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  1. #1
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Exclamation AVVENIRE: appello ai cattolici di sinistra

    La posta in gioco di queste ore
    Attenzione alla vivibilità dei cattolici nel centrosinistra




    Edoardo Patriarca
    www.avvenire.it

    Il manovratore va disturbato. Non per capriccio, ovvio, ma quando serve sì, quando è utile al convoglio, quando lo esige il territorio che la locomotiva sta attraversando. Per questo interveniamo sul tema incandescente delle coppie di fatto. L'argomento - scusate - ci interessa.

    Il governo, nonostante le richieste che a più riprese gli erano venute e non solo da larghi settori del Parlamento, ma anche da parte di tanti esponenti della società civile, si appresta a presentare una propria disciplina legislativa sullo spinoso argomento. Una scelta che metodologicamente può lasciar perplessi, ma non formalizziamoci. Andiamo alla sostanza, ed è su quella che in queste ore molti cittadini sono in apprensione. Non solo i sostenitori di progetti spinti, tipo pacs; c'è apprensione anche in tantissimi altri che sono su posizioni diverse. E apprensione c'è, se posso per una volta parlare come uno che fin dal primo momento ha aderito al progetto della Margherita, in chi ha votato la maggioranza oggi al governo. Ovvio che ci sia allarme, e ovvio che ci si auguri scelte di estremo equilibrio. Scelte delle quali noi elettori non dobbiamo un giorno pentirci. Scelte che non abbiano a restringere la vivibilità dei cattolici in quell'area, scelte che non mortifichino le identità e i valori che un vero pluralismo deve esaltare, non mortificare.

    È evidente come in questi giorni nel centrosinistra si ponga il problema della laicità. Ma sarebbe un errore grossolano interpretare la laicità come una sorta di depotenziamento dei valori costituzionali. Quando si sente invece oggi più che mai la necessità insopprimibile di non far indietreggiare le culture politiche che hanno scritto la Carta Costituzionale, fra le quali, quella del cattolicesimo politico nelle sue articolazioni e varietà. Una cultura politica che ha messo al centro la persona e i suoi diritti, le formazioni sociali e la famiglia fondata sul matrimonio come recita l'art.29 della Costituzione.

    E questa famiglia, risorsa strategica per il futuro del Paese, non può essere inquinata da qualsivoglia tentativo di equiparazione che svaluterebbe la formazione sociale a cui la Costituzione italiana, laicamente, riconosce una tutela e un favore specifico. Bisogna sforzarsi in ogni modo per non mandare deluse le attese di chi vede messo in dubbio il futuro della famiglia. Sono attese a cui non si può rispondere con doppiezze tipiche del politichese. Come non si può accettare che le soluzioni vengano poste in termini di prendere o lasciare, che ha più il sapore del "diktat" politico che di un serio tentativo di farsi carico delle ragioni di molti.

    Di qui alcune domande strategiche: in una coalizione che ha due gambe solide (Ds e Margherita) non dovrebbe essere la più forte anche numericamente a farsi attenta e preoccupata delle ragioni dell'altra? E poiché di elettori si tratta, non ci si dovrebbe seriamente preoccupare del consenso eticamente più sensibile, nella consapevolezza che questa sensibilità è una risorsa per tutti? Perché ferire alcune delle ragioni più profonde in chi ha creduto nella possibilità di costruire un dialogo forte e costruttivo nel centrosinistra, senza doversi continuamente veder rinfacciata la propria condizione di credente?

    Forse che i voti cattolici raccolti sotto le insegne del centrosinistra pesano - a tratti - di meno o addirittura infastidiscono, sino al punto da ipotizzare di poterne fare a meno senza pagare dazio? Solo un politico improvvido può non capire la portata della posta in gioco: la presenza politicamente significativa dei credenti in tutte le formazioni politiche, in un contesto bipolare temperato. Non perché i credenti in questo Paese debbano avere diritto di veto, ma perché delle loro ispirazioni e dei loro valori sia tenuto conto debitamente. Almeno al pari delle lobby femministe e gay, almeno al pari di certi grandi gruppi di potere economici e bancari, almeno al pari dei sindacati e delle organizzazioni datoriali.

    Se nell'elettore del centrosinistra, laico ma credente, si insinua il dubbio che nel proprio schieramento non vi sia riconosciuto uno spazio e una agibilità politica sui valori e sui temi che più stanno a cuore, e soprattutto non si rispetti lo spirito del programma, certo che tutto si complica.



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  2. #2
    Oli
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    Io sono cattolico, praticante, ho votato i ds e li voterei ancora oggi.
    Personalmente non farei il PACS, ma sono molto favorevole ad una legge in proposito, piaccia o non piaccia ad Avvenire, delle cui opinioni non me ne frega nulla.
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  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Oli Visualizza Messaggio
    Io sono cattolico, praticante, ho votato i ds e li voterei ancora oggi.
    Personalmente non farei il PACS, ma sono molto favorevole ad una legge in proposito, piaccia o non piaccia ad Avvenire, delle cui opinioni non me ne frega nulla.
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  4. #4
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    Vedi, caro Oli, ti parrà strano ma...
    Pur credendo che sia giusta la tua voglia di indipendenza e la tua autonomia di giudizio, ti prego di capire che l'Avvenire è, a quanto ne so, la voce dei Vescovi italiani. Quindi anche del TUO Vescovo.

