
Originariamente Scritto da
Barsanufio
La questione è di carattere antropologico, e piuttosto interessante, a mio avviso.
Una possibile soglia di comprensione può probabilmente consistere nello sguardo particolare e differenziato che il pensiero cristiano - in questo ancora pienamente 'tradizionale' - riserva all'uomo e alla donna. Per quanto totalmente uguali sul piano della dignità umana, il cristianesimo tradizionale vede nell'ontologia femminile un maggiore coinvolgimento con la materia, con la natura.
La donna porta inscritti nel suo stesso ventre i ritmi del cosmo: come la luna cresce, si manifesta, diminuisce e scompare, così nell'arco di ventotto giorni la donna cresce, diventa feconda, diminuisce e versa il sangue mestruale. Una scansione, un canto, una melodia cosmica è contenuta in lei. Se riceve il seme maschile nel tempo della sua fecondità è possibile che sia generato in lei un figlio, anche se viene presa con violenza dal soldato che passava.
L'uomo, invece, è fecondo sempre e mai, la sua capacità o incapacità di unirsi è legata non al cosmo, ma a stati spirituali, per esempio all'azione di Eros che incendia i suoi sensi.
Questo è il motivo - e non un malinteso e volgare maschilismo - che ha indotto l'iconografia cristiana a raffigurare il Trascendente come maschio, anche se è chiaro che non è in sé maschio né femmina. Questo è il motivo per cui Giovanni Paolo I, quando parlò del Dio madre, fece certamente una cosa tenera che gli conquistò i cuori di tanti, ma si trattò di parole anti tradizionali, in qualche modo. Questo è il motivo per cui i vari movimenti neopaganici, newagici e nextagici, dovendo celebrare il Principio immanente, offrono il loro culto alla Dea.
Questo è forse il motivo per cui i modi di verginità della donna e dell'uomo sono intesi diversamente. La verginità maschile è uno stato interiore e relazionale, ma quella femminile - oltre ad essere interiore e relazionale - è anche inerente all'integrità medesima della carne, viene perduta con effusione di sangue, e - considerazione banale ma ahimé miseria e grandezza questo è l'uomo come diceva quello lì - è provabile, è oggettiva, è intersoggettiva. Questo è forse il motivo per cui la Chiesa - sempre attenta alla dimensione della carne intrisa dallo Spirito - concede solo alle Sante di fregiarsi in eterno di questo titolo nobiliare altissimo.
Grazie, Barsanufio