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    Intervista con Hosseyn Morelli sul Medioriente
    “Israele sparirà da sola”
    Parla il portavoce della comunità sciita di Roma

    Lontano dalla grande moschea dei Monti Parioli, dal la parte opposta della città, si trova il centro sciita “Imam Mahdi”, un'associazione nazionale che vede i suoi punti più importanti a Milano e nella capitale. Abbiamo incontrato Hosseyn Morelli, 25 anni, nato nella provincia di Roma, convertito all'Islam nel 1998, che dal 2004 (anno di creazione dell'Associazione) ricopre il ruolo di portavoce del centro.
    D: Iniziamo parlando di Iraq. I media stanno presentando il conflitto fra sciiti e sunniti come un conflitto confessionale?
    R: Per iniziare, questa guerra è stata scatenata su false premesse: non c'erano armi di distruzione di massa. Inoltre per gli Usa è diventata un vero pantano. Chi trae benef ici è solamente Israele, che è stato il motore principale di questa guerra
    Il conflitto confessionale non esiste. Se guardiamo la storia dell'Iraq, non c'è mai stato questo odio, questa divisione. Crediamo tutti nel Profeta e nel Corano. Esistono alcune differenze di natura teologica e giuridica. Purtroppo l'unità dei musulmani dà fastidio e si è sempre cercato di creare una divisione etnica e confessionale. I fattori destabilizzanti sono due, le forze occupanti, che seminano discordia nel mondo islamico per controllarlo meglio. L'abbiamo sempre ribadito: la divisione serve solo agli Usa e al Sionismo. Il secondo fattore è rappresentato da alcune correnti eretiche dell'Islam, che si prestano molto bene a questo gioco. Tali componenti non nascono in Iraq, ma vengono da fuori, ad esempio dalla Giordania.
    D: Un esempio è il giordano Al Zarqawi, figura di spicco di Al Qaeda, che per primo ha portato elementi antisciiti?
    R: C'è molto da dire sulla reale esistenza di questa figura. Dalle fonti che conosciamo, le principali figure di Al Qaeda erano tutte sul libro paga della CIA. Come musulmani, quello che possiamo dire è che tutta una serie di azioni, che sono state attribuite a questa organizzazione, sono in netto contrasto con la legge islamica.
    D: Che ne pensa del possibile conflitto in Libano?
    R: Il nodo centrale è il tentativo di presentare i fatti libanesi come scontri fra sciiti e sunniti. Tutto ciò è assurdo. Non è una guerra confessionale, ma uno scontro aperto e reale fra chi vuole difendere gli interessi e l'indipendenza del Libano e chi invece lavora per interessi stranieri, in particolare statunitensi. All'interno di questi due fronti ci sono componenti sunnite, sciite, cristiane e laiche. Il Presidente Lahoud, è cristiano ed è uno dei principali oppositori del premier Siniora, come Aoun, cristiano e generale dell'esercito. Allo stesso tempo ci sono degli pseudoreligiosi sciiti nello schieramento opposto ai due grandi movimenti: Amal e Hezbollah.
    D: Nel Giorno della Memoria, il Presidente iraniano Ahmadinejad ha dichiarato che Israele sparirà presto. Condivide queste affermazioni?
    R: Ahmadinejad ha fatto delle considerazioni, come molti analisti, anche israeliani. Ha valutato quella che è la situazione mediorientale ed ha tratto la conclusione che Israele per una serie di motivazioni è destinata in breve a collassare, sull'esempio dell'Unione Sovietica.
    D: Intende come Stato o come sfera di influenza?
    R: Come Stato. I principali elementi sono la condizione demografica e la base artificiale sulla quale Israele è stato creato. Israele è stato creato distruggendo un'altra nazione. Prima pensiamo a quello che è successo nel passato e, solo dopo, a quello che succederà nel futuro: un popolo è stato reso profugo. Questo va considerato come una premessa prima di parlare di tutto il resto. Come musulmani crediamo che se un'entità è basata sull'ingiustizia, questa prima o poi crollerà. Ciò però non vuol dire che, siccome prevediamo il collasso d'Israele, vogliamo la cancellazione degli ebrei dalla Palestina. Questo è ciò che si vuol far credere, strumentalizzando il messaggio.
    D: Cosa proporrebbe come soluzione per una pace in Medioriente?
    R: Israele fu creato in quanto Stato ebraico, con delle premesse di tipo razzista: ci sono dei cittadini di serie A e di serie B. Storicamente in Palestina, ebrei, cristiani e musulmani hanno sempre convissuto pacificamente. La soluzione è quella di creare un unico Stato non basato su criteri etnici che riconosca i diritti e i doveri degli ebrei, dei cristiani e dei musulmani. Tutto ciò però, non significa dimenticare i crimini che sono stati commessi e chi ne è stato responsabile.

