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  1. #1
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    Predefinito Difendiamo il matrimonio specifico bene umano


    Difendiamo il matrimonio specifico bene umano
    Non solo religioso o confessionale

    del prof. Francesco D'Agostino
    Se i cattolici sono in prima linea nella loro battaglia contro i Pacs, ciò non dipende dal desiderio di difendere un bene confessionale, ecclesiale e nemmeno, a ben vedere, spirituale: ciò che si difende dicendo no ai Pacs è uno specifico bene umano, che caratterizza tutte le epoche e tutte le culture e che non a torto è ritenuto, dagli etnologi, alla stregua di una struttura antropologica fondamentale.




    Chi dovrebbe aver paura della legalizzazione delle convivenze? Certamente non i cattolici. Coloro che credono che l’impegno coniugale vada confermato sacramentalmente e che, in una prospettiva di fede, il matrimonio sia analogabile al vincolo che unisce Cristo alla sua Chiesa, non possono certo sentirsi "tentati" dai Pacs e dalla loro palese, debole caratterizzazione di "piccoli matrimoni" (come una volta ebbe a definirli il cardinale Ruini) o di matrimoni "depotenziati".
    Se i cattolici sono in prima linea nella loro battaglia contro i Pacs, ciò non dipende dal desiderio di difendere un bene confessionale, ecclesiale e nemmeno, a ben vedere, spirituale: ciò che si difende dicendo no ai Pacs è uno specifico bene umano, che caratterizza tutte le epoche e tutte le culture e che non a torto è ritenuto, dagli etnologi, alla stregua di una struttura antropologica fondamentale.
    Appartiene infatti alle dimensioni più profonde e costitutive dell’essere dell’uomo una peculiarissima identità relazionale e soprattutto generazionale: tutti gli animali si riproducono, ma solo gli esseri umani divengono propriamente padri e madri; tutti gli animali sono generati, ma solo gli esseri umani si percepiscono come figli e figlie.
    Il matrimonio, insomma, è un vincolo reciproco e totale tra un uomo e una donna, che acquista un rilievo pubblico per garantire l’ordine delle generazioni. Ed infatti è nell’ordine delle cose che si possa riconoscere come invalida l’unione coniugale, quando uno degli sposi non sia fisicamente in grado di consumare il matrimonio.
    Difendere il matrimonio non significa quindi difendere un’istituzione sociale "inventata" da una certa cultura, o sorta in una "determinata epoca" e destinata perciò a tramontare con la cultura che l’avesse "inventata" e ad essere eventualmente sostituita da altre istituzioni sociali.
    Dubitare del matrimonio o sostenere il possibile carattere plurale di questa istituzione significa né più né meno che alterare in chiave indebitamente in dividualistica la realtà coniugale dell’identità umana. E reciprocamente difendere il matrimonio significa difendere una delle dimensioni costitutive della persona umana. Essere persona significa infatti (anche) percepire la vita nello stesso tempo come un dono e come un compito: chi ha avuto la vita in dono ha il dovere di comunicarla, fisicamente nella generazione e spiritualmente nell’amore, nella prossimità e nella solidarietà.
    I Pacs attivano nell’immaginario collettivo l’idea che la convivenza affettiva sia essenzialmente autoreferenziale, che cioè i conviventi debbano trovare in una serie di interessi reciproci garantiti dalla legge la ragione ultima della loro unione. Ora, non c’è alcun dubbio che possano esistere numerosi interessi privati, anche di natura esclusivamente economica, assolutamente leciti e meritevoli di rispetto sul piano privato.
    Ma quando la legge, riconoscendo il matrimonio, interviene a regolare pubblicamente le convivenze, dà a queste unioni una valenza al contempo simbolica e sociale assolutamente preziosa: è come se riconoscesse che l’individualità dei singoli sposi può prolungarsi verticalmente in quella dei figli, così come può dilatarsi orizzontalmente in quella dei parenti; contribuisce insomma, e in modo fondamentale, a statuire che l’identità del cittadino non si esaurisce nella sua ristretta e asfittica sfera individuale (peraltro meritevole di una giusta tutela), ma si manifesta nella sua pienezza in una relazionalità compiuta, in cui tutte le dimensioni dell’io, quella fisica, quella spirituale e quella economico-sociale vengono coinvolte

  2. #2
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    Mi sembra un bell'articolo. Come mai non è divampata la discussione ?

