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  1. #11
    In te ipsum redi
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    Citazione Originariamente Scritto da Gaio Mario Visualizza Messaggio
    C'è sicuramente del vero in quel che scrivi.
    L'interesse economico tuttavia ovunque impera: spesso, credimi, cause mascherate dalle biù belle parole, non sono altro che guerre economiche in senso puro. Spirito e materia esistono l'uno connesso all'altra.
    Sempre parassiti ed aprofittatori vi saranno. D'altra parte anche il ben noto "spazio vitale" aveva un significato economico e non solo spirituale. Ed ogni uomo è "fratello", "camerata", "compagno", "solidale", ma sempre e comunque riluttante a mettere in comune ricchezze, tante o poche, possedute. Di S. Francesco ce ne sono stati pochi e le zone più comuniste d'Italia sono la ricchissima Emilia piena di Ferrari e la ricchissima Toscana...Finiamola con le illusioni
    Non è questo il punto.
    Non credo che la risoluzione della questione agraria avrebbe risolto il problema nazionale. D'altra parte è innegabile che la demolizione del latifondo, lenta fin che vogliamo, ha le sue premesse nel Risorgimento.
    I movimenti di popolo, in senso allargato, non sono mai esistiti. E' una bufala "comunista". Sono le minoranze agguerrite ed elitarie, nonchè avanguardiste o al passo con i tempi, a fare la storia: il popolo osserva, segue, talvolta ratifica o mugugna.
    Sono d'accordo con te fino ad un certo punto.
    Non bisogna sminuire la questione agraria. Non dico che la risoluzione della suddetta questione avrebbe portato automaticamente a quella del problema nazionale. Semplicemente, se un qualsiasi partito (o principe) avesse posto la riforma agraria tra i propri obiettivi insieme all'Unità nazionale, i contadini avrebbero immediatamente sposato la causa nazionale che avrebbe così avuto una base di massa. Sono riluttante ad accettare l'agitazione di grandi masse (massificazione è irrazionalità). Ma un movimento unitario senza l'appoggio delle masse diventa necessariamente apannaggio delle lobbies e dei loro strumenti di potere (dalla massoneria all'esercito).

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da antimoderno Visualizza Messaggio
    Sono d'accordo con te fino ad un certo punto.
    Non bisogna sminuire la questione agraria. Non dico che la risoluzione della suddetta questione avrebbe portato automaticamente a quella del problema nazionale. Semplicemente, se un qualsiasi partito (o principe) avesse posto la riforma agraria tra i propri obiettivi insieme all'Unità nazionale, i contadini avrebbero immediatamente sposato la causa nazionale che avrebbe così avuto una base di massa. Sono riluttante ad accettare l'agitazione di grandi masse (massificazione è irrazionalità). Ma un movimento unitario senza l'appoggio delle masse diventa necessariamente apannaggio delle lobbies e dei loro strumenti di potere (dalla massoneria all'esercito).
    Tutte le volte che nella penisola italica si è parlato di riforma o di rivoluzione agraria, vale a dire di assegnazione di terre a contadini braccianti, servi della gleba o schiavi, chissà perchè ma alla fine sono stati gli stessi contadini a non credere a questi programmi e sovente a linciare i loro capipopolo.
    L'esempio dei fratelli Gracchi nell'antica Roma, devastata dal latifondo e scossa dall'inurbazione dei contadini che perdevano la terra, è evidente: finirono in Tevere...pur dicendo cose verissime.
    Perché questo? Perchè se c'è una persona preoccupata di averci "la pentola" non vuota la sera, questo è il contadino. Tutto è fuorché rivoluzionario o riformatore. Fra il padrone che lo garantisce con la casa per lui e per la sua prole, un modesto contratto, e diventare piccolo imprenditore proprietario, nel passato scelse il primo, almeno fin tanto che la meccanizzazione dell'agricoltura non gli consentì un discreto ed autosufficiente raccolto, con cui peraltro ingrandirsi e diventare anche lui grande proprietario (gli Agnelli fecero questo prima di essere industriali...)

