Veloce, violento, confuso
l'anno in cui tutto bruciò
di LUCA VILLORESI
Su un punto, almeno, sono tutti d'accordo: il 1977, inteso come anno solare, era regolarmente cominciato il primo gennaio. Se, invece, parliamo del Settantasette, inteso come sommovimento, le opinioni sono davvero discordi, ritagliate su una memoria lacerata e piena di cicatrici.
Quel Settantasette inizia il 17 febbraio: capodanno simbolico di un calendario vorticoso che, nello spazio di un paio di stagioni, brucerà tutto il bruciabile. Il 17 è un giovedì ventoso. E Luciano Lama, leader della Cgil, sale su un palco, all'università di Roma, con l'autorità di un maestro venuto a tenere una lezione di storia del movimento operaio. Gli studenti non gradiscono. Il comizio finisce a lazzi - "Lama o non Lama, non l'ama nessuno" - e a bastonate. Lama abbandona precipitosamente l'ateneo. Uno strappo. E la scintilla che innesca un'escalation di occupazioni, scontri, leggi speciali, attentati. Un frenetico susseguirsi di episodi; impressionante anche per il salto di qualità che, già il 12 marzo, trasforma le manifestazioni di piazza in veri e propri scontri a fuoco con la polizia. E' il battesimo della compagna P 38. E di un elenco di caduti che si aggiorna di settimana in settimana, confondendo nella memoria tanti destini incrociati: Pier Francesco Lorusso, Giorgiana Masi, Walter Rossi... Giuseppe Ciotta, Settimio Passamonti, Antonino Custrà... Carlo Casalegno, Roberto Crescenzio...
Tentare di fissare l'identità di un movimento è sempre stato un esercizio ostinatamente inutile dal momento che i movimenti - se sono tali - si manifestano proprio attraverso un improvviso, arcano coagularsi di forze, anche sostanzialmente diverse tra loro. Nel caso del Settantasette, per di più, l'alchimia fu davvero confusa: indiani metropolitani, autonomi, femministe, fautori della lotta armata... Ognuno partecipa, per la sua parte, a dare un'anima al movimento; ma nessuno, senza gli altri, può rappresentare da solo il caotico sobbollire di un magma che, tra Marx e Nietsche, impasta mao dadaismo, nouveaux philosophes, situazionismo.
Un canovaccio più che un programma, che ogni città, da Bologna a Roma, da Padova a Milano, interpreta e mette in scena a suo modo. Tante diversità non potevano però coesistere a lungo. L'astro Settantasette è sorto a febbraio; a settembre, quando il movimento si riunisce nel convegno nazionale di Bologna, già volge al tramonto. E ognuno si avvia verso strade diverse. C'è chi si cala nell'"illegalità diffusa di massa"; e chi entra nella clandestinità arruolandosi nelle file di un terrorismo che, proprio nel '77, vede un salto di qualità nell'offensiva delle Brigate rosse. C'è chi trasforma il personale in politico; e chi sceglie il personale punto e basta. C'è chi inventa nuovi linguaggi; e chi si getta nelle fauci dell'eroina.
Il Settantasette è stato evidentemente molte cose assieme. Di certo le ha vissute molto velocemente. Perché una delle caratteristiche di quella deflagrazione fu, a quanto sembra, un'improvvisa accelerazione del tempo. Tutto corre più spedito di quanto non fosse mai avvenuto prima. E l'inevitabile paragone con il Sessantotto parte forse proprio dall'inedita rapidità di un salto generazionale. Fino ad allora per osservare certi mutamenti si aspettava almeno un ventennio. Stavolta basta meno di un decennio.
I sessantottini, per quanto ribelli, erano ancora i figli di una società arcaica. Avevano scoperto i Beatles; ma nell'altro orecchio c'era Edoardo Vianello. Avevano studiato, cravattina e giacchetta corta, in una scuola d'altri tempi. Paradossalmente erano più vicini agli anni Cinquanta che non ai Settanta.
I settantasettini sono di un'altra razza. E, tra molte rotture, consumano anche quella con i fratelli maggiori, cancellando definitivamente quel che restava del '68, o, almeno, delle rappresentanze del '68. La storia del Settantasette, da questo punto di vista, è fatta non solo dalle esplosioni, ma anche da una catena di implosioni che svuotano il sistema dei partitini extraparlamentari, con tutto il loro apparato di dirigenze, servizi d'ordine, militanze organizzate, certezze alternative.
La rottura con i fratelli maggiori implicava, peraltro, quella con i padri del vecchio movimento operaio. Fino ad allora tra i gruppi extra parlamentari e la sinistra storica, nonostante le accuse, le liti, le polemiche, era sempre rimasto come un sottile filo, il richiamo di una radice comune. Il '77, a sberleffi, a bastonate e, infine, a pistolettate trancia definitivamente quel sentimento di comunanza.
Nell'aria di quei mesi, non solo a sinistra, si respira del resto un odore di crisi, di emergenza, di incertezza. Tempi da unità nazionale. Al governo c'è un monocolore democristiano guidato da Giulio Andreotti. Tutti i partiti dell'arco costituzionale sono coinvolti dalle blandizie di un'opposizione che oscilla tra l'astensione e una "non sfiducia" che prelude al compromesso storico. Ministro dell'Interno, schierato sulla prima linea di un botta e risposta che lascia poco spazio al garantismo, è Francesco Cossiga (quello con il K). I dati Istat pubblicati all'inizio del 1977 dicono che nell'ultimo anno l'aumento del costo della vita ha toccato il 21,8 per cento.
Inizio e fine. Flusso e riflusso. Dalle armi della critica alla critica delle armi. Capovolgimenti di prospettiva. Stravolgimenti... Sia come sia, il Settantasette è uno spartiacque, un taglio tra un prima e un dopo. Si pensi, per dirne una (sarà solo una coincidenza; ma molto simbolica) che proprio nel febbraio del '77 la Tv italiana inaugura l'era delle trasmissioni a colori. A chiudere l'elenco dei vari, possibili paragoni tra il Sessantotto, con le sue sparute foto sgranate, in bianco e nero, e un Settantasette che i colori se li spalma pure sul viso, non si può non considerare la rapidissima evoluzione (il mezzo è il messaggio?) degli strumenti di comunicazione. Il salto è drastico. La macchina fotografica, ormai, è uno strumento militante. Fanno la loro comparsa i video. E al megafono e al ciclostile succede l'era delle radio libere: Popolare, Alice, Sherwood, Onda rossa, Futura...
L'assemblea via etere diventa permanente, 24 ore su 24. E crea una comunità, consapevole di agire all'interno di un villaggio globale e pronta a intravedere un orizzonte di frontiere inesplorate. Un moto emozionale, non solo intellettuale, bevuto tutto d'un fiato. Un flash. Tramandato da tante memorie ferite, ustionate, controverse, eppure accomunate dal ricordo di un lungo istante, fissato dallo scatto di una foto. Senza didascalie: ecco, era il Settantasette... chissà che fine avranno fatto quelle facce?
(19 gennaio 2007)




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