    Gianni Galleri - Italia Sera

  2. #2
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    "Il Ribelle è deciso ad opporre Resistenza. Il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata"
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    Scusate l'intromissione, ma mi permetto di postare qui l'intervista Marwen Fares, Presidente della Commissione per i Diritti Umani del Libano.
    E' un pò lunga ma merita di essere letta

    Dr. Fares: cerchiamo di fare il punto della situazione da due mesi l’opposizione nazionale è in piazza per chiedere le dimissioni dell’esecutivo Siniora. Un suo giudizio ed un’analisi sulla situazione di paralisi politica che caratterizza il Paese dei Cedri

    “Credo che per comprendere esattamente l’attuale situazione politica interna sia necessario tornare indietro di qualche mese, esattamente al luglio scorso. Noi abbiamo subito un’invasione da parte del nemico sionista che aveva come obiettivo primario quello di distruggere le basi della Resistenza nel Libano meridionale e occupare i nostri territori. In quei drammatici trentaquattro giorni di aggressione abbiamo avuto la visita a Beirut del segretario di Stato americano Condoleeza Rice, la quale dichiarò chiaramente quali fossero i progetti americani per creare quello che chiamò il Nuovo Medio Oriente.
    Dunque è bene chiarire che questo conflitto faceva parte di un progetto americano attuato dai loro alleati israeliani.
    Ovvero, gli attacchi perpetrati da questi ultimi contro gli abitanti del Libano meridionale e la Resistenza sono stati ideati, programmati e sostenuti dagli Stati Uniti. Gli Usa avevano diversi obiettivi nella regione mediorientale: Iraq, Palestina e infine Libano erano tutti Stati che dovevano rientrare nei loro programmi di destabilizzazione e democratizzazione. Il programma era identico ma cambiavano le modalità di attuazione. Dunque gli americani hanno incaricato gli israeliani di realizzare manu militari il primo dei loro obiettivi contro il Libano. Dopo aver fallito in Iraq gli americani hanno pensato di dirigersi contro il nostro Paese e la Palestina. Hanno nuovamente fallito e politicamente non sono riusciti a modificare la situazione interna libanese, come hanno fallito militarmente i loro alleati israeliani. Le recenti dimissioni del capo di Stato Maggiore dell’esercito israeliano, il generale Dan Halutz, ne sono la conferma.
    Come dichiarò Shimon Peres qualche mese or sono la guerra scatenata dai sionisti contro il Libano ha rappresentato uno smacco per i dirigenti di Tel Aviv. È stato un campanello d’allarme e insieme un monito: questa sconfitta israeliana minaccia infatti la stessa sopravvivenza dello Stato ebraico. Tutto il mondo politico e le diplomazie internazionali si attendono nuove dimissioni e altri cambi ai vertici di Israele: dopo Halotz potrebbe toccare allo stesso primo ministro Ehud Olmert o al suo ministro della Difesa, Amir Peretz, di rassegnare le dimissioni. Tutto l’esecutivo israeliano è stato sconfitto da Hizbollah, una forza che è stata sottovalutata e considerata al pari di una piccola milizia. Ma gli israeliani hanno sbagliato completamente i loro calcoli politici e militari. Nel 1967 Israele riuscì a sconfiggere e umiliare i principali eserciti delle nazioni arabe. Oggi la nostra Resistenza ha sconfitto non solo l’esercito israeliano ma ha messo, per la prima volta, seriamente in discussione l’idea di base dell’esistenza dello Stato israeliano. É questo, a mio avviso, il reale motivo che ha portato all’attuale crisi interna libanese: la volontà dei sionisti e dei loro complici americani di trovare altre strade per destabilizzare il nostro Paese”.