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da antimoderno Visualizza Messaggio
    Il processo unitario fu portato avanti dalle borghesie del Nord con la collaborazione delle aristocrazie meridionali e l'appoggio delle elites intellettuali. Il Risorgimento italiano è la più lampante dimostrazione di come un' Idea nobile quanto quella patriottica e d'Unità nazionale possa essere svilita se portata avanti per meri interessi economici da parte di ceti profittatori e parassiti.
    Se i politici dell'epoca, invece di essere asserviti come al solito alle borghesie, avessero legato la questione nazionale a quella agraria, il Risorgimento sarebbe stato un movimento di popolo, spirituale e non ci sarebbe stato bisogno di "fare gli Italiani" dopo l'Unità, come disse qualcuno.
    Sostanzialmente giusto. Ed è proprio per questo che si deve distinguere il Risorgimento socialista e guerrigliero dei garibaldini da quello annessionista, capitalista e genocida dei piemontesi. Anche se il primo ha aperto al via al secondo.
    Così si dovrebbero fare altre considerazioni. Come, ad esempio, che il Risorgimento fu osteggiato dal popolo del Meridione (che viveva in uno stato, quello borbonico, assolutamente superiore al sabaudo da ogni punto di vista), ma ebbe un certo successo nel nord e soprattutto in Italia centrale (sia Toscana che Parma ma soprattutto nello Stato Vaticano). Questo la dice lunga sulle differenze dei rispettivi regimi.
    Inoltre va considerato che le prime due guerre d'Indipendenza conobbero numerosi volontari e tanti atti di eroismo. Alla terza, a cinque anni e mezzo dalla controrivoluzione sabauda, l'entusiasmo era finito sotto i tacchi. Eppure Garibaldi e il sogno che rappresentava galvanizzava ancora.
    Dopo avere esitato a lungo il governo concesse al vecchio condottiero di arruolare truppe e le armò (pensateci bene) con un fucile monocolpo ogni quattro volontari. Sicché a Bezzecca si batterono spesso all'arma bianca ma vinsero, sfondarono e si diressero verso il trentino. Fu il Re in persona che li richiamò perché si era reso conto della portata rivoluzionaria che quella vittoria rischiava di rappresentare per il suo sistema classista e autoritarista.
    Insomma, quando si parla di Risorgimento e di popolarità dello stesso bisogna distinguere fra quello rivoluzionario e quello controrivoluzionario. E, inoltre, fra le varie zone d'Italia.
    Comunque sia il compimento della Rivoluzione Nazionale si ebbe sulle trincee della Grande Guerra e portò alla nascita dei Fasci di Combattimento.

  4. #14
    NEOFASCISMO........
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    Predefinito esatto...

    .....
    Comunque sia il compimento della Rivoluzione Nazionale si ebbe sulle trincee della Grande Guerra e portò alla nascita dei Fasci di Combattimento.[/QUOTE]

    .

