
Originariamente Scritto da
benfy
re persone accusate di un omicidio a sfondo politico sono state incarcerate dopo un processo probabilmente non equo.
Nel mese di gennaio, a seguito di una sentenza della Corte di Cassazione, Ovidio Bompressi, Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri hanno cominciato a scontare una condanna a 22 anni per concorso nell'omicidio aggravato del commissario di polizia Luigi Calabresi, avvenuto nel 1972. Il procedimento penale nei loro confronti venne aperto nel 1988 dopo che Leonardo Marino, un ex appartenente al gruppo extraparlamentare di estrema sinistra attivo negli anni '70 e denominato Lotta Continua, confessò una serie di rapine nonché di aver guidato nel 1972 la macchina usata dagli assassini per la fuga. Stando alle sue dichiarazioni Ovidio Bompressi, un membro di spicco del gruppo, sarebbe stato l'assassino, mentre Adriano Sofri, il leader del gruppo, e Giorgio Pietrostefani, un membro dell'esecutivo, ne sarebbero stati i mandanti. I quattro vennero in un primo tempo condannati da una corte d'assise, nel 1990, ma a questo seguirono altri sei processi: tre davanti ad una corte d'appello, tra cui ce ne fu uno che li scagionò, e tre davanti alla Corte di Cassazione, tra cui uno che annullò un precedente verdetto di colpevolezza. Dopo la decisione della Corte di Cassazione del mese di gennaio, Leonardo Marino non è stato incarcerato: nella sua veste di 'pentito', ovvero di persona che beneficia del condono della pena come premio per la sua collaborazione con le autorità giudiziarie, ricevette nel 1990 una condanna ridotta a 11 anni di carcere e dal 1995 ha beneficiato della legge sulla prescrizione. In precedenza aveva passato tre mesi in carcere. Nel mese di dicembre i tre prigionieri hanno presentato un'istanza per la revisione del processo.
Amnesty International è preoccupata dalla lunghezza e dalla complessità del procedimento giudiziario nonché da molti altri aspetti che sollevano diversi dubbi sulla sua equità. Tra questi il peso che ha avuto sul verdetto finale la testimonianza priva di riscontri e lacunosa di un pentito che durante il dibattimento è più volte caduto in contraddizione. Si deve poi registrare il fatto che alcune prove chiave siano state distrutte o siano sparite e che questo sia avvenuto, in un caso, cinque mesi dopo l'apertura del procedimento penale nei confronti dei tre prigionie