LA SUPERIORITA' MORALE DEI COMPAGNI
3 febbraio, 2007) Corriere della Sera
MESSINA
Il Comune assume figli e parenti
Tra i nomi nell' elenco i familiari di esponenti di Ds, Margherita, Rifondazione comunista e della Cgil. Non sono stati indetti concorsi. Trasformati di notte 23 contratti a termine in una azienda pubblica
MESSINA - Hanno rifatto il solito giochetto. Sporco. Scartata l' idea del concorso pubblico, a Messina hanno preso in un' azienda comunale 23 figli e nipoti e parenti e compagni di partito con contratti a termine. E pochi giorni dopo, cambiata nottetempo la pianta organica, li hanno assunti definitivamente. Prendendo in contropiede la stessa Regione che, dopo mille scandali, aveva deciso di vietare una volta per tutte le assunzioni dirette. Una indecenza. Tale da spingere La Gazzetta del Sud a bacchettare nel titolo: «Altro che stagione di trasparenza: i metodi del centrosinistra non sono diversi da quelli del centrodestra. Ma tutto ciò è tollerabile?». Togliamo il punto di domanda: no. Sono anni che ci giurano in ogni commento, ogni convegno, ogni promessa elettorale dei partiti dell' una e dell' altra coalizione che certi metodi sono finiti per sempre. Anni che ogni ministro assicura il varo istantaneo di regole rigidissime per spazzare via definitivamente questo genere di cose. Anni che assistiamo ai pianti di prefiche sulla macchina pubblica riempita di dipendenti inutili messi per l' eternità a carico delle pubbliche casse in cambio di voti. Anni che la sinistra sbandiera la sua diversità nella gestione del potere. Anni che la gauche siciliana bombarda Totò Cuffaro con l' accusa di aver conquistato la presidenza della Regione con metodi clientelari. E siamo ancora alle solite. «I figli so' piezz' e core. E i figli degli amici? Pure» ha scritto, facendo il verso a Filomena Marturano, Francesco Celi, il cronista che per primo ha tolto il coperchio alla storia. E a scorrere l' elenco dei nuovi addetti dell' Ato3, una delle cinque aziende per l' Ambito Territoriale Ottimale, i messinesi hanno riconosciuto i cognomi del segretario generale del Comune e di un esponente diessino del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto e di un consigliere comunale della Margherita... E via così, fino al figlio di un consigliere provinciale di Rifondazione Comunista, Giuseppe Previti, che per anni aveva fatto le pulci alla destra. E al figlio del segretario della Cgil del municipio, Filippo Alessi, lui pure combattivo nelle richieste di trasparenza, trasparenza, trasparenza. Cosa sia l' Ato è presto detto. È un organismo messo su in funzione della gestione futura dei termovalorizzatori e della nettezza urbana. Nettezza affidata sullo Stretto a Messinambiente, coinvolta in un' inchiesta della magistratura non solo perché le discariche e le rogge traboccavano di spazzatura ma perché il Comune col 51% riconosceva al partner privato il 118% (non è un errore: il centodiciotto per cento) degli incassi. Cosa debba fare esattamente non è chiaro. Cosa ne pensino i messinesi è plateale: pensano sia un carrozzone. Tanto che, subito dopo l' elezione a sindaco di Francantonio Genovese, il nipote del potentissimo ras democristiano Nino Gullotti nonché socio di minoranza della società di traghetti, la corsa a chiedere una poltrona fu indimenticabile: 278 curriculum presentati da aspiranti presidenti e consiglieri d' amministrazione, 94 da aspiranti membri del collegio sindacale. Che senso abbiano questi Ato se l' è chiesto persino la Regione, che pure non passa per un ente severo ma che infine si è decisa. Avviando il dimezzamento degli Ato isolani: da 27 a 14. Col risultato che quelli peloritani sarebbero scesi da 5 a 3. A Messina, però, hanno giocato d' anticipo. E prima che la «dieta» fosse definita nei dettagli il CdA dell' azienda Ato3, che ha come presidente un diessino di lungo corso (Franco Barresi) e come amministratore delegato un margheritino (Salvatore La Macchia, presidente del consiglio comunale di San Piero Patti), ha deciso ai primi di dicembre di fare subito un po' di assunzioni assolutamente in-dis-pen-sa-bi-li. E il concorso? Macché concorsi: da quando in qua si fanno i concorsi per prendere persone solo per qualche settimana o al massimo, come in questo caso, per sei mesi? Detto fatto: 23 assunti. Provvisori. Ma solo per il tempo necessario a cambiare la pianta organica. Modificata il 29 dicembre, durante lo sciopero dei giornalisti perché nessuno ci facesse caso. Di più: modificata poche ore dopo il voto in Consiglio Regionale della legge finanziaria che conteneva la soppressione di metà degli Ato e l' obbligo, d' ora in avanti, in caso di assunzioni, di fare sempre i concorsi pubblici. A questo punto, sulla torta, mancava solo la ciliegina. Collocata di lì a qualche giorno, il 10 gennaio. Lettera dell' azienda ai neoassunti: «In riferimento al contratto di lavoro stipulato da questa Società, tenuto conto dell' adeguamento della pianta organica approvato con delibera del Cda del 29 dicembre 2006 e reputata la necessità di dare un assetto stabile alla struttura tecnica e amministrativa, si comunica che, a far data dall' 1 febbraio 2007, il contratto individuale di lavoro sarà trasformato da tempo pieno e determinato a tempo pieno e indeterminato». Una schifezza. Squisitamente clientelare. Accuratamente nascosta per settimane. E al centro solo oggi di reazioni indignate da parte di alcuni dei soggetti coinvolti. Come la Cgil che per bocca del segretario provinciale Franco Spanò, a dispetto del «regalo» fatto al figlio del cigiellino Filippo Alessi, dice che «in una città in cui il lavoro è merce rara» scelte come quelle dell' Ato «violano due volte i diritti dei cittadini» perché tagliano fuori chi non è raccomandato e perché le assunzioni sono fatte «col denaro di quegli stessi cittadini». O come il rifondarolo Giuseppe Previti, che sbattuto in prima pagina, si dissocia: «Non ne sapevo niente, ho sempre contestato questi metodi e non cambio idea neanche se c' è di mezzo mio figlio». Tesi che non convince del tutto manco il suo partito, se il capogruppo in Comune, Antonino Urso, ha diffuso un comunicato pesantissimo spiegando che «si augura» che le «assunzioni poco trasparenti e le eventuali propedeutiche trattative che le hanno determinate non siano ascrivibili a Rifondazione» e giurando che lui era all' oscuro di tutto: «Non per fare moralismo spicciolo, ma semplicemente perché ho l' obbligo morale di rappresentare una generazione devastata dalla disoccupazione». E qui sta il punto: chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto? O qualcuno avrà il coraggio, almeno stavolta, di sbattere subito fuori chi ha avuto in dono il lavoro dai soliti furbi?
Gian Antonio Stella




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