Il prof trova solidarietà e oggi incontra l'ispettore
ANDREA ROSSI
TORINO
«Non è un negazionista». Il soggetto è il professor Renato Pallavidini, l’insegnante di storia e filosofia del liceo Cavour sotto accusa. L’affermazione, invece, porta la firma di «Base militante Progetto Torino». Nazional-rivoluzionari, così si definiscono i suoi attivisti, rifiutando collocazioni politiche precise. Filo-arabi e affascinati da parole come «ordine» e «gerarchia». A fianco di tutti i nazionalismi: l’Iraq di Saddam, la Serbia di Milosevic e il Venezuela di Chavez.
Dedicano serate a Pavolini, sono contro la Tav e le Olimpiadi. Hanno diramato una pioggia di comunicati di solidarietà al professor Pallavidini: «Non si è mai sognato di negare l’Olocausto, ma ha fatto affermazioni scomode su altri argomenti, questioni di stretta attualità, come la politica dello stato d’Israele». Si conoscono, certo. Si sono frequentati. Il professore al centro dello «scandalo» conferma: «Avevo partecipato a una loro iniziativa in commemorazione di un amico di vecchia data, Carlo Terracciano.
Quel giorno c’era anche Costanzo Preve, il filosofo. Dopo, li avrò visti un paio di volte per una birra all’Asso di Bastoni, il circolo dove si ritrovano. In questi giorni, però, non li ho sentiti, e non sapevo di questo documento. Che non è l’unica testimonianza di stima nei miei confronti».
Intorno al professore del liceo Cavour si sta condensando un grumo di solidarietà: «Colleghi, studenti, conoscenti. Gente che è stufa come me di certi meccanismi. Del fatto che alcune cose non si possono dire». Oggi Pallavidini sarà sentito da Luigi Favro, l’ispettore inviato dal direttore dell’ufficio scolastico regionale Francesco De Sanctis per fare chiarezza sulle sue affermazioni. Il professore non nasconde irritazione e amarezza. «In quella classe avrei potuto dire che il Vaticano va bruciato e non sarebbe accaduto nulla. Invece mi sono permesso di criticare - è vero, con estrema durezza - la politica dello stato di Israele in Medio Oriente ed è successo il finimondo».
Si sente accerchiato. Parla di fascismo mascherato: «Nella mia carriera d’insegnante ho visto di tutto dentro le scuole: distribuzioni di preservativi, raccolte firme per il referendum sulla fecondazione assistita. Al Cavour hanno pure invitato Capezzone a parlare dei Pacs». E che c’è di male? «Nulla. Salvo poi che, se io definisco “criminali” le azioni di Israele in Libano, accade quello che sta accadendo. Che vengo accusato di essere un filo-nazista, quando ho espresso un’opinione che trova consenso in larghi settori della sinistra e persino in un moderato come il senatore Andreotti».
Ieri le sue affermazioni sono state sezionate. L’ispettore Favro ha chiesto agli studenti di riferire parola per parola il discorso «incriminato». E loro hanno risposto: spiegando che mai è stato consigliato loro di leggere il «Mein Kampf» né è stato negato l’Olocausto. Ma confermando quella frase: «Israele andrebbe distrutto». Poi hanno partecipato a un’assemblea organizzata dal Cavour cui era presente il vicepresidente della Comunità ebraica di Torino Maurizio Piperno Beer. Chi c’era assicura che non si è parlato del professor Pallavidini. Delle sue affermazioni probabilmente sì.
http://www.lastampa.it/Torino/cmsSez...1312girata.asp




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