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  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito E’ giunto il tempo di far sentire la voce di ebrei indipendenti http://www.ijv.org.uk

    Tra i firmatari Harold Pinter e Eric Hobsbawm.

    Per il testo in inglese e l’elenco completo dei firmatari http://www.ijv.org.uk/.



    E’ giunto il tempo di far sentire la voce di ebrei indipendenti



    Siamo un gruppo di ebrei inglesi di formazione, professioni e affiliazioni differenti che hanno in comune un forte impegno per la giustizia sociale e i diritti umani universali. Noi abbiamo in comune la convinzione che l’ampio spettro delle opinioni tra la popolazione ebraica di questo paese non è rappresentata da quelle istituzioni che dicono di avere l’autorità di rappresentare la comunità ebraica nel suo insieme. Noi crediamo inoltre che individui e gruppi all’interno di ogni comunità dovrebbero sentirsi liberi di esprimere i loro punti di vista su ogni problema di interesse pubblico senza incorrere in accuse di slealtà.



    Noi abbiamo quindi deciso di promuovere l’espressione di voci ebraiche alternative, particolarmente riguardo alla grave situazione in Medio Oriente, che minaccia il futuro sia degli israeliani che dei palestinesi e la stabilità dell’intera regione.



    Noi siamo guidati dai seguenti principi:



    1. I diritti umani sono universali e indivisibili e dovrebbero essere sostenuti senza eccezioni. Tutto questo è applicabile sia in Israele che nei territori palestinesi occupati come in qualsiasi altro luogo.

    2. I Palestinesi e gli Israeliani allo stesso modo hanno il diritto a vivere pacificamente e sicuramente.

    3. La pace e la stabilità richiedono la volontà di tutte le parti in conflitto di rispettare la legge internazionale.

    4. Non vi è nessuna giustificazione per qualsiasi forma di razzismo, incluso l’anti-semitismo, il razzismo anti-arabo o islamofobia, in ogni circostanza.

    5. La battaglia contro l’ antisemitismo è vitale ed è indebolita ogni volta che l’opposizione alle politiche del governo israeliano è automaticamente bollata come antisemita.



    Questi principi sono contraddetti quando quelli che dicono di parlare a nome degli ebrei inglesi e di altri paesi sostengono sistematicamente le politiche di una potenza occupante contro i diritti umani di un popolo occupato. I Palestinesi che abitano nella West Bank e nella striscia di Gaza devono far fronte a condizioni di vita spaventose senza alcuna speranza per il futuro. Noi dichiariamo il nostro sostegno per una pace opportunamente negoziata tra il popolo israeliano e quello palestinese e ci opponiamo ad ogni tentativo del governo israeliano di imporre le sue soluzioni ai Palestinesi.



    E’ imperativo e urgente che voci indipendenti ebraiche trovino un modo coerente ed efficace di farsi sentire su queste e altre questioni. Noi con la presente richiamiamo la tradizione del sostegno ebraico alle libertà universali, ai diritti umani e alla giustizia sociale. Le lezioni che abbiamo imparato dalla stessa nostra storia ci impongono di parlare con chiarezza. Noi quindi ci impegniamo a rendere pubblici i nostri punti di vista in modo continuativo e invitiamo altri ebrei interessati a unirsi a noi e a sostenerci.



    ISM- Italia

    info@ism-italia.it

    www.ism-italia.it under construction



    ISM-Italia è il gruppo di supporto italiano dell’ISM.

    L’International Solidarity Movement (ISM www.palsolidarity.org) è un movimento palestinese impegnato a resistere all’occupazione israeliana usando i metodi e i principi dell’azione-diretta non violenta. Fondato da un piccolo gruppo di attivisti nel 2001, ISM ha l’obiettivo di sostenere e rafforzare la resistenza popolare assicurando al popolo palestinese la protezione internazionale e una voce con la quale resistere in modo nonviolento alla schiacciante forza militare israeliana di occupazione.

