Quattro luglio,
festa di libertà
di Armando Pannone
Ragionpolitica
3 luglio 2006
Ci sono date, nella storia dell'umanità, che restano scolpite per sempre nelle coscienze. Evocano tappe miliari nell'evoluzione del consorzio umano, imprimono direzioni precise al corso degli eventi che, attraversando il tempo, coinvolgono tutti noi. La Rivoluzione Francese, ad esempio, o le Guerre Mondiali. Oppure la Rivoluzione d'Ottobre. Giorni densi di significato, spartiacque cronologici tra passato e futuro, strettamente intrecciati al destino di generazioni e generazioni di uomini. Una data fondamentale per la storia dell'umanità è il 4 luglio, Festa dell'Indipendenza degli Stati Uniti d'America.
Una ricorrenza estremamente sentita dal popolo statunitense. Una celebrazione che in Europa è quasi ignorata e che invece andrebbe assolutamente rivalutata per la sua altissima valenza morale. L'Europa che ha esportato le sue idee migliori Oltreoceano, instillando nei cuori dei Grandi Padri l'anelito insopprimibile della Libertà, forgiandolo alla democrazia partecipata, realmente attuata e vissuta come parte necessaria della vita, ha via via dimenticato questi slanci dell'animo. Il concetto di libertà, lo spirito stesso del più alto dono del Signore è mortificato, asfissiato dal laicismo intellettuale e relativista che incombe sul Vecchio Continente come un pesante sudario rosso.
Sì, perché l'involuzione democratica vissuta dal continente europeo è cronicizzata, non ha più palpiti. Si è interrotto il flusso di idee ed il fecondo scambio culturale tra le grandi nazioni europee ed i fratelli americani. Gli Stati Uniti, insieme all'indipendenza, hanno preso coscienza del proprio io nazionale, sono diventati, prima che Nazione, un Corpo Unico.
Non a caso il motto «E pluribus unum» campeggia accanto alla bandiera
.
L'evoluzione democratica americana ha portato non alla religione del sé tanto osteggiata dai moralisti rossi europei quanto alla piena promozione della persona umana, alla realizzazione completa della dimensione della dignità individuale. Gli Stati Uniti sono ancora la meta degli uomini di buona volontà e di fresche speranze, ingenue ma irriducibili come i convincimenti dei fanciulli.
L'Europa, invece, si è avvitata sul pensiero nichilista del Novecento, ha vissuto l'angoscia per i tormenti dell'uomo.
Ne ha modificato il destino, da persona a parte di un apparato, nella concezione ideologica dalla quale l'intellighenzia continentale ha tratto il convincimento, tutto cerebrale, che la salvezza passa per il comunismo. Un comunismo profondamente laicista, amaro, senza slanci o aperture per il mondo interiore, vera risorsa di un'umanità in crisi di valori.
Si spiega così l'odio per chi ha scelto la strada naturale della democrazia, quella che passa per le coscienze a arriva dritto a Dio, che ritiene gli uomini incaricati di una missione e che non si sottrae alle sfide del pensiero, ma le accetta come corredo della propria esperienza terrena. L'Europa, invece, dal concetto illuminista della libertà, ha via via declinato il ripiegamento dell'uomo, del singolo essere che, per esistere, ha bisogno di poggiarsi agli altri, di cedere la propria identità in cambio dell'appartenenza. Nessuno spiraglio per chi vuole farcela da solo, per chi vuole Cristo come compagno e non anonimi pellegrini chiusi in se stessi, prigionieri della propria solitudine impotente e decadente.
Il Quattro luglio non è solo la Festa dell'Indipendenza americana.
E' la celebrazione dell'uomo che sceglie di avere Dio come Signore e che desidera, attraverso la libertà che proclama e che testimonia, un benessere diffuso, la condivisione di ideali forti e veri per ogni altro uomo.
L'Europa farebbe bene a celebrare il Quattro Luglio, non certo per adottare un'usanza assolutamente americana, con tanto di barbecue e fuochi d'artificio.
No, il suo significato è più profondo. Il Quattro Luglio è la festa dell'uomo libero, dell'uomo che può guardare con fiducia al futuro, perché capace di costruirselo, con l'aiuto di Dio.
E' un'iniezione di fiducia e proprio di questo avrebbe bisogno il nostro Continente, dopo aver abbandonato il concetto della Divina Provvidenza per abbracciare il materialismo comunista e credere ciecamente nello Stato-Dio.
L'odio per gli americani, sconosciuto prima dell'offensiva rossa di invidia ed ateismo, permea tanto profondamente l'Europa che tutto quanto ricorda quel Paese provoca quasi fastidio. Eppure i nostri giovani dovrebbero capire che in quel grande Paese scorre il sangue di ogni uomo che vi ha trovato riparo e che ama l'America non per quello che ha ricevuto quanto per quello che essa rappresenta.
L'Europa senza Dio si sta avviando alla panislamizzazione, ha perso quasi del tutto identità e memoria.
Rischia di perdere, rarefacendo il contatto con gli Stati Uniti, anche il culto civile della religione della libertà. Sta assumendo forma ed identità di continente soffocato dalla burocrazia, dall'ossessione per la rigidità formalistica, svuotato della gioia di vivere e dell'entusiasmo nel futuro che precede ogni balzo in avanti della collettività.
L'America festeggia il Quattro Luglio. Non si nasconde dolori, sofferenze, odio, ma va avanti lo stesso, forte della ragione degli uomini liberi, dell'incrollabile fiducia nella Divina Provvidenza, della vitalità e dell'energia di un pensiero perennemente teso alla migliore democrazia possibile da attuare e diffondere.
Associamoci anche noi a questa Festa.
Scrolliamoci di dosso i fantasmi di un nichilismo che ci ricaccia nelle tenebre del pensiero e della storia. Torniamo a vivere, a sperare e a credere. Dio stesso ci sorriderà.
Non possiamo non dirci filoamericani, e nello specifico, filotexani!!!!
Buon 4 luglio a tutti gli amanti della vera libertà!!!!