I verdi quì da noi guardano al sacchetto di mais biodegradabile, ma il problema è la Cina, altro che blocco del traffico!
Fintanto che paesi come la Cina inquineranno con il loro sviluppo economico e industriale la terra, l'aria e il mare, non servirà un bel niente mandare la gente le domeniche a piedi e proibire l'uso nelle nostre città di gas cosidetti inquinanti.
I nostri gesti ed i nostri provvedimenti anti-inquinamento rischiano di ridursi a semplici operazioni simboliche, perchè mentre noi rottamiamo le nostre auto e ci adeguiamo al protocolo di Kyoto, i paesi del terzo mondo sporcano il doppio o il triplo di quanto noi facciamo. In quest'ottica va letto il messaggio di Bush di qualche settimana fa, che oltre ad annunciare l'invio di 21mila soldati nel fronte iracheno e la continuazione della guerra americana contro i paesi del terrore, ha inaspettatamente aperto anche il fronte ecologista, non del tutto estraneo a quanto si è fatto ieri in Iraq e ieri l'altro in Afghanistan.
Perchè, non solo bisognerà diminuire la dipendenza del nostro sviluppo e del nostro modo di vivere dal petrolio. Non solo è necessario aprire nuovi scenari di risorse alternative.
C'è bisogno concreto di capire che la sete di potere della Cina rossa sta mettendo a rischio non solo l'economia e la competitività mondiale, ma sta soprattutto pregiudicando l'intero equilibrio del pianeta. E questa dissennata politica della corsa all'industrializzazione deve essere fermata, fermata ad ogni costo! Questa è la vera chiave di lettura del discorso del Premier Bush alla nazione e al mondo, questa è l'idea che sta facendo breccia in ampi spazi dell'opinione pubblica americana.
Bisogna fermare i paesi che inquinano, fermarli ad ogni costo, anche con l'uso della forza, eventualmente, sicuramente!
Per il nostro bene, per il bene del nostro pianeta.
God Bless America


Rispondi Citando




