ROMA - Pianifica, scientificamente, la rottura con Fini. "Perché quel traditore merita solo di essere punito". Una trappola che Berlusconi vuole tendergli sulle intercettazioni in commissione Giustizia.
Tutta giocata su modifiche "minime" che i finiani non potranno accettare e su cui, per coerenza, dovranno votare contro. "Un secondo dopo che lo avranno fatto, li buttiamo fuori dal partito". Vede rosso, il Cavaliere. Contro il presidente della Camera e contro il Quirinale. Delle intercettazioni, in fondo, non gli importa più granché, ma vuole sfruttarle politicamente per chiudere una "coabitazione" politica divenuta, come lui dice, "insopportabile" e per mettere in chiaro i rapporti con il Colle. Contro cui, in tre ore di vertice, le espressioni verbali non sono meno soft di quelle usate nei confronti di Fini. La strategia per fare i conti li accomuna entrambi. Il mezzo sono le intercettazioni.
La conseguenze della sfida, messa nel conto, le elezioni anticipate nella primavera del 2011. Soprattutto se Casini dovesse rifiutare l'apertura che il premier sta pensando di fargli per sostituire l'odiato Fini. Anche se il presidente della Camera ha già fatto sapere che non intende cadere nella "trappola". Ricorda quello che è accaduto all'ultima direzione del Pdl e ripete: "Non lascerò mai il partito che, da cofondatore, ho contribuito a far nascere".
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Sistemato il Colle, tutte le energie di
Berlusconi si concentrano contro Fini. Ritorna l'ossessione di volerlo sbalzare di sella dalla presidenza della Camera, perché "non è possibile che ci attacchi sfruttando la poltrona su cui lo abbiamo messo noi e il fatto di essere il co-fondatore di questo partito. Gli dobbiamo togliere l'uno e l'altro". Ma, come gli spiegano i suoi, un presidente si può solo dimettere, non lo si può obbligare ad andarsene. E allora Berlusconi vuole metterlo fuori dal Pdl. Lo sfida ("Vediamo in quanti lo seguono se lo cacciamo via"). Ne minimizza il peso ("Tanto possiamo farcela anche senza di loro, ricordatevi che Prodi ha governato solo con due senatori in più"). Non sopporta più le sue performance ("Con Bondi ha fatto proprio una mascalzonata"). È esasperato dai suoi continui distinguo ("Non è possibile che i finiani ormai si comportino peggio di quelli dell'opposizione, adesso non gli sta nemmeno più bene il lodo Alfano").
Considera che "il tempo delle mediazioni sia finito per sempre". E dà al fido Cicchitto un ordine: "Di a tutti che ha finito di giocare. La sua storia nel Pdl è chiusa".
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