corretto dire delcampo di sterminio) di Tucheln

    Тухол (концентрационный лагерь)
    [править]


    Тухол (Tucheln, Tuchola, Тухоля, Тухола, Тухоль) — польский концентрационный лагерь. С 1919 по 1921 годы здесь содержались военнопленные красноармейцы, значительная часть которых погибла из-за голода, инфекционных заболеваний и жестокого обращения.

    [править] История лагеря

    В первый период польско-советской войны, в 1919 г., когда интенсивность сражения на фронтах еще не достигла максимума, красноармейцев, оказавшихся в польском плену, было сравнительно немного. В ноябре 1919 г. в Польше находилось только 7096 пленных красноармейцев.

    Кроме военнопленных в лагерях находились российские гражданские лица, интернированные решением польских административных и военных властей.

    Сразу после того, как в польских лагерях появились первые группы пленных красноармейцев, из-за антисанитарных условий содержания там вспыхнули эпидемии заразных болезней — холеры, тифа, краснухи, гриппа — отчего умерло около тысячи человек. Положение в лагерях для военнопленных было предметом депутатских запросов в первом парламенте Польши; вследствие этой критики правительство и военные власти предприняли соответствующие действия, и в начале 1920 г. обстановка там несколько улучшилась.

    Около 18 тыс. находившихся в польских лагерях военнопленных вскоре освободила 1-я Конная армия под командованием Буденного.

    После Варшавской Битвы (до 10 сентября 1920 г.), когда в польский плен попало около 50 тыс. красноармейцев, условия содержания военнопленных в Польше значительно ухудшились. Последующие сражения на польско-советском фронте еще более увеличили число военнопленных. По оценкам исследователей, после того как боевые действия были прекращены (что произошло 18 октября 1920 г.), на территории Польши оставалось от 110 тыс. до 170 тыс. пленных красноармейцев.

    До 25 тыс. пленных вступили в белогвардейские, казачьи и украинские отряды, которые воевали совместно с поляками против Красной армии. (На польской стороне сражались отряды генерала Станислава Булак-Балаховича, генерала Бориса Перемыкина, казачьи бригады есаулов Вадима Яковлева и Александра Сальникова, армия Украинской Народной Республики.)

    На рубеже 1920—1921 гг. в лагерях для пленных красноармейцев снова резко ухудшились снабжение и санитарные условия. Голод и инфекционные заболевания ежедневно уносили жизни сотен заключенных.

    В декабре 1920 г. представитель Польского общества Красного Креста Наталья Крейц-Вележиньская писала: «Лагерь в Тухоли — это т. н. землянки, в которые входят по ступенькам, идущим вниз. По обе стороны расположены нары, на которых пленные спят. Отсутствуют сенники, солома, одеяла. Нет тепла из-за нерегулярной поставки топлива. Нехватка белья, одежды во всех отделениях. Трагичнее всего условия вновь прибывших, которых перевозят в неотапливаемых вагонах, без соответствующей одежды, холодные, голодные и уставшие… После такого путешествия многих из них отправляют в госпиталь, а более слабые умирают» («Красноармейцы в польском плену в 1919—1922 гг.», с. 437).

    Размещение пленных в польских лагерях осуществлялось, в основном, по национальному признаку. При этом в самом тяжелом положении оказывались «большевистские пленные русские» и евреи (Инструкция II отдела Министерства военных дел Польши о порядке сортировки и классификации большевистских военнопленных от 3 сентября 1920 г., «Красноармейцы в польском плену…», с.280-282).

    [править] Оценки количества красноармейцев, умерших и погибших в плену

    Сегодня вызывает много споров вопрос о числе российских военнопленных, умерших в Тухоли и в других польских лагерях для военннопленных.

    Впервые вопрос о количестве умерших в плену красноармейцев был поднят уже в 1921 г., когда эмигрантская русская пресса в Варшаве, например газета «Свобода», писала о Тухоли, как о «лагере смерти», в котором умерло 22 тыс. красноармейцев.

    Польская сторона с самого начала скрывала статистику по количеству умерших и погибших военнопленных.

    В октябре 1919 г. уполномоченные Международного комитета Красного Креста (МККК) д-р Шатенэ, г-н В. Глур и военный врач Французской военной миссии д-р Камю после посещения лагерей военнопленных, расположенных в Брест-Литовске констатировали, что «они поражены недостаточностью статистических данных по заболеваемости и смертности пленных» («Красноармейцы в польском плену…», с. 92).

    Тем не менее, судя по отчетам госпитальных служб и свидетельствам самих заключенных, первоначальные оценки количества погибших военнопленных в Тухоли достаточно реалистичны.

    «С момента открытия лазарета в феврале 1921 г. до 11 мая того же года в лагере было эпидемических заболеваний 6491, неэпидемических 12294, всего 23785 заболеваний… За тот же промежуток времени в лагере зарегистрировано 2561 смертный случай, за три месяца погибло не менее 25 % общего числа пленных, содержавшихся в лагере» («Красноармейцы в польском плену…», с. 671).

    Подтверждение сообщениям русской прессы содержится в письме руководителя польской разведки (II отдела Генерального штаба Верховного командования ВП) подполковника Игнацы Матушевского от 1 февраля 1922 г. в кабинет военного министра Польши («Красноармейцы в польском плену…», с. 701), в котором сообщается, что в Тухольском лагере за все время его существования погибли 22 тысячи военнопленных Красной Армии.

    Уровень смертности в других лагерях был не ниже. Так в начале августа 1919 г. в Брест-Литовске, где содержалось примерно такое же количество пленных, как в Тухоли, только за один день во время эпидемии дизентерии умерло 180 человек («Красноармейцы в польском плену…», с. 91).

    Пленных казнили по приговорам различных судов и трибуналов, расстреливали во внесудебном порядке и при подавлении неподчинения.

    9 сентября 1921 г., нарком иностранных дел РСФСР Чичерин направил Польше ноту, в которой обвинил польские власти в гибели 60.000 советских военнопленных).

    После Великой отечественно войны этой странице истории в СССР не уделялось должного внимания. Возможно из-за политических соображений, чтобы не осложнять советско-польские отношения. Теперь вопрос о массовой гибели советских военнопленных в польских лагерях снова заинтересовал российскую общественность.

  10. #10
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    Si vabbé, adesso non sfoggiare il fatto che tu sai il russo. Potresti anche degnarti di postare una traduzione, che dici?

 

 
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