Marito e moglie chiedono il pizzo a due sacerdoti
Andavano nella chiesa di San Giovanni Battista, a San Giovanni a Teduccio, non per pregare bensì per chiedere il pizzo a due sacerdoti, il parroco e il suo vice. Ma alla fine è scattata l’operazione: arrestato un pregiudicato, Salvatore Arienzo di 35 anni; denunciata invece la moglie, una giovane di 22 anni con tre figli e un quarto in arrivo.
La chiesa è affollata di fedeli per la messa vespertina quando gli agenti in borghese del vicequestore Eduardo Battista decidono di intervenire, di agguantare nel modo più discreto possibile la coppia di coniugi e trascinarla fuori dal tempio. Si conclude così, con un fermo e una denuncia a piede libero per concorso in estorsione, l’incubo del parroco della chiesa di San Giovanni Battista, al corso San Giovanni a Teduccio, che da mesi, insieme con il suo vice, veniva tormentato da richieste di danaro, negli ultimi tempi accompagnate da violente minacce. I protagonisti di questa insolita estorsione sono Salvatore Arienzo, trentacinque anni, nativo di San Giovanni a Teduccio, una sfilza di precedenti penali contro il patrimonio, ma nessun legame con la malavita organizzata, e la moglie (il nome non è stato reso noto), ventidue anni, tre figli e un quarto in arrivo (è al sesto mese di gravidanza ed è questo il motivo per il quale non è finita pure lei dietro le sbarre). In particolare Arienzo, nel 1996, fu protagonista di un evento di cronaca: precipitò con l’ascensore dal sesto piano del palazzo di Pazzigno dove abitava. Rimase a lungo in fin di vita. Per quell’incidente sostiene di dover avere dal Comune oltre centomila euro di risarcimento danni. La vicenda comincia con un atto di carità. I due coniugi - nativi entrambi di San Giovanni a Teduccio, ma residenti da sposati a Ercolano - una mattina di novembre si presentarono in sacrestia sostenendo di essere in precarie condizioni economiche, e chiesero una piccola somma di denaro all’anziano parroco, don Cristoforo Lucarella, da oltre trent’anni alla guida della chiesa. Il sacerdote, che è solito aiutare i parrocchiani più bisognosi con generi alimentari e non con denaro, mosso evidentemente a pietà dalla coppia che aveva già tre figli da sfamare, si lasciò convincere. E donò loro venti euro. Fu l’inizio di una vera e propria persecuzione. La coppia si presenta in chiesa ogni volta che può. All’inizio motivando la necessità di danaro con il bisogno di comprare cibo ai bambini. Poi marito e moglie non cercano nemmeno più scuse. Pretendono i soldi e basta. E il parroco e il suo vice consegnano sempre qualche banconota. Ma domenica 14 i due si presentano in chiesa durante la messa pomeridiana. Fanno un cenno al sacerdote per farsi notare, per far comprendere che hanno ancora bisogno di soldi. Ma questa volta il parroco sembra intenzionato a non cedere. E, una volta finito il rito - la chiesa è ancora affollata di fedeli - i due affrontano don Cristoforo: «Dacci i soldi altrimenti ti facciamo male» urlano in chiesa, senza curarsi dei devoti, essenzialmente donne, ancora seduti e increduli dalla scena che si svolgeva sotto i loro occhi. È stato il lunedì successivo che il parroco e il suo vice si sono presentati al commissariato San Giovanni a Teduccio a raccontare ogni cosa, sin dall’inizio della vicenda. E così i poliziotti del vicequestore Battista hanno predisposto la trappola. Con l’ispettore Bruno gli agenti hanno organizzato un servizio di controllo in prossimità della chiesa, con particolare attenzione alla messa della domenica. Non hanno dovuto attendere molto. Domenica scorsa, puntuali, i due sono sopraggiunti a bordo di una Vespa, che hanno lasciato in sosta di fronte alla chiesa. I coniugi, nel corso dell'omelia, confondendosi tra i fedeli, si sono posizionati in modo tale da essere ben visti dalle vittime. Ma, come detto all’inizio, i poliziotti hanno voluto bloccarli prima che avanzassero nuove richieste di danaro.
Il Mattino, 30-01-2007
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