    Ora, i Vescovi sbagliano, indubbiamente. Ma quando si esprimono in modo così netto, e quando l'avvallo dello stesso Santo Padre è così chiaro, mi sembra piuttosto opinabile che tu possa dire che "non te ne frega nulla".

    A mio modestissimo parere COME MINIMO dovresti interessarti, e capire perché i Vescovi (cioé persone che di certo con i PACS non hanno interessi tangibili) siano così netti nel bocciarli.

  5. #5
    Oli
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    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    Vedi, caro Oli, ti parrà strano ma...
    Pur credendo che sia giusta la tua voglia di indipendenza e la tua autonomia di giudizio, ti prego di capire che l'Avvenire è, a quanto ne so, la voce dei Vescovi italiani. Quindi anche del TUO Vescovo.

    Ora, i Vescovi sbagliano, indubbiamente. Ma quando si esprimono in modo così netto, e quando l'avvallo dello stesso Santo Padre è così chiaro, mi sembra piuttosto opinabile che tu possa dire che "non te ne frega nulla".

    A mio modestissimo parere COME MINIMO dovresti interessarti, e capire perché i Vescovi (cioé persone che di certo con i PACS non hanno interessi tangibili) siano così netti nel bocciarli.
    A me piace la torta alla crema, ogni settimana vado al supermercato e me ne compro una.
    Un bel giorno il supermercato decide di affiancare alla mia torta alla crema una di cioccolato.
    Io vado al super e mi compro ancora la mia alla crema, perché quella al cioccolato non mi piace.

    Per quale ragione dovrei scassare le storie al gestore del supermercato per rimuovere la torta al cioccolato se la mia alla crema è sempre in commercio?


    Io non provo neppure a capire i vescovi perché per me sono la negazione dell'insegnamento del Vangelo. Al 90% dei casi sono una massa di persone che hanno vissuto la vita alla luce della carriera.

    Non è giusto che inteferiscano in questioni civili.

    Non dovrebbero avere alcun ruolo istituzionale. E' semplicemente vergognoso quello che stanno facendo.

    Non credo proprio che nel 2007 firmerò per la chiesa cattolica.
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  6. #6
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    Tu fai pure le tue valutazioni, ma il problema è che se la torta al cioccolato è avariata e piena di pesticidi, e sta troppo vicino alla tua torta alla crema, il rischio è che la corrompa e la renda molto, molto peggiore di quella delizia cui eri abituato...
    Non so che vescovi tu frequenti. Mi pare tu sia circa delle mie parti. Beh, accendi La7 tra qualche minuto, e guardati Ferrara. C'è un Vescovo coi controcoglioni da gustare...

  7. #7
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Exclamation

    antonio.........leggiti cosa dice mons. Fisichella agli UTILI IDIOTI (frase coniata da Lenin) COME TE........

    Il teologo Lorenzetti ha definito «accettabile» il ddl...

    «Questo tentativo di presentare un magistero parallelo è destinato a fallire. Giornali e tv vanno a caccia di queste posizioni che però non possono essere messe sullo stesso piano di quelle dei vescovi».



    e.........ciliegina sulla torta.....parla un SINDACALISTA........PARLA MEGLIO DI CERTI VESCOVI........


    INTERVISTA

    L'ex leader della Cisl critica l'impianto culturale del disegno di legge sulle convivenze, «un tema imposto al Paese». E ai cattolici dei Dl contesta il richiamo alla laicità dell'agire politico
    Pezzotta: ridate il primato alla famiglia

    «La legge sui Dico è sbagliata, spero che non venga approvata È una resa
    all’individualismo»

    Da Milano Francesco Riccardi
    www.avvenire.it


    «Sulle coppie di fatto c’è stata una serie di errori. Il primo è sicuramente quello della fretta. Si è imposto il tema al Paese, si è fatto diventare centrale un problema che non lo era e che anzi si sapeva contrastare non solo con la sensibilità dei cattolici, ma anche con la tradizione, la cultura e il sentire profondo della gente. Quasi a voler imporre una visione sociale in contrasto con quella "religione civile" che permea questo Paese».

    Savino Pezzotta, ex leader della Cisl e ora responsabile della Fondazione per il Sud, non nasconde la preoccupazione. E sollecita un «atto riparatorio: una legge che ridia il primato alla famiglia naturale».

    - Alcuni ministri hanno imposto limiti, hanno cercato di migliorare le prime bozze sulle convivenze...

