Onorevole si dia un taglio
Bastano pochi anni in Parlamento per maturare un vitalizio che vale da 3.000 a 10.000 euro.![]()
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Stasera sul sito l'elenco completo degli ex deputati e senatori che percepiscono oggi la pensione. Da consultare online
http://espresso.repubblica.it/dettag...94536&ref=hpsp
Sono tremilatrecentodue: questo il numero degli ex parlamentari, deputati e senatori, che ricevono una pensione da Montecitorio e Palazzo Madama. A seconda degli anni di contribuzione, si va da un minimo di 5 ad un massimo di 30 anni, incassano un assegno che parte da 3 mila euro lordi mensili per arrivare anche a 10 mila. "L'espresso" lo rivela nel numero in edicola questa settimana che pubblica (ad eccezione dei circa mille vitalizi di reversibilità erogati a moglie e figli di parlamentari defunti) anche la lista completa dei beneficiari con il periodo di contribuzione e l'importo dell'assegno. Il vitalizio si cumula con tutti i redditi e tutte le rendite: si somma all'indennità (198 mila euro l'anno) di chi si è dimesso da parlamentare per entrare nel secondo governo Prodi: tra i tanti, il viceministro degli Esteri Ugo Intini, che oltre alla "paga" spettantegli come membro dell'esecutivo, prende un vitalizio di 8 mila 455 euro lordi.
Walter Veltroni somma lo stipendio di sindaco (5.500 euro netti mensili) con il vitalizio di 9000 euro lordi. Altri lo sommano ai redditi da lavoro dipendente, come chi è tornato a insegnare (come Marida Bolognesi dell'Ulivo) o alla retribuzione di commissario Enac (Vito Riggio, ex Dc, 150 mila euro lordi l'anno per questo incarico), alle nomine alle varie Authority (Mauro Paissan, Privacy, 144 mila euro lordi). E, naturalmente, si cumula anche con tutti i livelli di reddito, anche quelli più ragguardevoli. Susanna Agnelli, con 20 anni di contribuzione riscuote un vitalizio di 8 mila 455 euro al mese. Luciano Benetton, per 2 anni spesi a Palazzo Madama incassa una pensione di 3 mila 108 euro lordi.Quanto ai meccanismi di calcolo della pensione, "L'Espresso" rivela come i sacrifici previdenziali non sembrano riguardare i parlamentari. Per i deputati è in vigore un regolamento approvato con una riforma dall'Ufficio di presidenza nel luglio del 1997. Stabilisce che gli onorevoli il cui mandato parlamentare sia iniziato successivamente alla XIII legislatura del 1996 hanno il diritto alla pensione al raggiungimento dei 65 anni, riducibili a 60 con 2 legislature.
I deputati eletti prima del '96 hanno diritto invece al vitalizio all'età di 60 anni, riducibili a 50 utilizzando tutti gli anni di mandato accumulati oltre i cinque minimi richiesti. Con oltre tre legislature, per esempio 20 anni di contributi, si può andare in pensione addirittura sotto i 50 anni.Ancora più generoso si rivela il senato: gli eletti a partire dalla XIV legislatura del 2001 hanno diritto alla pensione solo a 65 anni a 60 con due legislature) e a condizione di aver svolto un mandato di cinque anni. Coloro che hanno conquistato lo scranno prima del 2001, riscuotono invece il vitalizio a 60 anni con una legislatura, a 55 con due e addirittura a 50 anni dopo tre mandati. Secondo quanto scrive "L'espresso" sia alla Camera che al Senato l'ammontare del vitalizio viene calcolato sulla base dell'indennità lorda (12 mila 434 euro) e degli anni di contribuzione. A ciascun anno è legata una percentuale: per cinque anni si ha diritto al 25 per cento dell'indennità (pari a 3 mila 109 euro lordi di vitalizio); per 10 al 38 per cento (pari a 4 mila 725 euro); per 20 al 68 per cento (8 mila 455 euro); fino ad arrivare all'80 per cento dell'indennità per i 30 anni e oltre (9 mila 947 euro). Con una ulteriore blindatura della base di calcolo: la cosiddetta "clausola d'oro" grazie alla quale il vitalizio si rivaluta automaticamente essendo legato all'importo dell'indennità del parlamentare ancora in servizio. Quanto costa tutto questo ai bilanci di Montecitorio e Palazzo madama?
"L'espresso" fa l'esempio di un deputato cessato dal mandato nell'aprile 2006 ed eletto per la prima volta nel '94. Il suo mandato effettivo è di 12 anni, essendosi la XII legislatura ('94-'96) chiusa anticipatamente dopo appena due anni. Ma sommando i contributi versati per riscattare i 3 anni mancanti (36 mila euro) a quelli regolarmente pagati durante il mandato (128 mila euro), l'onorevole neopensionato alla fine avrà versato complessivamente circa 164 mila euro per 15 anni di contribuzione. Un "sacrificio" che gli consente di incassare oggi un assegno mensile di 6 mila 590 euro lordi. Con quali altri vantaggi? Nell'ipotesi che abbia oggi 57 anni e che viva fino a 87, questo deputato incasserà alla fine 2 milioni 372 mila euro a fronte dei 164 mila versati. Un meccanismo che costerà alla Camera ben 2 milioni 200 mila euro. E questo per un solo deputato.Quanto ai costi complessivi, Montecitorio (dati 2006) ha in carico 2005 pensionati (reversibilità comprese): gli costano 127 milioni di euro a fronte dei 9 milioni 400 mila di entrate relative ai contributi versati dai deputati in carica. Altrettanto critica è la situazione al Senato che con le sue 1.297 pensioni spende ogni anno quasi 60 milioni a fronte dei 4 milioni 800 mila di entrate ricavate dai versamenti dei senatori in servizio. Un'autentica voragine che nel 2006 produrrà un "buco" stimato in 174 milioni di euro. Anche a questi a carico dei cittadini contribuenti.




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