da ripensaremarx
EMERGENZA! di G. La Grassa
Ci avviciniamo sempre più ad una situazione di emergenza; non democratica, come dicono certi imbecilli (in specie di destra), ma semplicemente emergenza per i nostri livelli di vita (nostri nel senso delle grandi masse, perché almeno un 10% della popolazione se la godrà ancor meglio), per la possibilità di scegliere e decidere, per la libertà di esprimere le nostre opinioni (sempre più incazzate verso i banditi che ci governano).
Prendiamo l’ultimo progetto (non per ordine di importanza) di questi ultimi. Si vuole creare un fondo italiano per le infrastrutture pubbliche (F21) con 2 miliardi di capitale iniziale che dovrà arrivare sino a 10. Tale fondo vedrà fra i soci: la Cassa Depositi e Prestiti (CDP), sedicente pubblica, con il 15% del capitale. E poi tutta una serie di “privati”: 10% alla Intesa-San Paolo (di Bazoli-Salza, notori sostenitori del loro maggiordomo politico Prodi), 10% all’Unicredit (di Profumo, notorio sostenitore di ambienti tra margheritini e diessini riformisti), 5,7% al Monte Paschi, diessino puro; infine un altro 11,4% a sei fondazioni bancarie collegate con le suddette banche e tutte di un colore (centrosinistra). Questo insieme fa quindi oltre il 51% del capitale, la maggioranza assoluta.
Alla CDP (“pubblica”; che ridere!) è stato nominato ad (amministratore delegato) Iozzo, che fino a pochissimi mesi fa (tre se non erro), cioè fino al momento della fusione con l’Intesa, era ad del San Paolo-IMI (capite chi dirige la quota “pubblica”?). La CDP controlla, fra l’altro, i fondi dei c/c e depositi del risparmio postale, che non sono poca cosa; e questi risparmi, gira e rigira, vengono maneggiati dalla grande finanza italiana (di cui oggi la punta di lancia è appunto l’Intesa-San Paolo, con le varie alleanze politiche già segnalate), che ha dietro di sé, come vedremo, quella americana.
Inoltre, ad del “fondo per le infrastrutture” F21 è stato nominato Vito Gamberale, che fino alla primavera dell’anno scorso era ad della società Autostrade (Benetton) e che si dimise in quanto contrario alla fusione con la spagnola Abertis, avversata poi anche dal Governo di centrosinistra; con l’indegna commedia per cui, tenendo conto delle dure critiche degli organismi europei all’impedimento frapposto alla suddetta fusione, il ruolo di principale oppositore è stato assegnato a Di Pietro, mentre Prodi (il Premier del Governo che si oppone) fingeva una inesistente neutralità (pensate quanto ipocriti e viscidi sono questi governanti!!). Altra notazione interessante: l’F21, che dovrà nascere secondo le modalità sopra indicate, avrà fra i suoi compiti il finanziamento di autostrade (ma guarda un po’! E gli “strilloni” del conflitto di interessi dove sono finiti?). Quindi, capite bene come questi “brutti soggetti” (con l’appoggio di indecenti giornali e degli ambienti economico-finanziari che impartiscono le direttive) si servano, a seconda di quello che esigono i loro sporchi affari, di argomentazioni di difesa degli interessi “nazionali” – come nella fusione proibita di cui si è detto – o, al contrario, di violenta critica della miopia e grettezza “nazionalistiche”, che debbono cedere il passo alla “libera competizione nei mercati globali”, quando ciò faceva comodo per attaccare Fazio, sostituirlo con l’uomo della Goldman Sachs, “difendere” il Corsera (e la “banda” della RCS) da tentativi di scalate da parte di finanzieri sgraditi al gruppo di potere che sta devastando il paese (senza nessuna difesa di quei personaggi passati alla cronaca come “furbetti del quartierino”, non certo migliori dei loro avversari, ma senz’altro meno pericolosi).
Ma non finisce qui. Il dott. Gamberale – esponendo a Milano il piano di sviluppo della CDP davanti a TPS (l’ineffabile Padoa-Schioppa) e Guzzetti (presidente della Fondazione Cariplo) – ha formulato idee non dissimili da quelle del fu piano Rovati, anzi con appetiti nettamente accresciuti, perché vuol porre sotto il suo controllo (detto “pubblico”, ma che sarà invece quello della finanza privata sopra menzionata e dei poteri politici che la servono) una “rete delle reti”, in cui confluiscano non solo la rete fissa della Telecom (già obiettivo del suddetto piano Rovati, cioè di Prodi, cioè, con grande probabilità, di Costamagna-Tononi, già dirigenti della Goldman), ma anche quella elettrica di proprietà della Terna (di cui la CDP ha il 29,9%) e, sopra ogni cosa!, quella della Snam dell’ENI. Per quanto riguarda quest’ultima, il presidente dell’Antitrust e altri hanno consigliato di aspettare almeno il 2009 prima di indebolire irrimediabilmente una delle poche imprese strategiche italiane, proprio quando ha appena stilato buoni contratti con l’algerina Sonatrach e la russa Gazprom (quest’ultimo contratto è stato osteggiato a lungo, con il solito atteggiamento ipocrita e sotterraneo, da Prodi e dal nostro S-governaccio, perché si voleva costringere la società russa a trattare direttamente con le ex municipalizzate in mano diessina e del centrosinistra).
