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Risultati da 1 a 10 di 73

Discussione: ASM Brescia

  1. #1
    Gagio87
    Ospite

    Predefinito ASM Brescia

    Dato che sono temi che toccano anche voi e conosco il vostro segretario provinciale vi posto quello che ho trovato in questi giorni di ricerca

  2. #2
    Gagio87
    Ospite

    Predefinito

    L’Unione europea mette in mora il governo italiano sull’ambiente per l’inceneritore Asm di Brescia

    Il 19 dicembre l’Unione europea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora per la terza linea dell’inceneritore Asm di Brescia. Si tratta di un’iniziativa di straordinaria rilevanza sia perché denuncia l’inadempimento di ben 4 direttive europee sull’ambiente, sia perché riguarda il più grande inceneritore d’Europa, proposto in giro per l’Italia come un modello da imitare. In particolare interviene sulla terza linea, costruita senza preventiva valutazione d’impatto ambientale, destinata a bruciare 250.000 tonnellate di rifiuti speciali in aggiunta alle due linee già in funzione per rifiuti urbani e speciali per un totale di 750.000 tonnellate anno, oltre 2.000 tonnellate giorno (tenendo presente che neppure le precedenti due linee sono state sottoposte a valutazione di impatto ambientale, sfruttando le more del recepimento della Direttiva europea).
    Si tratta, con evidenza, di rilievi su questioni fondamentali, come il procedimento autorizzativo, la valutazione di impatto ambientale e l’accesso alle informazioni da parte del pubblico (Direttive 75/442/CEE del Consiglio del 15 luglio 1975, 85/337/CEE del Consiglio del 27 giugno 1985 concernente la valutazione dell'impatto ambientale, 2000/76/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 4 dicembre 2000, sull'incenerimento dei rifiuti e 96/61/CE del Consiglio, del 24 settembre 1996, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento).
    Asm di Brescia, per evitare la valutazione di impatto ambientale (Brescia è una delle città che vanta una delle più elevate contaminazioni al mondo da PCB e diossine in relazione al “caso Caffaro”), aveva costruito la terza linea dell’inceneritore destinata a bruciare rifiuti speciali e “urbani camuffati da Cdr (Combustibile derivato dai rifiuti)”, senza alcuna autorizzazione preventiva, confidando di ottenere ad opera compiuta il “silenzio-assenso” della Provincia (com’è avvenuto) in applicazione delle procedure semplificate di cui agli artt. 31-33 del Decreto “Ronchi” 22 /97, quelle stesse famigerate “procedure semplificate” che erano state oggetto di referendum insieme all’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori.
    Per rientrare nelle “procedure semplificate” Asm aveva propagandato che la terza linea dell’inceneritore (250.000 tonnellate di rifiuti all’anno) avrebbe bruciato solo “biomasse”, costruendo a tal fine un setto separatore nella vasca di raccolta dei rifiuti, per delimitarla dalle altre due linee già funzionanti dal 1998. In realtà non si tratta di “biomasse”, ma di rifiuti speciali, in particolare pulper di cartiera, cioè rifiuti delle lavorazione della carta da riciclo, Cdr e di altri rifiuti industriali ed agroindustriali importati da tutta Italia.
    La decisone dell’Ue non va ovviamente interpretata come una sentenza di condanna, ma neppure come un semplice avviso di garanzia, poiché una prima istruttoria è già stata compiuta: Asm, Comune e Regione hanno già avuto modo di presentare attraverso il governo italiano le loro controdeduzioni, compreso il fatidico “muretto” separatore e l’autorizzazione in semplificata.
    Ma, al di là del seguito procedurale, l’iniziativa della Commissione europea assume di fatto un valore dirompente nel contesto della vicenda dell’inceneritore Asm, anche perché i capi di imputazione sono di grande rilievo. Gli sforzi messi in atto da dieci anni per illustrare il modello Asm e proporlo in tutta Italia e l’impalcatura faticosamente costruita per celebrare la bontà ambientale dell’inceneritore sembrano crollare fragorosamente di fronte alle puntuali e qualificate contestazioni giunte dall’Unione europea: non sono serviti due convegni internazionali appositamente convocati per celebrare il megaimpianto; non hanno convinto la “vecchia Europa” gli autorevoli pareri e le sentenze scientifiche dei numerosi docenti universitari che si sono avvicendati per garantire la bontà ambientale dell’inceneritore; non sono neppure bastati gli scienziati invitati da Asm in visita al proprio impianto da ogni parte del mondo per esaltare una macchina tanto portentosa da esserci invidiata perfino dagli Stati Uniti d’America.
    In sostanza l’Unione europea, a differenza della Provincia e della Regione, non si è fatta “ingannare” dall’escamotage del setto separatore e dalla favola delle “biomasse” e ha ribadito che la terza linea è un normale inceneritore di rifiuti che in quanto tale abbisogna di un procedimento autorizzativo, con relativa informazione al pubblico e preventiva valutazione di impatto ambientale.
    L’acquiescenza ad Asm delle istituzioni locali, Regione, Provincia e Comune, è stata tale che, qualche mese fa, perfino lo stesso assessore all’Ambiente dei Verdi del Comune, sollecitato da alcuni comitati che da anni si battono contro il megaforno dell’Asm, aveva liquidato la valutazione di impatto ambientale come una procedura “dai tempi incerti: sai quando la inizi, non quando la finisci”.
    In ogni caso, è difficile per Asm, per il Comune e per la Provincia di Brescia sottrarsi ora ad una discussione pubblica vera che azzeri tutto quanto, visto la carenza informativa rilevata dall’Ue, e che affronti finalmente e apertamente il tema di fondo: se, per fare dei “bei soldini”, come dice il Presidente di Asm, abbia senso sul piano ambientale e della tutela della salute dei cittadini, ma anche sul terreno della semplice ragionevolezza, attivare una terza linea di incenerimento di rifiuti, non necessaria, che imporrà a Brescia per decenni l’importazione di milioni di tonnellate di rifiuti, con il carico di emissioni inquinanti e di ulteriori scorie (di cui circa un milione di tonnellate pericolose) da interrare in un territorio già massacrato da un secolo di intensissima industrializzazione. Il procedimento di inadempimento del diritto comunitario relativo all’inceneritore Asm, se è di gran lunga il più rilevante, non è il solo avviato dall’Unione europea nei confronti dell’Italia in tema di rifiuti. In un comunicato del 24 luglio 2003 la Commissione europea per l’applicazione del diritto comunitario informava di aver avviato procedimenti di infrazione nei confronti dell’Italia in ben sette casi diversi, che ora, con quello a carico di Asm, sono diventati otto. A commento delle decisioni adottate, il commissario per l'Ambiente, Margot Wallström, aveva affermato: "La normativa dell'Ue in materia di rifiuti punta a far sì che i rifiuti non danneggino più l'ambiente e la salute pubblica. Per realizzare questo obiettivo decisivo gli Stati membri devono attuare e rispettare la normativa in materia che hanno approvato"
    A ciò si aggiunga un nuovo possibile conflitto tra Unione europea e Stato italiano in relazione agli orientamenti che il Governo sta tentando di far passare nella bozza di DPR ‘recepimento della direttiva 2001/77/CE sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili’, attualmente all’esame del Parlamento italiano, laddove si prevede, all'articolo 15, che i rifiuti, compresa la frazione non biodegradabile, siano ammessi a beneficiare del regime riservato alle fonti energetiche rinnovabili, anche se tale parte non biodegradabile dovrebbe essere esclusa dagli incentivi in quanto non in linea con la stessa direttiva 2001/77/CE.
    Nel novembre scorso, tra l’altro, la Commissione ambiente dell’Unione europea ha approvato un’importante relazione che dovrebbe tradursi in una risoluzione del Parlamento europeo, in cui denuncia con forza come molti stati membri, fra cui soprattutto l’Italia, non stiano correttamente applicando le direttive europee in tema di rifiuti. La Commissione rileva come, mentre alcuni Paesi hanno realizzato già una raccolta differenziata per oltre il 40%, altri, tra cui l’Italia, sono al di sotto del 10%. Inoltre la Commissione ricorda che il Quinto programma d'azione in materia di ambiente prevedeva la stabilizzazione della produzione di rifiuti nel 2000 al livello del 1985 di 300 kg pro capite, mentre in Italia siamo a 516 kg e nelle realtà più “avanzate” dell’Italia come Brescia, con il suo megainceneritore, siamo ad oltre 700 kg all’anno!
    Insomma un’Italia sempre più lontana dall’Europa, che ignora le priorità della riduzione e del riuso e riciclo, e dove la produzione di rifiuti continua ad aumentare, la discarica rappresenta ancora la destinazione primaria, mentre, nelle realtà più “avanzate” come Brescia, al “tutto in discarica” si sostituisce semplicemente il “tutto nell’inceneritore”, magari senza neppure adempiere alle direttive comunitarie.Brescia 15 gennaio 2003 Marino Ruzzenenti




    L’Unione europea mette in mora il governo italiano sull’ambiente per l’inceneritore Asm

    La rilevanza della lettera di messa in mora del Governo italiano per le terza linea dell’inceneritore Asm di Brescia è straordinaria sia perché denuncia l’inadempimento di ben 4 direttive europee sull’ambiente, sia perché riguarda il più grande inceneritore d’Europa, proposto in giro per l’Italia come un modello da imitare, in particolare la terza linea destinata a bruciare 250.000 tonnellate di rifiuti speciali in aggiunta alle due linee già in funzione per rifiuti urbani e speciali per un totale di 750.000 tonnellate anno, oltre 2.000 tonnellate giorno (tenendo presente che neppure le precedenti due linee sono state sottoposte a valutazione di impatto ambientale, sfruttando le more del recepimento della Direttiva europea).
    Queste sono le diverse normative comunitarie di cui l’Ue lamenterebbe l’inadempimento:
    articoli 9 e 11 della direttiva 75/442/CEE del Consiglio del 15 luglio 1975 sui rifiuti modificata dalla direttiva 91/156/CEE del Consiglio del 18 marzo 1991 (art. 9: 1. Ai fini dell'applicazione degli articoli 4, 5 e 7 tutti gli stabilimenti o imprese che effettuano le operazioni elencate nell'allegato II A debbono ottenere l'autorizzazione dell'autorità competente di cui all'articolo 6. Tale autorizzazione riguarda in particolare: - i tipi ed i quantitativi di rifiuti, - i requisiti tecnici, - le precauzioni da prendere in materia di sicurezza, - il luogo di smaltimento, - il metodo di trattamento; art. 11, possono essere dispensati dall'autorizzazione di cui all'articolo 9 o all'articolo 10: a) gli stabilimenti o le imprese che provvedono essi stessi allo smaltimento dei propri rifiuti nei luoghi di produzione e b) gli stabilimenti o le imprese che recuperano rifiuti: Tale dispensa si può concedere solo: - qualora le autorità competenti abbiano adottato per ciascun tipo di attività norme generali che fissano i tipi e le quantità di rifiuti e le condizioni alle quali l'attività può essere dispensata dall'autorizzazione e - qualora i tipi o le quantità di rifiuti ed i metodi di smaltimento o di ricupero siano tali da rispettare le condizioni imposte all'articolo 4.2. Le autorizzazioni possono essere concesse per un periodo determinato, essere rinnovate, essere accompagnate da condizioni e obblighi, o essere rifiutate segnatamente quando il metodo di smaltimento previsto non è accettabile dal punto di vista della protezione dell'ambiente);
    articoli 2 e 4 della direttiva 85/337/CEE del Consiglio del 27 giugno 1985 concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come modificata dalla direttiva 97/11/CE del Consiglio del 3 marzo 1997 (art. 2 : 1. Gli stati membri adottano le disposizioni necessarie affinché, prima del rilascio dell'autorizzazione, i progetti per i quali si prevede un impatto ambientale importante, segnatamente per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione, formino oggetto di una valutazione del loro impatto. Detti progetti sono definiti nell'articolo 4.);
    articolo 12 della direttiva 2000/76/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 4 dicembre 2000, sull'incenerimento dei rifiuti (art. 12: Accesso alle informazioni e partecipazione del pubblico. 1. Fatte salve la direttiva 90/313/CEE del Consiglio e la direttiva 96/61/CE del Consiglio, le domande di nuove autorizzazioni per impianti di incenerimento e di coincenerimento sono accessibili in uno o più luoghi aperti al pubblico, quali le sedi di istituzioni locali, per un periodo adeguato di tempo affinché possa esprimere le proprie osservazioni prima della decisione dell'autorità competente. La decisione, comprendente almeno una copia dell'autorizzazione e di qualsiasi suo successivo aggiornamento, è parimenti accessibile al pubblico);
    articolo 15, comma 1, della direttiva 96/61/CE del Consiglio, del 24 settembre 1996, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento (art. 15, comma 1: Accesso all'informazione e partecipazione del pubblico alla procedura di autorizzazione. 1. Fatto salvo quanto stabilito nella direttiva 90/313/CEE del Consiglio, del 7 giugno 1990, concernente la libertà di accesso all'informazione in materia di ambiente, gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che le domande di autorizzazione di nuovi impianti e di modifiche sostanziali siano rese accessibili per un adeguato periodo di tempo al pubblico affinché possa esprimere le proprie osservazioni, prima della decisione dell'autorità competente. La decisione, comprendente almeno una copia dell'autorizzazione e di qualsiasi suo successivo aggiornamento, deve del pari essere messa a disposizione del pubblico).
    Si tratta, con estrema evidenza, di rilievi su questioni fondamentali, come il procedimento autorizzativo, la valutazione di impatto ambientale e l’accesso alle informazioni da parte del pubblico.
    Come è noto, lo Stato italiano avrà due mesi di tempo per presentare le proprie osservazioni. Se l'Italia dovesse continuare a non ottemperare ai propri obblighi e se la Commissione non dovesse modificare il proprio punto di vista a seguito delle osservazioni trasmesse dallo Stato membro in risposta alla lettera di messa in mora, la Commissione emetterà un parere motivato al quale lo Stato membro dovrà conformarsi entro un determinato termine. Se l'Italia non dovesse conformarsi al parere motivato, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia.




    No alle procedure semplificate

    Asm, per evitare la valutazione di impatto ambientale, aveva costruito la terza linea dell’inceneritore destinata a bruciare rifiuti speciali e “urbani camuffati da Cdr”, senza alcuna autorizzazione preventiva, confidando di ottenere ad opera compiuta il “silenzio-assenso” della Provincia (com’è avvenuto) in applicazione delle procedure semplificate di cui agli artt. 31-33 del Decreto “Ronchi” 22 /97e.
    Per rientrare nelle “procedure semplificate” Asm aveva propagandato che la Terza linea dell’inceneritore (250.000 tonnellate di rifiuti all’anno) avrebbe bruciato solo “biomasse”, costruendo a tal fine un setto separatore nella vasca di raccolta dei rifiuti, per delimitarla dalle altre due linee già funzionanti dal 1998. In realtà non si tratta di “biomasse”, ma di rifiuti speciali, in particolare pulper di cartiera, cioè rifiuti delle lavorazione della carta da riciclo, e di altri rifiuti industriali ed agroindustriali importati da tutta Italia.
    L’Ue ha ribadito che la terza linea è un normale impianto di incenerimento di rifiuti e che come tale deve essere preventivamente autorizzato, nonché sottoposto a valutazione di impatto ambientale con relativa informazione al pubblico.


    i tre articoli dicono le stesse cose... se non avete voglia di leggervi tutto leggetevi almeno le parti che vi ho messo in grassetto che sono le parti chiave per capire di cosa parlano....

