Mercoledí 07.02.2007 15:47
All'indomani del vertice di maggioranza nel quale è stata trovata la quadra sulla politica estera, grazie all'abile mossa di D'Alema e della sua lettera studiata a tavolino sull'Afghanistan (vedi box a lato), nel quartier generale di Forza Italia a questo punto si guarda con attenzione a quanto sta accadendo nell'Udeur. Il ministro della Giustizia è stato l'unico a non rilasciare dichiarazioni dopo il summit, ma a esprimere la posizione del partito ci ha pensato il deputato Pasquale Giuditta, che, in pochi lo sanno, ha il pregio di essere il cognato di Mastella, nonché il vero numero due del Campanile.
"L'intesa raggiunta da tutti i leader dell'Unione sull'Afghanistan è poco più che una toppa. La coperta della politica estera italiana diventa giorno dopo giorno sempre più lisa. Gli accordi sono talmente vaghi che non credo possano definire la politica estera dell'Italia". Parole pesanti come un macigno. "Mi sorprende - aggiunge Giuditta - che la forza di una maggioranza in politica estera si regga facendo credere che tutto è ormai superato grazie a slogan come gioco di squadra e coalizione insostituibile. Così non si va veramente da nessuna parte e neanche a Kabul". Una dichiarazione che stride con l'ottimismo di Prodi e dell'Ulivo e con le affermazioni rassicuranti della sinistra radicale.
L'Udeur sarà pure la più piccola forza dell'Unione, ma a Palazzo Madama conta tre senatori. Determinanti per la sopravvivenza del governo. Ed è per questo - raccontano nella capitale - che emissari del Cavaliere sarebbero in continuo contatto con Mastella e i suoi, proprio per verificare fino in fondo le loro intenzioni. Quello che emerge è un profondo malcontento del Campanile, che si sente escluso dall'alleanza e i relativi compromessi tra il Professore e Rifondazione Comunista.
E c'è perfino chi si spinge a dire che le frasi pronunciate a Monza da Berlusconi ("l'esecutivo di Centrosinistra è sola una parentesi, presto torneremo a guidare il Paese") celassero proprio una sorta di intesa sotterranea con l'Udeur. Il banco di prova, oltre alla politica estera e quindi al rifinanziamento della missione in Afghanistan, saranno i Pacs. Dove Mastella è certamente più vicino alle posizioni del Centrodestra che a quelle della maggioranza.
Ad agitare le acque nell'Unione, poi, ci sono anche le dichiarazioni belligeranti di Salvatore Cannavò, senatore dissidente del Prc: "Se questa è la politica estera professata dall'Unione non possiamo che ribadire il nostro dissenso, a partire dal rifinanziamento della missione in Afghanistan". E ancora: "La riaffermazione della 'discontinuità' in politica estera sembra aver messo d'accordo tutti i partiti dell'Unione. Eppure se guardiamo agli atti concreti, e non ai comunicati stampa, l'Italia conferma la missione militare in Afghanistan, l'allargamento della base di Vicenza, la completa internità alla strategia della Nato nonché la determinazione a proseguire nell'aumento delle spese militari come dimostra il protocollo di intesa firmato a Washington dal sottosegretario Forcieri per lo sviluppo del supercaccia statunitense JSF".
"Tutto ciò stride non solo con lo spirito pacifista che permea il nostro Paese ma con lo stesso articolo 11 della Costituzione". Frasi che hanno scatenato la reazione del capogruppo di Rifondazione al Senato Russo Spena: "Parole sgradevoli". Ma che prestano il fianco del governo anche a sinistra, dove bastano solo un paio di senatori ribelli per mandare sotto Prodi a Palazzo Madama.




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