Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    Bart Colleoni
    Ospite

    Predefinito Gigi Buffon sui fatti accaduti ormai triti e ritriti....

    Gigi si esprime su quanto accaduto..."se vi volete menare piuttosto datevi appuntamento e fatelo ma non uccidete il calcio,un ultima possibilità per gli ultrà" resta sempre un grande!!!

    Buffon: "Ultrà, non uccidete il calcio"
    "Sono stato ultrà anch'io - racconta il portiere della Juve - ma allora la missione era il tifo, oggi è attaccare polizia, Federcalcio, tifosi rivali. Ora non voglio mollare ma lottare per un calcio migliore"
    Gigi Buffon, 29 anni, portiere della Juve. Dipag

    TORINO, 7 febbraio 2007 - Tra l'Utopia e l'Apocalisse, Gigi Buffon sceglie l’Utopia: "No, non ho crisi di rigetto, non mi viene voglia di mandare affanculo tutto. Il contrario: ho nipoti, avrò figli anch'io, e voglio lottare per lasciare loro un calcio migliore. Diverso dalla deriva che stiamo vivendo oggi".
    - Stupito dai fatti di Catania? O era già tutto previsto?
    "Se non ci si stupisce neanche davanti alla morte, è finita. Ma, senza quel povero poliziotto che faceva il suo dovere, avremmo già archiviato Catania. Com’è successo tante altre volte che la tragedia si è soltanto sfiorata".
    - Tremendo dire: ci voleva il morto...
    "Ma noi esseri umani siamo così. Prendiamo provvedimenti soltanto se costretti da situazioni forti".
    - Lei che ha un ottimo rapporto con gli ultrà...
    "Di più, lo sono stato per tre anni, nel mio piccolo, in serie minori".
    - Dunque li conosce bene: che cosa passa per le loro teste?
    "Dipende. Tra gli ultrà ci sono persone normali, impegnate anche nel sociale. E ci sono esagitati che vanno messi in riga".
    - Davvero convinto che a questi esagitati interessi il calcio?
    "Per tutti, essere ultrà è un modo di vivere, di associarsi, di emergere dalla normalità. Anche ai miei tempi. Solo che allora la missione era il tifo. Oggi è assaltare il poliziotto, la Federcalcio, i tifosi rivali. Fare politica. Tanto che mi viene da dire un cosa...".
    - Cioè?
    "Facciano come gli olandesi. Adesso con internet è facile. Si diano appuntamento in un posto e si picchino tra di loro. Perché se pensano sia coraggioso lanciare un masso, o picchiare in gruppo, beh, sbagliano".
    - Colpa anche dei giocatori?
    "Una volta lo pensavo. Oggi ammetto che in qualche atteggiamento dovremmo essere più sportivi, che la crisi è un po’ dovunque se anche in Inghilterra ormai si tuffano per prendere un rigore. Ma siamo soltanto la scusa".
    - In che senso?
    "Che siamo ricchi, famosi, di serie A e dunque ci attiriamo la rabbia e il rancore. Ma allora perché picchiano anche i poveracci di serie C da mille euro al mese?".
    - Perché?
    "Perché lo stadio c'entra fino a un certo punto. Sentivo in tv: stadi a norma, stadi irregolari... Tutto vero, ma...".
    - Ma?
    "La gente di Catania aveva deciso di fare danni e avrebbe potuto farli anche in centro. E poi scippare le vecchiette. Lasceranno lo stadio e s'infiltreranno in una manifestazione. Stiamo coltivando una cultura della morte, senza più rispetto per figure un tempo chiave quali il padre o il poliziotto. Lo Stato non l'ha capito».
    - Cosa?
    "Questa è l'espressione di un disagio sociale dei nostri giorni, come il bullismo, come i ragazzi che sbeffeggiano i prof in classe. Ci sono quindici minorenni coinvolti, no?".
    - Come si salvano, loro e noi?
    "Con l'educazione civica dalla prima elementare: otto ore a settimana. Anche ai miei tempi quella lezione era l'occasione per fare un po' di casino, ma eravamo più ingenui, meno adulti. Ho visto fumare la prima sigaretta a un amico a 16 anni, oggi a 13 sniffano. Folli".
    - Responsabilità dei club?
    "Hanno cercato la complicità dei tifosi e a volte è stato utile: tipo a Manchester per Milan-Juve. Sono stati chiamati i capi e si è detto loro: 'Non deve succedere niente'. E infatti. Però a volte si è esagerato, soprattutto nei rapporti economici. O quando, come a Messina, sono loro che esonerano l’allenatore. Non si può".
    - D'accordo con le misure governative?
    "Non del tutto, ma capisco: sono figlie del momento emozionale. Approvo lo stop di Pancalli, dopo mezz'ora e non dopo tre giorni di ripensamento. Ma negare i biglietti ai tifosi in trasferta, no".
    - Sicuro?
    "Pugno di ferro, ma salviamo chi ci crede. Diamo l’ultima occasione. Spieghiamo che, al prossimo sbaglio, è finita. Ma io non posso immaginare un calcio da salotto, sul divano, in silenzio".
    - Perché in Inghilterra si può andare allo stadio con i bambini?
    "Perché gli input sono diversi. Perché, mi spiace dirlo, la gente sa che, quando sbaglia, paga. La lezione è che la manica larga non serve e ci vuole il pugno duro".
    - Invidioso del rugby?
    "Oggi sì, perché è uno sport che ha valori importanti. Ma un tempo li aveva anche il calcio finché gli interessi non sportivi hanno preso il sopravvento".
    - Che cosa direbbe agli ultrà?
    "Che così il calcio sta morendo. E non è quello che volete neanche voi".

  2. #2
    Bart Colleoni
    Ospite

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    da www.gazzeta.it pardon

 

 

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