  3. #3
    Gagio87
    Ospite

    Predefinito

    FALLIMENTO DELLA POLITICA DEI RIFIUTI A BRESCIA
    AFFARI D’ORO PER ASM E HOPA

    Due anni fa, dopo la sospensione per un mese dell’inceneritore da parte del TAR di Brescia, nel documento "I rifiuti a Brescia. Dal business alla tutela dell’ambiente e della salute" denunciavamo i pericoli che rappresentava un inceneritore così sovradimensionato per una corretta gestione dei rifiuti in Provincia di Brescia.
    Ora, dopo un primo quinquennio di funzionamento dell’inceneritore, si possono trarre le conclusioni di un’esperienza, quella bresciana, presentata dalla propaganda Asm come modello pilota da proporre all’intero Paese.
    1. La malagestione dei rifiuti in provincia di Brescia
    Ecco come questo impianto di incenerimento ha pesantemente condizionato la politica dei rifiuti a Brescia: record negativo a livello nazionale per la produzione dei rifiuti pro capite; progressivo aumento della quota di rifiuto indifferenziato; sostanziale blocco della raccolta differenziata che colloca Brescia, con un modesto 26,5%, al penultimo posto della graduatoria regionale; continua importazione di rifiuti da fuori provincia per una quota superiore a quelli prodotti nel Bresciano; rinuncia totale delle Istituzioni locali a qualsiasi ruolo attivo nella programmazione della politica dei rifiuti. Insomma Brescia si è mossa nella direzione opposta rispetto alle indicazioni del decreto Ronchi e di una saggia politica di tutela della salute e dell’ambiente, grazie ad un inceneritore sovradimensionato che ha fame di rifiuti (e quindi di profitti): il fallimento della gestione dei rifiuti è quindi totale e per molti aspetti clamoroso.
    [Per questo capitolo ci riferiamo ai dati ufficiali dell’Osservatorio provinciale rifiuti per il 2001(d’ora in poi OPR 2001) confrontandoli con una realtà a noi vicina, politicamente di destra e simile per caratteristiche economico-produttive (il cosiddetto nord-est), la Regione Veneto, utilizzando il quaderno dell’Arpa Veneto La gestione dei rifiuti urbani 2001 (d’ora in poi ORV 2001), che, comunque, non viene proposto come "modello", ma come esperienza significativa.]
    1.1. La produzione pro-capite
    Il livello di produzione giornaliera pro-capite dei rifiuti a Brescia è nel 2001 scandalosamente elevato: kg 1,566 in provincia (OPR 2001, p. 32) e addirittura kg 1,821 nel comune capoluogo, (nostra elaborazione da OPR 2001, p. 34), rispetto ad una media della Regione Veneto di kg 1,30 (ORV 2001, p. 5) e nazionale di kg 1,34 (Ministero dell’ambiente, La produzione e gestione dei rifiuti urbani. Rapporto 2002, p. 17). Come spiegare il fenomeno? Diverse forse le cause: la comodità incentivante della discarica sotto casa rappresentata dal cassonetto, ma soprattutto la "fame" di rifiuti (ovvero profitti) delle aziende smaltitrici, dell’inceneritore in particolare, che ha favorito il camuffamento di rifiuti assimilabili (attività artigianali, commerciali, anche industriali) conferendoli come urbani. Sta di fatto che Brescia si è collocata ormai stabilmente al poco onorevole ultimo postodella graduatoria negativa delle province lombarde, per produzione pro-capite di rifiuti. (Nel 2000, infatti, Brescia è slittata dal penultimo posto del 1999 all’ultimo, con kg/g 1,51 rispetto ad una media della Regione Lombardia di kg/g 1,33. Cfr. Ministero dell’ambiente, La produzione e gestione dei rifiuti urbani. Rapporto 2002, p. 17) e addirittura al quart’ultimo a livello nazionale per la massima produzione di rifiuti pro-capite (Cfr. Supplemento di "ItaliaOggi" del 14 gennaio 2003, Rapporto 2002 sulla qualità della vita in Italia, Produzione di rifiuti urbani, p. 19), arretrando di due ulteriori posizioni rispetto al 2001 quando era al sest’ultimo posto.
    1.2. La raccolta differenziata
    Dietro la propaganda ingannevole che qualcuno si diletta ancora a fare, c’è il dato incontrovertibile di una provincia in cui negli ultimi anni la raccolta differenziata è sostanzialmente bloccata, da una posizione di primo piano che occupava meno di un decennio fa. Siamo, a livello provinciale, ad un modesto 26,56% (OPR 2001, p. 8), rispetto ad una media della Regione Veneto del 34,5% (ORV 2001, p. 5) e della Lombardia, per il 2000, del 32%, regione in cui Brescia è collocata al penultimo posto (Ministero dell’ambiente, La produzione e gestione dei rifiuti urbani. Rapporto 2002, p. 17). Non è consolante neppure il dato di Brescia città, apparentemente migliore, al 31,7% (OPR 2001, p. 34), perché nasconde un gonfiamento artificiale della frazione conferita già differenziata dagli esercizi commerciali e artigianali. A questo proposito, qualcuno a costo di apparire ridicolo insiste nell’accreditare il dato dell’ASM (37%), la quale, essendo un’azienda privata, non ha peraltro alcuna autorità in materia (sarebbe come chiedere all’oste se il suo vino è buono). Comunque, se paradossalmente si accettasse ciò che l’ASM suggerisce (conteggiare come raccolta differenziata il ferro che si recupera dalle ceneri a valle del processo industriale di incenerimento e i materiali raccolti e recuperati da privati), la città di Brescia arriverebbe a una produzione pro capite di rifiuti di 2 kg/giorno. Non merita, peraltro, particolari considerazioni la propagandata "operazione 50% di raccolta differenziata" lanciata in un quartiere della città, quello che ospita l’inceneritore: poiché si basa elusivamente sull’aumento del numero di cassonetti collocati in strada, non produrrà altro risultato che un ulteriore aumento del rifiuto urbano, nel quale per comodità molte imprese "camufferanno" i propri rifiuti speciali.
    In realtà per un corretto inquadramento della situazione è necessario sempre fare riferimento a valori assoluti e non alle percentuali ed in particolare a quanti rifiuti vengono raccolti senza essere differenziati, come correttamente fa l’Osservatorio Rifiuti della Regione Veneto e come suggeriamo venga in futuro fatto dall’Osservatorio provinciale di Brescia. Infatti, la quantità di rifiuti non differenziati, in termini assoluti, raccolti nel comune di Brescia rimane molto elevata pari a kg 1,244 al giorno per abitante, rispetto ad una media degli altri comuni della Provincia di kg 1,150 (OPR 2001, p. 8) e a kg 0,855 nella Regione Veneto. Comunque, anche considerando il lieve aumento percentuale annuo della raccolta differenziata (circa 2-3%), ciò che risulta grave è che, a partire dal 1995, il quantitativo globale di rifiuti conferiti non differenziati non solo non è stato scalfito, ma è continuamente aumentato (da 431.497 tonnellate nel 1995 a 470.856 nel 2001. Cfr. OPR 2001, p. 31). In Veneto, invece, il rifiuto conferito non differenziato nel 2001 è diminuito del 6,5% rispetto al 2000 (ORV 2001 p. 5). L’esperienza del Veneto è interessante perché dimostra come il sistema di raccolta dei rifiuti con cassonetto produca un aumento dei rifiuti e rappresenti un limite invalicabile per raggiungere quote significative di raccolta differenziata: in 57 comuni con raccolta attraverso cassonetto si raggiunge un massimo di raccolta differenziata del 36,7% con una produzione pro-capite di kg/g 1,36, mentre in 215 comuni (ad esempio Padova 1) in cui si applica il "porta a porta" la raccolta differenziata raggiunge il 57,9% con una produzione pro-capite di kg/g 1,0 (ORV 2001, p. 41).
    A Brescia, in conclusione, siamo di fronte negli ultimi anni ad un sostanziale fallimento della raccolta differenziata, evidentemente poco gradita all’inceneritore perché gli sottrae proficuo alimento. Ma quel che è più grave è che a questa situazione ormai tutti si siano adeguati e che non si faccia nulla per invertire la tendenza ("Tanto c’è l’inceneritore che se ne occupa!"), nonostante sia chiaro che Brescia non riuscirà a rispettare neppure l’obiettivo fissato dal Decreto Ronchi (Dlgs 22/97) per il 2003, cioè 35% di raccolta differenziata, poiché con il trend degli ultimi anni a malapena si raggiungerà il 30%. Ovviamente per pudore la stessa Amministrazione provinciale non cita nemmeno più l’obiettivo del 40% per il 2002, fissato dal Piano provinciale rifiuti (Piano provinciale di organizzazione dei servizi per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani ed assimilabili della provincia di Brescia di cui alla D. C. R. n. 1343 del 21/02/1995), quello costruito attorno alla favola dell’Asm del "sistema integrato" e del "doppio binario". Del resto, come si è visto, lo stesso Decreto Ronchi viene contraddetto proprio nell’indicazione strategica, cioè la riduzione dei rifiuti.
    1.3. L’importazione
    Il dato più vergognoso, e completamente oscurato nel dibattito, è quello relativo all’importazione di rifiuti. Di fronte a una produzione provinciale di rifiuti accertata, di 641.239 tonnellate ne smaltiamo più del doppio, tra inceneritore e discariche, ben 1.414.997 tonnellate (Questi dati, per pudore, non sono più pubblicati dall’Osservatorio provinciale e li abbiamo acquisiti con richiesta di accesso agli atti). I rifiuti smaltiti, quindi, nella maggior parte (773.758 tonnellate) sono importati da fuori provincia e vanno a caricare di inquinamento diversi siti del nostro territorio già così disastrato; a questo proposito va sempre ricordato che i rifiuti speciali, contrabbandati furbescamente come "biomasse", provenienti da tutta Italia e bruciati nell’inceneritore, non si volatilizzano, ma si traducano in più di un terzo di rifiuti speciali probabilmente pericolosi (Ministero dellAmbiente, Direttiva 9 aprile 2002, Indicazioni per la corretta e piena applicazione del regolamento comunitario n. 2577/2001 sulle spedizioni di rifiuti ed in relazione al nuovo elenco dei rifiuti, p. 29), che vanno a riempire e contaminare qualche buca della nostra "bassa". Che dire? Se non che il territorio bresciano non è degno di essere spremuto dai propri amministratori ed utilizzato come la pattumiera di tutti per quattro soldi (o meglio centinaia di milioni di euro).
    In compenso, però, siamo anche esportatori dei rifiuti tossici prodotti dall’inceneritore, circa 15.000 tonnellate di polveri depositate dai filtri. Come fosse un merito, l’ASM ha spiegato ai cittadini bresciani che questi non sono un problema perché li mandiamo in Germania, per la gioia di quelle popolazioni (ignare?) che se li prendono in carico.
    La conclusione può quindi essere lapidaria per quanto riguarda la gestione dei rifiuti in provincia di Brescia, rispetto alla propaganda sul "patto ambientalista" di dieci anni fa, quando si trattava di far digerire ai bresciani l’inceneritore e che oggi più nessuno si preoccupa neppure di evocare: fallimento su tutta la linea.
    Nel documento già citato di due anni fa, "I rifiuti a Brescia. Dal business alla tutela dell’ambiente e della salute", abbiamo indicato nel dettaglio che cosa si dovrebbe fare in alternativa per una corretta politica dei rifiuti a Brescia e quelle proposte rimangono pienamente valide e confermate anche dall’esperienza che si sta compiendo sul campo in alcune zone del Veneto.
    In questi due anni, però, si sono ulteriormente chiariti, i motivi del "nostro" fallimento rispetto alle promesse ed ai progetti del recente passato, ed anche il perché sulla questione rifiuti è sceso il più totale silenzio, anche di buona parte del mondo ambientalista ufficiale.
    2. Il "modello Asm Brescia": il rifiuto diventa combustibile
    Asm ha costruito un modello basato sulla concezione del rifiuto, non come materia seconda da ridurre all’origine, da riutilizzare, da riciclare, ma come combustibile in quanto contiene frazioni con una percentuale "interessante" di carbonio. Queste frazioni sono però in gran parte le stesse che potrebbero essere ridotte o riciclate. Ma il rifiuto-combustibile non solo comporta un colossale spreco di risorse e quindi ambientale, ma, anche da un punto di vista energetico, non produce quei risparmi di emissioni di gas serra che la propaganda Asm va raccontando.
    Il rifiuto-combustibile, invece, è fonte di uno straordinario business e con questo argomento decisivo Asm è riuscita ad allineare sulla sua strategia l’Amministrazione comunale di Brescia di centrosinistra, le Amministrazioni provinciale e regionale di centrodestra, il Governo attuale (ma anche quello precedente): insomma una posizione perfettamente trasversale, che ha fatto proseliti anche in alcuni settori del mondo ambientalista.
    2.1. L’inceneritore da impianto per il trattamento dei rifiuti a centrale termoelettrica per fare affari
    Con il funzionamento a pieno regime dell’inceneritore è giunta a compimento la trasformazione di questo impianto, originariamente autorizzato per il trattamento dei rifiuti solidi urbani all’interno di una Pianificazione istituzionale della politica dei rifiuti finalizzata alla tutela dell’ambiente: ora è diventato, per volontà di Asm e Comune di Brescia, una grande industria chimico-energetica, classificata insalubre e collocata dentro la città, nello specifico una centrale termoelettrica alimentata da un combustibile "speciale", i rifiuti, ed in particolare da quei rifiuti urbani e speciali, ingannevolmente denominati "biomasse" dall’Asm, che hanno un contenuto di carbonio interessante per la combustione. In questo quadro Asm e Comune di Brescia hanno rovesciato le priorità: da quella della tutela dell’ambiente e della salute si è passati esplicitamente a quella della produzione di energia e di consistenti utili. Conseguentemente Asm, da azienda dei servizi municipalizzati per i cittadini di Brescia, è diventata un’impresa privata, prioritariamente impegnata a livello nazionale e non solo a produrre energia e realizzare business. La quotazione in borsa ha innanzitutto questo significato (oltre a quello di far partecipare alcuni privati all’affare, l’Hopa di Emilio Gnutti innanzitutto) ed è stata preparata dalla precedente sciagurata e "clandestina" decisione della Giunta comunale di installare anche la terza linea dell’inceneritore, portando la capacità complessiva di incenerimento di rifiuti urbani e speciali a circa 700.000 tonnellate anno, circa 2.000 tonnellate giorno, oltre il triplo del fabbisogno della provincia di Brescia, dando vita al più grande inceneritore d’Europa: una mostruosità, se si tiene conto che la megamacchina ha un sistema di trattamento fumi non certo al meglio delle tecnologie disponibili e che quindi emette notevoli quantità di PCB e diossine su un territorio che è fra i più inquinanti a livello internazionale proprio per queste sostanze supertossiche ("Caso Caffaro"). Il tutto ovviamente senza uno straccio di preventiva valutazione di impatto ambientale!
    2.2. Il business del rifiuto-combustibile mette tutti d’accordo
    Questa impostazione, sposata in pieno da una parte consistente dell’ambientalismo (settori di Legambiente, i "Verdi" bresciani) fa forza, nella propaganda Asm, su alcuni presupposti che vanno esplicitamente discussi:
    v L’Italia è carente di fonti energetiche fossili, e comunque la penuria energetica è il tema con cui ci si dovrà confrontare drammaticamente nei prossimi anni. Nei rifiuti urbani e speciali è contenuta una certa percentuale di carbonio che può essere combusta e impiegata per produrre energia, altrimenti sprecata con la collocazione in discarica.
    v I rifiuti si riproducono in continuo e quindi vanno considerati un’energia rinnovabile.
    v Bruciando i rifiuti si risparmia un’equivalente quantità di combustibili fossili che si dovrebbero impiegare per produrre la stessa energia, mentre si evita l’emissione di gas serra che si determinerebbe comunque con la collocazione in discarica.
    E’ interessante notare come attorno a questi assiomi vi sia una convergenza perfettamente trasversale sul piano politico:
    - L’Asm di Brescia è apripista a livello nazionale di questa strategia "energetista" per i rifiuti sostenuta senza riserve dalla Giunta comunale di centro sinistra che la controlla, con tanto di assessore all’ecologia dei Verdi; Asm e Comune, tra l’altro, hanno fin dall’inizio utilizzato come principale consulente Paolo degli Espinosa, illustre esponente del Comitato scientifico di Legambiente.
    - La Giunta provinciale di centro destra, da quando è entrato in funzione l’inceneritore, ha esplicitamente rinunciato a qualsiasi ruolo di programmazione giungendo con la determinazione del dirigente di settore del 27 novembre 2002 a stabilire che l’inceneritore di Brescia, originariamente autorizzato per 266.000 tonnellate, può bruciare tutti i rifiuti che vuole e che può, sia urbani (e non se ne indicano neppure i quantitativi!) sia speciali. Del resto da tempo ci si è dimenticati di aggiornare il Piano provinciale rifiuti (da farsi entro la fine del 1997) e di por mano all’elaborazione del nuovo, essendo il precedente scaduto a fine 2002. In sostanza, si dice, i rifiuti sono un combustibile, abbiamo un forno che ne può bruciare per mezza Lombardia: il problema è risolto.
