DOPO DONNE E INTELLETTUALI LA DESTRA SELEZIONI UNA NUOVA CLASSE DIRIGENTE PARTENDO DAI SUOI GIOVANI
Fabrizio Tatarella*
Le recenti polemiche su An, inerenti la rappresentatività delle donne, l’inevitabile ingresso nel Ppe, la ridefinizione dell’identità culturale della destra italiana, seppur legittime e in parte condivisibili nella sostanza, rischiano di non esserlo nella forma, nei modi, nei toni, oltre ad essere poco credibili, se alimentate unicamente da rancori e risentimenti di carattere personale.
Giuste o sbagliate il loro solo pregio, in questo momento, è quello di indebolire un partito, che ha ritrovato la sua unità dopo aver sciolto le correnti, il suo leader, nella prospettiva della guida del partito unico, e la coalizione, che dovrebbe preoccuparsi più di spostare l’attenzione verso i danni e le contraddizioni del governo Prodi che delle beghe interne di uno dei suoi partiti che la compongono.
In questi anni la destra italiana ha fatto tanto, forse troppo, per scrollarsi di dosso l’immagine di un partito privo di cultura, maschilista e con una classe dirigente impreparata e lontana dal suo leader e dai suoi presunti e continui strappi o passi in avanti non metabolizzati dalla base.
Il problema della rappresentatività femminile nella destra italiana non è stato risolto unicamente con l’elezione in Parlamento di diverse e qualificate donne nelle liste di An, il partito che più di tutti ha dimostrato di tenere in debita considerazione il precitato problema.
Nelle recenti modifiche intervenute nel suo Statuto An ha dimostrato di continuare un percorso che non era solo di propaganda e retorica politica, ma condiviso da tutto il partito stesso, anche dagli uomini notoriamente restii a cedere posizioni al gentil sesso, specie in politica, che ha riconosciuto alle donne una rappresentanza pari al 25% in suo ogni organismo.
Ingenerose sono, inoltre, le critiche sul terreno dell’identità e della cultura di quanti, tra gli intellettuali, hanno goduto e beneficiato di spazi non solo di visibilità e responsabilità, poichè la destra italiana proprio sul versante della cultura ha compiuto evidenti sforzi.
Non solo, infatti, la destra prova a ridefinire un suo retroterra culturale di riferimento, ma tenta di farlo adeguandosi ai mutamenti della società contemporanea, sempre più veloci a causa del fenomeno della globalizzazione.
Volti nuovi e nomi diversi, tra gli intellettuali di destra, sono comparsi recentemente, da Torriero a Campi, da Mellone a Lanna solo per citarne alcuni.
Il progetto della Fondazione Fare Futuro con l’evidente volontà e lungimiranza politica non solo di allargare i confini politici e culturali della destra italiana, ma anche, e in particolare, il tentativo di formare una nuova e preparata classe dirigente a cui spetterà il compito di consolidare la presenza della destra politica e culturale nelle istituzioni del paese, non possono certamente essere considerati un errore.
Gli errori che venivano rimproverati a Fini erano questi in passato e le legittime aspirazioni personali, che alcuni considerano tradite o deluse, non possono cancellarne i meriti.
Anche la scelta dell’ingresso nel Ppe, alla luce della costituzione nel Parlamento europeo del gruppo dell’Eurodestra antisemita ed estremista, si è rivelata vincente non potendo trovare An altro naturale approdo che quello della casa dei riformisti, conservatori e popolari alternativi alla sinistra.
Donne e cultura se erano un problema per la destra oggi non lo sono più e se proprio si vuole trovarne uno, del quale nessuno ha il coraggio di parlare per rispetto della tradizione di tanti che hanno fatto la storia del Msi, è quello del ricambio generazionale che riguarda, in realtà, tutti i partiti.
Pochi giovani trovano spazio nelle strutture del partito, né può bastare la giusta e meritata indicazione della più giovane Vicepresidente della Camera nella storia repubblicana ad eludere questo aspetto.
An ha bisogno di ringiovanirsi non solo nelle istituzioni, ma soprattutto nella struttura del suo partito, nei suoi quadri intermedi e di vertice.
Azione Giovani, che in questi anni ha adempiuto come mai precedentemente nella sua storia il suo compito, ha il dovere di raccogliere, inquadrare i giovani simpatizzanti, iscritti e militanti, ma spetta al partito e al suo leader, con la diligenza tipica del buon padre di famiglia, individuare, scegliere selezionare, formare e crescere, la futura classe dirigente oggi di un partito, domani di tutto il paese.
(articolo tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 24/1/07)
*Esecutivo nazionale Azione Giovani




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, poi se Di Lello si contraddice è un problema suo....