    È evidente che, all’interno del Paese, ci sono forze politiche che hanno lavorato per gli interessi americani e sionisti nella regione. È chiaramente emerso, anche da una serie di documenti diffusi da Hizbollah lo scorso dicembre, che vi sono state pesantissime responsabilità ai vertici delle forze armate e dei servizi di sicurezza e decisioni politiche dell’esecutivo Siniora a dir poco discutibili.
    Qual è, dunque, la situazione attuale?


    “Esistono attualmente due fazioni politiche in Libano: le forze che si definiscono ‘14 Marzo’ che stanno nella maggioranza parlamentare e sostengono il governo Siniora e i partiti dell’Opposizione che ne criticano l’operato.
    I partiti della maggioranza hanno ottenuto, nelle scorse elezioni legislative del giugno 2005, un numero di deputati che permette loro di continuare a governare anche in assenza dei ministri sciiti dimessisi lo scorso novembre. Hanno 71 deputati sui 128 dell’Assemblea Nazionale. I deputati dell’Opposizione sono 57. Ma la fazione dell’Opposizione nazionalista rappresenta la maggioranza della popolazione libanese e legittima le sue iniziative, i sit-in di piazza e anche il recente sciopero generale, proprio perché trae la sua forza dall’essere rappresentativa della stragrande maggioranza dei libanesi.
    Posso dirvi, senza paura di smentite, che realmente l’Opposizione rappresenta la maggioranza della popolazione del Libano. Una maggioranza che si è manifestata in modo chiaro durante la civile e pacifica serie di iniziative che dall’inizio di dicembre sono state poste in atto dai partiti dell’Opposizione nelle piazze dei Martiri e Riadh el Sohl.
    La fazione che rappresenta realmente la maggioranza dei libanesí è quella scesa in piazza per abbattere quest’esecutivo corrotto e con una serie di richieste ed obiettivi concreti. L’altra fazione, il ‘14 Marzo’ - che noi chiamiamo ‘14 Febbraio’ dopo l’abbandono del Generale Aoun passato con il suo movimento Tayyar al fianco di Hizbollah un anno or sono, è minoranza.
    Nelle fila dell’Opposizione militano poi i principali esponenti della comunità cristiana (oltre al generale Aoun anche Souleiman Franje) e di quella sunnita, tra questi ultimi ricordo i nomi di Abdel Rahim Murad e Omar Karamè. Mentre al fianco del governo Siniora non vi sono leader sunniti carismatici o del livello di quelli che sostengono le ragioni dell’Opposizione Nazionale.
    Dunque, per riepilogare, questa è la situazione: in Libano esistono due fazioni che sono divise da due visioni della politica distinte, che hanno contraddizioni concettuali profonde e dissensi. L’attuale maggioranza di governo crede che il potere sia necessario per preservare antichi privilegi di casta o di clan. L’obiettivo dell’Opposizione è quello, invece, di giungere rapidamente ad una riforma istituzionale completa, una riforma dello Stato che è - a nostro avviso - essenziale per rilanciare l’economia, lo sviluppo e garantire la sicurezza del Libano. Il nostro è un Paese ufficialmente laico ma che, nella realtà, è sempre stato amministrato come uno stato confessionale. Il fatto che nell’Opposizione si trovino fianco a fianco i militanti di movimenti confessionali come Amal o Hizbollah e quelli di partiti laici come il PNSS è la vera novità. E al nostro fianco ci sono i nasseriani, i comunisti, diversi movimenti sunniti, drusi e cristiani. Tutti partiti che, pur appartenendo a diverse comunità confessionali e avendo una storia ed un passato che spesso li ha visti in conflitto l’uno con l’altro, oggi hanno raggiunto un accordo programmatico unitario”.

    Potrebbe brevemente riassumerci quali sono gli obiettivi centrali dell’Op-posizione Nazionale?

    “Noi abbiamo essenzialmente tre richieste: la formazione di un esecutivo di unità nazionale; la richiesta di avere almeno 1/3 più uno dei ministeri (ovvero 10 ministri sui 28 che formano lesecutivo) per bloccare emendamenti incostituzionali e domandiamo una riforma della legge elettorale per arrivare a elezioni anticipate”.