    - La Giunta della Regione Lombardia, di centro destra, d’altro canto, segue con molto interesse e partecipazione l’esperienza pilota di Brescia (non a caso si è costituita insieme al Comune di Brescia di centro sinistra - una difesa bipartisan! - a fianco di Asm per sostenere che l’inceneritore autorizzato per 266.000 tonnellate di rifiuti ne può bruciare "abusivamente" quasi il doppio!). E sta assecondando in tutti i modi la strategia Asm, anche attraverso una ristrutturazione istituzionale straordinariamente innovativa e perfettamente coerente con l’impostazione di Asm-Comune di Brescia, probabilmente unica a livello nazionale: con la nuova giunta di Formigoni 2 la questione rifiuti è transitata dalla competenza dell’assessorato all’ambiente a quella dell’assessorato all’energia ed alle attività produttive. Il tutto nell’indifferenza del centro sinistra lombardo nonché dell’ambientalismo ufficiale. Sembrerebbe di capire che l’affare rifiuti-energia metta tutti perfettamente d’accordo, per l’appunto un tema bipartisan, come si usa dire.
    - Il Ministero dell’ambiente, di centro destra come è noto, dal canto suo, è perfettamente in sintonia con Asm e Comune di Brescia laddove nella recente delibera del Cipe del 5 gennaio 2003, "Linee guida... per la riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2010" indica nell’incremento dell’energia elettrica prodotta dai rifiuti solidi urbani e dalle "biomasse" (tra 750 a 1.300 MW) una delle linee strategiche per gestire il problema energetico nazionale all’interno dei vincoli del protocollo di Kyoto. Sulla stessa falsariga la Regione Lombardia che nella proposta di Piano Energetico Regionale intende portare l’incenerimento dei rifiuti al 50 % di quelli prodotti.
    2.3. Le "favole" di Asm sulle presunte virtù ambientali dell’incenerimento
    La strategia Asm si fonda su punti, da molti considerati come assiomi, ma che sono facilmente confutabili.
    Risibile è l’idea di considerare i rifiuti energia rinnovabile. Se in parte può essere accettabile per gli scarti vegetali e legnosi derivati da coltivazioni o forestazioni in grado di ricostituirne i consumi, per il resto dei materiali presenti nei rifiuti non si può dire altrettanto: ad esempio tutte le plastiche derivate dal petrolio il cui incenerimento, in alternativa alla riduzione attraverso il vuoto a rendere, al riuso o al riciclaggio, determina una diminuzione non rinnovabile dello stock complessivo di combustibili fossili. Neppure la normativa europea, del resto, ritiene che i rifiuti siano in toto "fonti rinnovabili": la direttiva Ue sulla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (n. 2001/77) considera tra queste solo "la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani" (e le plastiche non sono certo biodegradibili). Anche se, in palese contrasto con questa direttiva, il decreto Bersani (in questo, invece, in perfetta sintonia con l’attuale governo di centro destra) considera "rinnovabili", tra gli altri, "la trasformazione in energia elettrica dei rifiuti organici ed inorganici o di prodotti vegetali" , quindi tutto il carbonio contenuto nei rifiuti.
    Per quanto riguarda poi il bilancio energetico ed ambientale (gas serra) quegli assiomi reggono, in parte, solo se il confronto si fa con la collocazione dei rifiuti in discarica. Infatti, Asm, i professori universitari che di volta in volta vengono ingaggiati dalla stessa, il Comune di Brescia e le varie istituzioni fino al Ministero non si peritano mai di confrontare il bilancio energetico e ambientale dell’incenerimento (e relative emissioni di gas serra) con il bilancio energetico ed ambientale di una coerente politica di riduzione dei rifiuti (abbandono degli "usa e getta", "vuoto a rendere", riuso degli imballaggi...) e di riciclaggio attraverso una raccolta differenziata spinta. Esemplifichiamo con una tipologia di rifiuti diffusa ed "interessante" per il potenziale energetico come gli imballaggi (carta, cartone, plastiche): se questi vengono collocati in discarica, evidentemente rappresentano un puro spreco in termini di materie prime (legno e petrolio, soprattutto) e di emissioni di gas serra; bruciarli per produrre energia, comporterebbe invece un parziale recupero di energia e quindi di Tep di petrolio risparmiati con relative emissioni di gas serra evitate. Ma se questi imballaggi vengono riutilizzati e/o riciclati si ottiene ovviamente un risparmio di materie prime e quindi di energia e gas serra molto più importante. Ed infatti, il decreto Ronchi pone prioritariamente gli obiettivi della riduzione, del riuso e del riciclaggio, riservando all’incenerimento solo ciò che residua e come alternativa alla discarica.
    Ma anche sul piano strettamente tecnico e nella "logica Asm", i calcoli della stessa sono del tutto infondati come dimostra con rigore scientifico Marco Caldiroli, perito chimico di Medicina democratica:
    "Il meccanismo di calcolo della ASM per quantificare la CO2 "risparmiata" con l'incenerimento dei rifiuti è fondato su due fattori:
    a) l'emissione connessa con la cogenerazione cioè l'energia termica prodotta dall'inceneritore viene conteggiata integralmente come "risparmio" di CO2. Basandosi sui valori riportati nella Dichiarazione Ambientale del 1999 di ASM ("Tabelle tecniche") possiamo calcolare questo "contributo" come segue :
    - nel 1999 sono stati prodotti complessivamente 518.000 MW di energia dall'inceneritore, di questi 240.200 sono MWt di vapore per cogenerazione;
    - nel 1999 si stima una emissione complessiva di CO2 (da combustione, non è chiaro se e come è stato considerato il protossido di azoto N2O da non confondere con gli NOx) di 350.348 tonn, ciò corrisponde a un fattore di emissione di 676 grammi di CO2 per kWh prodotto. Moltiplicando 676 g/kwh per 240.200 MWtermici si otterrebbero 162.303 t/anno nel 1999 di CO2 considerata risparmiata da ASM in virtù della cogenerazione.
    b) Al dato di cui sopra viene aggiunto il valore della CO2 "risparmiata" se la stessa quantità di rifiuti (nel 1999 pari a 372.003 tonnellate incenerite da ASM) fosse finita tal quale in discarica. Pur non essendo esplicitati i fattori di emissione di CO2 equivalente utilizzati e se sia stato o meno considerato il recupero energetico del biogas (per le discariche il gas serra principale non è la CO2 come tale, ma il metano che ha un "fattore" serra di 21 volte più potente rispetto al CO2 considerato come 1), utilizzando dei fattori disponibili in letteratura (Enea) questa parte di emissione "risparmiata" varrebbe tra 232.129 tonn (discarica senza recupero del biogas) e 211.297 tonn (discarica con recupero di biogas) in relazione a una quantità di rifiuti pari a quelli inceneriti da ASM nel 1999.
    Sommando A+B risulterebbe un valore tra 394.432 e 373.600 t di CO2 risparmiate (il range corrisponde alla discarica con o senza recupero del biogas): infatti ASM dichiara un dato di CO2 risparmiata nel 1999 pari a 383.245 tonnellate, che si pone in mezzo al range sopra calcolato.
    Ora, un simile calcolo da parte di ASM non ha un fondamento riconosciuto (non è rintracciabile una fonte autorevole - ovvero internazionale - che dia indicazioni definitive in questo per tutti i paesi aderenti al protocollo di Kyoto). Viceversa, se ad esempio consideriamo la direttiva Ue 2001/77 sulla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, troviamo che tra queste viene considerata solo "la parte biodegradabile dei rifiuti" (quindi i rifiuti con carbonio fornito da fonti fossili come le plastiche non devono essere considerati fonti rinnovabili).
    Tra le diverse proposte per calcolare la CO2 "risparmiata" dall'incenerimento si segnala, infine, quella di De Stefanis (che di proposte ne fa tre, ma verrà qui considerata quella ritenuta più "corretta"). In sintesi questa proposta parte dal presupposto che la parte organica e biodegradabile dei rifiuti costituisce i 2/3 del carbonio ivi contenuto (1/3 di carbonio è da considerarsi non biodegradabile e di origine fossile, ovvero dal petrolio) e quindi solo le emissioni corrispondenti sono "risparmiate" mentre quelle correlabili con l'altro terzo non sono risparmiate. Dopodiché la proposta correla queste emissioni non risparmiate con quelle di una centrale termoelettrica tradizionale per produrre la stessa quota di energia (pertanto, come si vedrà più avanti, è fondamentale il rendimento energetico sia dell'inceneritore che della centrale di riferimento). Applicando questa metodica, nel caso di ASM del 1999, otterremmo un "risparmio" di CO2 pari a 208.448 tonn (in considerazione al rendimento energetico relativamente elevato dell'inceneritore - il 51,1 % - connesso con la cogenerazione di vapore per teleriscaldamento). Questo valore però è valido a partire dal confronto con una centrale termoelettrica tradizionale (si prende come riferimento il "mix" di centrali ex Enel del 1999) con un fattore di emissione pari a 729 g di CO2 per kWh prodotto. Se invece si confronta l'emissione ASM con quella di una centrale termoelettrica a ciclo combinato a gas naturale (in questo senso del tutto valida la "vecchia" proposta di riconvertire almeno in parte l'inceneritore in una centrale di questo genere) il fattore di emissione da porre a confronto sarebbe di 360 g di CO2 per kWh prodotto. In questo caso, sempre con riferimento ai dati ASM del 1999, si avrebbe un "risparmio" assai minore, pari a 40.176 tonn di CO2 (sempre ovviamente ipotizzando che i rifiuti, in alternativa, vadano tutti in discarica).
    A sostanziale conferma di quanto sopra dimostrato, si può considerare quanto afferma la stessa Regione Lombardia che, in questo, si discosta notevolmente dalla propaganda Asm: nel "Programma Energetico Regionale - Indirizzi ed obiettivi di politica energetica per la Lombardia", a pagina 58 (tabella 12) si trova una tabella riassuntiva dello stato degli inceneritori autorizzati (anche se in realtà ne hanno aggiunti alcuni che non sono stati autorizzati, ma tant'è). Per quanto concerne ASM si dice che l'impianto ha una potenzialità di smaltimento pari a 485.100 t/anno (!), una energia elettrica prodotta pari a 351.698 MWh, una energia termica prodotta pari a 174.073 MWh, emissioni prodotte dall'inceneritore pari a 160.000 t/a (CO2 equivalenti), emissioni prodotte dal sistema cogenerativo pari a 256.000 t/a (CO2 - quindi queste emissioni non sono "risparmiate" ma solo emesse) e poi si considera (non viene specificato il sistema di calcolo) che le emissioni evitate di CO2 dell'inceneritore ASM sarebbero pari a "solo" 98.000 t/a e non le 383.245 tonnellate dichiarate da Asm (nel 1999).
    In conclusione, anche considerando un relativo "risparmio" di CO2 (i valori credibili o meglio corretti, sono quelli intorno alle 40.176 tonn di CO2, per i motivi già detti) occorre poi tener presente, da un canto, quanto potrebbe essere il risparmio di CO2 (e di materie prime) connesso con il riciclaggio, il riutilizzo e/o la riduzione dei rifiuti e, dall’altro, che al "risparmio" delle emissioni di CO2 corrispondono quelle di altri inquinanti (NOx, SOx, CO, polveri, HCl, PCB, diossine, metalli etc) presenti in misura inferiore (a parità di energia prodotta) o non presenti del tutto nel caso di una centrale a gas naturale".
    2.4. L’imbroglio delle "biomasse"
    Inoltre, su questo piano, si gioca con carte false attorno al tema delle "biomasse". Le "biomasse" fanno parte tradizionalmente del bagaglio ambientalista in campo energetico. Intese in senso proprio, cioè materiali vegetali prodotti da coltivazioni dedicate, si possono considerare effettivamente energia rinnovabile (anche se occorre sempre tener presente che spesso ciò comporta la riduzione di terreno coltivabile per l’alimentazione umana). Un caso esemplare di uso energetico delle biomasse è la produzione in Brasile su larga scala di alcol per alimentare motori a scoppio attraverso la canna da zucchero (ma poi una parte dei brasiliani, come è noto, non ha di che sfamarsi). In questo senso le "vere biomasse" sono state catalogate nella legge italiana dal DPCM 8 marzo 2002 allegato III, , "Individuazione delle biomasse combustibili e delle loro condizioni di utilizzo". Ma vi è anche un uso distorto del termine "biomasse", su cui furbescamente gioca l’Asm, assecondata da una parte di ambientalisti "disattenti": in questa accezione vengono considerati "biomasse" tutti gli scarti e i rifiuti che contengono un certo tenore di sostanza organica, cioè di carbonio e che per questo vengono visti dagli "energetisti" come combustibili; "biomasse" sono quindi i rifiuti urbani e tutti i rifiuti speciali non inerti che contengano una percentuale di carbonio tale da determinare un potere calorifico di almeno 1.500 kcal/kg. Su questo equivoco Asm, non disponendo di sufficienti rifiuti urbani già per le due linee in funzione, del tutto sovradimensionate, ha deciso di importare e bruciare nell’inceneritore circa 150.000 tonnellate annue di rifiuti speciali, ingannevolmente definiti "biomasse", senza alcuna autorizzazione preventiva o deliberazione di alcuna istituzione pubblica locale (Comune, Provincia, Regione).
    2.5. L’inceneritore non è alternativo alla discarica, ma alla riduzione dei rifiuti ed al riciclaggio
    Da parte di Asm si dice che l’incenerimento sarebbe un’alternativa alla discarica. L’affermazione è anche teoricamente azzardata, perché, come è noto, i materiali che si prestano di più all’incenerimento (legno, cartone, carta, plastica) sono gli stessi che possono essere ridotti alla fonte o destinati alla raccolta differenziata. Ma anche sul piano pratico si verifica che l’inceneritore non è alternativo alla discarica e proprio l’esperienza "pilota" ormai consolidata dell’Asm di Brescia sta lì a dimostrarlo: l’inceneritore ha prodotto, come si è visto, un aumento esagerato della produzione dei rifiuti ed ha sostanzialmente bloccato la raccolta differenziata, limitata essenzialmente a vetro e lattine (non combustibili) e ad un po’ di "umido". La plastica è stata del tutto "affidata" all’inceneritore, mentre la raccolta della carta da anni non viene più spinta e rimane in parte solo per "salvare la faccia" di un glorioso passato di raccolta differenziata (effettivamente, prima dell’inceneritore, l’Asm fu un’azienda all’avanguardia in questo settore). Inoltre, l’inceneritore stesso, grazie anche al suo sovradimensionamento ed alla necessità di importare rifiuti da fuori provincia, invece di eliminare le discariche è destinato ad alimentarne all’infinito con una gran massa di rifiuti speciali, probabilmente pericolosi (circa 200.000 tonnellate anno).
    2.6. Brescia, grazie alla smania energetista di Asm, fanalino di coda nel risparmio energetico
    Ma dal punto di vista energetico a Brescia vi sono altri dati interessanti da considerare: con il teleriscaldamento (acqua calda recuperata dalla centrale termoelettrica connessa all’inceneritore e distribuita per il riscaldamento delle abitazioni) l’Asm sta spingendo verso la totale eliminazione del gas metano nelle case con la sostituzione delle tradizionali cucine alimentate da questo gas con cucine elettriche ad induzione. La ragione è molto semplice: con l’energia elettrica prodotta dall’inceneritore il ricarico in termini di utili aziendali è molto più elevato che non con il gas (va sempre ricordato che si tratta di una centrale termoelettrica "magica", per la quale il combustibile non è un costo ma un ricavo!).
    Ed effettivamente Brescia tende ad un continuo aumento del consumo di energia elettrica pro-capite (nel 2001 raggiunge i 1099 KWh/ab/anno, livello che la colloca al 75° posto nella graduatoria negativa dei consumi delle 103 province italiane, con un arretramento di 3 posizioni rispetto al 2000, quando era al 72° posto. Cfr. Supplemento di "ItaliaOggi" del 14 gennaio 2003, Rapporto 2002 sulla qualità della vita in Italia, Consumo annuo pro-capite di energia elettrica, p. 20), mentre non fa pressoché nulla per il risparmio energetico, come ha denunciato recentemente lo stesso ordine degli ingegneri di Brescia: "La realtà dell’edilizia bresciana è, nel campo del contenimento dei consumi energetici, lontana dai livelli di qualità imposti dalle norme vigenti, e non solo da quelli: dimostra di aver perso buona parte della sensibilità necessaria per ‘ben costruire’ nei confronti dei parametri climatici peculiari della nostra zona" (G. Ziletti, in rappresentanza dell’Ordine degli Ingegneri di Brescia al convegno, "Brescia 1972-2002 – Il teleriscaldamento compie trent’anni", 5 dicembre 2002). Eppure vi sono a Brescia realtà e risorse interessanti, come l’associazione energEtica, che potrebbero offrire un importante contributo in quella direzione.
    3. Il sistema di potere che si va costituendo attorno ai "rifiuti-energia"
    La trasformazione di Asm in Spa e la quotazione in borsa avviene con l’ingresso di Hopa, la finanziaria presieduta da Emilio Gnutti, che vede crescere al proprio interno, come partner più rilevante, la finanza nazionale vicina ai Ds (Unipol e Monte dei Paschi di Siena) e che appare perfettamente bipartisan, vantando come socio la stessa Fininvest. Gli intrecci tra Asm ed Hopa vengono però da lontano e sembrano preludere ad un legame sempre più stretto che potrebbe sfociare nella completa privatizzazione di Asm energia (come peraltro sta avvenendo con Enel). In questo quadro la "presa" di Asm sulla società bresciana, sui partiti e sulle istituzioni è pressoché totale: ciò spiega il vasto consenso che ha saputo costruire intorno all’ecomostro rappresentato dal megainceneritore.

