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    Predefinito Israele: Ministro Bacio' Una Soldatessa, Colpevole

    TEL AVIV - Il tribunale distrettuale di Tel Aviv ha dichiarato colpevole l'ex ministro della giustizia Haim Ramon, uno dei fondatori del partito Kadima. Lo ha riferito la televisione commerciale canale 10. Ramon era accusato di aver baciato una soldatessa contro la sua volontà, il 12 luglio scorso. "Ramon è stato condannato all'unanimità dai tre giudici per atti osceni" ha precisato la portavoce del tribunale di Tel Aviv, Rivka Aharoni. La lettura del verdetto è ancora in corso. Questa notizia rappresenta uno sviluppo negativo per il premier Ehud Olmert che sperava in una assoluzione completa di Ramon allo scopo di rafforzare la formazione del governo e il suo partito, Kadima.

    Ridere di notizie come questa è mastellabile?
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

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    Predefinito Israele affonda sotto gli scandali

    CORRUZIONE, STUPRI E MAZZETTE: IL SISTEMA È IN CRISI E IL BARATRO NON È LONTANO

    05/01/2007
    Soldi sporchi, corruzione, scandali sessuali, istituzioni incapaci di fronteggiare il terrorismo. Succede, anche in Israele. L’unica democrazia mediorientale è prigioniera di una spirale di guasti nel suo sistema interno, che la rendono ancora più vulnerabile di quanto non lo sia già rispetto ai suoi ostili vicini.
    È una crisi generale quella che sta investendo ogni punta della stella di David. Il presidente della repubblica Katsav è stato accusato di stupro da più di una donna. Identico capo d’imputazione per il figlio Ariel, membro di spicco dello staff presidenziale. Il mandato di Katsav terminerà quest’anno, ma finché resta incerto l’avvio della procedura di impeachment, l’autorità del presidente resta congelata dal sospetto, paralizzando così il vertice dello stato. Invece, è già sotto processo l’ex ministro della Giustizia Haim Ramon, accusato di aver baciato con la lingua una segretaria. A trovarsi nei guai con la giustizia, ma per motivi diversi, c’è anche un’altra figura di spicco dell’establishment politico. Shula Zaken è definita “il potere dietro al trono” di Olmert perché è il capo dell’ufficio del primo ministro. Ma da un paio di giorni è agli arresti domiciliari perché coinvolta in un vasto giro di corruzione fiscale ai massimi livelli. È uno scandalo che è già costato la testa al fratello della Zaken, consigliere comunale di Gerusalemme, al responsabile dell’Autorità per il fisco e a numerosi uomini d’affari a cui era concesso di eludere il fisco. Stessa situazione per il ministro delle Finanze Hirschson, sotto processo per non aver denunciato un reato fiscale legato ad un’associazione no-profit. Il governo è sotto il tiro della magistratura, ma nessuno osa accusare le toghe o parlare di complotto. Dagli scandali a base di letto e denaro ai giochi di potere il passo è corto. Il governo è sotto tensione per lo stallo da cui non sembra vedere vie d’uscita. Si è esaurita la spinta riformatrice della coppia vincitrice delle elezioni di marzo, l’alleanza tra Kadima e Laburisti. Kadima sta per affrontare il suo primo test elettorale amministrativo in una roccaforte dei laburisti sotto il peso di questi scandali, mentre il consenso di Olmert ha sfondato il livello più basso di ogni primo ministro israeliano. Non va meglio ai laburisti. Il leader Peretz si è ritrovato catapultato dal mondo sindacale al ministero della Difesa. Adesso è partita la sfida per conquistare la leadership del partito Labor, a cui ambisce anche l’ex premier Barak. Se si tenessero oggi le elezioni, il Labor crollerebbe al quarto posto e Kadima al terzo – primo il Likud di Netanyahu. Di fronte all’erosione del consenso popolare e del prestigio internazionale, l’unica mossa del governo è allargare la sua base parlamentare. Prima ha imbarcato il partito estremista di Avi Lieberman, poi il Partito dei pensionati, inesistente fino alle scorse elezioni, e il partito di destra Shas che rappresenta le comunità sefardite e dispone di un gruppo parlamentare pari a quello del Likud. Per merito di Olmert si è spezzata l’alleanza naturale tra Shas e Likud, aumentando l’isolamento del partito di Netanyahu. Ma le spinte opposte dei nuovi acquisti della maggioranza hanno neutralizzato il progetto di Kadima. Per sopravvivere alle crisi che è incapace di gestire, il governo si è rinchiuso nel labirinto dei giochi di potere. Ma sia la maggioranza che le opposizioni concordano sull’urgenza di riscrivere le regole del gioco per rafforzare la stabilità dell’Esecutivo e l’efficienza del Parlamento. Il presidente Katsav aveva istituito un comitato di studio per le riforme che adesso ha presentato le sue proposte. Sistema elettorale misto senza voto disgiunto, soglia di sbarramento al 2,5%, taglio del numero dei ministeri e delle commissioni parlamentari, procedure rapide per la formazione del governo. Quando le ultime energie si spendono per cambiare le regole, è il segnale che l’intero sistema si è consumato. Ma la crisi di Israele è più di una crisi politica. È la paralisi dell’azione interna che blocca l’intervento al di fuori dei suoi confini, dove però si decide davvero, ancora oggi, la sopravvivenza dello Stato di Israele. La crisi internazionale di Israele riflette la sua crisi interna. Non si può risolvere il rebus mediorientale se la chiave della soluzione non riguarda anche la stabilità interna di Israele, oltre che la sua sicurezza internazionale. Invece che limitare i ragionamenti geopolitici agli eserciti e alle diplomazie, osservare la crisi di Israele dal suo interno fornisce un quadro generale più completo, quindi più attendibile, per individuarne la via d’uscita.

    Gabriele Cazzulini

    Direi che è mastellabile!
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

 

 

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