    TUTELA DELLA PRIVACY

    Ai sensi della Legge 675/1996, La informiamo che il Suo indirizzo è stato reperito attraverso e-mail da noi ricevuta o da fonti di pubblico dominio. Siamo coscienti che e-mail indesiderate sono oggetto di disturbo, quindi La preghiamo di accettare le nostre più sincere scuse se la presente non è di Suo interesse. Tutti i destinatari della e-mail sono in copia nascosta (Privacy L.75/96). Qualora non intendesse più ricevere comunicazioni, La preghiamo di inviare una e-mail di risposta con oggetto: CANCELLA a info@ism-italia.it precisando l'indirizzo che sarà quindi immediatamente rimosso dalla mailing list. Abbiamo cura di evitare fastidiosi invii multipli, laddove ciò avvenisse La preghiamo di segnalarcelo.

  2. #2
    Segafredo
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    Ma cosa dici...adesso arrivano i soliti ciarlatani a dire che questi sono una minoranza eretica antisemita e paranzista, con tendenze masochiste e manovrata dalla grandi lobbies internazionaliste che notoriamente non sono ebraiche.

  3. #3
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    Giorni fa avevo postato di un' iniziativa molto simile dii ebrei italiani.

    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=319596

  4. #4
    .... .....
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    Giorni fa avevo postato di un' iniziativa molto simile dii ebrei italiani.

    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=319596

    I veri ebrei dissidenti...sono quelli che mandano al diavolo le proprie radici...come le hanno mandate al diavolo tutti i popoli del mondo....praticamente....
    Oppure i sushi sono le radici... ?
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  5. #5
    Hanno assassinato Calipari
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    Giorni fa avevo postato di un' iniziativa molto simile dii ebrei italiani.

    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=319596
    Ormai è rivolta aperta.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj Visualizza Messaggio
    Ormai è rivolta aperta.
    Da Israele, Uri Avnery, uno dei fondatori del Meretz e fra gli artefici dei colloqui di Ginevra, basati sugli accordi di Oslo/Taba.

    A chi fa paura il nucleare iraniano?di Ury Avnery

    Al culmine dell'epica battaglia d'Inghilterra nel 1940, mentre un grandissimo numero di aviatori britannici perdevano la vita (mai tante persone dovevano così tanto a poche altre), un ufficiale che aveva il compito di fare propaganda ebbe una brillante idea per risollevare il morale. Sui muri delle basi della Royal Air Force, apparve un manifesto con le seguenti parole: "Chi ha paura dei Ju-87?" (all'epoca era uno degli aerei più temuti). Un anonimo pilota scrisse sul manifesto: "Firmate qui!". In poche ore tutti i piloti della base avevano firmato. Se oggi qualcuno dovesse affiggere un manifesto con la domanda "Chi ha paura del nucleare iraniano?" credo che tutti, in Israele, ma anche fuori Israele, firmerebbero. Pare che noi, israeliani, abbiamo la necessità costante di temere qualcosa. Quando apriamo gli occhi alla mattina, abbiamo come primo pensiero il-pericolo-del-giorno . Per quale altra ragione, altrimenti, varrebbe la pena alzarsi? Forse non è il caso di puntare il dito sull'opinione pubblica, ma più probabilmente bisogna guardare ai politici, i quali utilizzano la paura come mezzo di controllo.

    Un tempo nemmeno troppo lontano, erano gli Hezb'Allah. Dei musulmani fanatici, dei pazzi sciiti che volevano annientare Israele. Un enorme arsenale di razzi. Dio ci protegga!

    Intanto c'era in corso una guerra, piovevano razzi, gli attentati alla vita e alla proprietà privata erano relativamente leggeri (per coloro i quali non erano coinvolti, ovvio). Il terribile pericolo rappresentato da Hezb'Allah fu messo da parte. Certo, Hezb'Allah è rimasta dov'era, i razzi sono stati riposti e Nasr'allah continua ad esasperare la situazione, ma tutto ciò ha cessato di suscitare un reale interesse. Un mostro già utilizzato non è più molto eccitante.

    Adesso i capi militari, che hanno fallito in Libano, si sforzano al fine di creare un nuovo terrore: Hamas nei territori di Gaza. Lì abbiamo un pericolo immediato e terribile. Tonnellate di esplosivo arrivano attraverso i tunnel. Da un momento all'altro, Hamas sarà equipaggiata di moderne armi anticarro e di missili antiaerei. Hamas sta costruendo fortificazioni sotterranee. Non è terrificante?

    Nei media, i pappagalli militari e politici si mobilitano. Tutto questo passaparola dei media ripete continuamente il messaggio che ghiaccia il sangue, al mattino, al pomeriggio e alla sera: Gaza sta diventando un secondo Libano del Sud ! Bisogna fare assolutamente qualcosa! Non si può attendere un minuto di più! L'armata deve andare, occupare la striscia di Gaza, o almeno parti di essa!