    A questo punto ci si potrebbe chiedere: come è possibile che a Brescia sia accaduto questo, che si sia installato un mostro ecologico del genere e che soprattutto con estrema protervia il "modello Asm-Comune di Brescia" venga proposto in giro per l’Italia, senza che vi sia un accenno critico?
    Ed ancora, come è possibile che questa metamorfosi di Asm sia avvenuta senza che vi sia mai stata una discussione pubblica ed una esplicita deliberazione del Comune di Brescia, del suo consiglio elettivo, dei cittadini, per cui Asm mutasse radicalmente le proprie strategie e finalità?
    3.1. Il grande business del rifiuto combustibile
    La forza dell’inceneritore più che sull’energia e le emissioni "risparmiate" si appoggia sui colossali profitti che produce. Infatti il vero argomento con cui Asm impone al Comune di Brescia le proprie scelte e cerca di convincere in giro per l’Italia i Comuni e le municipalizzate non è quello energetico o la favola dei vincoli di Kyoto, bensì quello dei profitti straordinari che la "megamacchina" garantisce. Non esiste in Italia, e forse al mondo, un impianto industriale così portentoso. Innanzitutto Asm, pur essendo una Spa, e quindi un’azienda privata in un contesto di libero mercato (tanto celebrato, peraltro, ai nostri giorni!), agisce senza alcuna concorrenza in regime di assoluto monopolio. Inoltre è l’unica industria e centrale termoelettrica per la quale la materia prima, nel caso specifico il combustibile, non è un costo, bensì addirittura un utile. (Tutti gli imprenditori, probabilmente, sognerebbero di gestire una simile impresa).
    Infatti, dal punto di vista dei flussi di materia e di energia, questa impresa ha praticamente solo voci positive di entrate, e per l’esattezza ben 6: 1) il combustibile, cioè i rifiuti conferiti pagati circa 100 lire al kg dai comuni, cioè dai cittadini con la tassa-rifiuti (già qui un gruzzolo di 30 miliardi circa di vecchie lire all’anno); 2) quindi un contributo dal Conai per i contenitori riciclati o meglio bruciati (5 miliardi e 900 milioni di lire nel 1999, per l’impianto ASM); 3) un contributo dalla Stato come impianto produttore con "energia rinnovabile" [?!]; 4) le bollette dell’energia elettrica pagate dai cittadini; 5) le tariffe dell’acqua calda distribuita con il teleriscaldamento, pagate dagli utenti e decise discrezionalmente da Asm; 6) dopo l’incenerimento il ferro presente nelle ceneri viene venduto alle acciaierie, ben 5.033 ton. nel 2000.
    Insomma si tratta di una formidabile "gallina dalle uova d’oro" che permette all’Asm di realizzare profitti per oltre 100 miliardi di vecchie lire all’anno.
    3.2. La privatizzazione Asm nel segno di Hopa e degli affari bipartisan
    Capito al volo l’affare, attorno ad Asm si è messo subito in moto un gruppo di potere privato fortissimo, l’Hopa del bresciano Emilio Gnutti, il mago della finanza, l’enfant prodige del "nuovo" capitalismo italiano, che sa moltiplicare i miliardi come gli evangelici "pani e pesci", l’artefice con Colaninno del "capolavoro" Olivetti-Telecom e oggi di nuovo in campo per "salvare" la Fiat, esponente di spicco delle new entry della cosiddetta "razza padana". Finanzieri d’assalto che sembrano aver incantato tutti (ritratti esageratamente celebrativi di Emilio Gnutti e Roberto Colaninno appaiono sullo stesso quotidiano dei Democratici di sinistra in occasione della "crisi Fiat": Gnutti. Alla guida della Bentley sognando il Lingotto e Colaninno. La ricetta del Ragioniere: soldi, sudore e automobili, "l’Unità", 15 gennaio 2003). Non il vecchio Giorgio Bocca che ben conosce i vizi del capitalismo nostrano: "E tutti anche nel nostro paese avevano sotto gli occhi lo spettacolo pirotecnico di avventurieri della finanza, vedi i pii e morigerati bresciani che si impadronivano di grandi e grandissime aziende senza avere i soldi per comprarle ma con un giro di scatole cinesi a cui ha partecipato anche la nostra sinistra che aveva scoperto anche lei il modo di far soldi tanti e presto anche se la lezione di Mani pulite bruciava ancora" (G. Bocca, "l’Espresso" del 26 luglio 2002). Anche se la magistratura, del tutto "pii e morigerati" non li ha ritenuti se ha condannato per insider trading il 24 giungo 2002 per operazioni legate ai titoli Cmi (Cantieri metallurgici italiani Spa, società del gruppo Falk) Emilio Gnutti ed Ettore Lonati, esponenti di spicco di Hopa (Marco Toresini, Insider trading. Condannati Emilio Gnutti ed Ettore Lonati, "Bresciaoggi", 26 giugno 2002).
    Per l’ingresso di Hopa, occorreva, però che Asm si privatizzasse e si quotasse in borsa, operazione che la giunta di centro sinistra del Comune di Brescia ha portato a compimento nel 2002. Ed ecco che, con la quotazione in borsa di Asm, il principale azionista privato che entra in campo e si conquista subito un posto in consiglio di amministrazione è proprio lui, Emilio Gnutti con la sua Hopa. I piccoli azionisti vengono invece guidati a sponsorizzare ed eleggere il prof. Alberto Clò, guarda caso esperto di problemi energetici.
    In Hopa, oltre allo stesso Emilio Gnutti, che con la finanziaria di famiglia ne detiene circa il 10% e ne occupa solidamente la presidenza, troviamo alla "sinistra" il vicepresidente Giovanni Consorte, presidente di Unipol, la compagnia di assicurazioni della Lega delle cooperative, presente con circa un 5,19%, affiancata dalla banca Monte dei Paschi di Siena, anch’essa vicina ai Ds, mentre alla "destra" siede l’altro vicepresidente Giuseppe Lucchini, erede dell’omonimo gruppo e figlio dell’ex presidente di Confindustria, Luigi Lucchini, il re dell’acciaio, capofila di un nutrito gruppo di imprenditori bresciani, tra cui il già citato Ettore Lonati, leader nel settore meccanotessile, Pier Luigi Crudele, della Finmatica, l’azienda hi-tec che al suo esordio fece faville sul mercato azionario dei tecnologici e altri; non viene trascurata neppure la finanza "cattolica", presente con la banca Antonveneta e la banca Lombarda, frutto della fusione fra Banca San Paolo (scrigno tradizionale del mondo cattolico bresciano) e Credito agrario bresciano; ma in Hopa troviamo anche la Fininvest, con circa un 5,4%, a completare l’ecumenismo della cassaforte creata da Gnutti, nel segno del pecunia non olet, purché si facciano buoni affari. Infatti sia Fininvest che Mediaset avrebbero ceduto a Hopa le proprie quote in Telecom in cambio di una partecipazione nella finanziaria bresciana. Questo scambio con Fininvest ha permesso ad Hopa di tornare in Telecom con una ragguardevole quota pari a circa il 16% della società di controllo Olimpia (r. e. Così Hopa rientra in Telecom, "Bresciaoggi", 24 dicembre 2002). Un rientro in grande, quello di Hopa nelle telecomunicazioni, che sarà sancito il 25 febbraio con la nomina di Gnutti nel consiglio di amministrazione di Olimpia, la finanziaria di controllo del gruppo che comprende, come è noto, diverse società operative, Olivetti, Telecom, Tim e Seat, nei cui consigli di amministrazione entreranno successivamente uomini Hopa. Questi movimenti hanno sollecitato l’ala sinistra di Hopa ad un maggior dinamismo ed impegno. E’ noto che Hopa è controllata da un patto di sindacato tra la Fingruppo (circa il 30%), espressione della finanziaria di famiglia di Gnutti e di alcuni industriali bresciani, e Unipol, Monte dei Paschi di Siena e Popolare di Lodi, che detenevano circa il 5% ciascuna. Ebbene, proprio Unipol, controllata da Finsoe che a sua volta è controllata dalla Legacoop, vicina ai Ds, unitamente a Monte dei Paschi, controllata dalle amministrazioni saldamente in mano ai Ds della Provincia e del Comune di Siena, sta operando per consolidare la presenza in Hopa della finanza rossa stringendo ancor più l’alleanza con Monte dei Paschi e gli intrecci con la stessa Hopa. Alcune operazioni interessano innanzitutto Monte dei Paschi, il cui processo di privatizzazione, di trasformazione in Spa e di quotazione in borsa porterà all’incorporazione delle controllate Banca toscana, Banca Agricola Mantovana, e Banca 121, facendo scendere il pacchetto azionario di controllo della Fondazione (Amministrazioni pubbliche senesi) al 59%. Ma si prevede che questo debba ridursi al di sotto del 50% e che quindi un 9% sia ulteriormente da affidare ai privati: "il primo nome che circola a Siena è quello di Emilio Gnutti e della sua Hopa ... uno dei nomi più accreditati per occupare una delle otto poltrone del Monte dei Paschi Spa riservate agli azionisti privati" (P. Benassi, Volti nuovi per Monte dei Paschi: in arrivo Gnutti e Caltagirone, "l’Unità", 26 gennaio 2003). Nel contempo Monte dei Paschi stringe i legami con il gruppo Unipol: Mps infatti acquisterà il 13,4% di Finsoe, controllante di Unipol, e salirà così al 39%, mentre Holmo, la finanziaria detenuta al 100% da 29 cooperative ne detiene il 51% e comunque manterrà il 50,2% delle azioni Unipol (Unipol, Mps raddoppia e sale al 39%, "Sole 24 ore", 7 febbraio 2003). Infine Unipol e Monte dei Paschi starebbero aumentando il loro capitale in Hopa di una quota tra il 4,5 ed il 5%, rastrellando partecipazioni di piccoli azionisti, raggiungendo insieme circa il 16% (9% Monte di Paschi e 7% Unipol), collocandosi quindi immediatamente alle spalle di Fingruppo nel controllo di Hopa e ponendosi come partner più rilevante di Gnutti e soci. L’operazione tiene conto anche del fatto che il patto di sindacato di controllo di Hopa scade tra un anno e Unipol e Mps intendono preparasi alla scadenza con una posizione solida all’interno della finanziaria bresciana (M. Tedeschi, Manovre nel salotto Gnutti,: Unipol e Monte Paschi vogliono crescere, "l’Unità", 28 gennaio 2003). In conclusione, Hopa, holding di partecipazioni aziendali, rappresenta sempre più per la finanza nazionale vicina ai Ds il luogo privilegiato delle proprie iniziative in campo industriale e dei servizi, senza peraltro disdegnare in quell’ambito alleanze non solo con la finanza "cattolica", ma neppure con quella targata Fininvest.
    3.3. L’Asm e l’Hopa di Gnutti da tempo soci nel business energetico
    In questo contesto, l’entrata in Asm di Emilio Gnutti in prima persona assume un significato particolarissimo (Gnutti siede in almeno altri 30 consigli di amministrazione e, per problemi di salute, lui stesso dichiara di limitare la sua presenza ai "posti strategici"): oltre al messaggio inviato alla città di Brescia perché sia chiaro a tutti chi detiene realmente il bastone del comando all’interno dei rapporti di potere della Leonessa d’Italia, la sua presenza in Asm va interpretata come una scelta strategica nell’ambito delle iniziative di Hopa. Gnutti ha capito che il settore delle municipalizzate, della produzione di energia attraverso i rifiuti in particolare, è un settore strategico per il futuro, come le telecomunicazioni (rientro in Telecom), o come le nuove tecnologie biomedicali (e infatti Hopa sta trasformando la propria controllata Snia da azienda chimica, liquidando Caffaro, a multinazionale leader in questo settore). Tra l’altro Hopa si poteva ritenere in qualche modo già rappresentata in Asm, perché il Comune aveva precedentemente nominato fra i 5 membri del Consiglio di amministrazione di sua competenza, Marco Vitale, come proprio rappresentante di fiducia: questi, infatti, è anche membro del consiglio di amministrazione di Snia (controllata da Hopa e proprietaria di Caffaro), contro cui il Comune, tra l’altro, dovrebbe aprire un contenzioso di centinaia di milioni di euro per la bonifica connessa alla vicenda Caffaro (conflitto di interessi?!). Ma l’ingresso di Gnutti era evidentemente previsto da tempo cosicché verrà salutato dal presidente Asm Renzo Capra con lodi eccessive: "Emilio Gnutti è un finanziere di prima classe, dotato di un intuito eccezionale e una grande capacità di fare affari" (C. Cassamali, Intervista a Renzo Capra: "La nostra forza? I piccoli", "Bresciaoggi", 14 gennaio 2003). Infatti, tra Hopa ed Asm Spa, ancor prima della quotazione in borsa, era già in corso una stretta collaborazione nel campo energetico, come maggiori azionisti (rispettivamente 20% e 17%) di Dynameeting S. p. A., società attiva dal 2001 nel trading di energia (I, Rebustini, Asm spa, Gnutti guida gli "altri", "Bresciaoggi", 10 agosto 2002). Inoltre Asm Spa è partner con il 5% di Earchimede, una società nata come "incubatore" dalla partnership tra Accenture ed Hopa, che si è recentemente trasformata in un’azienda specializzata in consulenza strategica e organizzativa di alto livello, presieduta anch’essa da Emilio Gnutti. Questa svolta è avvenuta attraverso un aumento di capitale che ha portato il patrimonio netto a 20 milioni di euro e l’ingresso di nuovi soci che ha determinato il nuovo assetto societario: Hopa, azionista di controllo con il 52,50%, Unipol Merchant con il 14,14%, Accenture e Webegg con il 7,5%, Asm, appunto, con il 5%, e poi Banca Lombarda e Interbanca con quote minori. Inoltre è stato rafforzato lo staff dirigenziale con l’ingresso di professionisti della consulenza strategica con esperienze in multinazionali provenienti da Accenture, come Pierluigi Troncatti, Pier Lamberto Capra [?!], Sandro Orneli, Pietro Antonio D’Alema. I principali settori di attività di "consulenza strategica" sono le utilities (energia, gas, acqua), l’igiene urbana (cioè i rifiuti), i trasporti, le pubbliche amministrazioni locali e centrali, banche ed assicurazioni, telecomunicazioni e media: ad esempio, la ristrutturazione dei trasporti locali di Roma, la costituzione della Holding capitolina dei servizi della stessa capitale, .... (Lucio dall’Angelo, Earchimede: consulenza strategica, nuovi soci, nuova sede, "Giornale di Brescia", 18 dicembre 2002). Earchimede ha tre altre sedi operative, a Milano, a Roma e a Bologna, oltre che a Brescia, in corso Zanardelli 32 (dove hanno pure sede Hopa e l’agenzia bresciana di Interbanca-gruppo Antonveneta; ma, allo steso numero civico - curiose coincidenze bresciane - anche l’ufficio del notaio Bruno Barzellotti, "eminenza grigia" dell’ala moderata dei comunisti ieri e dei Ds oggi, quella migliorista e attenta al "mercato", da tempo immemore consigliere di amministrazione di Asm).
    3.4. L’Asm prepara il terreno per l’ingresso di Hopa