    Analizziamo gli ultimi avvenimenti: l’Opposizione è scesa in piazza lo scorso 23 gennaio proclamando lo sciopero generale in concomitanza con l’apertura del summit internazionale sugli aiuti al Libano che si apriva a Parigi in quelli stessi giorni. Una sua valutazione sulla situazione che si è venuta a creare durante, e soprattutto dopo, le manifestazioni indette dall’opposizione che hanno paralizzato il Paese?

    “Lo sciopero generale del 23 gennaio scorso è stato un autentico successo. Questa grande manifestazione organizzata da tutti i partiti dell’Opposizione ha trovato il pieno consenso dei sindacati del Paese coinvolgendo la popolazione di ogni ceto, strato sociale o confessione. In tutte le regioni del Libano la gente è scesa in piazza per manifestare il proprio malcontento. È stata proprio la massiccia partecipazione popolare che ha obbligato le forze politiche della maggioranza a ricorrere alla violenza contro gli scioperanti, perché hanno avuto paura. Per impedire che lo sciopero generale avesse successo i partiti dell’attuale maggioranza non hanno esitato a usare qualsiasi mezzo: intimidazioni, pressioni, minacce e uso della violenza politica a mano armata. Hanno reagito a una manifestazione popolare facendo uso di mezzi che non hanno niente a che spartire con la democrazia e i suoi valori. Quei valori e quella democrazia ai quali loro per primi fanno spesso appello”.

    Due giorni dopo lo sciopero generale si sono verificati violenti scontri e incidenti tra sostenitori delle opposte fazioni nei pressi dell’Università Araba e in altre zone della capitale. Tre studenti sciiti sono stati uccisi da cecchini identificati come miliziani della Corrente Futura di Saad Hariri. Qual è la sua opinione su questi episodi? È la guerra fratricida che cercano i sostenitori dell’attuale maggioranza di governo?

    “Gli attacchi portati contro questi studenti all’Università Araba di Beirut sono stati programmati probabilmente da molto tempo e attuati senza alcuno scrupolo da miliziani addestrati a dovere.

    Esiste in Libano, oggigiorno, la minaccia concreta che gruppi e movimenti, pienamente coscienti del loro ruolo di destabilizzatori dell’ordine pubblico e di quello politico, siano intenzionati a scatenare un conflitto confessionale. Il governo e i partiti che lo sostengono hanno cercato in tutti i modi di utilizzare la comunità sunnita, o parte di essa, contro le altre comunità confessionali, in particolare contro gli sciiti. Noi rifiutiamo nella maniera più assoluta questa logica conflittuale che mira a dividere i libanesi. Tutti i partiti dell’Opposizione si sono trovati d’accordo nel condannare gli incidenti e le violenze di giovedì scorso e concordano che sia necessario respingere questi progetti che minano la coesistenza pacifica tra i libanesi. Il nostro è un partito laico e nazionalista che da sempre si èschierato contro il confessionalismo politico e considera qualsiasi genere di conflitto confessionale o etnico che sia, contro gli interessi nazionali”.

    Per primi i militanti e simpatizzanti del governo hanno fatto ricorso alla violenza. E malgrado tutto questo sia stato abbondantemente filmato e reso di pubblico dominio hanno ancora il coraggio di accusare l’Opposizione di volere un colpo di Stato e di rappresentare una minaccia per le istituzioni del Paese. Quali iniziative prenderete e come fermare la violenza dello squadrismo dei pro-americani?

    “Esiste un accordo tra i partiti dell’Opposizione, ovvero che nessuno di noi deve cedere alle provocazioni. Rifiutiamo categoricamente i progetti di chi pensa di trasformare il nostro Paese in un campo di battaglia tra opposte fazioni.Rifiutiamo la logica che vorrebbe i libanesi pronti a scatenare una nuova guerra civile e faremo tutto quanto in nostro potere per evitare di far precipitare il Libano in un baratro senza fine. Tutti i conflitti confessionali sono nient’altro che l’applicazione dei progetti americani per destabilizzare la regione vicinorientale. Gli Stati Uniti utilizzano questi medesimi progetti in Iraq: da anni utilizzano il confessionalismo e le diverse comunità religiose per arrivare ad un conflitto civile, a un conflitto interno funzionale ai loro interessi. Noi, come Opposizione Nazionale, abbiamo deciso di rifiutare qualsiasi logica fratricida, perché tutte le guerre di religione in Medio Oriente rientrano nel medesimo piano di destabilizzazione regionale sostenuto dagli statunitensi.
    In merito alle prossime iniziative che prenderemo dobbiamo essere chiari: noi abbiamo rivendicazioni precise che cercheremo di raggiungere con ogni mezzo civile e democratico. Vogliamo la partecipazione ad un esecutivo di unità nazionale non chiediamo il cambiamento radicale dell’attuale governo. Vogliamo la messa a punto di una nuova legge elettorale che sia equa e ridistribuisca la partecipazione popolare. E infine chiediamo il ritorno alle urne. Non chiediamo l’impossibile e siamo sicuri di realizzare questo nostro programma che è il solo che può risolvere i molti problemi di un Paese lacerato dalle divisioni etnico-confessionali e dove continua a persistere una situazione di flagrante incostituzionalità.
    Abbiamo un regime corrotto e illegale e un debito pubblico che sfiora i 45 miliardi di dollari e per questo urge una riforma generale dello Stato e il ritorno al dialogo tra tutte le forze politiche”.

