Le nazioni potranno riacquistare, a nostro avviso, una sostanziale sovranità monetaria e con essa la libertà politica ed economica, alle seguenti condizioni:
a) che ogni popolo crei la sua moneta senza riserva monetaria;
b) che sia distinto il momento della creazione della moneta da quello della erogazione;
c) che all'atto della creazione ogni popolo sia riconosciuto proprietario della sua moneta. Posto infatti che il valore monetario è convenzionale, questo valore va attribuito a chi, partecipando della convenzione, contribuisce a crearlo, cioè alla collettività dei cittadini;
d) che la competenza a creare moneta sia sottratta al sistema bancario e restituita al potere politico, sostituendo ai "biglietti di banca" i "biglietti di stato";
e) che gli incrementi della emissione monetaria siano commisurati alla potenzialità dello sviluppo economico;
f) che le somme di nuova emissione, necessarie ai fini di pubblica utilità, che oggi son addebitate allo Stato, siano invece ad esso accreditate ed assunte nella disponibilità del governo;
g) che i prelievi fiscali siano effettuati e giustificati esclusivamente come corrispettivo delle funzioni e dei servizi resi dallo Stato alla collettività;
h) che per controllare l'inflazione sia adottato in luogo della pressione fiscale la procedura di appesantimento monetario;
i) che le monete siano fra loro liberamente convertibili;
l) che le somme di nuova emissione, necessarie per le attività produttive, siano date in prestito agli operatori economici senza interesse, ed una volta restituite dopo l'adempimento dei cicli produttivi, siano ripartite fra i cittadini, instaurando un nuovo diritto con contenuto patrimoniale ad integrazione di quelli della persona umana ed attinente allo status di cittadino.
In tal modo si predispone anche la diffusione della liquidità monetaria su tutto il mercato, così da eliminare gli inconvenienti tradizionalmente ed impropriamente definiti come sovraproduzione mentre invece essi erano solo fenomeni di sottoconsumo. Quando infatti la distribuzione della moneta non è diffusa fra tutti i cittadini, viene spacciata per sovraproduzione non quella in cui la produzione dei beni è più che proporzionale rispetto al fabbisogno, ma solamente quella in cui una parte del prodotto (sovraproduzione impropria) rimane invenduta perché alcuni strati sociali non dispongono di sufficiente liquidità monetaria per acquistare ciò di cui, peraltro, hanno bisogno. Questo sistema inoltre assicura ai produttori stessi il piazzamento del nuovo prodotto sul mercato, per l'ovvia ragione che la vendita a prezzo equo di nuovi prodotti è condizionato dalla emissione di nuova moneta. Si realizza così anche la eliminazione di quella forma di fallimento di aziende costrette a bilanci dissestati non per antieconomicità o per irrazionalità dell'iniziativa, ma a causa di ingiustificata ed arbitraria rarità monetaria. Sotto questo aspetto si deve rilevare che il pericolo della deflazione - in cui l'incremento dei beni prodotti è più che proporzionale rispetto a quello della liquidità monetaria - è un inconveniente altrettanto grave e per certi aspetti più grave rispetto a quello dell'inflazione (ndt: nell'attuale sistema), perché è la causa del fermo dei procedimenti produttivi (congiuntura). Questi principi potranno diventare operanti a patto che i mercati si strutturino in modo da realizzare una organicità tale da renderli completi, almeno nella disponibilità delle materie prime fondamentali.




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