    Ma le persone non sono totalmente ingenue. E' difficile provocare paure quando il nemico non ha i mezzi per rispondere. La nostra aviazione, i nostri tanks e i nostri coraggiosi ragazzi li uccidono senza trovare il minimo ostacolo. Allora cosa dobbiamo temere?

    Ma la storia iraniana è tutt'altra cosa. ci sono veramente le ragioni per aver paura.

    Lì almeno abbiamo un nemico che dichiara di essere contrario all'esistenza stessa del nostro Stato, e che potrebbe tra poco tempo, affrontarci con armi di distruzione di massa.

    Il presidente eletto in Iran, Mahmoud Ahmadinejad, ama lanciare dichiarazioni provocatrici. E' il suo passatempo preferito, ma è pure uno stratagemma di politica interna che funziona. Ha detto che l'Olocausto non ha mai avuto luogo e, che se fosse veramente accaduto, sarebbe stato molto meno importante di quel che si dice e che c'è la necessità di ristudiare tutto l'insieme. Profetizza anche la distruzione del "regime sionista".

    A dire il vero, non ha mai veramente dichiarato che aveva l'intenzione di "spazzare Israele dalla carta geografica" come è stato detto. Secondo la traduzione più fedele che ho visto, ciò che realmente avrebbe sostenuto è "Un giorno Israele sarà cancellato dalla carta geografica". Ma è già abbastanza spaventoso.

    E' spaventoso in quanto in pochi anni, l'Iran può dotarsi di una bomba nucleare. Pare che non si possa impedire. Venticinque anni fa Israele bombardò un reattore nucleare iracheno. L'Iran ha tirato le debite conclusioni disperdendo le proprie installazioni militari in luoghi diversi. Le capacità israeliane non sono sufficienti a distruggerle. La nomina di Avigdor Liberman, propagatore di idee fasciste, a "ministro incaricato della minaccia strategica" non cambia niente.

    Se Israele non è che la quarta o quinta potenza a livello mondiale e non può farlo, che cosa ne è degli Stati Uniti, numeri uno praticamente in tutto? Ebbene non ne sono capaci nemmeno loro. Le installazioni che sono sotterrate nel suolo non possono essere distrutte, e la guerra che ne seguirebbe non potrebbe essere vinta senza ingaggiare forze terrestri. Dopo i fiaschi in Iraq e in Afghanistan, non ci sono molti generali americani sani di mente che aspirano a ciò.

    E' anche possibile che, tra qualche anno, il Presidente iraniano possa avere per le mani delle armi nucleari. E se questo non è spaventoso, non so cosa possa esserlo.

    E allora, perchè non ho paura?

    Vivo in Israele e sono determinato a continuare a viverci. Israele è un piccolo paese e la maggior parte della sua popolazione vive nella zona urbana di Tel-Aviv. Abito nel centro della città, in quella zona che gli Americani chiamerebbero Ground Zero. Se un'arma nucleare, piccola e primitiva come quella di Hiroshima, cadesse nell'immobile in cui vivo, la gran parte della popolazione israeliana sarebbe annichilita. Due o tre bombe di questo tipo sarebbero sufficienti a mettere fine allo Stato d'Israele (e, al tempo stesso, ai territori palestinesi vicini).

    Ma non credo che tutto ciò succederà.

    Per credere a una tale possibilità, bisogna considerare i dirigenti iraniani come una banda di folli. A dispetto degli sforzi di Ahmadinejad al fine di convincerci in merito, non ne sono personalmente così sicuro.

    Credo invece che la leadership iraniana, e in particolare la direzione politico-religiosa, sia composta da persone molte sensate. Da quando hanno preso il potere, hanno agito con prudenza e competenza. Non hanno avviato nessuna guerra. Al contrario, si glorificano del fatto che nei 2.000 anni passati, l'Iran non ha scatenato alcuna guerra. E nell'establishment iraniano, il presidente non è altro che un uomo politico assolutamente subordinato agli ayatollahs, i quali esercitano il potere effettivo. (Piuttosto curiosamente, lo stesso sistema regna nei nostri partiti fondamentalisti, Agudat Israel et Shass.)

