Sanità: in Campania si rinnova la barbara spartizione tra i partiti
Il Legno Storto
Le dimissioni dell'assessore Di Lello aprono l'ennesima crisi in Campania
E’ divenuto un marchio di fabbrica tipico della gestione bassoliniana: la sistematica spartizione dei posti di comando e di responsabilità che la giunta regionale riesce a porre sotto il suo diretto controllo. Così i politici dell’Unione hanno anticipato il veglione di Capodanno la notte del 30 dicembre, arrivando alla nomina dei nuovi direttori generali delle Asl e degli ospedali alle 4 del mattino, a conclusione di una tre giorni molto movimentata nella quale ancora una volta bisogna riconoscere al Governatore campano di aver dato vita a un sistema impermeabile in grado di affossare notizie che in altri frangenti avrebbero solleticato la fantasia di giornali e osservatori. Solo così trova un senso il silenzio generale piombato sull’ormai leggendaria riunione di Nusco tra De Mita, Valiante e Montemarano, che ha avuto un ruolo centrale nella risoluzione della intricata matassa sanitaria regionale. Il risultato di quell’incontro lo si è appreso nei giorni scorsi ed è tutto nelle famigerate nomine: 4 ai ds, 4 alla Margherita, 4 all’Udeur e 1 a Rifondazione Comunista.
Come nella più indegna delle tradizioni della Vecchia Repubblica, insomma, la politica locale torna ad essere condizionata da logiche spartitorie che rendono poco credibili le affermazioni di personaggi come Montemarano, già noto per essere uno dei due assessori regionali coinvolti nell’assunzione diretta di due neolaureati con la qualifica di dirigenti ignorando le competenze e le esperienze maturate da dipendenti già in organico, che rivendica la legittimità di quelle scelte dichiarandosi “sereno e orgoglioso delle nomine fatte perché sono stati scelti tecnici di assoluta competenza, il meglio che ci fosse a disposizione”. Eppure non la pensano allo stesso modo non solo gli alleati dello Sdi, forse avvelenati per l’esclusione dalla divisione della torta, ma uno degli attori protagonisti dell’intera vicenda, ovvero il presidente della Margherita campana, De Mita che, in un’intervista ha giustificato gli “incontri” in funzione delle nomine dichiarando: “chi altri se non la politica dovrebbe nominare i dirigenti delle Asl?”. Però quel che De Mita omette, così come ogni altro esponente della maggioranza, è ricordare che a decidere le nomine sono stati gli stessi politici che hanno investito e foraggiato i precedenti dirigenti, anche loro “personaggi di indubbia professionalità e conclamata fama”, che ci consegnano tuttavia un disavanzo per il 2005, così come si apprende dai preconsuntivi, di circa 1,57 miliardi di euro, di cui 1,337 milioni per le Aziende Sanitarie Locali, 169 milioni per le Aziende Ospedaliere, 21 milioni per l’Azienda Ospedaliera Federico II, 36 milioni per quella della Seconda Università, 9 milioni per la Fondazione Pascale.
In ogni caso è l’ennesima crisi che è costretta ad affrontare una giunta Bassolino, il quale riesce evidentemente ad avere un grande ascendente sulla popolazione nonostante anni di politiche deficitarie e inefficienti, ma fatica a tenere a bada la sua alleanza fondata sulla ripartizione dei posti di comando e su delicati equilibri tra forze eterogenee e incompatibili fra loro. Stavolta lo scontro non è con l’altro titano della politica regionale, ovvero quel Ciriaco De Mita che tante volte ha messo in discussione la stabilità del governo locale in passato, ma col piccolo SDI che ha denunciato la lottizzazione delle poltrone da parte dei Ds, Udeur e Margherita, con il benestare silente del Partito della Rifondazione Comunista. La crisi è stata formalizzata dalle dimissioni dell’assessore Di Lello, che probabilmente presto rientreranno dopo che Bassolino, ne siamo certi, rassicurerà i suoi alleati circa un’altra fondamentale partita che si andrà a giocare di qui a poco, ovvero quella per le nomine dei direttori sanitari e amministrativi, ma restano le dichiarazioni di fuoco del segretario regionale del partito socialista e consigliere regionale, Fausto Corace, rilasciate al quotidiano il Mattino: “E' stata un'ingiuria verso lo Sdi. Scelte immorali. Non ci stiamo all'accaparramento. E' una crisi seria. Non riesco a immaginare come se ne uscirà”. L’esponente socialista ha poi aggiunto: “Come socialisti siamo stati già travolti dalle macerie del nostro antico partito, non vorremmo in questo sistema che scricchiola pagare per causa altrui. Questa vicenda ha creato guasti gravissimi confermando una tendenza non più accettabile. Sono mancati pluralismo e collegialità. Non è stato rispettato neppure il manuale Cancelli”.
Una nota a margine di questa vicenda: in una settimana di nomine, anche nel turismo, è stata chiamata in causa una sola donna. In una coalizione che fa delle quote rose, del femminismo e del ruolo delle donne un cavallo di battaglia, la conferma che quando si arriva alle scelte che contano le donne vengono relegate ai margini, escluse anche da una logica spartitoria. Una conferma ulteriore dello spessore morale e della demagogia che alberga in una coalizione che in Campania è arrivata qualche tempo fa a promuovere anche un nuovo movimento, Emily (http://www.emilyna.it/), guidato dalla moglie del governatore Bassolino che opera per la diffusione ed il consolidamento della partecipazione femminile alla politica.
Paolo Carotenuto




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Chissà, magari che davvero Bassolino e il suo entourage di nullafacenti non hanno saputo far nulla per la Campania, se non aggravare i suoi problemi?