    Quali iniziative prendere concretamente contro la violenza?
    “Tenere alta la guardia e non perdere la calma. Rispondere solo se aggrediti per non cadere in provocazioni e possibili manipolazioni dei fatti. Contro l’Opposizione sono stati utilizzati tutti i metodi: dalle intimidazioni e minacce si è passati rapidamente all’uso della forza fisica e infine alle armi. I miliziani della maggioranza hanno ucciso tre studenti a Beirut, e ci sono stati martiri anche in altre zone del Paese, colpiti a morte durante lo sciopero generale. Il potere ha utilizzato le sue milizie cercando di fomentare un conflitto interno, ma noi non cadremo in questa trappola. Sayyed Hassan Nasrallah ha affermato chiaramente e in diverse occasioni che l’Opposizione è pronta a sopportare anche un altissimo tributo di sangue, fino a 2-3mila martiri, prima di andare incontro alla guerra civile. La decisione dell’Opposizione è definitiva e finale: noi rifiutiamo categoricamente qualsiasi iniziativa che possa fomentare un conflitto civile in territorio libanese”.

    A proposito, invece, della situazione debitoria libanese alla quale lei stesso ha accennato, qual è la sua opinione sulla recente Conferenza internazionale ‘Parigi III’ per gli aiuti al Libano?

    “Questa conferenza internazionale è un vero e proprio bluff. È un’iniziativa americana che ha esclusivamente imposto nuovi debiti al nostro Paese. Nuovi debiti, contratti con Stati Uniti, Europa, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, che si andranno a sommare ai precedenti. Non sono certo aiuti caritatevoli quelli questi Paesi hanno deciso di elargire al Libano. Per la prima volta da anni gli Usa hanno destinato 770 milioni di dollari per la ‘ripresa economica’ del Libano. Pensare che siano doni è da folli. E i libanesi sanno perfettamente che questi aiuti finanziari graveranno sul loro reddito e sul costo della vita. Le misure fiscali annunciate da Siniora indicano chiaramente a chi il governo intende far pagare il conto salatissimo di questi nuovi debiti internazionali”.

    Il PNSS è stato, assieme ad altri dell’Opposizione, vittima della violenza delle milizie filo-governative. I nazionalsociali siriani libanesi sono stati tra i principali bersagli degli attacchi. Perché?
    Il suo partito è stato anche accusato dal governo di aver cercato di Il PNSS è stato anche accusato dal Governo di aver cercato di preparare un attentato contro i Kataeb: cosa rispondete a queste accuse?


