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  1. #1
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    Predefinito Hamas e Al Fatah si scannano a vicenda

    Uccisioni, rapimenti reciproci, vittime anche tra bambini. E' questo il bilancio degli scontri tra hamas e fatah, le due principali fazioni palestinesi che, come si vede, hanno grande rispetto per la vita umana. Naturalmente non è mai opportuno focalizzare l'interesse sulla vicenda, i poveri e i diseredati devono sempre essere buoni e, se non lo sono, la colpa è dell'occidente o di israele. I media trattano la vicenda nè più nè meno come un fatto di cronaca nera, un incidente stradale o poco più. Venerdì sono stati i miliziani di Hamas a concentrare il loro fuoco, per diverse ore, su alcune abitazioni del campo profughi di Jabalya. Un campo profughi, pensate! nelle ore successive i miliziani di al fatah hanno attaccato fedeli all'interno di una moschea! Quattro morti e una decina di feriti! E questo è solo uno dei tanti episodi di ferocia inaudita che ottenebra i cervelli delle parti in causa. L'avesse fatto Israele, ondate di indignazione politicamente corretta, ipocriti commenti densi di antisemitismo si sarebbero riversati in rete e nei media. Se ad uccidere sono invece i palestinesi, sempicemente la notizia non c'è.

  2. #2
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    ma guarda questo come e' contento che nel lager e' finalmente scoppiata la guerra tra i prigionieri ...

    comunque se le elezioni non contano e occorre il verdetto del sangue l' esito e' scontato .. In un modo o nell' altro perdera ' sempre il kapo' ..
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  3. #3
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    Non ho capito cosa c'entra il kapò, ma il discorso è semplice. Come ha ben spiegato Introvigne su "il giornale", la speranza è che emerga una terza via rispetto all'integralismo religioso di hamas e al laicismo corrotto di Abu Mazen. Una terza via vicina alla religione per accontentare il popolo delle moschee, ma nello stesso tempo lontana dal terrorismo - la via delle monarchie della Giordania e del Marocco, ma anche dell'attuale governo turco. In fondo, è lo stesso augurio che Benedetto XVI ha rivolto all'islam a Ratisbona e in Turchia. Non gli ha augurato di perdere la sua fede, ma di coniugarla con la ragione. Ma nel buio della Palestina di oggi questa via non si vede

  4. #4
    Ridendo castigo mores
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    Citazione Originariamente Scritto da contericci Visualizza Messaggio
    Non ho capito cosa c'entra il kapò, ma il discorso è semplice. Come ha ben spiegato Introvigne su "il giornale", la speranza è che emerga una terza via rispetto all'integralismo religioso di hamas e al laicismo corrotto di Abu Mazen. Una terza via vicina alla religione per accontentare il popolo delle moschee, ma nello stesso tempo lontana dal terrorismo - la via delle monarchie della Giordania e del Marocco, ma anche dell'attuale governo turco. In fondo, è lo stesso augurio che Benedetto XVI ha rivolto all'islam a Ratisbona e in Turchia. Non gli ha augurato di perdere la sua fede, ma di coniugarla con la ragione. Ma nel buio della Palestina di oggi questa via non si vede
    nella palestina " e buio" perche' e' un campo di concentramento .. una specie di " riserva indiana" in cui sono concentrati i " nativi" e tenuti nel massimo della disperazione affinche ' o si arrendano aigli " invasori " o se ne vadano altrove e per sempre
    IN queste condizioni chi dice di sperare l' emergere del " marocchinismo" o e' un imbecille o molto piu' probabilmente e' un ipocrita .
    Ormai la piaga palestinese e ' talmente infetta che non finira' che con due sole uscite o la cacciata ddi TUTTI i palestinesi o la cacciata degli ebrei. In entrambi i casi la vedo dura.

    l' idea ebraica ( e dei suoi lacche' occidentali ) di " allevare " e " aiutare" un governo " collaborazionista " che faccia da " polizia indiana" che cioe' controlli gli indigeni tenendoli sottomessi senza disturbare i " coloni" , non ha nessun respiro .. Se anche " al fatah" ha accettato questo ruolo e per quanto gli ebrei la " aiutino" in questo " lavoro da kapo' " finche' restera' questo " campo di concentramento " cioe' un pezzo di palestina abitata da arabi disperati ma ferocemente determinati a sostenere le loro ragioni .. la sorte di questi collaborazionisti e' segnata ..
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  5. #5
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    Complici di questa barbarie
    Maurizio Blondet 30/01/2007


