Il presidente della Camera: «Non sono il suo angelo custode»
Caso Caruso, Bertinotti: «Problemi suoi»
Scoppia la polemica per le frasi del deputato no-global sui fatti di Catania. Lui: «Insisto: non esistono morti di serie A e di serie B»
Francesco Caruso (Ansa)
ROMA - «Non intendo replicare. Non sono l'angelo custode di Caruso». Lo dice il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, dopo le polemiche sulle dichiarazioni del deputato indipendente eletto nelle liste di Rifondazione Comunista sulla tragedia di Catania. «È un deputato - aggiunge Bertinotti - e si assume la responabilità di quello che dice. Ognuno dice la sua...». A chi gli ricorda che la Cdl lo ritiene responsabile della candidatura di Caruso, Bertinotti replica: «Non capisco cosa si voglia dire. Caruso lo hanno votato».
IL CASO - E mentre la maggioranza chiede a gran voce le dimissioni di Caruso, il deputato no-global precisa quanto rilasciato in un'intervista al Corriere. «È del tutto legittimo criticare azioni o parole altrui - prosegue - ma mi sembra alquanto inopportuno e pretestuoso deformare e travisare alcune dichiarazioni ad uso e consumo delle polemiche politiche, soprattutto nel momento in cui si celebra il funerale del poliziotto assassinato». «Io resto convinto, e lo ribadisco che dinanzi alla morte di un bambino iracheno, di un soldato italiano, di un ultrà o di un poliziotto, bisogna sempre chinare il capo e portare rispetto - continua Caruso - Qualcuno ci tiene a precisare che non si può confondere il ruolo delle vittime con quelle dei carnefici, peccato però che questi signori rimuovano questo particolare quando a morire sono bambini innocenti trucidati dalle bombe americane. Sarò un integralista della vita e della pace, ma questa ipocrisia dei morti di seria A e dei morti di serie B proprio non riesco ad introiettarla».
05 febbraio 2007




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