    “Durante l’ultima grande manifestazione in occasione dello sciopero generale, l’aggressione contro il PNSS è iniziata nel nord del Paese, dove abbiamo avuto un attacco contro una nostra sede a Halba nella regione dell’Akkar da parte di miliziani di Mustaqbal e simpatizzanti del partito di Hariri. Successivamente, però, l’esercito libanese ha arrestato 7 nostri militanti nel nord del Paese.
    Ma prima di questa serie di attacchi e arresti, a Koura, nostro tradizionale feudo, avevamo già avuto un assaggio di ciò che sarebbe potuto succedere. All’inizio dell’anno i militanti Kataeb della zona avevano deciso di organizzare una sorta di festa politica in un ristorante. I nostri militanti, che avevano deciso scendere in piazza pacificamente per protestare contro una evidente provocazione, sono invece stati accusati dalle autorità di aver preparato un attentato contro il locale dove si sarebbe dovuta svolgere la manifestazione Kataeb dopo che è stato rinvenuto un ordigno inesploso. La Securitè Generale (la polizia libanese n.d.r.) ha arrestato sette nostri militanti che si trovano ancora in prigione e dovranno rispondere di tentata strage davanti ad un Tribunale Militare. Le confessioni estorte ad uno dei nostri militanti non hanno alcun valore, perché non sono state affatto spontanee. Tutta la vicenda, insomma, è stata montata contro di noi. Giovedì scorso, ancora, in occasione degli incidenti all’Università Araba di Beirut, i miliziani di Hariri hanno cercato di attaccare e dare alle fiamme la nostra sede in quella zona. In quel momento erano presenti in sede tre nostri dirigenti. Hanno risposto e resistito. Vi sono stati scambi di colpi e tentativi di sfondamento fin quando non è intervenuto l’esercito che si è interposto e ha messo in salvo i nostri uomini. Quando i nostri militanti sono usciti, qualcuno tra i simpatizzanti di Mustaqbal ha lanciato una molotov contro l’entrata del locale. Anche queste ultime aggressioni contro di noi confermano che il regime ha paura. Ha paura della nostra presenza organizzata in tutte le regioni del Paese e delle nostre idee. Hanno paura che un partito laico sia alleato ai partiti confessionali come Hizbollah e Amal e porti avanti i suoi programmi per una riforma istituzionale in piena sintonia con le altre formazioni politiche che formano il fronte nazionalista.
    Rispondono a mano armata ai nostri ideali di riforma dello Stato”.

    Il PNSS storicamente ha sempre svolto un ruolo di avanguardia nella vita politica libanese: lo sarete anche adesso?

    Vogliamo essere anche oggi in prima linea per cambiare il Libano.
    Il nostro partito è tra i più organizzati del Paese: abbiamo centinaia di sedi in tutte le zone, nel nord come nella Bekaá, a Tripoli come a Beirut, a Sidone come nei villaggi meridionali. Abbiamo tra i nostri militanti e sostenitori appartenenti a ogni confessione religiosa. E il potere teme le nostre idee.
    Nel 1982 sono stati militanti del nostro partito a cominciare la Resistenza contro gli israeliani. Il primo attacco condotto da libanesi contro le truppe d’occupazione sioniste è stato ideato e realizzato dai nostri militanti. La cosiddetta ‘operazione Wimpy’, condotta dal martire Khaleed Alwan, provocò la morte di tre ufficiali israeliani ed il ferimento di almeno altri sei tra graduati e soldati dell’esercito occupante. È stata questa prima operazione, condotta nella centralissima rue di Hamra a Beirut qualche settimana dopo l’occupazione israeliana della capitale, a far nascere successivamente la Resistenza. E altre operazioni della Resistenza sono state condotte da giovani militanti del PNSS”.

    Effettivamente il potere sta utilizzando tutti i mezzi per silenziare la voce e le iniziative dell’Opposizione. È questo uno dei motivi per cui siamo tornati a trovarla dottor Fares, anche in considerazione dell’assoluto blackout mediatico rispetto ai recenti avvenimenti libanesi che si registra pressoché in tutta Europa.
    Al di fuori del Libano passano solo le informazioni favorevoli all’esecutivo Siniora.
    Quale è, la sua opinione sul fatto che la repressione si indirizzi sia con la violenza che con la disinformazione contro i partiti dell’Opposizione?