Scaroni (presidente ENI) ha fin qui resistito perché fa parte o quanto meno è vicino al “gruppo Bilderberg” (molto simile alla “Trilateral”; ci siamo capiti!). Ma dietro la finanza italiana – in specie l’Intesa-San Paolo, che ha come longa manus politica chi già sappiamo – sta l’americana (e ultrapotente) Goldman, che – anche questo lo sappiamo – ha un suo ex dirigente che governa la Banca d’Italia (ma ex solo da quando si è dimesso per assumere tale carica) e ramificazioni dirette nel Governo (uno dei viceministri dell’economia) e un po’ dappertutto, in Italia e in Europa (il presidente della sezione europea della sua forte alleata, la Carlyle, è il figlio dell’ing. De Benedetti). Si ventila addirittura (notizia riportata sul Sole24ore) la fusione tra Goldman e Morgan Stanley, le due più grandi banche d’affari del mondo (entrambe ovviamente americane), che insieme – tra attività proprie e in gestione – controllano un ammontare finanziario all’incirca pari al nostro Pil.
Il quadro è ben chiaro; diventeremo un’appendice degli USA, senza nemmeno quel minimo di autonomia che il Governo DC-PSI conservava (per la presenza del “campo socialista”) e che fu demolito dalla ignobile operazione fatta passare per “mani pulite” (diretta dagli USA che controllavano le confessioni del “pentito” di turno) e di cui fu uomo di punta il solito Di Pietro, il cui ruolo attuale ho già sopra accennato. Saremo dunque “americani” mediante l’oppressione di questo centrosinistra, che rappresenta la parte più laida, faziosa, illiberale, schiavizzatrice – economicamente, politicamente e ideologicamente – dei nostri gruppi dominanti, privi di spinta autonoma, ladri dei nostri soldi e della nostra vita, i quali ci vorranno uniformare ai loro interessi di parassiti e sanguisughe.
Il pericolo è grave perché non c’è opposizione. La destra è rimbecillita a causa del suo ottuso filo-americanismo – senza capire che gli USA curano i loro interessi (strategici, globali), ben al di là di questa o quella amministrazione presidenziale; oggi, hanno per loro assai maggiore importanza i nostri parassitari ambienti finanziari (con in testa la Banca d’Italia, governata da un “amerikano”), tutti legati e rappresentati dal centrosinistra – e del suo altrettanto ottuso liberismo, incapace di capire che il formalismo giuridico non conta nulla, che bisogna vedere le funzioni concretamente espletate dai vari gruppi economico-finanziari. La sinistra riformista (ma perché poi riformista?) è della stessa pasta della destra; quella sedicente “radicale” (o “estrema”) è schiava del medesimo formalismo giuridico, dalla parte apparentemente opposta a quella del liberismo (ma si tratta di quegli opposti antagonistico-polari, di cui Lukàcs disse giustamente che si sorreggono vicendevolmente, vivono l’uno dell’altro). Ed infatti, tutte le forze oggi esistenti nell’agone politico succhiano il sangue dei cittadini o del popolo, o come si vuol chiamare la stragrande maggioranza degli individui appartenenti alle nostre società pur “opulente”.
Lasciamo poi perdere i pochi gruppetti di “desperados”, che cercano visibilità con l’armamentario del “comunismo” e della “classe” (ma dove vivono!!) o con un “antiamericanismo” che, se continua così, finirà con il dover prendere partito nella guerra tra sciiti e sunniti, tra Hamas e Al Fatah, ecc. Una situazione avvilente. Nulla corrisponde ai miei effettivi ideali (che credo siano condivisi da molti altri, ma tutti separati fra loro, incapaci di unirsi). E allora facciamo un semplice esempio. Sono immerso e sto sprofondando nelle sabbie mobili; da una parte (una qualsiasi), c’è un angioletto biondo con la faccina limpida e pulita (immaginiamo pure una splendida e giovane fanciulla), che strilla e si dispera strappandosi i capelli; da tutt’altra parte, avanza un brutto ceffo con una cicatrice che gli sfigura il viso, un occhio coperto da una bendaccia nera sbrindellata, che però mi porge una pertica cui aggrapparmi. Quale deve essere la mia scelta? Rispondete voi! Comunque, per il momento, vedo solo la “fanciulla” (in realtà, una vecchiaccia né giovane né bella! E che per di più non strilla e non si strappa i capelli ma se la gode tutta, questa brutta p….); il “ceffo patibolare” ancora non si fa avanti. Porcaccia miseria boia, sto per essere inghiottito dalle sabbie mobili! Arrivi uno qualsiasi che “faccia fuori” tutta questa apa (accolita per azioni)! Si tratta di parecchie migliaia di azionisti: governanti, parlamentari (con portaborse e scagnozzi vari), dirigenti politici, amministratori locali, vertici della grande finanza e dell’industria decotta, giornalisti e “intellettuali” à la page.
