In un'intervista al Corriere della sera, Umberto Bossi torna a parlare di secessione.
«La secessione? È un'ipotesi come le altre, sul tappeto. Decideremo il 10 febbraio, al Parlamento del Nord».
I patrioti padani, orfani delle romane poltrone di cui si erano rapidamente innamorati, tornano ad agitare lo spauracchio della secessione, lasciando intendere che il Parlamento del Nord, il prossimo 10 febbraio, potrebbe anche decidere di tornare a considerarla un'opzione percorribile.
Insomma, la solita bufala. Non perché il nord Italia non abbia quel legittimo diritto all'autodeterminazione previsto dal sistema internazionale, ma perché la Lega Nord ha numeri ridicoli per anche solo poter pensare di seguire una simile strada.
Alle ultime elezioni, la Lega, pur alleandosi con l'MPA, non ha neppure superato il 5% a livello nazionale (Camera), e nella circoscrizione in cui è andata meglio, Lombardia 2, si è attestata sul 16%, ottenendo il 7,7% in Lombardia 1,il 9,8% in Lombardia 3, l'11,5% in Veneto 1, il 10,2% in Veneto 2, il 4,2% in Piemonte 1 e l'8,5% in Piemonte 2. Insomma, neppure un quinto dell'elettorato nella circoscrizione piu' favorevole. Poco, pochissimo.
Una situazione politicamente lontanissima, ad esempio, da quella della Catalogna, dove i due principali partiti indipendentisti, che sono avversari in una comunque prevalente logica destra-sinistra, contano complessivamente su quasi il 50% dei consensi della regione.
Se dunque qualcuno spera che la Lega, prossimamente, proponga un serio referendum secessionista nel Nord Italia, rischia di restare deluso. Non lo faranno mai, perché sanno che la sconfitta è certa.
E cosi' non resta che rassegnarsi al periodico rieccheggiare delle velleità secessioniste di questo strano movimento, capace di essere anti-europeista, ma di amare Cattaneo, pronto a minacciare una secessione impossibile e a ripudiare con sprezzante retorica Roma, salvo poi insediarvisi quando si tratta di partecipare al banchetto del potere.




Rispondi Citando