    ”Quello che dite sull’informazione risponde a verità. È per questo motivo che ringrazio pubblicamente ‘Rinascita’. Voi siete diventati la voce della Resistenza e dell’Opposizione Libanese nel vostro Paese. State correttamente informando i vostri lettori su quanto avviene in Libano e ve ne siamo grati. Il rappresentanti del potere hanno i mezzi finanziari e le risorse per manipolare la verità. Hanno potenti mezzi e potenti alleati in tutto il mondo che diffondono le loro menzogne e la loro propaganda: istituti finanziari e strategici e soprattutto tv e quotidiani a larga diffusione.
    Ma anche noi cerchiamo di far sentire la nostra voce attraverso le nostre sezioni sparse in tutto il mondo. Il Partito Nazional-Sociale Siriano ha una presenza radicata sia in Francia che in altri Paesi europei e soprattutto negli Usa e in gran parte dell’America Latina dove negli anni Venti il nostro fondatore Antun Saada costituì le prime cellule del futuro PNSS. Purtroppo non abbiamo i mezzi finanziari dei nostri nemici: pensate che questi ultimi sono riusciti, sotto l’egida dell’amministrazione americana, a obbligare trentacinque Paesi a versare milioni di dollari per sostenere il governo libanese nella recente Conferenza di Parigi.
    Ora voglio dirvi chiaramente che il signor Siniora non è affatto una personalità politica libanese. È solo un impiegato della famiglia Hariri elevato al rango di primo ministro per meglio amministrare gli interessi di questa potente famiglia. Il suo passato dice tutto: era un impiegato che lavorava nella Banca di Rafiq Hariri e che l’ex premier ha elevato al rango di ministro delle Finanze anni fa per dilapidare le casse del Paese. Vi ricordo che anche a Sidone, dove il Mustaqbal (il partito di Saad Hariai, ndr) ha il suo feudo, nelle recenti elezioni municipali questo movimento ha perso. Dunque, per esser più chiari, Fuad Siniora è una personalità espressione della finanza e delle banche; un tecnocrate nominato dal gruppo Hariri funzionale alle strategie statunitensi.
    È per questa ragione che Washington lo sostiene a spada tratta. Ma noi siamo certi che sia un personaggio passeggero. Noi, come PNSS, diciamo che ciò che realmente dura nel tempo sono le grandi idee e una presenza radicata su tutto il territorio. Una presenza che sia rappresentativa delle volontà e dei reali interessi del nostro popolo. Il potere filo-americano potrà nominare altri dirigenti ma, in conclusione, questi saranno né più né meno dei dittatori. Infatti, attualmente, in Libano abbiamo una dittatura mascherata da democrazia. Ed è una dittatura confessionale: come spiegare altrimenti la presenza del Gran Muftì sunnita all’interno del palazzo del Governo in occasione della prima giornata di manifestazioni dell’Opposizione il primo dicembre scorso? Che ci faceva un uomo di religione che dovrebbe rappresentare tutti i libanesi all’interno del palazzo sulle colline del Serail al fianco dei membri del Governo? Hanno organizzato questa preghiera comunitaria per dimostrare che la massima autorità sunnita era al lato dell’esecutivo. Un comportamento fazioso che favorisce solamente un processo destabilizzatore e distruttivo dell’identità libanese, dell’idea stessa di unità libanese”.

    Un’ultima domanda. Quale futuro per il Libano?

    “Noi siamo certi di lavorare per una giusta causa e quindi continueremo con manifestazioni e iniziative per cambiare il sistema politico. Il vostro quotidiano sarà sempre il benvenuto.
    Avete il coraggio di difendere le vostre idee e sostenere le ragioni dell’Opposizione nazionale libanese. Vi siamo grati per la vostra opera di costante controinformazione che speriamo possa incidere sull’opinione pubblica italiana. Voi siete realmente la voce in Italia del Libano indipendente e del fronte nazionalista che non accetta i ricatti, le pressioni e la violenza degli amici dell’America.
    ‘Rinascita’ svolge una funzione importantissima e la nostra battaglia è anche la vostra”.

    D.Bellucci

  3. #3
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    Una mail dal libano:

    "Carissimo,

    sono contento di ricevere questo mail e spero che stai bene. Qui, da un po' seguo meno le notizie che sono sempre uguali. Fatti di sangue? pare che sono delle cose che non sono importanti, finalmente la vita della gente conta poco... c'è sempre l'interesse superiore del paese che deve aver il sopravvento... dare la vita per un Libano libero... tante sciochezze... e tanta gente silenziosa che non riesce a farsi sentire. Questo è il sentimento commune.

    Ma chi è impegnato nei partiti politici grida che bisogna lottare
    ".

    la propaganda di partito mi nausea, come mi nauseano le mezze verità, le distorsioni dei fatti, i partigiani del pensiero.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da vongola Visualizza Messaggio
    Una mail dal libano:

    "Carissimo,

    sono contento di ricevere questo mail e spero che stai bene. Qui, da un po' seguo meno le notizie che sono sempre uguali. Fatti di sangue? pare che sono delle cose che non sono importanti, finalmente la vita della gente conta poco... c'è sempre l'interesse superiore del paese che deve aver il sopravvento... dare la vita per un Libano libero... tante sciochezze... e tanta gente silenziosa che non riesce a farsi sentire. Questo è il sentimento commune.

