(per gentile concessione dell’Associazione Culturale Bisanzio. I testi integrali possono essere reperiti nel sito www.imperobizantino.it)
MARCO BERTOZZI
IL CONVITO DI FERRARA.
GIORGIO GEMISTO PLETONE E IL MITO
DEL PAGANESIMO ANTICO AI TEMPI DEL CONCILIO
Tratto da “Ferrara e il Concilio 1438-1439” – Atti del convegno di studi nel 550° anniversario del concilio dell’unione delle due chiese d’oriente e d’occidente – Università di degli Studi di Ferrara, 23-24 novembre 1989
«Faceva parte della delegazione greca, giunta a Ferrara per il Concilio del 1438, il filosofo Giorgio Gemisto Pletone (1360-1452), il celebre fondatore del neo-paganesimo di Mistra. Intorno alla sua figura si creò e si diffuse una "leggenda", destinata a perpetuarsi fino ai nostri giorni. […]
E’ d'obbligo richiamare subito la ormai nota testimonianza fornita da Giorgio di Trebisonda (Trapezunzio), il grande accusatore di Pletone. Gemisto aveva dunque profetizzato la fine di ogni religione e il ritorno di tutti i popoli alla autentica teologia platonica, inderogabile necessità di un ciclico mutamento cosmico in cui la religione e i culti delle antiche divinità elleniche avrebbero di nuovo celebrato il proprio trionfo. "Io stesso (affermava il Trapezunzio) l'ho ascoltato a Firenze, poiché egli venne al Concilio insieme ai Greci, affermare che il mondo intero, dopo pochi anni, avrebbe aderito ad una sola ed identica religione, con un solo animo, una sola mente, un solo insegnamento. E quando io gli chiesi: `Quella di Cristo o di Maometto’?, egli rispose: `Nessuna delle due, ma una non diversa da quella dei Gentili'. Fui così scandalizzato da tali parole che l'ho sempre odiato e l'ho sempre temuto come una vipera velenosa, e non ho più potuto sopportare di vederlo o di ascoltarlo. Ho anche saputo da alcuni greci, che qui erano fuggiti dal Peloponneso, che egli aveva pubblicamente affermato, circa tre anni prima di morire, che – non molti anni dopo la sua morte – Maometto e Cristo sarebbero stati dimenticati e la effettiva verità avrebbe trionfato in ogni parte del mondo."
Questo atto di accusa, che pure si può considerare con qualche sospetto, ci attesta quanto scandalo e repulsione dovevano suscitare le idee e le profezie di Pletone…»