    Il capo di Fatah Abu Mazen con Ehud Olmert



    Mi dicono che Massimo Introvigne, su Il Giornale, spiega la guerra civile in corso a Gaza con la barbarie araba.
    Come si voleva dimostrare: dopo aver provocato per mesi gli scontri intestini, Israele riesce finalmente a far passare questa tesi.
    I palestinesi sono barbari, belve.
    Lo rivela un documento israeliano (una presentazione PowerPoint del ministero della Difesa) venuto in possesso del sito «Electronic Intifada». (1)
    Il documento, datato 12 gennaio, si intitola «Coordination of Governemnt Activities in the Territories».
    Segue una diapositiva che recita «Key measures for easing the daily lives of the palestinian population», ossia «Misure per facilitare la vita quotidiana della popolazione palestinese».
    Tenete a mente questa frase, perché un giorno sarà citata alla stregua della scritta del cancello di Auschwitz, «Il lavoro rende liberi»: un macabro scherzo.
    Perché il documento - in inglese, e forse destinato a mostrare la buona volontà sionista ai diplomatici stranieri - definisce in realtà misure crudeli contro un popolo da mesi affamato e rinchiuso.
    Una diapositiva recita: «Empower Abu Mazen», ossia dare più potere, al capo di Fatah che ha perso le elezioni contro Hamas.
    Come? Facilitando l’entrata nei territori, dice il documento, «del materiale di sicurezza per la guardia presidenziale»: si tratta, come si può capire, di armi da consegnare ai miliziani di Fatah e alla milizia di Abu Mazen, che stanno in questi giorni cercando di cacciare con la violenza il governo, eletto, di Hamas.
    Gli USA hanno recentemente fatto sapere l’intenzione di fornire armamento per milioni di dollari alla fazione Fatah.
    Queste armi hanno «libero accesso» attraverso i severissimi posti di blocco ebraici.
    «I movimenti di VIP e palestinesi importanti» vengono «facilitati, senza controlli ai check-point».
    Ma non per tutti, ovviamente.

    La misura è intesa a «rafforzare Abu Mazen», consentendo ai membri della sua fazione di passare senza controlli.
    A quelli di Hamas ovviamente il permesso è negato; anzi membri del governo si trovano attualmente in prigione senza accusa in Israele, sequestrati ai posti di blocco.
    Permessi speciali sono rilasciati per 505 «businessmen» palestinesi, esentati dal divieto di pernottare in Israele, che riguarda tutti gli altri palestinesi comuni.
    Questo gruppo selezionato potrà beneficiare del «possible return of $60 million from the frozen tax money to the private sector, subject to identification of the businessman».
    Insomma i 60 milioni di dollari, dei 150 che Israele si trattiene dai diritti doganali che spettano ai palestinesi, non saranno dati al governo ma a 505 «uomini d’affari» ben «identificati» come fedeli di Fatah.
    E questo, s’intende, solo come «possibilità».
    Questi soldi non sono stati ancora dati, ma solo «potranno» essere dati.
    Di questo siamo complici anche noi europei, che abbiamo approvato il sequestro di questi fondi e che partecipiamo al blocco economico di Gaza.
    A «42.899» lavoratori manuali palestinesi (si noti il numero, teutonicamente preciso) si darà il permesso di lavorare «in Israele e negli insediamenti»; quanto a duemila braccianti agricoli palestinesi, ricevono il permesso di «overnight stay in Israel» ossia di pernottare in Israele, normalmente vietato.
    Solo 1.800 di loro tuttavia hanno il permesso di entrare a Gerusalemme Est, la zona palestinese della città santa.
    Da notare che a milioni di palestinesi emigrati nel mondo è vietato tornare a visitare i parenti e le famiglie, per restrizioni imposte da Israele e miranti alla pulizia etnica.
    Chi esce dal Paese per qualunque ragione subisce il divieto di ritornare.
    Anche i palestinesi che sono diventati cittadini europei e americani hanno il permesso di tornare solo per 27 mesi, anche se hanno moglie e figli nei territori occupati.
    Anche quelli che risultano residenti.
    Essi sono trattati come stranieri.

