Il debito del Sud Europa minaccia la stabilità dell’Unione
Articolo di Economia salute e ambiente, pubblicato martedì 29 dicembre 2009 in Olanda.
[NRC Handelsblad]
Mentre la cicala – il Sud Europa – fa festa e sperpera, la formica – il Nord Europa – lavora duramente. Prima o poi potrebbe andare a finire male.
L’agenzia di rating Fitch ha recentemente degradato il rating delle obbligazioni statali greche a BBB+. Non è soprendente, visto il deficit pubblico greco che ammonta quasi al tredici per cento. Nel corso dell’anno (2009, ndt) altri paesi del Sud Europa con alti deficit pubblici, come l’Italia e la Spagna, si sono visti abbassare il rating e si teme per il Portogallo (e l’Irlanda). Ma questi deficit pubblici sono solo una parte del problema. Mentre le finanze pubbliche nazionali vengono in ogni caso un po’ contenute grazie al Patto di Stabilità e Crescita, è invece il comportamento del settore privato nei campi degli investimenti e del risparmio nel corso dell’ultimo decennio che ha portato a maggiori squilibri all’interno dell’Eurozona.
L’unificazione del mercato monetario e di capitali europeo attraverso l’introduzione dell’euro ha fatto aumentare enormemente la possibilità di finanziare i debiti pubblici. Il risultato è che le famiglie e le imprese del Sud Europa hanno iniziato a chiedere sistematicamente prestiti ai loro vicini Nord europei, soprattutto all’Olanda, Germania, Austria, Finlandia, Belgio e Lussemburgo. Nel Sud l’eccessiva spesa del settore privato è la norma: in media si risparmia il 4,5 percento del prodotto interno lordo (PIL) in meno di quanto si investa. Al contrario, il Nord parsimonioso risparmia il 4,2 percento in più di quanto investa.
Il risultato è che i paesi del Sud Europa nel frattempo hanno accumulato un debito verso il Nord che è in media l’80 percento del loro PIL. Ancora più problematico è che i prestiti vengano usati soprattutto per spese per consumi e non per investimenti che, a tempo debito, potrebbero portare a una maggiore crescita e a ritorni nel Sud dell’Europa. Grazie a una crescita, il debito potrebbe venire saldato con relativa facilità. Senza crescita il denaro sparisce in un pozzo senza fondo. Attualmente, persino gli interessi sul debito del Sud Europa vengono finanziati in gran parte con ulteriori prestiti che si aggiungono al debito estero.
Poco a poco, anche i mercati finanziari europei si stanno rendendo conto che questo sviluppo non può continuare indefinitivamente. Una prima conseguenza visibile delle divisioni interne nell’eurozona sono le differenze negli interessi da pagare sul debito pubblico. Nell’ultimo decennio le differenze sono sempre state piccole, ma attualmente la Grecia paga già circa il 2,5 percento in più della Germania. La Germania funge da riferimento, grazie agli interessi sul debito più bassi dell’Eurozona come conseguenza della sua posizione economica dominante, alla sua solvibilità e alla liquidità del suo mercato delle obbligazioni. Ciononostante, un maggiore premio sul rischio per i titoli di debito sud-europei non è una soluzione strutturale e totale, che invece richiede grandi adeguamenti interni.
L’immagine che ci viene subito in mente è la favola di Jean de la Fontaine sulla cicala e la formica. Mentre la cicala -il Sud Europa- fa festa e sperpera, la formica -il Nord Europa- lavora duramente.
La favola non è a lieto fine: quando arriva l’inverno la cicala si ritrova affamata e in mezzo al gelo. La formica dice ‘colpa tua, arrangiati’ e lascia che la cicala muoia di freddo. Assumiamo che l’Europa non possa, nè voglia permettere che questo accada.
Dichiarare fallito il progetto dell’euro o perlomeno escludere alcuni paesi da ulteriore partecipazione non sembra essere un’opzione. Ma è chiaro che il Nord non sarà disposto a continuare a finanziare illimitatamente i deficit del Sud nè a permettere che aumenti il rischio morale che questo comporta. Perciò è importante che lo stesso Sud si assuma la responsabilità di prendere misure strutturali interne, quali imposte in un quadro europeo. Un nuovo Patto di Stabilità e Crescita con restrizioni sul debito estero -ed eventualmente sul deficit corrente con l’estero- può essere la soluzione. Le misure che il Sud prenderà devono portare alla diminuzione della spesa pubblica e a maggiori risparmi da parte dei privati. Una simile politica si inquadra perfettamente nella discussione sull’invecchiamento della popolazione e sull’impostazione di un sistema pensionistico finanziabile, che nella maggior parte dei paesi del Sud Europa è ancora più urgente che in Olanda.
Clemens Kool è professore di Finanziamento e Mercati Finanziari all’Università di Utrecht, Joan Muysken è professore di Macroeconomia all’ Università di Maastricht e Nils Holinski è dottorando all’Università di Maastricht.
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Se qualcuno pensa che il centro Nord Europa sia cretino come i padioti e caschi nel trappolone chiagni e fotti alla terronica maniera, si sbaglia di grosso.
Le antenne nel Nord Europa son già belle alzate e hanno capito perfettamente che là sotto è pieno di furbi.




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