    Non voglio ignorare ciò che Ahmadinejad ha detto. Dopo Adolf Hitler e il suo Mein Kampf, chi oserebbe non tener conto di siffatte dichiarazioni? Ma il presidente iranianano non ha il potere del führer tedesco, i due paesi , così come le circostanze storiche, sono completamente differenti.

    L'annientamento di Tel-Aviv porterebbe inevitabilmente all'annientamento di Tehran e dei preziosi tesori dell'antica e gloriosa cultura persiana. Metaforicamente in termini di scacchi sarebbe uno scambio non di regine, ma di re. Ed è molto più ragionevole credere che, tra Iran e Israele, sarà stabilito un “equilibrio del terrore", come quello che ha impedito il verificarsi della terza guerra mondiale tra Stati Uniti e Unione Sovietica e come quello che attualmente impedisce una ripresa delle ostilità indo-pakistane.

    Malgrado questo, non aspetteremo passivamente di arrivare alla situazione in cui Israele, l'Iran e forse altri Stati arabi come l'Egitto e l'Arabia Saudita possiedano delle bombe nucleari. Il genio nucleare è uscito dalla sua bottiglia e si spande attraverso il mondo.

    Se non ci sono opzioni militari, cosa possiamo fare?

    Per prevenire il pericolo, lo sforzo principale deve essere volto alla pace con i Palestinesi e con tutto il mondo arabo. Persone come Ehoud Olmert possono immaginarsi che il problema palestinese possa essere isolato dal contesto globale e regionale. Ma questa situazione è legata a numerosi fattori, i quali costantemente variano.

    La forza relative degli Stati Uniti, nostri unici alleati nel mondo (con le isole Fiji, la Micronesia e le isole Marshall) decresce lentamente, ma in modo inesorabile. L'Iran sta diventando una forza regionale. Gli aspetti nucleari danno una nuova dimensione al conflitto storico. Come il filosofo greco ha detto: panta rei, tutto scorre.

    I generali possono ben immaginarsi che porteranno a casa un'enorme vittoria contro Hamas a Gaza, Olmert può ben porsi la questione alla maniera di Amleto “Parlare o non parlare?" (con Mahmoud Abbas), ma intanto, succedono cose che dovrebbero accelerare l'avvenimento di una riconciliazione tra i due popoli.

    Se la direzione eletta del popolo palestinese dovesse firmare con noi un accordo che annunci la fine del conflitto e se tutto il mondo arabo facesse la pace con noi sulla base dell'"iniziativa saudita", ebbene, ciò significherebbe la fine dei tutti gli Ahmadinejads del mondo. Se i palestinesi dovessero accettare essi stessi l'idea di una coesistenza con Israele e se l'Egitto, la Giordania e la maggior parte dei pesi del mondo arabo accettassero tale situazione, in nome di chi gli iraniani dovrebbero liberare la Palestina?.

    Nel quadro del processo di pace israelo-palestinese, sarebbe anche necessario creare una zona franca da armi nucleari. Una efficace mutua ispezione sarebbe possibile? Potrebbero esserci in merito delle solide garanzie? Al momento è difficile dirlo. Ma vale la pena prendere in considerazione tutto ciò.

    Qualsiasi cosa sia, non ci sono ragioni di fare incubi apocalittici. Anche se fosse, una bomba nucleare tra le mani di Tehran non sarebbe la fine del mondo, né tanto meno la fine di Israele. Ciò creerebbe una nuova situazione e dovremmo viverci assieme.

    I padri del sionismo hanno chiamato gli Ebrei a prendere la loro sorte nelle loro proprie mani e a rovesciare il corso della storia, e coloro i quali hanno risposto a questo appello hanno caricato sulle loro spalle tutti i rischi che ciò implicava. Il mondo è un posto pericoloso, e non vi è esistenza senza pericolo. Mi auguro che si abbia il buon senso di non esagerare i pericoli che, in un modo o nell'altro, esistono.

    Come questi coraggiosi aviatori britannici, abbiamo il diritto di avere paura. Ma dobbiamo far fronte alla nuova situazione con uno spirito lucido e una determinazione misurati.

    Ury Avnery
    Fonte: http://www.mondialisation.ca


  7. #7
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    Questa, poi, era inimmaginabile fino a un anno fa. Se però Amos Oz, ili fondatore di Peace Now, si candida a presidente di Israele, qualche seguace dovrà pure averlo...