  5. #15
    In te ipsum redi
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    Citazione Originariamente Scritto da Gaio Mario Visualizza Messaggio
    Tutte le volte che nella penisola italica si è parlato di riforma o di rivoluzione agraria, vale a dire di assegnazione di terre a contadini braccianti, servi della gleba o schiavi, chissà perchè ma alla fine sono stati gli stessi contadini a non credere a questi programmi e sovente a linciare i loro capipopolo.
    L'esempio dei fratelli Gracchi nell'antica Roma, devastata dal latifondo e scossa dall'inurbazione dei contadini che perdevano la terra, è evidente: finirono in Tevere...pur dicendo cose verissime.
    Perché questo? Perchè se c'è una persona preoccupata di averci "la pentola" non vuota la sera, questo è il contadino. Tutto è fuorché rivoluzionario o riformatore. Fra il padrone che lo garantisce con la casa per lui e per la sua prole, un modesto contratto, e diventare piccolo imprenditore proprietario, nel passato scelse il primo, almeno fin tanto che la meccanizzazione dell'agricoltura non gli consentì un discreto ed autosufficiente raccolto, con cui peraltro ingrandirsi e diventare anche lui grande proprietario (gli Agnelli fecero questo prima di essere industriali...)
    Beh non sono molto d'accordo con la tua valutazione sui contadini. E' vero che come classe sociale non hanno quasi mai adottato posizioni politiche d'avanguardia (anche se ci sono diverse eccezioni), ma non bisogna neppure classificarli come classe immobilista. In Vandea e nella stessa Italia del secolo XIX furono mobilitati dal clero in ottica antigiacobina (e, più generalmente, antirivoluzionaria): è vero che in entrambi i casi si parla di "mobilitazione reazionaria", ma io sono profondamente convinto che se in Francia come in Italia si fossero attuate le due riforme agrarie necessarie (anche in Francia, infatti, era questione di distribuzione della terra), i contadini non sarebbero stati mai preda della "mobilitazione reazionaria".
    Che siano una classe sociale fondamentalmente conservatrice è vero, ma se si analizzano le agitazioni nelle campagne in Italia - o, ad esempio, in Russia - a cavallo tra i secoli XIX e XX, risulta innegabile il fatto che possano essere mobilitati se si spinge sulla questione della riforma agraria.
    Di fatto ciò non accadde e si è visto in che mani è finito il processo unitario.
    Infatti nell' Ottocento, l'unica base di massa poteva essere quella costituita dai contadini. Oltre all'alta borghesia ed ai possidenti terrieri, vi era una piccola borghesia di bottega (talvolta di manifattura) con il proprio seguito di garzoni. La ancora limitata industrializzazione non aveva ancora de facto dato vita al moderno proletariato ed alla classe operaria. Vi erano alcuni salariati ma quantitativamente non erano nulla in confronto alle masse contadine.
    Insomma, nel secolo XIX se si voleva dar vita ad un movimento di massa per l'Unità d'Italia ci si doveva appoggiare ai contadini, altrimenti l'iniziativa poteva essere solo delle borghesie capitalistiche oligarchiche come, di fatto, fu.

    Citazione Originariamente Scritto da metapolis Visualizza Messaggio
    Sostanzialmente giusto. Ed è proprio per questo che si deve distinguere il Risorgimento socialista e guerrigliero dei garibaldini da quello annessionista, capitalista e genocida dei piemontesi. Anche se il primo ha aperto al via al secondo.
    Così si dovrebbero fare altre considerazioni. Come, ad esempio, che il Risorgimento fu osteggiato dal popolo del Meridione (che viveva in uno stato, quello borbonico, assolutamente superiore al sabaudo da ogni punto di vista), ma ebbe un certo successo nel nord e soprattutto in Italia centrale (sia Toscana che Parma ma soprattutto nello Stato Vaticano). Questo la dice lunga sulle differenze dei rispettivi regimi.
    Inoltre va considerato che le prime due guerre d'Indipendenza conobbero numerosi volontari e tanti atti di eroismo. Alla terza, a cinque anni e mezzo dalla controrivoluzione sabauda, l'entusiasmo era finito sotto i tacchi. Eppure Garibaldi e il sogno che rappresentava galvanizzava ancora.
    Dopo avere esitato a lungo il governo concesse al vecchio condottiero di arruolare truppe e le armò (pensateci bene) con un fucile monocolpo ogni quattro volontari. Sicché a Bezzecca si batterono spesso all'arma bianca ma vinsero, sfondarono e si diressero verso il trentino. Fu il Re in persona che li richiamò perché si era reso conto della portata rivoluzionaria che quella vittoria rischiava di rappresentare per il suo sistema classista e autoritarista.
    Insomma, quando si parla di Risorgimento e di popolarità dello stesso bisogna distinguere fra quello rivoluzionario e quello controrivoluzionario. E, inoltre, fra le varie zone d'Italia.
    Comunque sia il compimento della Rivoluzione Nazionale si ebbe sulle trincee della Grande Guerra e portò alla nascita dei Fasci di Combattimento.
    Il ragionamento è giusto, per quanto io sia assolutamente antigaribaldino.
    Un piccolo appunto sullo Stato borbonico: che io sappia non era più sviluppato del Piemonte, almeno da un punto di vista industriale. La politica riformista dei Borbone, infatti, per quanto fosse volta a questo fine, non riuscì a dotare - vuoi per il regime semifeudale che continuava a persistere nelle campagne, vuoi per lo stato pietoso delle vie di comunicazione - il Regno delle Due Sicilie di quei nuclei di industrializzazione che stavano invece sorgendo in Piemonte e nel Lombardo-Veneto. Certo è che con l'Unità e la successiva colonizzazione del Sud, quelle prime industrie furono spazzate via dalle borghesie del Nord.