    Nel contempo Asm, dal canto suo, preparava il terreno al dispiegarsi di questa strategia generale che, con la partnership di Hopa, guarda molto al di là dei confini di Brescia (il suo futuro è nell’alleanza con la spagnola Endesa), privilegiando di gran lunga il settore energetico. Del resto il "padre-padrone" di Asm da quasi quarant’anni (prima come tecnico, poi come direttore ed infine come presidente) è l’ingegner Renzo Capra, formatosi alla scuola Eni, nella gestione della centrale di Gela, "energetista" per vocazione e per passione. Storicamente Asm già negli anni Sessanta aveva definito accordi con altre municipalizzate (Aem di Milano, Agsm di Verona, Aim di Vicenza, Asm di Rovereto) per la costruzione di due centrali termoelettriche al di fuori della provincia di Brescia, una a Cassano d’Adda (Mi) e una a Ponti sul Mincio (Mn). Ma è proprio in occasione della sua trasformazione in Spa e del successivo ingresso di Hopa che si dispiega questa strategia che fa di Asm una delle aziende private più importanti a livello nazionale in questo settore: innanzitutto si è liberata della "palla al piede" del settore trasporti urbani, impegnato in una azzardata operazione di metropolitana leggera fonte di probabili perdite e affidato dal Comune ad una propria Spa, Brescia Mobilità; nel novembre 2000 Asm ha costituito (partecipazione del 30%) insieme all’Aem di Milano e all’Amga di Genova, Plurigas Spa, attiva nella compravendita all’ingrosso di gas; nell’estate del 2001, Asm ha costituito (partecipazione 14,67%), insieme ad Endesa Sa, uno dei principali operatori del mercato spagnolo dell’energia elettrica, ed a Banco Santander Central Hispano, un consorzio (Endesa Holding Italia) che nel luglio 2001 ha acquistato Elettrogen Spa, la prima società di produzione di energia dismessa dal gruppo Enel, costituita da sette centrali; nel settembre 2001, Asm ha rilevato il 20% di Trentino Servizi Spa, società controllata dal Comune di Trento e di Rovereto che, guarda caso, ora si accinge a costruire un inceneritore di rifiuti; nel dicembre 2001 Asm ha sottoscritto il 43,7% di Abruzzo Energia Spa, società deputata alla progettazione, costruzione e gestione di una centrale elettrica turbogas a Gissi (Ch) e nei primi mesi del 2002 Asm ha acquistato il 40% di Metanizzazione Meridionale, società che gestisce la distribuzione di gas in 39 comuni della provincia di Chieti, Campobasso e Isernia; Asm, insieme a International Power di Londra e ad Ansaldo Energia Spa, sta lavorando ad un progetto di grande centrale termoelettrica turbo gas (inizialmente di 1518 MW, poi ridimensionata ad 800 MW) da collocarsi nel comune di Offlaga (Bs), anche se per ora sta incontrando la ferma opposizione delle popolazioni locali, in particolare degli agricoltori.
    3.4. Verso la completa privatizzazione di Asm?
    In questo quadro non è credibile che Gnutti si limiti ad una partecipazione azionaria in Asm poco più che simbolica, quella detenuta da Hopa, pari al 2,89% (anche se si tratterebbe di sapere quante sono le azioni reali che fanno capo già ora indirettamente alla composita galassia di Hopa, acquistate dai Lonati, dai Lucchini e da altri imprenditori locali, nonché da Unipol, Interbanca, ecc.). Si sussurra che Capra non veda l’ora di aumentare la partecipazione Asm in Endesa Holding Italia e che per questo abbia bisogno di forte liquidità, mentre il Comune arranca con i propri bilanci e soprattutto dovrà preparasi a far fronte al "buco nero" che si profila con l’apertura dei cantieri della metropolitana: potrebbero essere "provvidenziali" allora i "capitali amici" (e... "compagni") di Hopa (Gnutti dichiara di avere in cassa oltre un miliardo di euro), disposti a rilanciare Asm nell’agone della competizione internazionale del mercato energetico ed a correre nel contempo in soccorso del Comune, oberato dai nuovi "imprevedibili" impegni della metropolitana. Siccome la privatizzazione deve procedere per gradi, come la metamorfosi in atto di Asm, senza che nessuno si allarmi, il tutto avverrebbe mantenendo, per il momento, "ben salda" (51%?) la maggioranza azionaria del Comune (non sia mai che si ceda ai privati l’Asm!). Del resto, come pressoché tutti sono stati d’accordo nel privatizzare l’Enel, non si capirebbe perché Asm energia debba rimanere in mano pubblica.
    3.5. L’irresistibile capacità di Asm di costruire un consenso quasi "totalitario"
    Il fatto curioso è che a Brescia nessuno discuta di quanto sta avvenendo e che il processo in corso sia presentato ed accettato quasi da tutti come ineluttabile. A Brescia, infatti, di fronte ad Asm (e d’ora in poi anche ad Hopa), a differenza delle popolazioni della "Bassa" in lotta contro la megacentrale turbogas, poche ed isolate sono le voci di dissenso; fra i partiti, solo Rifondazione comunista ha eccepito alla decisione di triplicare un inceneritore che era già doppio rispetto al fabbisogno provinciale, con una terza linea che, per le caratteristiche dei rifiuti speciali bruciati, contrabbandati per "biomasse", e per l’inadeguatezza dell’impianto di abbattimento dei fumi (ampiamente superato dalle Migliori Tecniche Disponibili), emetterà notevoli quantità aggiuntive di PCB, diossine, metalli pesanti, ossidi di azoto ed ammoniaca, destinate a ricadere su di un territorio già altamente contaminato (Va ricordato, che in relazione alla passata produzione di PCB da parte della Caffaro, il territorio su cui insistono le emissioni dell’inceneritore è contaminato dai PCB fino a più di 1.000 volte oltre i limiti, da diossine per più di 100 volte oltre i limiti, e non si sa come bonificarlo). Ciò che appare incredibile è che la giunta comunale di centrosinistra, con l’assessore all’ambiente dei Verdi, abbia deciso questo ampliamento, senza neppure consultare il Consiglio comunale, nel gennaio 2002 quando era nota la gravissima emergenza dell’inquinamento da PCB e diossine, che ha fatto di Brescia un caso internazionale ed ha costretto il Sindaco ad interdire l’uso dei suoli ai cittadini per una porzione della città. Il tutto, peraltro, è avvenuto senza la preventiva valutazione di impatto ambientale, per cui Brescia, città straordinariamente inquinata, avrà il più grande inceneritore d’Europa senza alcuna valutazione d’impatto ambientale.
    Perché la città di Brescia accetta di buon grado un simile scempio, mentre gli agricoltori della pianura si ribellano e si oppongono tenacemente ad una centrale turbogas, dall’impatto ambientale di gran lunga meno problematico di un inceneritore?
    Bisogna riconoscere che anche in questo caso la strategia di Asm è formidabile nel mettere tutti d’accordo e nell’emarginare il dissenso. Innanzitutto fa leva su una tradizione secolare, di servizi offerti ai cittadini con indubbia efficienza, con cui ha costruito l’immagine di un’azienda amica dei bresciani.
    Però oggi questo non è più sufficiente nel momento in cui non è più azienda pubblica e municipale di servizi, ma si privatizza e, con la partnership decisiva di Hopa, si trasforma in impresa nazionale proiettata esclusivamente nel business dell’energia.
    Innanzitutto è stata sviluppata una grande campagna propagandistica per darsi una facciata "ambientalista": dal logo (l’aquilone azzurro), alla ristrutturazione delle arre verdi nei quartieri ospitanti l’inceneritore, all’educazione "ambientale" nelle scuole, al coinvolgimento come consulenti o con sponsorizzazioni varie di alcuni settori del mondo ambientalista (di Paolo degli Espinosa si è già detto; inoltre la Fondazione Asm, ad esempio, ha promosso il 9 maggio 2002 con l’Università Cattolica un convegno sulla "Città sostenibile"; la stessa ha sponsorizzato un convegno sul fiume Mella promosso da un’importante associazione ambientalista...).
    Poi vi è il mondo degli intellettuali e la cultura, particolarmente curati negli ultimi tempi dalla Fondazione Asm: praticamente a Brescia non c’è evento culturale che non sia sponsorizzato da Asm (C. Baroni, Fondazione Asm, dialogo con la città che cambia, "Giornale di Brescia", 19 giungo 2002), senza contare le numerose pubblicazioni e ricerche dalla stessa commissionate.
    Ma il consenso si ottiene anche creando lavoro, dando occupazione, garantendo positive relazioni sindacali con i dipendenti (recentemente incrinate con la sola Cgil, dopo la quotazione in borsa), offrendo una miriade di incarichi e commesse a tanti professionisti locali e attraverso l’indotto di quella che sta diventando una delle più grandi industrie bresciane (oltre 1.600 dipendenti).
    L’ultimo capolavoro, infine, l’Asm lo compie con la quotazione in borsa, avvenuta il 12 luglio 2002, mimetizzando il decisivo accordo con Hopa dietro la benevola promozione di un azionariato popolare, attraverso l’incentivazione all’acquisto di azioni da parte dei cittadini di Brescia (3.939) e dei propri dipendenti e pensionati (1.382), favorito da un accordo sindacale separato sottoscritto da Cisl e Uil: oltre 5.000 famiglie d’ora in poi vengono legate per questa via alle fortune della "loro" azienda (per ora non premiate, visto che in meno di un anno le azioni hanno perso circa l’8% rispetto alla quotazione iniziale di € 1,85). La stessa Cisl non sarebbe stata ripagata di tanto zelo: alla candidatura per i piccoli azionisti dalla stessa caldeggiata perché socialmente più qualificata (si sussurrava l’ex segretario della Cisl Melino Pillitteri), "sarebbe stata preferita", come si è detto, quella di Alberto Clò, energetista, molto vicino, per formazione e cultura (anche lui proveniente dall’Eni), al presidente Renzo Capra.
    Fondamentale inoltre è il mondo politico. L’Amministrazione comunale (quindi indirettamente sul piano dell’immagine oggi i partiti di maggioranza, ma domani potenzialmente quelli attualmente all’opposizione) riceve diverse decine di milioni di euro all’anno dei profitti Asm per dar lustro alla propria attività in favore di cittadini, e ciò acquista un enorme peso in una situazione in cui la finanza locale è strozzata dalla politiche governative. Comunque, nel 2001, sono entrati nelle casse comunali addirittura 60 miliardi di lire, proprio grazie alla performance dell’inceneritore (M. Matteotti, Volano gli utili dell’Asm e il comune incassa 10 miliardi di dividendi in più, "Giornale di Brescia", 20 novembre 2001). Insomma mai come oggi è vero che a Brescia non è il Comune che governa l’Asm, semmai l’Asm che governa il Comune (sicuramente in tutti i settori che le stanno a cuore).
    Ma Asm sa bene che le maggioranze possono cambiare: infatti ha partecipato da protagonista ad un convegno tematico di Alleanza Nazionale a Roma nel febbraio 2002 e ha pubblicato un lussuoso libro celebrativo sulla "luminosa carriera" [così! in Asm, "Voi e noi", n. 76, novembre 2001, p. 32] del fascistissimo presidente dell’Asm durante il ventennio, Alfredo Giarratana (M. Zane, Alfredo Giarratana. Un manager dell’energia nelle vicende sociali ed economiche di Brescia e dell’Italia del Novecento, Grafo, 2001), pubblicazione che a Brescia ha sollevato le ferme e indignate riserve del solo avvocato Cesare Trebeschi, ex sindaco democristiano (T. Zana, Chi fu Alfredo Giarratana, "Giornale di Brescia", 23 ottobre 2001). La "cura" particolare nei confronti di An si spiega per il fatto che l’on. Stefano Saglia, bresciano, è il responsabile nazionale per l’energia del partito di Fini. Ma Asm, all’estremo opposto, si preoccupa anche dei Verdi: in cambio del consenso alla terza linea dell’inceneritore l’ASM verserà al Comune "5 € per ogni tonnellata di biomassa [!] bruciata" su un "fondo per iniziative in campo ecologico [!]" (Viene qui riproposta la classica "monetizzazione della salute", per cui il danno non veniva prevenuto, ma risarcito, "trappola" contro cui per decenni si è lottato nei luoghi di lavoro. Oggi, però, si presenta in una nuova edizione aggiornata sotto forma di "monetizzazione della salute e dell’ambiente", ovverosia: faccio un sacco di soldi inquinando l’ambiente, quindi concedo un po’ di spiccioli per qualche buona azione "ecologica": piste ciclabili, parchi, arredo urbano, convegni di educazione ambientale...e così faccio anche contenti i Verdi).
    Del resto, in questo Asm è in perfetta sintonia con il suo partner privilegiato Emilio Gnutti che dichiara apertamente: "Per definizione siamo governativi"; e per non far torto a nessuno aggiunge: con Berlusconi "è una frequentazione abbastanza sistematica" e ... "considero D’Alema una persona di talento, di ingegno, un politico di qualità" (G. Bonfadini, Gnutti: mezzo mondo è da comprare, "Giornale di Brescia", 22 gennaio 2003). Insomma, il messaggio è chiaro,gli affari sono affari e stanno per definizione al di sopra delle parti, o meglio in stretto rapporto con tutte le parti.
    Ecco perché a Brescia criticare Asm è tabù edè così difficile far emergere verità tanto semplici e chiare.
    Concludendo: attorno a questa vicenda si sono aggrovigliati nodi estremamente complessi che pongono problemi a tutti.
    Innanzitutto il tema della democrazia (tema con tutta evidenza non solo bresciano), che presuppone l’autonomia della politica dall’economia, nello specifico da questo grumo di potere fortissimo rappresentato a Brescia da Asm, da Hopa e quindi dall’insieme del mondo imprenditoriale e finanziario locale e non solo.
    La vicenda dell’inceneritore è clamorosamente esemplare: le istituzioni locali, consiglio comunale e consiglio provinciale, hanno deliberato circa 10 anni fa la costruzione di un impianto con la capacità di incenerire 266.000 tonnellate/anno di rifiuti e si ritrovano, senza essere state mai più consultate, con una megamacchina triplicata, di oltre 700.000 tonnellate/anno. Chi l’ha deciso?
    Questa questione, dell’autonomia della politica dall’economia, nel caso di Asm, significa stabilire se le scelte strategiche dell’azienda siano decise, ad esempio, nel segno del "fare affari" dal "quadriunvirato" Capra, Clò, Gnutti e Vitale (con qualcuno che, magari, si limiti ad una presa d’atto "notarile"), oppure dal consiglio comunale attraverso un dibattito pubblico e trasparente che coinvolga l’intera città e che sappia farsi carico dei bisogni più autentici della stessa secondo le priorità della qualità della vita e della salvaguardia della salute e dell’ambiente.
    In secondo luogo la ragione di esistere dell’ambientalismo locale.
    L’interrogativo è a questo punto radicale: ha senso una politica ambientalista che prescinda del tutto da una propria strategia autonoma sui temi cruciali dei rifiuti e dell’energia? E quindi può esistere un ambientalismo a Brescia, se non sa marcare una propria netta indipendenza da Asm-Hopa?
    Brescia 20 febbraio 2003

