La muerte de Pinochet simboliza el fin del clima de división, odio y violencia…

… così la presidentessa del Cile, la comunista Michelle Bachelet, ha motivato la decisione di non concedere i funerali di stato al Generale Augusto Pinochet. Una frase davvero significativa che, da sola, illustra meglio di tutto il resto uno dei cardini del pensiero comunista: una volta che il ‘nemico di classe’ sarà morto [meglio ammazzato, se no di morte naturale…], sarà anche la fine dell’odio, delle divisioni e della violenza. Ineccepibile!… Non a caso la terza ‘carica istituzionale’ della Repubblica, il buon Faustino qui sotto rappresentato…



… in questi giorni in visita in Sud America, da cinquant’anni ‘laboratorio di sperimentazione’ delle tecniche di comunistizzazione, ha tributato solenni elogi alla presidentessa cilena e magnificato in sommo grado lo ’esperimento’ condotto parecchi lustri or sono da tal Salvador Allende, conclusosi in un bagno di sangue nel settembre del 1973. A quel tempo chi scrive queste righe era matricola universitaria a Pavia e ricorda ancora assai bene la descrizione che fece una studentessa cilena [Carmen era il suo nome…] della situazione del Cile durante gli ultimi mesi del regime di Unidad Popular. Già allora ero anticomunista in maniera ‘puramante istintiva’, ma la descrizione da lei fatta delle file interminabili di persone in attesa davanti ai centri di distribuzione di generi alimentari, degli incidenti che esplodevano tra chi dopo un’intera giornata di attesa se ne doveva tornare a casa senza neppure un pezzo di pane e delle brutali repressioni di questi operata contro costoro dalle ‘milizie del popolo’ rimane e rimarrà sempre ‘inestirpabile’ nella mia mente. Per quelli che possono ora essere definiti ‘giovani’ e che dei fatti accaduti allora in Cile conoscono unicamente la ‘versione’ divulgata dai comunisti, penso non sarà inutile ricostruire la sequenza di vicende che ha portato al ‘settembre nero’ cileno. La cosa d’altro canto non è certamente avulsa dai fatti odierni di casa nostra, ora che i comunisti, nel modo che conosciamo, non solo bene o male sono riusciti ad arrivare al governo, ma hanno altresì tutte le intenzioni di restarci ed attuare quello che da sempre è il loro ‘programma’. L’insegnamento che spero chi legge vorrà cogliere da questa mia rievocazione è assai semplice: liberiamoci di loro in modo ‘democratico’ e ‘non violento’ prima di giungere alla stessa situazione esistente in Cile nell’estate del 1973, allorché si superò il ‘punto di non ritorno’. Allo scopo di prevenire ovvie accuse al sottoscritto di ‘apologia’ nei confronti di questo o quel ‘personaggio’, chiarirò da subito che la mia ricostruzione si fermerà al settembre del 1973. Tutto quello che è accaduto nel successivi 35 anni è stato del resto niente altro che lo ‘strascico’ del terribile periodo dal 1970 al 1973...

A risentirci!...



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Nobis ardua

Comandante CC Carlo Fecia di Cossato