    - Riconosco lo sforzo e anche di aver ottenuto alcune cose. Ma il risultato finale resta comunque negativo. Ci sono molte incongruenze nel disegno di legge sui Dico. Di più: è oggettivamente qualcosa che modifica l’istituto familiare naturale, così come fissato nella Costituzione. Ed è sconcertante come ci si arrenda a un individualismo esasperato.

    - Si è detto che andavano assicurati diritti fondamentali alle persone, che occorreva prendere atto di una realtà esistente quali le coppie di fatto.

    - Nessuno nega la realtà. Piuttosto chi ha voluto questa legge ha negato che vi fossero altre strade per raggiungere gli stessi scopi. Se davvero l’intento era quello di assicurare diritti e tutele alle persone, allora si potevano immaginare modifiche al Codice civile, a singole leggi. Non un nuovo "codice delle convivenze". La realtà purtroppo è un’altra. Ed è quella svelata da quanti – a sinistra e in alcuni movimenti – affermano chiaro e tondo che i Dico sono "la piattaforma su cui costruire qualcos’altro".

    - Che significa?

    - Per me solo una cosa: minare le fondamenta della famiglia e quindi della società stessa.

    - Ma adesso si può rimediare?

    - Io spero che la legge non venga approvata. O almeno che il Parlamento cambi profondamente il t esto governativo. Penso poi che occorra soprattutto un atto "riparatorio": una legge che davvero sostenga la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, proiettata in una logica generativa, ristabilendo una primazìa che rischia di andare perduta, di essere erosa da altri modelli. Il governo dimostri che la famiglia naturale è una priorità!

    - Pezzotta, l’accuseranno di essere un baciapile e un reazionario...

    - Uffa. Io non credo di essere tra quelli che gridano di più, ma chiedo di essere rispettato. Almeno quanto quelli che sbraitano nei cortei. Non mi sento, e non credo di essere, né oscurantista né retrogrado.Ma profondamente turbato, sì. Le leggi non hanno solo la funzione di regolare l’esistente. Hanno un contenuto eminentemente orientativo, educativo. E qual è l’orientamento che emerge dai Dico? Che "tutto fa famiglia", tutto è uguale. Peggio: che ogni desiderio individuale diventa valore e norma.

    - Lasciamo da parte i valori religiosi e restiamo al punto di vista sociale, politico: è questo il modello culturale che vogliamo per la nostra società?

    - Io no, non mi piace, indebolire la famiglia naturale porta solo danni.

    - Eppure, anche all’interno della Margherita si dice: il politico deve agire laicamente secondo coscienza...

    - Quell’appello, giuro che non l’ho capito. E l’ho detto anche ad alcuni amici che l’hanno firmato: cosa volevate sostenere? Che la Chiesa debba limitarsi al catechismo e non intervenire? Ma come cattolico sono il primo ad aver necessità che i vescovi si pronuncino, che il magistero illumini le questioni eticamente sensibili. Laicità è l’esatto contrario di quanto sostenuto in quell’appello: rispettare la pluralità, ma anche la tradizione e il sentire profondo di un Paese che è impregnato di valori cristiani. Occorre riflettere su come debbano essere declinate oggi parole come "laicità" e anche "mediazione". Perché quando in gioco ci sono i valori etici, non si può mediare in senso "maritainiano" o come si fa per le questioni econom iche, bilanciando equità e quantità.

    - I 60 firmatari di quell’appello forse volevano dire che il politico sceglie e agisce laicamente secondo coscienza...

    - Ma certo che il politico, come chiunque, è libero di agire secondo coscienza. Anche in contrasto con quanto dice la Chiesa. Però come cattolico non posso non tener conto che il Papa ha definito vita e famiglia valori "non negoziabili". Se sono cattolico e sto dentro la Chiesa, significa che sono in comunione con i vescovi e il Papa. Posso non essere d’accordo e posso esercitare anche la "correzione fraterna" nei confronti degli stessi vescovi, se penso che in qualche maniera stiano sbagliando...

    - ...Ma alla fine il politico cattolico può votare come meglio ritiene, o no? Lei che ha guidato un sindacato laico, come ha risolto il rapporto tra identità cristiana e mandato laico?

    - Il credente non è affatto subordinato. È in comunione, in relazione. Può anche agire difformemente al magistero: cosciente però di sottoporre a tensione la comunione della Chiesa, con sofferenza non con baldanza. Personalmente, quando la mattina arrivavo in via Po, non è che togliessi la giacca di cattolico e indossassi quella da laico. Quella cattolica è un’identità pre-formativa, dalla quale non si può prescindere. E da cristiano sono chiamato a dare testimonianza in ogni ambito della mia vita. Il che vuol dire essere pronto, non dico al martirio, ma almeno a pagare qualche prezzo. Il cristiano che non paga prezzi non testimonia.

    *********************
    Grazie Pezzotta.......è la prima volta che leggo una testimonianza CATTOLICA VERA DA PARTE DI UN LAICO E PURE POLITICO.......GRAZIE!


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    ciao ciao......stammi bene ...
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