  4. #4
    Gagio87
    Ospite

    Predefinito

    Come funzionano gli inceneritori?

    L’inceneritore comunica un’illusione: i rifiuti vi entrano e, magicamente, scompaiono.
    Non è così. L’inceneritore non distrugge i rifiuti, ne cambia solamente la composizione chimica.

    Se parliamo degli inceneritori per RSU (Rifiuti Solidi Urbani) entrano rifiuti domestici: carta, rifiuti di giardini, avanzi di cucina, metalli, tessuti, plastica, vetro, legno. La natura e la composizione dei rifiuti è naturalmente molto variabile, non prevedibile a priori.


    Che cosa succede dentro l’inceneritore ?
    Il processo di combustione rompe i legami chimici delle sostanze in entrata, ricombinandole.
    Durante questo processo, anche quando si svolge in condizioni ottimali, hanno luogo reazioni casuali in cui si producono migliaia di nuovi composti chimici chiamati PIC (Prodotti di Combustione Incompleta).
    Solo un centinaio di questi PIC sono stati individuati. Le altre migliaia di sostanze sono sconosciute, anche nei loro possibili effetti sulla salute.
    Nella fase di raffreddamento, in uscita dal forno, si formano, tra gli altri PIC, le diossine (PCDD), i furani (PCDF) e l’esaclorobenzene, che sono tra le sostanze più tossiche e persistenti mai studiate.

    Che cosa esce dall’inceneritore?
    Quanto viene immesso nell’inceneritore non sparisce, ma ne esce in forma di :
    • emissioni gassose dal camino ( che vanno nell’aria);
    • ceneri residue (che devono essere smaltite);
    • acque di scarico (che devono essere trattate).

    Più precisamente, per ogni tonnellata di rifiuti bruciata, un inceneritore produce :
    • 1 tonnellata di fumi immessi in atmosfera;
    • 280/300 Kg di ceneri "solide";
    • 30 Kg di "ceneri volanti";
    • 650 Kg di acqua di scarico;
    • 25 Kg di gesso.

    Complessivamente, come si vede, la materia in uscita è maggiore di quella in entrata in quanto l’inceneritore addiziona ai rifiuti ossigeno (la combustione è un processo di ossidazione) e acqua per il raffreddamento.








    Parte 2: Inquinamento generato dagli inceneritori

    I composti chimici contenuti nei residui dell’incenerimento sono tipicamente :

    • vapore acqueo;
    • anidride carbonica;
    • polveri fini (*);
    • ossido di carbonio (*);
    • acido cloridrico (*);
    • acido fluoridrico (*);
    • anidride solforosa (*);
    • metalli pesanti (piombo, cadmio, mercurio, arsenico,…) (*);
    • diossine (*);
    • furani (*);
    • idrocarburi policiclici (*).

    (*) l’asterisco indica che la/le sostanza/e è/sono tossico-nocive.
    Va sottolineato che molti dei PIC emessi sono più tossici e difficili da distruggere dei rifiuti da cui sono derivati.
    I fautori dell’incenerimento vantano spesso l’efficacia degli apparati tecnologici per l’abbattimento dei fattori inquinanti.
    Questi apparati sono costituiti da estintori, depuratori, filtri, precipitatori elettrostatici.
    Obiettivo comune di questi strumenti è catturare gli inquinanti prima che vengano immessi nell’aria attraverso il camino.
    Va sottolineato che gli inquinanti così catturati non vengono distrutti, ma semplicemente concentrati nei residui solidi (ceneri) o liquidi (acque di scarico) anziché in quelli gassosi.
    In altre parole l’effetto dei sistemi di controllo è di decidere dove distribuire gli inquinanti, se nell’aria, nel suolo o in acqua.
    Peraltro tutti questi sistemi operano in un ambiente ostile, costantemente minacciati nella loro efficienza ed integrità dai composti altamente corrosivi generati dalla combustione.
    Sono quindi facilmente soggetti a guastarsi, ostruirsi, bruciarsi.
    Richiedono quindi una attenta e costante manutenzione, che può portare anche alla necessità di spegnere l’inceneritore.
    Spesso si fa inoltre affidamento sui sistemi di "monitoraggio" per tenere sotto controllo l’emissione delle sostanze tossiche, per assicurarsi che siano entro i limiti stabiliti dalle leggi.
    Tuttavia i sistemi di misura esistenti non misurano tutte le possibili emissioni tossiche.
    E le misure sono spesso o sempre effettuate in condizioni di funzionamento ideale dell’impianto.
    Nel funzionamento corrente, invece, intervengono guasti, disattenzioni, errori, che hanno frequentemente la conseguenza di rilasciare quantitativi di inquinanti molto superiori a quelle misurate in situazioni ottimali.
    Peraltro gli stessi standard di emissioni degli inquinanti sono molto diversi da paese a paese, riflettendo una situazione di conoscenze ancora allo stato iniziale sulla loro pericolosità per la salute (ad esempio i limiti sulla diossina in Gran Bretagna sono dieci volte più alti che negli Stati Uniti, Germania, Olanda e Giappone).
    Questo è particolarmente vero per gli effetti di lungo termine, gli effetti cumulativi per l’esposizione contemporanea a diversi tipi di inquinanti, le conseguenze sulle future generazioni.
    I residui della combustione rappresentano in peso circa il 30 % dei rifiuti immessi:

    Per rendersi conto del carico inquinante di un inceneritore riportiamo una stima degli inquinanti prodotti in un anno da un inceneritore capace di bruciare ogni giorno 600 tonnellate di rifiuti.
    1 milione di metri cubi di gas da purificare;
    1 tonnellata di rame;
    0,5 tonnellate di mercurio;
    3.000 tonnellate di sali concentrati;
    1,5 tonnellate di cadmio;
    60 tonnellate di zinco
    60.000 tonnellate di scorie dalla composizione chimica variabile o sconosciuta.
    In un suo studio, l'ecologista Barry Commoner riporta i dati di un modernissimo inceneritore del New Jersey che incenerendo 712 tonnellate al giorno di rifiuti emette in atmosfera, secondo i dati di progetto, "più piombo di quanto si sia riuscito a ridurre eliminandolo dalle benzine per le automobili e tanto mercurio da vanificare gli sforzi fatti dall'insieme delle cartiere americane per ridurre le loro emissioni inquinanti".
    Per quanto riguarda diossina e furani l'ENEA ha stimato che in Italia nel 1995 il 70% della loro produzione fosse dovuta all'incenerimento dei rifiuti.
    Ci si rende perfettamente conto come sia impensabile poter intercettare e rendere innocua una simile massa di inquinanti. E' evidente che anche i sistemi più sosfisticati di trattamento dei fumi non possono fermare tanta robaccia. E' bene ricordare che i dati delle emissioni degli inceneritori fornite dai costruttori o dagli enti di controllo (ARPA) non sono rappresentativi del loro effettivo inquinamento giornaliero in quanto rilevati in condizioni ideali. Non esiste, infatti, alcuna possibilità di monitoraggio continuo di diossine, furani e metalli pesanti.

    Per le loro elevate caratteristiche di tossicità, le ceneri residue devono essere smaltite in discariche speciali (denominate di tipo B1 secondo la legge nazionale - decreto Ronchi).
    Le acque di scarico vengono disperse nell’ambiente circostante.
    Che cosa succede di questi inquinanti una volta dispersi, come gas, come acque di scarico, come percolato delle discariche speciali ?
    Tipicamente entrano nella catena alimentare e si depositano nei tessuti degli organismi viventi, con tempi di persistenza molto lunghi e grande capacità di accumulo.
    Ad esempio un solo bicchiere di latte preso da una mucca vicina all’inceneritore contiene tanta diossina quanta può essere respirata nello stesso posto in otto mesi.
    Studi compiuti da agenzie governative in Danimarca, Svezia, Canada, Olanda, Gran Bretagna e Stati Uniti riconoscono che gli inceneritori sono la sorgente maggiore di diossine e furani.L’agenzia governativa svedese stima che gli inceneritori siano responsabili del 55% delle emissioni di mercurio.



    Parte 3: costi
    Gli inceneritori sono la soluzione più economica?


    Gli inceneritori sono di gran lunga la soluzione più costosa per affrontare il problema dei rifiuti.
     La realizzazione dell’impianto : non esistono dati attendibili e aggiornati, ma la stima è che un inceneritore da 400 tonnellate/giorno costi da 100 a 140 mln di euro; peraltro i costi sono destinati a lievitare in conseguenza di norme e standard di emissione e di sicurezza più severi. Per questo ogni stima è comunque soggetta ad essere corretta verso l’alto;
     I costi di realizzazione della discarica speciale per i residui solidi dell’inceneritore, che sono circa 10 volte superiori a quelli di una discarica normale di pari capacità;
     I costi della differenziazione alla fonte dei rifiuti, in quanto alcuni rifiuti non bruciano affatto (es. vetro e lattine), altri rischiano di abbassare la temperatura del forno (i rifiuti umidi), altri invece sono ottimi combustibili (carta e plastica).
    Oltre ai costi di realizzazione l’inceneritore ha anche alti costi di gestione, sia per la complessità dell’impianto, sia per la manutenzione costantemente necessaria degli apparati di filtraggio, depurazione e controllo.
    La struttura di costi di un inceneritore è inoltre caratterizzata da un altissimo rapporto tra costi fissi e costi variabili.
    Le fonti di ricavo per chi gestisce l’inceneritore sono :
     Eventuali contributi pubblici a fondo perduto per la realizzazione dell’impianto (quindi prelevati dalle imposte versate da tutti noi);
     I proventi assicurati dal conferimento dei rifiuti (quindi prelevati dalla tassa sui rifiuti che paghiamo);
     I proventi derivanti dalla vendita di calore o energia elettrica.
    Come si vede, a parte il primo, le entrate sono proporzionali alla quantità di rifiuti bruciati.
    In altre parole un inceneritore tanto più guadagna quanti più rifiuti brucia.
    Ciò significa che il rientro economico dall’investimento può esserci solo a due condizioni:
     che l’inceneritore bruci una quantità di rifiuti sempre superiore ad una certa soglia;
     che rimanga in esercizio un numero di anni sufficienti a rientrare dall’investimento iniziale e a realizzare il profitto atteso.
    Per queste ragioni i gestori di questi impianti stipulano contratti di lungo termine (20 o 25 anni) e che prevedono un quantitativo di rifiuti garantito. Gli inceneritori sono alternativi ad altre forme di gestione dei rifiuti (recupero, riutilizzo, riciclaggio) perché :
    • concentrano enormi investimenti che non sono quindi più disponibili a finanziare le altre iniziative (piattaforme di raccolta, impianti per il compostaggio, sensibilizzazione dei cittadini, incentivi alla riduzione dei rifiuti, ecc.);
    • competono per la materia prima, vale a dire i rifiuti, che sono il combustibile dell’inceneritore.
    Spesso i fautori degli inceneritori avanzano l’argomento del risparmio energetico, derivante dalla produzione di energia, calorica o elettrica, dalla combustione.
    Alcuni dati contraddicono in pieno questo argomento


    La tabella 1 confronta l’energia conservata dal riciclaggio con quella generata da un inceneritore, misurata in unità BTU (British Thermal Units):

    come si vede per qualunque tipo di rifiuto l’energia risparmiata usando materiali riciclati è mediamente cinque volte superiore a quella prodotta da un inceneritore.

    La Figura 1, ripropone lo stesso confronto con dati tratti da un’altra fonte.



    Come si vede :

    • le discariche sono un consumatore netto di energia;
    • l’incenerimento produce energia in forma di calore (o di energia elettrica);
    • il riciclaggio induce risparmio energetico.


    Questi ultimi due sono infatti indicati con valori negativi.

    Il valore del risparmio conseguito con il riciclaggio è però superiore di circa quattro volte alla produzione di energia ottenuta dall’incenerimento.


    Che benefici porta all’economia locale ?

    L’inceneritore ha:
     un indotto molto limitato;
     genera pochissima occupazione (poche decine di addetti) e per lavori pericolosi (perché sono costantemente esposti alle sostanze tossiche)
     vanifica lo sviluppo di iniziative imprenditoriali centrate sulle attività di raccolta differenziata, recupero, riciclaggio;
     porta svalutazione degli edifici ad uso abitativo e scoraggia la localizzazione di attività economiche, in una zona a forte inquinamento ambientale.


    Diversamente un’impostazione basata sul recupero dei rifiuti può far nascere interi settori produttivi e di servizio, ad elevata occupazione ed anche ad elevato contenuto tecnologico, specie nel campo del riciclaggio



    Parte 4: Problematiche per la salute

    GLI INCENERITORI PROVOCANO LA NASCITA DI BAMBINI MALFORMATI



    Parigi, 21 gennaio 2003: il CNIID, Centro nazionale indipendente di informazione sui rifiuti, rivela l'esistenza di uno studio epidemiologico ufficiale che dimostra come gli inceneritori di rifiuti urbani provochino la nascita di bambini malformati. Gli autori dello studio, "Risques de malformations congénitales autour des incinérateurs d'ordures ménagères, Inserm, Institut européen des génomutations, Afssaps," realizzato nella regione Rhone Alpes (che ha come centri perincipali Lione, Nimes e Montepellier) e non ancora pubblicato, concludono che "globalmente rischi significativi per le popolazioni sono osservati per due tipi di malformazioni: le anomalie cromosomiche e le altre malformazioni maggiori". Inoltre essi hanno constatato "un rischio significativo per le fessure orali, le displasie renali, i megacolon e le anomalie urinarie". Nel periodo considerato dallo studio gli inceneritori hanno quindi provocato la nascita di un gran numero di bambini malformati.

    Questa una sintesi dei risultati dello studio rispetto alle malformazioni rilevate nei bambini della regione Rhone Alpe:

    - anomalie cromosomiche + 20% rispetto alla media nazionale

    - malformazioni della bocca + 29%

    - malformazione dell'intestino + 44%

    - malformazioni dei reni + 51%

    Secondo il direttore del CNIID gli inceneritori saranno "l'amianto del XXI secolo" anche perchè lo studio conferma altre prove scientifiche che hanno posto sotto accusa gli inceneritori di rifiuti come quelle riportate dall'"American Journal of Epidemiology" del 26 giugno 2000 sull'aumento dei tumori rilevati nei tre cantoni di Doubs, vicini all'inceneritore di Besancon (Franca Contea, regione ai confini con la Svizzera).

    Le diossine - Secondo l’EPA (Agenzia governativa di protezione ambientale americana) - sono il più potente cancerogeno sintetico.
    Danneggiano il sistema immunitario,il sistema tiroideio, il sistema sessuale, il sistema nervoso centrale ed il sistema riproduttivo. Inoltre funzionando da sregolatori endocrini e provocando una notevole varietà di tumori.
    Possono inoltre attraversare la placenta, danneggiare il feto e contaminare il latte della madre.
    Possono persistere per migliaia di anni.


    Secondo l'EPA (Ente governativo statunitense per la "protezione" ambientale) le diossine sono i più micidiali "sregolatori endocrini" che si conoscano.
    Lo studio più completo sugli effetti della diossina è stato compiuto in seguito al noto incidente di Seveso.
    La conclusione era che gli abitanti dell’area avevano "probabilità 3 volte maggiori di prendere il cancro al fegato, nelle donne 5,3 volte di prendere una forma di mieloma, tra gli uomini 5,7 volte di prendere alcune forme di cancro al sangue".
    Il piombo - Esercita effetti tossici sul sistema nervoso, sui reni, sul sistema immunitario e riproduttivo.
    Il mercurio - E’ nocivo per il sistema nervoso, per i reni ed il sistema immunitario.
    Inoltre molti metalli pesanti sono conosciuti o sospettati di essere cancerogeni.
    Gli studi cui si fa riferimento sono molto recenti e le loro implicazioni non sono ancora chiaramente comprese. Non si conoscono soprattutto gli effetti di lungo termine dell’accumulo di quantità anche molto piccole, ma si sa che entrano nel corpo umano e vi persistono anche per decenni, trasferendosi nel caso delle puerpere ai feti.
    Dovrebbe valere in queste situazioni il criterio, di puro buon senso, del "principio di precauzione" : dove non si ha conoscenza sufficiente, ma i rischi sono elevatissimi, è ragionevole non correrli.
    In poche parole meglio non giocare alla roulette russa




    Parte 5: Passato, presente e futuro degli inceneritori

    Chi sostiene che gli inceneritori siano la risposta più diffusa nei paesi moderni, per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti urbani, dovrebbe conoscere e meditare sull’esperienza degli Stati Uniti.

    Anche nel campo dell’incenerimento dei rifiuti gli Stati Uniti sono stati dei precursori, come in molti altri settori.

    Già alla fine degli anni ‘30, circa 70 città americane utilizzavano impianti di incenerimento. Dopo la seconda guerra mondiale, l’uso di inceneritori aumentò, con la tendenza a realizzare impianti di maggiore capacità, tuttavia le tecnologie utilizzate, pur adeguate ai tempi, ponevano scarsa attenzione all’efficienza della combustione e alla riduzione dell' emissioni inquinanti.

