“E quando già tutti accettavano la menzogna imposta per il partito – quando tutti i notiziari dicevano lo stesso – allora la menzogna si introdusse nella storia e si fece verità”.
Negazionista? No grazie. Il sedicente “olocausto” è una verità dogmatica imposta e come tale deve essere accettata. Proibito metterla in discussione. Il dogma non si discute: va accettato e basta. La profana Inquisizione è lì pronta a mandare al rogo l’eretico. Santa Romana Ecclesia lo ha insegnato. Ma in più la lobby mondialista di “quelli del pianto che paga” è in allerta continua e, grazie al suo illimitato dominio usuraio, non permetterà mai che qualcuno in una qualche parte del mondo osi disconoscere o soltanto dubitare od ancora discettare sulle verità imposte. La “polizia del pensiero unico globalizzato” arruola nei suoi effettivi giudici, politici, giornalisti, intellettuali, gruppi di pressione. Un apparato sbirresco di vigilanza, controllo e repressione che occupa l’intero mondo democratico e che impedisce all’uomo libero di esprimere dissenso a meno che, nella sua ribellione, non si dia jungerianamente al bosco.(Orwell, 1984)
La conferenza di Teheran costituisce per la Casa Bianca “un affronto al mondo civilizzato”: ed in perfetta consonanza si è levato il coro dei camerieri. Tutto scontato, anche il verbo del supponente Franco Frattini che in qualità di commissario europeo alla Giustizia ha impegnato la Comissione Ue a lottare contro il “fenomeno ripugnante” dell’antisemitismo ovunque si manifesti, dimenticando la collocazione geografica dell’Iran e la realtà delle etnie medioerientali.
E, naturalmente, tutti gli “indignati” hanno scomodato la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, sempre dimenticando la persecuzione “legale” messa in atto in Europa nei confronti di quanti non sono politicamente corretti. Grazie alle norme speciali (i dogmi trasformati in legge) approntate dagli Stati europei e che prevedono con democratica disinvoltura la discrimazione ed il carcere per gli eretici e per i ribelli.
L’isteria antirevisionista non ha risparmiato il mondo del calcio. In sintonia con la signora Angela Merkel, l’11 dicembre (occhio alla data) la Lega calcio tedesca (DFL) ha formalmente protestato contro il mensile calcistico inglese “Four-FourTwo” per lo spazio fornito sulle sue pagine ( a novembre) a Paolo Di Canio che, tra le altre cose, ha dichiarato di non tollerare che “gli si rompino le palle” per le sue idee politiche . “Suvvia – ha detto Di Canio a conclusione di una lunga intervista in cui ha parlato di progetti sociali non-conformi ed ha condannato la logica del danaro che domina ormai incontrastata nel mondo dello sport -, sì sono fascista. E allora? Non sono un razzista”. Naturalmente Oliver Guss – il direttore del periodico – ha pagato pedaggio scusandosi immediatamente. Cosa che non farà con i lettori tale Paolo Valentino, un gazzettiere sportivo al soldo del Corsera. Costui il 12 dicembre ha colto l’occasione per sferrare un cialtronesco attacco contro l’idolo della Nord, arrivando a sostenere che – data la sua idiozia – “sarebbe il caso che certe tribune mediatiche non gli venissero più offerte”. Una democratica istigazione alla discriminazione che di certo non meraviglia un proscritto di lungo corso quale io mi onoro di essere.
6 milioni, 1 milione… 1 solo giudio soppresso? Le camere a gas sono esistite o no? E i forni crematori? Negazionista? No grazie. E però non mi si può impedire di negare che nella democratica Germania della Merkel e della Bundsliga ogni anno 10.000 cittadini tedeschi ed austriaci transitano nelle democratiche galere per aver messo in dubbio l’“olocausto”. Lo ha ricordato nel corso della Conferenza di Teheran (Review oh the Holocaust: Global Vision) – documenti alla mano - Herbert Schaller, l’avvocato difensore dello storico revisionista inglese Irving da tempo ospite in un carcere austriaco. “Complessivamente 114 anni di prigione sono stati scontati – ricorda Schaller – dagli storici che hanno proposto le loro tesi sgradite sull’Olocausto. La libertà di parola è uno slogan”. Già, uno slogan trasformato anche in Italia in normativa repressiva grazie alla legge Modigliani cui Mancino e Violante hanno prestato la faccia.
Harmwulf, sfogliando un inserto de “Il Manifesto”, ha rilevato che nell’Italia fascista, dall’istituzione del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato (1 febbraio 1927) al suo scioglimento (25 luglio 1943), furono perseguiti 5.619 imputati di cui 4.596 furono condannati. Non discuto le cifre: forse sono per eccesso, forse per difetto. Le comparo, comunque, con i circa 6.200 giovani e meno giovani che negli anni detti di piombo hanno affollato le carceri dells democratica Italia nata dalla “resistenza”.
Continua a bruciare sul rogo della profana Inquisizione la grande eresia chiamata Libertà.
Paolo Signorelli




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