    Ma chi è impegnato nei partiti politici grida che bisogna lottare
    ".

    la propaganda di partito mi nausea, come mi nauseano le mezze verità, le distorsioni dei fatti, i partigiani del pensiero.
    1. Le mail private non dovrebbero essere mai pubblicate, come i pvt.
    2. La mail non è firmata - e non mi interessa sapere chi è - per cui potrebbe averla scritta un cristiano maronita - non di Aoun - che vuole starsene a casa per conto suo.
    3. Non capisco il senso del tuo intervento in una discussione come questa, in cui viene riportato il pensiero di una persona in rappresentanza di una Associazione e poi quello di un'altra, che, nella sostanza, riporta il pensiero condiviso di una Redazione.

    Ci aspettiamo tutti commenti più incisivi da te...

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    1. Le mail private non dovrebbero essere mai pubblicate, come i pvt.
    2. La mail non è firmata - e non mi interessa sapere chi è - per cui potrebbe averla scritta un cristiano maronita - non di Aoun - che vuole starsene a casa per conto suo.
    3. Non capisco il senso del tuo intervento in una discussione come questa, in cui viene riportato il pensiero di una persona in rappresentanza di una Associazione e poi quello di un'altra, che, nella sostanza, riporta il pensiero condiviso di una Redazione.

    Ci aspettiamo tutti commenti più incisivi da te...
    1) no, Se è testimonianza vale quanto una intervista

    2) Chi l'ha scritta è un religioso cattolico che ha gestito un campo profughi per i cristiani scappati dai villaggi bombardati nel sud del libano.

    3) Avete voi come quelli che stanno dall'altra parte una piccola comunanza, ovvero confondere l'ideologia coi fatti reali della vita, negando ciò che non si confà al vostro modo di vedere e pensare. Io faccio il giornalista, non il militante politico e posso e devo dire anche le verità scomode, o quelle che vanno contro le mie simpatie politiche.

    -Washington non voleva l'intervento israeliano
    -Israele è sotto accusa al congresso americano per la violazione dell'utilizzo delle bombe a frammentazione.
    -La Rice la seconda volta è stata invitata a non presentarsi a beirut
    -La divisione tra buoni e cattivi nazionalisti non ha nessun senso. La divisione dovrebbe essere tra chi non vuole ingerenze straniere e chi le vuole (e un partito filosiriano le vuole, chiaramente)
    -Siniora ha definito israele uno stato terrorista.
    -La Siria è da diversi mesi (se non anni) in trattativa con israele per il Golan.

    Il giornalismo non si fa manipolando le informazioni, si deve fare raccontando i fatti, che siano o no a favore delle posizioni dell'editore o delle personali posizioni del giornalista.

  6. #6
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    Va bene, giornalista. Ne terrò conto, specialmente per quello che hai scritto al punto 3. Ciao

  7. #7
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    non te la cavi così outis, o controbatti o chiudi il post.

  8. #8
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    hai un pvt

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da vongola Visualizza Messaggio
    non te la cavi così outis, o controbatti o chiudi il post.
    Io non chiudo nulla, perché non è una discussione a 2, caro giornalista. Solo che mi fai cadere le braccia se vieni qui ad esercitare la tua professione parlando di verità scomode che solo tu, che non sei un militante politico, puoi dire (anzi, come dici tu, devi dire). Ci sono stati decine di giornalisti-militanti che hanno sempre raccontato la realtà, come il compianto Chiarini, per esempio. Non vedo perché ti debba mettere una spanna sopra gli altri per la tua presunta obiettività. E poi, parliamoci chiaro, non esiste obiettività. Ognuno di noi riporta un fatto in maniera diversa. Anche le agezie di stampa ormai riportano i fatti in maniera diversa a seconda dell'orientamento di ognuna di esse.

    Per il resto, cosa vuoi che controbatta io, povero militante politico ideologizzato?

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da vongola Visualizza Messaggio
    hai un pvt
    Lo vedo, ma ora non posso venire, perché ero solo di passaggio. Ciao

 

 
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