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da xenia45 Visualizza Messaggio
    Mi sembra un bell'articolo. Come mai non è divampata la discussione ?
    Per il semplice fatto che non ce n'è motivo.
    Niente e nessuno sta mettendo in pericolo il matrimonio, e nessuno vuole la sua abolizione.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Upuaut Visualizza Messaggio
    Per il semplice fatto che non ce n'è motivo.
    Niente e nessuno sta mettendo in pericolo il matrimonio, e nessuno vuole la sua abolizione.
    Opinione legittima, ma del tutto personale, la mia e spero quella della maggior parte dei forumisti è esattamente contraria

  5. #5
    desiderium
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    Citazione Originariamente Scritto da Mappo Tappo Visualizza Messaggio
    Opinione legittima, ma del tutto personale, la mia e spero quella della maggior parte dei forumisti è esattamente contraria
    ma il pericolo consisterebbe in una riduzione dei possibili matrimoni e in un aumento delle convivenze?

  6. #6
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    L'attentato alla famiglia è evidente. Diciamo che questa è la brezza prima della tempesta. Ma la tempesta con questa brezza arriverebbe di sicuro.

  7. #7
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    Io mi trovo sulle stesse posizioni di antonio.

    Con o senza legge io continuerei a credere esattamente allo stesso modo al sacramento prima e all'istituto civile poi del matrimonio... e questo non perchè è previsto da una legge ma perchè è un valore che porto dentro...

    Chi non condivide questo valore (parlo di valori e non di fede volutamente per includere tutti...) o, peggio, chi pur condividendolo non può... pensate sia un bene imporglielo...?

  8. #8
    spirito libero
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    una volta c'era solo il matrimonio concordatario, poi la possibilità del matrimonio unicamente civile ed ora i dico, ma una possibilità non è un obbligo, chi crede nella famiglia continuerà a sposarsi...
    non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta

  9. #9
    desiderium
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    effettivamente non si riesce a capire quali siano le preoccupazione della Chiesa. Attualmente i credenti si sposano in Chiesa, i non credenti al comune e in più ci sono coppie che convivono. Con questa nuova legge il numero dei credenti che si sposano dovrebbe rimanere invariato.

    Stasera ho visto il tg1 e ho notato che alla reazione della Chiesa sui Dico sono stati dedicati più di 10 minuti. E in tutta sincerità mi sono chiesto: ma perchè la Chiesa non dedica lo stesso impegno anche per combattere o almeno per formare una coscienza civile contro nepotismo, evasione fiscale, mafia e altri mali ben radicati nella società italiana? so che la questione può sembrare populista, ma prima o poi va posta.

  10. #10
    motan
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    devo dire, un po' con rammarico (nel senso che avrei preferito non dover dissentire )che, razionalmente, mi pare di non ravvisare questo "attentato" all'istituto familiare nella formulazione attuale del dico.
    E mi spaventa l'idea che la natura sacramentale del matrimonio possa e debba ritenersi tutelata da vincoli legalistici statuali.
    E' un po' come ammettere che senza costrizioni o convenienze legali non ci si sposerebbe..un messaggio molto pericoloso, insidioso, perche' sembra proporre l'idea del matrimonio come finzione/convenzione sociale piuttosto che come qualcosa che ha valore in virtu' della sua natura sacramentale, che prescinde dalla legislazione di uno Stato.
    Fra l'altro tradisce una scarsa fiducia nelle persone.
    Peraltro, sarebbe auspicabile, per rendere credibili certi messaggi, a tutela della famiglia, una solerte abrogazione della legge sul divorzio , di cui tanti cattolicissimi esponenti politici hanno ampiamente usufruito, anche perche' si presume che il tempo non abbia cancellato il suo disvalore..a meno di voler essere relativisti..
    Non posso che quotare..
    Inoltre, o la Chiesa mostra la sua "intransigenza" sempre, e nei confronti di qualunque stato e delle sue scelte politiche altrimenti dove sta la sua "universalità"?
    Tra l'altro non sono affatto d'accordo che la "famiglia tradizionale" possa essere "scardinata" dalle convivenze. Proprio per il motivo che hai esposto Antonio: questa idea si basa su una sfiducia nell'uomo, lasciando intendere che per essere "responsabile" debba farlo tramite un legame giuridico che impone una stabilità che di fatto non esiste. Le persone che decidono di rinunciare per un qualsiasi motivo alla loro scelta lo fanno comunque, a prescindere dal tipo di patto stabilito. Lo stato al limite regolamenta diritti e doveri, ma la responsabilità, l'amore, il desiderio di avere figli, non sono cose che nascono o permangono in base al tipo di contratto. Non è quest'ultimo che fa la "famiglia", ma i valori e l'impegno che le persone ci mettono nella loro scelta.
    Forse la cosa difficile è riuscire a pensare anche i conviventi come "famiglia", se questo termine non lo si usa solo per definirla come sacramento o come matrimonio civile, ma come forma di legame che comporta necessariamente scelte di valori in chi la vive. Invece si dipinge un quadretto preconfezionato dei conviventi, da parte di taluni, come portatori di scelte "degenerate" minacciose per la società. La ritengo una visione troppo semplicistica e molto ideologicizzata.

 

 

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