    Alla fine degli anni ‘70, gli inceneritori statunitensi adottavano sistemi "moderni" per l’abbattimento degli inquinanti (precipitatori elettrostatici, filtri a maniche) ma, contemporaneamente, studi più attenti dimostravano come le ceneri emesse da questi impianti contenessero quantità rilevanti di metalli tossici (piombo, cadmio, mercurio). Fu così necessario introdurre più efficienti impianti di abbattimento che, alzando i costi, rendevano meno vantaggioso, dal punto di visto economico, la costruzione di nuovi impianti. Questa situazione fu la causa di una progressiva chiusura di questo tipo di impianti: nel 1965 , negli Stati Uniti, erano operanti 289 inceneritori; circa dieci anni dopo , nel 1974, si potevano contare solo 114 impianti (1).

    Nei quindici anni successivi la situazione non dava segni di miglioramento. Infatti, nel 1990, risultavano in funzione 140 inceneritori, con una capacità di incenerimento di 92.000 tonnellate di rifiuti al giorno. Tuttavia, tra il 1982 e il 1990, 248 progetti di inceneritori (con una capacità complessiva di trattamento pari a114.000 tonnellate al giorno) erano cancellati. E, se nel 1990 l'EPA prevedeva che nel 2000 gli Stati Uniti avrebbero incenerito il 26 % dei loro rifiuti, nel 1992 la stessa Agenzia abbassava la stima al 21 %. Nei fatti, il mercato degli inceneritori statunitensi mostrava andamenti anche peggiori delle previsioni; infatti, nel 1997, le statistiche verificavano che gli inceneritori avevano trattato solo il 16 % dei rifiuti prodotti in questo paese, a fronte del 35 % di rifiuti avviati al riciclaggio, tecnica di smaltimento in forte e costante crescita, come confermano i più aggiornati obiettivi fissati da numerosi stati federali: riciclare il 50% dei propri materiali post consumo, entro il 2000 (http://www.epa.gov/epaoswer/non-hw/muncpl/factbook/).

    La spiegazione del perché gli USA abbiano relegato ad un ruolo marginale l'incenerimento dei rifiuti urbani é stata autorevolmente fornita dal "Wall Street Journal" che, in un articolo, comparso nell' edizione del' 11 Agosto del 1993, avvertiva i suoi lettori che l'uso degli inceneritori, per smaltire i rifiuti urbani, era un vero e proprio disastro economico per le amministrazioni pubbliche e per il contribuente.

    Riportiamo una sintesi dell'articolo del più importate quotidiano finanziario internazionale:
    ''Gli organismi pubblici che hanno incoraggiato la costruzione di inceneritori hanno posto scarsa attenzione agli aspetti economici dell'incenerimento dei rifiuti. In sintesi, il bilancio economico di questo trattamento é terribile, in quanto costringe gli utenti ed i contribuenti a pagare migliaia di milioni di dollari all'anno in più , rispetto ai costi per il trattamento tradizionale dei rifiuti (la discarica, n.d.t.). Infatti, il costo medio del trattamento rifiuti, tramite incenerimento, è di 56 dollari a tonnellata, il doppio del costo medio del trattamento in discarica. Il problema é questo: nei primi anni '80, città e comuni statunitensi furono oggetto d' una pesante campagna di informazione sulla mancanza di spazi per nuove discariche e sull'incenerimento quale unica soluzione a questa carenza. Forti di questa emergenza, le compagnie che gestivano inceneritori proponevano contratti in cui si costringevano i governi locali, per tutto il periodo d' attività degli impianti (20 anni) o a garantire una quantità fissa di rifiuti da trattare nei loro impianti (a scapito del riciclaggio e di politiche finalizzate alla riduzione della produzione di rifiuti, n.d.t.), oppure a pagare costose penali.
    La crisi dei rifiuti - affermava il Wall Street Journal- era più fittizia che reale, realizzata ad arte per agevolare in vari modi i produttori di inceneritori. Ad esempio, nella costruzione d' impianti per la produzione di elettricità dai rifiuti, il settore pubblico s' accolla i rischi finanziari dell'operazione, mentre le compagnie che forniscono e gestiscono gli impianti impongono alle municipalità norme contrattuali "capestro", quali l'invio agli impianti di una costante quantità di rifiuti ad un prezzo prefissato (ovviamente rimunerativo per le aziende; n.d.t.).

    Ma il futuro economico degli inceneritori -proseguiva il WSJ- potrebbe peggiorare, per i seguenti motivi:
    1) le città stanno affrontando costi crescenti per adeguare i loro impianti di incenerimento alle più stringenti norme anti inquinamento. Gli inceneritori sono importanti fonti inquinanti. In sintesi, un inceneritore é un impianto che, pur trattando materiali relativamente innocui (i rifiuti urbani), produce, con la combustione, numerose sostanze tossiche.
    I maggiori costi per rendere ecologicamente compatibili i vecchi inceneritori costringeranno i Comuni a raddoppiare le tasse sui rifiuti.
    2) Le compagnie elettriche ostacolano una legge federale che, per favorire gli inceneritori, le obbliga a comprare l'elettricità prodotta dagli inceneritori a costi superiori a quelli di mercato. Mentre l'elettricità prodotta da petrolio e carbone costa da 1 a 3 centesimi a kilowattore, l'elettricità prodotta da un inceneritore é fatta pagare dai 6 a 11 centesimi di dollaro .
    3) La Corte Suprema degli Stati Uniti deve decidere se le ceneri degli inceneritori sono, dal punto di vista legale, un rifiuto pericoloso. Non esiste dubbio sul fatto che le ceneri siano effettivamente rifiuti pericolosi, in quanto contengono grandi quantità di metalli tossici (piombo, cadmio, arsenico,..). Il problema é che, negli anni ottanta, per agevolare (ancora una volta: n.d.t.) la costruzione di inceneritori, molti Stati hanno dichiarato le ceneri degli inceneritori "legalmente" non pericolosi.
    Questo accorgimento formale ha permesso un vantaggio economico a favore degli inceneritori, in quanto se le ceneri dell'inceneritore sono classificate come pericolose il loro smaltimento costerebbe dieci volte di più. Questo fatto costringerebbe gli inceneritori a triplicare le loro tariffe e questa circostanza significa nient'altro che la definitiva chiusura di molti altri inceneritori.
    4) La Suprema Corte si deve pronunciare anche sulla costituzionalità di un'altra agevolazione a favore degli inceneritori, ovvero obbligare i Comuni ad inviare i loro rifiuti al costoso inceneritore locale, piuttosto che ad una più economica discarica fuori comune. Per ovviare alla possibile bocciatura di questa norma, alcune municipalità hanno trovato la soluzione: mantenere bassi i costi dell' incenerimento, per attrarre clientela, ma raggiungere il bilancio aumentando altre tasse.

    Per vincere la concorrenza delle più economiche discariche, gli inceneritoristi criticano l' EPA (Agenzia per la Tutela dell'Ambiente) per il favore che questo organismo di controllo dimostra nei confronti delle discariche, ma il Direttore della divisione rifiuti urbani ed industriali dell'EPA, Bruce Weddle, a tal riguardo, ha categoricamente ed autorevolmente affermato: "Gli inquinanti che un inceneritore manda nell'aria creano problemi sanitari a molte più persone di quante siano danneggiate dai reflui liquidi prodotti dalle discariche."

    Sui tentativi di discredito nei confronti delle discariche é interessante l'azione della contea di La Crosse (Wisconsin) contro alcuni suoi consulenti. Costoro, per favorire la costruzione di un inceneritore, avevano "erroneamente" stimato che il volume dei rifiuti prodotti dalla contea fosse molto superiore alla capacità della discarica in uso, per cui, in base a queste loro stime, entro pochi anni non avrebbe potuto più ricevere rifiuti. Il giudice ha dato ragione all'amministrazione di La Crosse e costretto i consulenti "bugiardi" a pagare 2.6 milioni di dollari, come risarcimento danni."

    A distanza di alcuni anni, il copione usato negli Stati Uniti per tentare di imporre gli inceneritori ai cittadini americani, descritto nel citato articolo del W.S.J, é riproposto in modo quasi identico, in Italia.

    Nel nostro paese, a partire dalla metà degli anni '90, é in atto una sistematica campagna diffamatoria contro le discariche, ritenute cause di tutti i mali, dall'effetto serra alle ecomafie. Gli inceneritori invece, ribattezzati con il più tranquillizzante termine di termovalorizzatori, sono diventati la panacea per eliminare il problema rifiuti, risparmiare energia e denaro, riqualificare il territorio, creare occupazione.

    Inoltre, il problema delle ceneri é tutt'altro che risolto se il modernissimo e sponsorizzatissimo inceneritore di Brescia deve inviare le sue ceneri "volanti" nelle miniere di salgemma tedesche, unico luogo sufficientemente sicuro, a fronte della loro tossicità (da Venerdì di Repubblica).
    E anche in Italia, come negli Stati Uniti, il pareggio economico degli inceneritori può essere raggiunto facendo pagare al contribuente 900 lire a chilowattora l'elettricità prodotta con i rifiuti, a fronte delle 300 lire pagate per l' elettricità prodotta con carbone e petrolio, insomma una tassa occulta sui rifiuti che non comparirebbe nei costi dell'incenerimento.
    Ed é tutta italiana la giustificazione di questo regalo agli inceneritoristi: per legge, i rifiuti urbani diventano una fonte di energia rinnovabile anche se il migliore combustibile per gli inceneritori é la plastica che, anche i bambini sanno, si produce utilizzando una risorsa non rinnovabile quale il petrolio.
    L' unica vera differenza tra gli Stati Uniti e l' Italia é una maggiore oggettiva difficoltà italiana (e più in generale europea) di trovare spazi idonei per le discariche.
    Comunque, ricordiamo che gli inceneritori non risolvono affatto questo problema. Infatti, ogni inceneritore ha sempre bisogno di una discarica dove inviare le ceneri prodotte da questo impianto (pari al 30% in peso dei rifiuti inceneriti) e dove stoccare i rifiuti tal quali nei periodi in cui l' inceneritore é inattivo per manutenzione ordinaria e straordinaria.
    Per fronteggiare questo problema i paesi europei hanno adottato l'innovativa strategia di ridurre alla fonte la produzione di rifiuti, scelta, al momento trascurata dagli Stati Uniti.
    In particolare, la Comunità Europea si é posto l' obiettivo, entro il 2001, di ridurre del 50 % la generazione dei propri rifiuti da imballaggi (2).
    Pur con qualche difficoltà, questo obiettivo sembra raggiungibile. Ad esempio, tra il 1991 e il 1998, la Svezia e la Germania hanno ridotto rispettivamente del 20 % e del 13,4 % la loro produzione di rifiuti da imballaggio, pur in una situazione di crescita economica e quindi di maggiori consumi.

    In Italia, la strategia di ridurre la produzione di rifiuti stenta a decollare, nonostante la buona adesione di aziende al CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), organismo che dovrebbe incentivare i produttori a ridurre la quantità di imballaggi (http://www.conai.org).
    In questo campo c'é ancora molto da fare: una capillare e costante informazione al consumatore, l'introduzione obbligatoria del vuoto a rendere, la promozione del compostaggio domestico (http://www.village.it/italianostra/c...io/index.html), l'introduzione della tariffa che premia economicamente chi produce meno rifiuti.
    A tal riguardo gli "amici" degli inceneritori enfatizzano gli alti costi della riduzione e del riciclaggio dei rifiuti, in particolare quelli in plastica.
    Tale problema esiste, tuttavia, recentemente, l' Eco Istituto di Darmstadt (3) ha confermato i grandi vantaggi ambientali (minore inquinamento, maggiore risparmio energetico, minore uso di risorse non rinnovabili) del riciclaggio della plastica rispetto al suo incenerimento, ma ha anche potuto verificare che i costi di queste due strategie per il trattamento dei rifiuti stanno convergendo. Attualmente in Germania la raccolta, la separazione e il riciclaggio di una tonnellata di contenitori di plastica di tipo diverso costa 2.100 marchi, a fronte di 1.080 marchi spesi se gli stessi rifiuti sono inceneriti. Tuttavia l' Eco Istituto stima che entro il 2020 le due tecniche avranno lo steso costo (800 marchi per tonnellata). E, a parità di costi, i netti vantaggi ambientali del riciclaggio trasformeranno gli inceneritori in oggetti interessanti solo come esempi di archeologia industriale.
    Peraltro, anche in Italia, il costo del riciclaggio della plastica sta diminuendo drasticamente. Da fonte COMIECO (http://www.comieco.org), nel 1996 il costo per il recupero di un chilogrammo di imballaggi in plastica era 2.194 lire, ma nel 2000 già bastavano 495 lire. E anche la raccolta differenziata dei materiali post consumo in plastica è in forte incremento: nel 1996, 225.000 tonnellate; nel 2000, 526.000 tonnellate, di cui 305.000 avviate al riciclo meccanico e 225.000 tonnellate incenerite.
    Il fattore critico che tra alcuni anni provocherà il crollo dei costi del riciclaggio potrebbe essere l'introduzione di sistemi innovativi per la separazione automatica dei diversi tipi di rifiuto. Un impianto con queste caratteristiche, denominato SORTEC 3, in grado di dimezzare il costo del riciclaggio della plastica era in funzione all'esposizione EXPO 2000 ad Hannover, dove sono state preannunciati i progressi tecnologici del terzo millennio .
    E' significativo che nello stesso anno, a Sydney, il trattamento dei rifiuti prodotti dal grande villaggio costruito per i giochi olimpici si é basato solo su raccolta differenziata, riciclaggio e compostaggio, effettuati in un apposito centro di trattamento realizzato ai margini del Parco Olimpico, un mirabile esempio di cittadella dello sport realizzata seguendo le nuove regole della sostenibilità e del basso impatto ambientale.

    Insomma, nonostante i numerosi ed agguerriti padrini nostrani, tutto fa prevedere che gli inceneritori non abbiano futuro.

  5. #5
    Gagio87
    Ospite

    Predefinito

    conferimento all’incenerimento a 266.000 t è stata solo lo specchietto per le allodole: in realtà non interessava la corretta gestione dei materia a fine ciclo ma piuttosto vedere nei rifiuti una occasione di guadagno.

    Esiste l’alternativa (virtuosa per l’ambiente e conveniente per i cittadini) all’inceneritore .

    L’impossibilità, funzionale alla scelta dell’incenerimento, di raggiungere risultati accettabili in termini di riduzione di rifiuti e raccolta differenziata è documentata anche da uno studio (Gestione integrata dei rifiuti analisi comparata dei sistemi di raccolta – Federambiente ; a cura di Ricci M., Tornavacca A., Francia C. – Ott. 2003). Il dato riassunto dalla seguente tabella evidenzia come la raccolta differenziata con il cassonetto stradale (CS) va di pari passo con l’aumento esponenziale dei rifiuti e rimane sotto il 40% mentre la raccolta porta a porta (PP) porta ad una drastica riduzione dei rifiuti e a percentuali elevate.

    Prestazioni del tutto diverse ed assolutamente “virtuose” si ottengono con la raccolta porta a porta pormai realizzate su vasta scala. Si veda per confronto le prestazioni fornite dal consorzio dei comuni Prula Villorva (TV) che serve 205402 abitanti e 10559 utenze domestiche (anno 2003) rappresentati di seguito che danno risultati rilevanti in pochissimo tempo in termini di:

    1��riduzione rifiuti,
    2��raccolta differenziata
    3��beneficio economico per i cittadini
    4��occupazione

    Risultati analoghi sono raggiunti dai bacini Tv3 e Pd4, circa 400.000 abitanti, dove è praticata la raccolta porta a porta con tariffa puntuale, la raccolta differenziata è oltre il 60% e il rifiuto prodotto è 1 kg/die/abitante, e quello da smaltire è meno di 400 gr/die rispetto ai circa 1200 gr/die di Brescia, tre volte di più.

    La situazione descritta è la prova che il sistema di raccolta meccanizzato con contenitori di grandi dimensioni rende impraticabili politiche di riduzione e riciclaggio spinto dei rifiuti mentre è funzionale all’inceneritore: l’inceneritore, quindi, è alternativo e non integrativo della raccolta differenziata.
    L’impatto sanitario: L’INCENERITORE “PULISCE” L’ARIA DI BRESCIA !


    Questa è l’assurda affermazione che abbiamo ripetutamente sentito fare: propagandata dall’ Asm, ripetuta senza pudore da alcuni esponenti di spicco del Comune. è stata smentita dalla pessima qualità dell’aria che si registra costantemente nella nostra città e che ha raggiunto nell’inverno scorso dei picchi così negativi da meritare i titoli dei quotidiani nazionali: <E’ Brescia la città più inquinata d’Italia>.
    Ebbene nel 2001 su 275 giorni di rilevamento si sono registrati ben 157 giorni di supero dei livelli di attenzione e 66 di quelli di allarme (nei primi 76 giorni del 2004 vi sono stati 41 giorno di supero delle soglie di attenzione!) .