    Infine, come generosa concessione, si proclama il permesso di entrata a ben definiti «operatori umanitari»: fra cui 1.450 religiosi, 1.300 dipendenti ospedalieri, 300 lavoratori turistico-alberghieri e insegnanti, oltre ad alcuni residenti in una enclave di Gerusalemme Est che è chiusa fra il Muro dell’apartheid e un insediamento ebraico che la assedia.
    L’esiguità stessa delle cifre dei privilegiati dice, eloquentemente, com’è ossessivo e crudele il controllo sionista sui movimenti.
    Se questo documento è fatto per impressionare i diplomatici esteri, poi, è da sottolineare che può essere completamente menzognero.
    E’ già accaduto.
    Nel dicembre scorso, in un incontro con Abu Mazen, Ehud Olmert promise di rimuovere alcuni degli ostacoli fisici (terrapieni) e posti di blocco - sono centinaia - che ostacolano i movimenti palestinesi.
    L’esercito israeliano ha proclamato di aver rimosso 44 di questi ostacoli.
    Poi, il 22 gennaio, Haartez ha rivelato che l’armata israeliana «ha ammesso che i 44 terrapieni che ha detto di aver rimosso attorno alla Cisgiordania di fatto non esistono».
    La situazione è quella descritta da Uri Avneri nel suo ultimo articolo (2), dove dice chiaramente che Arafat è stato avvelenato per ordine di Sharon: perché «se Arafat fosse vivo, ci sarebbe un chiaro interlocutore per i negoziati. La proclamata assenza di un simile interlocutore serve al governo israeliano come pretesto per rifiutare negoziati di pace. Ogni volta che Condoleezza Rice o qualche altro pappagallo di Bush parla di ‘ricominciare il dialogo’ (mai che si parli di «negoziati») per
    ‘lo Stato finale’
    (mai che si parli di «pace») questa è la risposta di Tsipi Livni, Ehud Olmert & C.: Dialogare? Con chi? Non serve dialogare con Abu Mazen, perché è incapace di imporre la sua volontà al popolo palestinese. Non ha alcun potere. E noi non possiamo dialogare con Hamas perché è nell’‘Asse del male’».
    «Tsipi Livni va oltre», continua Avneri: «al raduno dei miliardari di Davos essa ha messo in guardia Abbas dal fare un ‘compromesso coi terroristi’. Un avvertimento puntuale».

    Doppiezza, malafede.
    Con la crudeltà aggiuntiva di aver istigato gli scontro tra Fatah e Hamas, per poi poter dire: sono belve, come si fa a trattare con loro?
    L’Europa è complice di questa bassezza, doppiezza e crudeltà.
    E’ complice della fame e del sangue che corre a Gaza.
    Domani, al Norimberga 2, potremo dire: non sapevamo?
    Forse potremo dire a nostra scusa un’altra cosa: eravamo minacciati.
    Ehud Olmert ha minacciato, all’indomani dalla condanna dell’ONU della negazione dell’olocausto, evidentemente puntata contro Teheran, dichiarando quanto segue: «Non consentiremo al mondo di cadere ancora una volta nel silenzio e nell’indifferenza» all’appello per la «distruzione di Israele» che verrebbe da Ahmadinejad, «dando approvazione morale a chi parla in questi termini dell’esistenza del popolo ebraico». (3)
    Che cosa precisamente si propone di fare Ehud Olmert dopo una simile dichiarazione?
    Come vuole smuovere «il mondo» dalla sua presunta indifferenza, perché è troppo lento ad attaccare l’Iran?
    A pronunciare queste parole è il capo di un governo con 300 bombe atomiche, e i missili per lanciarle.
    E’ o no una minaccia?
    E’ questo che temono i nostri governanti?

    Maurizio Blondet

    Note
    1) Ali Abunimah, «Leaked israeli document gives frightening glimpse of apartheid», Globalresearch, 28 gennaio 2007. Il sito è quello del professor Chossudovsky, un ebreo veritiero.
    2) Uri Avneri, «If Arafat were alive», rense.com, 27 gennaio 2007.
    3) «Olmert: Israel won’t let the world be indifferent to calls for Israel’s destruction», Associated Press, 29 gennaio 2007. Uri Avneri, inutile dirlo, è ebreo e veridico. Il privilegio di Dio ad Israele: non gli fa mancare mai dei profeti di verità.




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  6. #6
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    Non ho capito cosa c'entra il kapò, ma il discorso è semplice. Come ha ben spiegato Introvigne su "il giornale", la speranza è che emerga una terza via rispetto all'integralismo religioso di hamas e al laicismo corrotto di Abu Mazen. Una terza via vicina alla religione per accontentare il popolo delle moschee, ma nello stesso tempo lontana dal terrorismo - la via delle monarchie della Giordania e del Marocco, ma anche dell'attuale governo turco. In fondo, è lo stesso augurio che Benedetto XVI ha rivolto all'islam a Ratisbona e in Turchia. Non gli ha augurato di perdere la sua fede, ma di coniugarla con la ragione. Ma nel buio della Palestina di oggi questa via non si vede
    contericci,
    a mio avviso,si tratta di una mera questione di controllo del denaro che arriva dall'estero,dalla UE etc.
    Prima si sgozzano per la grana poi ,ma solo poi,se la prenderanno nuovamente con Israele.

