Sempre detto che i buffoni "sinistrati" che la comandano in Rai : Santoro , Annunziata e Floris sono dei buffoni . Mettono su finte sceneggiate giusto pe' fà caciara ... si era intuito ma stavolta sono stati "sgamati" nientepopodimeno che da Furio Colombo che li ha letteralmente "smerdati" .:sofico:
13 Febbraio 2010 -
PAR CONDICIO
I “finti indignati” dei talk show spiazzati anche da Furio Colombo
di Dimitri Buffa
Ci voleva l’estrema onestà intellettuale di Furio Colombo per spiazzare definitivamente i finti indignati del bavaglio ai talk show. Dopo la figura barbina rimediata giovedì sera da Luca Annunziata a “Annozero”, partita all’attacco di Emma Bonino e dei radicali, accusati di avere fatto varare il presunto regolamento bavaglio sulla par condicio senza neanche averlo letto, con Santoro che si defilava molto prudentemente e intelligentemente, ieri è stato l’ex direttore de “L’Unità” in un ottimo editoriale pubblicato su “Il Fatto” a suonare la ritirata di questa sceneggiata che ha visto in prima linea anche il segretario della Fnsi Roberto Natale. Sia pure confinato a pagina 18, cioè la terzultima quella che riporta i commenti, e sia pure nascosto da un titolo che non significa nulla, “Tv politica, politica tv”, Colombo ha enunciato alcuni concetti ben chiari. A cominciare da quello contenuto nell’ultimo capoverso dell’articolo, rivolto proprio agli esponenti del Pd, chiamati “amici democratici”: “credetemi le tribune politiche con divieti di arbitraria esclusione dei candidati sono noiose ma meno umilianti”. Nel resto dell’articolo il concetto espresso dal Furio nazionale era semplice: ma come si può dire che se per un mese non vanno in onda con le solite modalità arbitrarie di scelta di ospiti e argomenti, i vari Floris, Travaglio e soprattutto Vespa a risentirne sarebbe la libertà di stampa? E ancora: ma perché invece non dite niente quando questi programmi per mesi, se non per anni, escludono sistematicamente tutte le forze minori a cominciare ovviamente dalla lista Bonino Pannella? E ieri Colombo, in una conferenza stampa tenuta insieme a Pannella nella sala mappamondo della Camera dei deputati, ha anche detto di avere provato “un certo imbarazzo” guardando le prima battute della puntata di “Annozero” dove tutte le star dei talk show, a cominciare da Santoro, si erano riunite a convegno recitando la parte delle “vittime del regime”. Parole di fuoco anche per Floris, “che sarà pure convinto di fare un programma libero e democratico, ma dove la gente viene anche incoraggiata a portarsi la claque”. “Mi ricordo – ha ironizzato Colombo – che l’ultima e unica volta che ci sono stato rimasi di pietra quando mi chiesero se volevo portarmi dietro un gruppo”. Sottinteso, di plaudenti.
Furio che è abituato all’America, dove trasmissioni del genere non potrebbero neanche andare in onda, ha raccontato di essere rimasto “letteralmente inorridito”.
Tutto ciò premesso, la giornata di ieri è stata dedicata alle grandi manovre della partitocrazia per tentare di non applicare l’ennesima legge scomoda al regime. Grandi consulti con l’Agcom, interventi persino dell’avvocato Domenico D’Amati, che suggerisce di non applicare la legge, ironie di Gasparri, che però mette nel mirino la complessità della par condicio e non il suo regolamento per le regionali. Ieri è stato Paolo Gentiloni, ex presidente della vigilanza all’epoca dell’ultimo governo del centro sinistra, a fornire la linea per il futuro. Così: “per evitare l’assurdo di una campagna elettorale con la Rai imbavagliata e Mediaset senza divieti, l’Agcom potrebbe vedersi costretta a estendere anche alle tv commerciali il regolamento approvato in Vigilanza”. Notare la sottile ipocrisia dell’uso dell’aggettivo participiale “costretto”.
In realtà è un esplicito invito a Calabrò. I democratici ora devono soprattutto evitare che la gente fra poco si svegli e capisca chi sono i veri censori delle opinioni non allineate in Rai. Non a caso il presidente Napolitano, che non si fa incantare dagli urli delle prefiche della Fnsi e da quelle dell’Usigrai, ha subito capito quale è l’unica cosa che non funziona nel regolamento Beltrandi: l’esclusione dei partiti minori dalle tribune elettorali nella prima parte della campagna, quella che finirà il 28 febbraio. E quella norma i signori del Pd l’hanno votata insieme al Pdl. Tradendo, loro sì, tutti gli alleati dell’ultimo governo e dell’attuale opposizione. Ma era più facile prendere in giro la gente gridando al favore fatto dal “radical traditoree” Marco Beltrandi all’odiato Cav, che dire di essere loro stessi rimasti vittima dei propri tentativi di giocare su quattro tavoli contemporaneamente. Proprio come l’Udc di Casini, che martedì sbraitava da Floris mentre i suoi rappresentanti in Vigilanza non uscendo dall’aula insieme a quelli del Pd non hanno fatto mancare il numero legale che era l’unica maniera di evitare il voto. C’è voluta la tenacia ragionieristica di Beltrandi e la onestà intellettuale di Furio Colombo su “Il Fatto” per smascherare l’ennesima mistificazione “made in Pd”.
L'Opinione delle Libert




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ostridicolo:...