Una volta, c’era la buona abitudine delle “pulizie pasquali”. Da anni la Pasqua passa e la “nostra abitazione” è vieppiù fatiscente e infestata da scarafaggi. Per favore: ripulitemi dall’apa!!
31 gennaio
postato da: RIPENSAREMARX alle ore 06:43 | link | commenti
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SUGLI AGENTI STRATEGICI (di M. Tozzato)
Nel testo di G. La Grassa apparso pochi giorni fa in questo blog, intitolato “Punti da evidenziare”, vengono sintetizzate perfettamente una serie di questioni teoriche e politiche assolutamente decisive per comprendere l’attuale congiuntura. Si tratta di un dibattito da sviluppare e in questa sede mi limiterò ad alcune osservazioni riguardanti il quarto punto toccato da La Grassa. I testi sulla Terza Forza sono stati interpretati in maniera diversa da coloro che li hanno letti e commentati, anche se, di fatto, soltanto Costanzo Preve ha provato a porre obiezioni di merito sufficientemente argomentate.
A mio parere è del tutto evidente che l’apparente assunzione in prima persona della proposta politica della Terza Forza da parte di La Grassa era finalizzata a provocare decise e precise prese di posizione, che si trattava “althusserianamente” di “storcere il bastone” verso il lato di una auspicabile, nel breve e medio periodo, modificazione del panorama politico italiano in relazione alla più complessiva situazione geopolitica globale. Ma gli equivoci alimentati dai “critici” sono risultati numerosi per cui il pensatore di Conegliano deve commentare:<<Qualcuno continua a ritenere che il sottoscritto veda la trasformazione della società soltanto come portato della conflittualità tra dominanti.>> Io proverei ad aggiungere che qualcuno ha pensato anche che La Grassa si volesse far promotore in prima persona di una organizzazione politica che si facesse portatrice delle istanze appartenenti a quella frazione dei dominanti in Italia che crede alla possibilità di uno sviluppo, soprattutto industriale, basato su investimenti, ricerca e innovazioni anche dei settori più avanzati nel panorama geoeconomico entrando così potenzialmente in conflitto (tramite un sistema di alleanze con tendenze europee di tipo simile) con gli interessi egemonici dei predominanti USA. Probabilmente tutti diranno che non è così, che il percorso teorico e politico di G. La Grassa, almeno a partire dagli anni 60-70, è ben noto e che nessuno potrebbe credere ad una simile fregnaccia ma la confusione su questo punto ,vista anche la necessità del nostro autore di ripetere più volte certi argomenti, di spiegare e rispiegare, sta diminuendo solo faticosamente. La Terza Forza (o in qualunque altro modo la si voglia chiamare) è per GLG, se non proprio una necessità, almeno un “bisogno” storico per sviluppare (fino all’innesco di “congiunture critiche”) quel tipo di conflittualità che porti come <<conseguenza precipua il ben noto sviluppo ineguale dei vari capitalismi (dei diversi gruppi capitalistici all’interno di un dato sistema e dei differenti sistemi capitalistici su scala mondiale), con l’alternarsi di quelle epoche che ho denominato mono e policentriche>>. In numerosi testi degli scorsi anni La Grassa aveva posto il problema di come potessero nascere ed articolarsi gruppi di agenti strategici “contro il capitale” ma di fatto il livello di coscienza e di autonomia assolutamente disastroso all’interno dei gruppi dominati che compensa abbondantemente le difficoltà egemoniche dei (sub)dominanti nel nostro paese( e non solo nel nostro) sembra richiedere proprio quei processi, all’interno delle dinamiche di “guerra” tra i dominanti, al cui costituirsi può contribuire proprio una “Terza Forza”.
Secondo La Grassa, nelle epoche capitalistiche che si possono definire policentriche (imperialistiche), <<la lotta intercapitalistica (interdominanti) è talmente acuta da aprire, nei leniniani “anelli deboli”[…], fratture, strappi, lacerazioni gravi che si estendono al tessuto sociale d’insieme […] aprendo così la strada ad attività rivoluzionarie, cioè di radicale mutamento di quella data totalità sociale. Il risultato di tale attività […] non è […] spesso nemmeno […] il mero tentativo di uscire dal capitalismo in una “qualche direzione”; più semplicemente, quest’ultimo viene modificato in profondità e con radicalità, attribuendo la direzione della società (e l’eventuale egemonia complessiva) a nuovi gruppi pur sempre capitalistici e tuttavia nettamente diversi – anzi acerrimi nemici – dei precedenti. In tal senso, ho avanzato la tesi delle rivoluzioni dentro il capitale>>.
Mauro Tozzato 30.01.2007




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