  7. #7
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    L'utile idiota M. Blondet, le cui tesi sballate non vengono mai ospitate in una testata giornalistica che osi definirsi tale, imbonisce gli allocchi con storielle di genere vario proprio nel giorno della memoria, evidentemente per distinguersi dagli altri, forse a causa di un evidente complesso di inferiorità. Del resto gli allocchi devono essere moltissimi, uno è spuntato subito qui sul forum a riportarne le ridicole tesi. La realtà è che israele spalleggia semplicemente l'interlocutore più credibile, cioè quello che non ha il cervello obnubilato dall'integralismo islamico, tipo i capi di Hamas. Oddio, non è che la scelta sia così ampia ed eterogenea come avviene nelle civili democrazie, ma tant'è. Evidentmente la semplicità delle questioni deve costituire una matassa inestricabile per i Blondet di turno, i quali sono soliti prendersela con Israele sia che assuma il ruolo di contendente o quello di spettatore.

  8. #8
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    Non ho capito cosa c'entra il kapò, ma il discorso è semplice. Come ha ben spiegato Introvigne su "il giornale", la speranza è che emerga una terza via rispetto all'integralismo religioso di hamas e al laicismo corrotto di Abu Mazen. Una terza via vicina alla religione per accontentare il popolo delle moschee, ma nello stesso tempo lontana dal terrorismo - la via delle monarchie della Giordania e del Marocco, ma anche dell'attuale governo turco. In fondo, è lo stesso augurio che Benedetto XVI ha rivolto all'islam a Ratisbona e in Turchia. Non gli ha augurato di perdere la sua fede, ma di coniugarla con la ragione. Ma nel buio della Palestina di oggi questa via non si vede
    E' ovvio che una leadership laica e non corrotta in Palestina sia uno dei primi auspici che TUTTI ci facciamo per una perentoria risoluzione del "casino" Israelo-palestinese,ma questi scontri fratricidi hanno diversi motivazioni,si passa dal riconoscimento o meno dello Stato di Israele,al controllo delle risorse economiche provenienti dall'estero E conseguente controllo sul territorio.Scordati comunque che qualcuno di loro rinunci al terrorismo finchè gli Israeliani continueranno a controllare militarmente la CisGiordania,colonizzare le aree "fertili",detenere prigionieri che per i palestinesi sono "eroi" e costruire muri ILLEGITTIMI sul suolo altrui: integralisti e corrotti che siano(e lo sono),questo NON cancella ciò che stanno facendo gli ebrei in CisGiordania.

  9. #9
    Ridendo castigo mores
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    L'utile idiota M. Blondet, le cui tesi sballate non vengono mai ospitate in una testata giornalistica che osi definirsi tale, imbonisce gli allocchi con storielle di genere vario proprio nel giorno della memoria, evidentemente per distinguersi dagli altri, forse a causa di un evidente complesso di inferiorità. Del resto gli allocchi devono essere moltissimi, uno è spuntato subito qui sul forum a riportarne le ridicole tesi. La realtà è che israele spalleggia semplicemente l'interlocutore più credibile, cioè quello che non ha il cervello obnubilato dall'integralismo islamico, tipo i capi di Hamas. Oddio, non è che la scelta sia così ampia ed eterogenea come avviene nelle civili democrazie, ma tant'è. Evidentmente la semplicità delle questioni deve costituire una matassa inestricabile per i Blondet di turno, i quali sono soliti prendersela con Israele sia che assuma il ruolo di contendente o quello di spettatore.
    io non pretendo che tu rifletta su le cose che scrivi e che leggi , ma tu oltre che alle offese sei capace di fare un ragionamento nel merito del 3d che tu stesso hai aperto ?

    io qui sopra ho trovato solo questa frase "La realtà è che israele spalleggia semplicemente l'interlocutore più credibile" e allora ti domando .

    piu credibile da chi e per cosa ? visto che pontifichi di " democrazia" alfatah ha forse vinto le elezioni ? alfatah rappresenta la maggioranza dei palestinesi ? alfatah e' meno corrotta di hamas ?

    per quale motivo questa alfatah finalmente spurgata del " terrorista" arafat e' ORA " credibile" da israele ? ...
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  10. #10
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    Larth, non fare l'utile idiota, Abu Mazen ha almeno promesso che riconoscerà Israele, due popoli due stati. Gli altri la prima cosa che dicono è che bisogna cancellare israele dalla faccia della terra. Non penso che abu mazen sia pienamente sincero, la storia di al fatah è quella che è, ma almeno un pò di buona volontà ce la mette. Quanto alla democrazia, Hamas è semplicemente un movimento non democratico che si è servito della democrazia per arrivare al potere. Effettivamente è come mettere un computer in mano a un bambino: finisce col fare un gran casino e poi ti scarica un film porno...

 

 
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