    Amos Oz presidente di Israele? Nasce il partito dello scrittore
    di Marco Ansaldo, tratto da “la Repubblica”, 4 settembre 2006

    Le magliette multicolori sono già in stampa (“Amos Oz for president”), anche se i dubbi non sono stati sciolti. Lui è tra gli scrittori più noti in Israele e nel mondo. E nell'Olimpo della grande opinione pubblica è da sempre in buona compagnia di due celebri colleghi: David Grossman, l’altro giorno proposto come leader di partito, e Abraham Yehoshua, al quale sempre più spesso gli osservatori chiedono lumi non soltanto narrativi, ma anche politici. Appare dunque naturale che in Israele si invochi oggi la partecipazione di un intellettuale riconosciuto come Amos Oz alla politica attiva. Di più. Come ieri ha scritto il quotidiano “Maariv”, la potente comunità d’affari lo vuole anzi a capo dello Stato, al posto dell’ormai discreditato Moshe Katsav, travolto dal recente scandalo sessuale e dato già per finito. Mentre anche nei confronti del premier Ehud Olmert è stata chiesta l’apertura di un’inchiesta di polizia per una serie di nomine politiche effettuate quando era ministro del Commercio. Così l’autore sensibile di libri indimenticabili come Una storia di amore e di tenebra, Conoscere una donna e di saggi come Contro il fanatismo, il fondatore lucido del movimento Peace now, il sostenitore della recente guerra in Libano e poi della tregua con Hezbollah, viene ritenuto da molti l’uomo in grado di dare nuovo lustro alla sbiadita carica istituzionale. La sua biografia parla per lui, influenzata com’è dagli infiniti processi storici, sociologici e politici che hanno plasmato la società israeliana. Amos Klausner, in arte Oz, oggi 67enne, viveva da bambino a Gerusalemme in un rione di ebrei d’origine europea, sopravvissuti all’Olocausto. All’età di 15 anni, invaghito del mito sionista del pioniere impegnato a dissodare i campi, passò in un kibbutz a sud di Tel Aviv, per poi servire nelle unità militari. Nei campi avrebbe conosciuto e poi sposato Nili, la figlia del bibliotecario. Quindi furono gli anni di studio all’Università della capitale e, dopo l’esordio sulla stampa laburista, giunse la travolgente notorietà nazionale ed internazionale come romanziere. Infine il trasferimento nel clima asciutto di una lontana località nel deserto del Negev, Arad. Oz scrittore famoso (premio Goethe nel 2005), ma anche attivista. Nella prima guerra del Libano, quella scatenata da Begin e Sharon nel 1982, da intellettuale vero aveva infiammato piazze colme di dimostranti, reclamando l’intesa con i palestinesi. Oggi è diventato più pacato, anche se molto determinato. Lo ha dimostrato nemmeno un mese fa, il 10 agosto, a guerra non ancora conclusa, quando dopo aver approvato a sorpresa il conflitto ha poi giudicato pronto il momento della tregua. Con lui, sulle stesse posizioni, gli inseparabili Grossman (che da lì a pochi giorni avrebbe perso in battaglia il figlio Uri) e Yehoshua. Adesso Oz non si tira indietro. Ram Caspi, l’avvocato dei potenti uomini d’affari, ne parlerà con Olmert per ottenere un consenso gradito a governo e opposizione. Oz dice essere disposto a considerare la nomina, se la sua candidatura è accettata da tutte le parti e non è oggetto di battaglia politica. “Sono pronto a correre - avrebbe detto - ma solo con il consenso di tutti”. Malgrado il prestigio, le sue posizioni di sinistra potrebbero infatti risultare indigeste ai deputati conservatori e a quelli religiosi.


  8. #8
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    Facciamo proposte serie, Oz non è un politico.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj Visualizza Messaggio
    Facciamo proposte serie, Oz non è un politico.
    E' il fondatore di Peace Now, l' organizzazione che portò in piazza centomila persone a Tel Aviv. E poi il presidente è una figura di prestigio istituzionale, non il capo del governo. Comunque le proposte non le dobbiamo fare noi ma gli israeliani, credo.

  10. #10
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    E poi il presidente è una figura di prestigio istituzionale,
    un vero macho
    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

 

 
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