  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da antimoderno Visualizza Messaggio
    ...


    Il ragionamento è giusto, per quanto io sia assolutamente antigaribaldino.
    Un piccolo appunto sullo Stato borbonico: che io sappia non era più sviluppato del Piemonte, almeno da un punto di vista industriale. La politica riformista dei Borbone, infatti, per quanto fosse volta a questo fine, non riuscì a dotare - vuoi per il regime semifeudale che continuava a persistere nelle campagne, vuoi per lo stato pietoso delle vie di comunicazione - il Regno delle Due Sicilie di quei nuclei di industrializzazione che stavano invece sorgendo in Piemonte e nel Lombardo-Veneto. Certo è che con l'Unità e la successiva colonizzazione del Sud, quelle prime industrie furono spazzate via dalle borghesie del Nord.

    Errato dire che il regno delle Due Sicilie "non era più sviluppato del Piemonte, almeno da un punto di vista industriale". Le tre più grandi industrie metalmeccaniche nel 1860 si trovavano al sud: reale opificio di Mongiana, reale opificio di Pietrarsa e giuppy & co in calabria. Al quarto posto l'ansaldo di Genova.
    Dopo l'unità i macchinari delle aziende meridionali furono smontati e portati al nord.

  7. #17
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    ovviamente concordo con Gaio Mario sull'analisi che fa del contadino medio.
    se questi contandini fossero stati tutti coraggiosi, tradizionalerrimi e onorevoli magari due colpi di vanga a qualche americano glieli davano.
    invece niente, l'importante è la pancia piena...

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da ITALIANO Visualizza Messaggio
    è inutile....il RISORGIMENTO E' UN DOGMA....ANZI SE NON LO ESALTI NON SEI FASCISTA!!!!


    no, non è esatto.
    diciamo che gli squadristi, le camicie nere, si consideravano discendenti diretti die garibaldini, le camicie rosse.
    se poi tu volevi far parte dello stato vaticano, almeno cambia nick.

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da lupo1982 Visualizza Messaggio
    ovviamente concordo con Gaio Mario sull'analisi che fa del contadino medio.
    se questi contandini fossero stati tutti coraggiosi, tradizionalerrimi e onorevoli magari due colpi di vanga a qualche americano glieli davano.
    invece niente, l'importante è la pancia piena...
    ai francesi nel '799 ed ai piemontesi nell' '860 glieli hanno dati i colpi di vanga, quindi probabilmente il regime sabaudo ha contribuito parecchio nello svilire le genti meridionali (che temeva).

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da Gaio Mario Visualizza Messaggio
    la ricchissima Toscana...
    una domanda:
    è questo un "vizio" da correggere?
    i Toscani si sono costruiti la loro ricchezza con intelligenza, sudore e astuzia.
    la toscana non è l'inghilterra coloniale, che per arricchirsi ha sterminato popolazioni e culture.
    noi la ricchezza ce la siamo creata perchè lavoravamo e ci ingegnavamo mentre il resto d'italia languiva sotto il giogo delle grandi potenze internazionali: noi siamo stati in grado di costruirci un'indipendenza economica, politica, sociale e culturale dal resto del mondo; siamo andati oltre, siamo diventati il faro del resto del mondo.
    è un nostro "difetto" essere ricchi?
    è una nostra colpa?
    non mi sembra però che nella ricchissima toscana, siano mai mancati gli eroi.
    sfatiamo ancora l'ennesimo mito: la maggior parte degli squadristi e dei fascisti in generale, venivano da famiglie benestanti. non vuol certo dire che bisogna stare bene economicamente per diventare eroi, ma certo non si ha neanche bisogno di essere poveri.

 

 
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