    Ma perché tirare in ballo l’inceneritore se di solito questi inquinanti sono prevalentemente associati al traffico veicolare in particolare dei motori diesel?
    Innanzitutto perché i rifiuti sono un pessimo combustibile: a questo proposito la perizia di collaudo dell’impianto, eseguita nel novembre ’99 dalla Provincia, dice esplicitamente: <Il rifiuto e tutt’altro che un combustibile ideale; le impurezze che lo accompagnano generano dei prodotti di combustione che possono inquinare l’ambiente>.

    Studi scientifici del particolato emesso da inceneritori con sistemi di trattamento delle emissioni come quello bresciano vi sarebbero alte concentrazioni di polveri sottili e ultrasottili: per l’impianto di Brescia si tratta di oltre 1 tonnellata (1.000 miliardi di microgrammi) di polveri (ultrafini?) all’anno. A queste vanno aggiunte anche il particolato secondario, che si forma cioè nell’aria in seguito a reazioni delle sostanze emesse con i composti presenti nell’aria stessa e 300 kg di PM10 di PM10 di emissioni per ciascuna linea per i non meno di 60.000 autocarri che movimentano i materiali!
    Non solo le emissioni dell’inceneritori sono particolarmente rilevanti anche se confrontate con i 158 maggiori camini industriali di Brescia

    Le emissioni di diossine dell’inceneritore Asm di Brescia, “misurate” due volte all’anno, sarebbero già ad un livello critico (0,0053 e 0,0141 ng/m3 nell’aprile 2002; 0,009 e 0,0113 ng/m3 nel giugno 2002).
    Ma quante diossine e PCB escono in un anno veicolate dai 3 miliradi di metri cubi di aria del camino (senza contre poi quelli delle scorie e polveri leggere)? E’ molto difficile dirlo con esattezza perché in questo caso, a differenza di altri inquinanti, come gli NOx, i controlli non sono in continuo o a periodicità ravvicinata, ma avvengono in due campagne all’anno ed è del tutto arbitrario e scientificamente infondato considerare una misura effettuata per 8 ore, 2 o 4 volte all’anno, come reale per gli altri 300 giorni di funzionamento dell’impianto: sia perché nei giorni di rilevamento del Negri l’impianto è condotto al massimo dell’efficienza per il contenimento delle emissioni, sia perché questa efficienza dipende dal rispetto delle “procedure di manutenzione ordinaria e straordinaria”, mentre in certi casi si possono verificare “situazioni di anomalie”.

    E assolutamente necessario che gli incentivi all’incenerimento (Cip6) vengano tolti perché penalizzano i comportamenti virtuosi e danneggiano i cittadini anche dal punto di vista economico oltre che danneggiare l’ambiente.
    Al contrario devono essere i comportamenti (dei cittadini e dei Comuni) che prudono pochi rifiuti e raggiungono elevati livelli di raccolta differenziata.


    Non a caso l’Unione europea dà ragione agli ambientalisti e mette in mora il governo italiano sull’ambiente per l’inceneritore Asm .


    L’Italia sempre più lontana dall’Europa per le politiche ambientali.
    Il 18.01.05 la Commissione Europea ha comunicato di aver deferito l’Italia alla Corte di Giustizia, tra l’altro, per la vicenda dell’inceneritore di Brescia con il seguente durissimo comunicato

    Decisioni di deferire l'Italia alla Corte di giustizia delle Comunità europee
    La Commissione ha deciso di deferire l¹Italia alla Corte di giustizia per dieci violazioni diverse. * La prima riguarda la costruzione della terza linea di un megainceneritore a Brescia; si tratta di uno de più grandi d¹Europa, con una capacità di trattamento di circa 700 000 tonnellate l¹anno. Sebbene i progetti di questo tipo e di queste dimensioni abbiano un considerevole impatto sull¹ambiente e siano quindi soggetti obbligatoriamente ad una valutazione d'impatto ambientale (VIA) conformemente alla direttiva comunitaria VIA[3], per questo specifico progetto non è stata effettuata nessuna valutazione. Oltre a violare la direttiva VIA, il progetto contravviene anche ad una disposizione, relativa alla consultazione del pubblico, della direttiva sull¹incenerimento dei rifiuti[4] che prevede condizioni operative particolari e requisiti tecnici rigorosi e stabilisce valori massimi delle emissioni per gli impianti di incenerimento dei rifiuti e di coincenerimento di rifiuti e altri combustibili.

    La rilevanza della lettera di messa in mora del Governo italiano per le terza linea dell’inceneritore Asm di Brescia è straordinaria sia perché denuncia l’inadempimento di ben 4 direttive europee sull’ambiente, sia perché riguarda il più grande inceneritore d’Europa, proposto in giro per l’Italia come un modello da imitare, in particolare la terza linea destinata a bruciare 250.000 tonnellate di rifiuti speciali in aggiunta alle due linee già in funzione per rifiuti urbani e speciali per un totale di 750.000 tonnellate anno, oltre 2.000 tonnellate giorno (tenendo presente che neppure le precedenti due linee sono state sottoposte a valutazione di impatto ambientale, sfruttando le more del recepimento della Direttiva europea).

    Queste sono le diverse normative comunitarie di cui l’Ue lamenterebbe
    l’inadempimento:

    - articoli 9 e 11 della direttiva 75/442/CEE del Consiglio del 15 luglio 1975 sui rifiuti modificata dalla direttiva 91/156/CEE del Consiglio del 18 marzo 1991 (art. 9: che riguarda l’obbligo, anche nel caso dell’inceneritore di Brescia dell’autorizzazione da parte dell’Autorità competente);

    - articoli 2 e 4 della direttiva 85/337/CEE del Consiglio del 27 giugno 1985 concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come modificata dalla direttiva 97/11/CE del Consiglio del 3 marzo 1997 (art. 2 : obbligo anche nel caso dell’inceneritore di Brescia di una valutazione di impatto ambientale);

    - articolo 12 della direttiva 2000/76/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 4 dicembre 2000, sull'incenerimento dei rifiuti (art. 12: Accesso alle informazioni e partecipazione del pubblico. 1. … le domande di nuove autorizzazioni per impianti di incenerimento e di coincenerimento sono accessibili in uno o più luoghi aperti al pubblico, quali le sedi di istituzioni locali, per un periodo adeguato di tempo affinché possa esprimere le proprie osservazioni prima della decisione dell'autorità competente. La decisione, comprendente almeno una copia dell'autorizzazione e di qualsiasi suo successivo aggiornamento, è parimenti accessibile al pubblico);

    - articolo 15, comma 1, della direttiva 96/61/CE del Consiglio, del 24 settembre 1996, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento (art. 15, comma 1: Accesso all'informazione e partecipazione del pubblico alla procedura di autorizzazione. 1. … (adozione di) .. misure necessarie per garantire che le domande di autorizzazione di nuovi impianti e di modifiche sostanziali siano rese accessibili per un adeguato periodo di tempo al pubblico affinché possa esprimere le proprie osservazioni, prima della decisione dell'autorità competente. La decisione, comprendente almeno una copia dell'autorizzazione e di qualsiasi suo successivo aggiornamento, deve del pari essere messa a disposizione del pubblico).
    Si tratta, con estrema evidenza, di rilievi su questioni fondamentali, come il procedimento autorizzativo, la valutazione di impatto ambientale e l’accesso alle informazioni da parte del pubblico.
    Come è noto, lo Stato italiano ha due mesi di tempo per presentare le proprie osservazioni. Se l'Italia dovesse continuare a non ottemperare ai propri obblighi e se la Commissione non dovesse modificare il proprio punto di vista a seguito delle osservazioni trasmesse dallo Stato membro in risposta alla lettera di messa in mora, la Commissione emetterà un parere motivato al quale lo Stato membro dovrà conformarsi entro un determinato termine. Se l'Italia non dovesse conformarsi al parere motivato, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia.




    Parte 9: fonti

    Deliberazione del Consiglio della Regione Lombardia n. VI/0557,del 9 aprile 1997
    Piano provinciale per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e assimilabili (L.R. n.21)
    Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 – Supplemento Gazzetta Ufficiale 15-2-97
    Osservatorio Provinciale Rifiuti – Maggio 1997 – Analisi del 1996
    Analisi merceologica dei rifiuti solidi urbani di Varese – Piano Provinciale rifiuti
    Provincia di Varese – Lezione n. 5 del corso per docenti sul Piano Provinciale rifiuti
    Il cancro in Italia – I dati di incidenza dei Registri Tumori – R. Zanetti, P. Crosignani
    Dockery et al. – citato in: Regione Lombardia – Primo rapporto Salute e Ambiente ’96
    Analisi osservazioni meteorologiche della Stazione di Brebbia – a cura di C. Dragone
    Dati della rete italiana deposizioni atmosferiche - Ministero Ambiente – Airone n. 151
    Greg Smith - Incinerator health hazards - WWWellness
    Phil Davis - Report on Municipal Waste Incineration
    Times Union and Professor Breyman - The Green Island Incinerator : pros and cons.
    Waste Not 306 - Waste to dioxin Incinerator
    Waste not 300 - EPA’s ‘Jekyl $ Hyde’ approach to dioxin.Times Beach Incinerator update.
    New Study shows incinerator ash more dangerous.
    Barry Johnson - Health impacts of incineration.
    Municipal Solid Waste thermolysis - www.ic.be/incin/leignon2.htm
    Bill Eyring, Kevin Greene and Franklin Lomax - An alternative to the North West incinerator - www.cnt.org/sus_man/incinerator.htm
    Anti-incineration campaign in Poland - www.rec.hu/poland/wpa/anti-inc.htm
    Greenpeace - Playing with fire - www.rec.org/Poland/wpa/pyro2.htm
    International Air Quality Advisory Board (IAQAB) - A policy statement on the incineration of municipal waste.
    Steven Reynolds - The German recycling experiment and its lessons for United States policy - www.law.vill.edu/vls/journals/elj/volume6_1/reynolds.htm
    Federico Valerio - Demistificazione della retorica a favore degli inceneritori sulla base della legge di Lavoisier. - www.freeworld.it/peacelink/tematich/ecologia/rifiuti4.htm
    Work on waste USA - Municipal waste incineration banned in Rhode Island -
    Joe Thornton - The incineration-chlorine connection -
    www.fish.com/ ~jym/greenpeace/incineration-cl-connection.htm
    John Ruston - Advantage recycle - www.edf.org/pubs/reports/advrec.htm
    Mike Lehman - The correlation between heavy metals and dioxin emissions in a municipal waste incinerator - http://http://bigmac.civil.mtu.edu/public_html/classes/ce459/projects/t11/r11.htm
    World Resource Foundation - Ash handling from waste combustion - www.wrfound.org.uk/wrftbash.htm
    Rachel’s hazardous waste news#351 - "Wall Street Journal" warns its readers : incinerators are financial disasters - www.environlink.org/pubs/rachel/rhwn351.htm
    Greenpeace - Alternative resource management strategies for MSW - www.rec.hu/poland/wpa/pyrox1.htm
    James Simmons - The burning question; trash, hazardous waste and incineration -
    http://mcni.net/ ~mitch/copa/burning.htm
    Jennifer Lynn Reidy, Mark Owens, James Waldron - Incineration Tutorial
    World Resource Foundation - Fluidised bed combustion - www.wrfound.org.uk/wrftbfbc.htm
    Work on waste - Since the 1980’s a minimum of 280 proposals to buildmunicipal waste incinerators in the u.s.have been defeated or abandoned
    http://ecologia.nier.org/english/level1/wastenots/wn283.htm
    http://http://ecologia.nier.org/english/level1/wastenots/wn294.htm
    Tom Webster - Dioxin and human health : a public health assesment of dioxin exposure in Canada - http://ecologia.nier.org/english/level1/wastenots/wn310.htm
    Lois Gibbs - Dying from dioxin - http://ecologia.nier.org/english/level1/wastenots/wn356.htm
    US EPA’s final emission standards & guidelines for Municipal Solid Waste incinerators - http://ecologia.nier.org/english/level1/wastenots/wn351.htm http://ecologia.nier.org/english/level1/wastenots/wn352.htm http://http://ecologia.nier.org/english/level1/wastenots/wn353.htm
    Paul Connett - Incineration foe argues for alternate approaches - http://www.news.cornell.edu/Chronicles/9.26.96/incineration_foes.htm
    T. Randall Curlee e altri. Waste to Energy in the United States (Westport, Connecticut: Quorum Books, 1994) ISBN 0- 89930-844-9
    Report from the Commission to the Council and the European Parliament, Interim Report according to Article 6.3 (a) of Directive 94/62/EC on packaging and packaging waste; Rep. 596,19/11/99; COM, European Commission: Brussels, Belgium,1999
    Dehoust,G. et all.Vergleich der rohstofflichen und energetischen Verwertung von Verpackungskuntstofen; Okoinstitutarmstadt/Essen, Germany, Nov.1999.
    SORTEchnology3.0, Duales System Deutschland AG; SYSTEC: Koln, Germany, Nov 1999. http://www.gruener-punkt.de

  6. #6
    Gagio87
    Ospite

    Predefinito

    http://www.inceneritori.org/ambiente%20risorse%20salute.pdf
    qua trovate la scoperta di 2 ricercatori italiani (naturalmente snobbati da tutti tranne che da Beppe Grillo) che hanno trovato il nesso tra inceneritori e cancro

  7. #7
    Gagio87
    Ospite

    Predefinito

    una lista di alimenti esaminati da questi ricercatori con le sostanze trovati negli alimenti...

    Pandoro Motta: Alluminio, Argento
    Salatini Tiny Rold Gold (USA): Ferro, Cromo, Nichel (cioè acciaio), Alluminio
    Biscotti Offelle Bistefani: Osmio, Ferro, Zinco, Zirconio, Silicio-Titanio
    Biscotti Galletti Barilla: Titanio, Ferro, Tungsteno
    Macine Barilla: Titanio
    Granetti Barilla: Ferro, Cromo
    Nastrine Barilla: Ferro
    Bauletto Coop: Ferro, Cromo
    Plum cake allo yogurt Giorietto Biscotti: Ferro. Cromo
    Ringo Pavesi: Ferro, Cromo, Silicio, Alluminio, Titanio
    Pane carasau (I Granai di Qui Sardegna): Ferro, Cromo
    Pane ciabatta Esselunga: Piombo, Bismuto, Alluminio
    Pane morbido a fette Barilla: Piombo, Bismuto, Alluminio
    Paneangeli Cameo: Alluminio, Silicio
    Pane Panem: Ferro, Nichel, Cobalto, Alluminio, Piombo, Bismuto, Manganese
    Cornetto Sanson (cialda): Ferro, Cromo e Nichel (cioè acciaio)
    Biscotto Marachella Sanson: Silicio, Ferro
    Omogeneizzato Manzo Plasmon: Silicio, Alluminio
    Omogeneizzato Vitello e Prosciutto Plasmon: Ferro, Solfato di Bario, Stronzio, Ferro-Cromo, Titanio
    Cacao in polvere Lindt: Ferro, Cromo, Nichel
    Tortellini Fini: Ferro, Cromo
    Hamburger McDonald?s: Argento
    Mozzarella Granarolo: Ferro, Cromo, Nichel
    Chewing gum Daygum Microtech Perfetti: Silicio (cioè vetro)
    Integratore Formula 1 (pasto sostitutivo) Herbalife: Ferro, Titanio
    Integratore Formula 2 Herbalife: Ferro, Cromo

  8. #8
    itaglia stato canaglia
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    MA proprio quello che poco fa al TG3-R è stato indicato come il più pulito d'Europa?

    Se vedùm

  9. #9
    Gagio87
    Ospite

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    si se leggi qua sopra lo dice che lo millantano come il più pulito....
    Ma basta vedere come ci hanno le mani in pasta tutti per capire che non è così... Oltretutto a Brescia le centraline di rilevamento sono chiuse da qualche anno...

  10. #10
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    Da dove hai preso tutta sta roba?
    Valtrumplino sicuramente

    Lombardo forse

    Padano..per quel che resta

    Italiano MAI!

 

 
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