Scusate una curiosità.
Io sono un comunista che vuole rilanciare il socialismo partendo dal concetto di comunità e vorrei chiedervi una cosa:
Che cosa vuol dire per gli utenti di questo forum cultura comunitaria?
Grazie per le risposte!![]()


Scusate una curiosità.
Io sono un comunista che vuole rilanciare il socialismo partendo dal concetto di comunità e vorrei chiedervi una cosa:
Che cosa vuol dire per gli utenti di questo forum cultura comunitaria?
Grazie per le risposte!![]()


Comunità vuol dire vivere rispettandosi e aiutandosi a vicenda, mettendo a disposizione degli altri ciò che ci appartiene.


cultura comunitaria contro l'individualismo sfrenato, individualismo meritocratico, giusta diseguaglianza ma garanzie di dignità per tutti, senso di appartenenza ad una comunità nazionale, visione organica dello stato.


Potremmo scindere il cocnetto in due parti distinte, ma che si intersecano:
1) A livello di microcosmo potrei dirti che: fare Comunità significa far sì che all’interno delle stanze della nostra sede si respiri un’ aria pura, un’atmosfera di “Cameratismo”, di lealtà ed affetto, di sincerità e rispetto reciproco.
Lo stesso termine “camerata” sta ad indicare, in riferimento alla vita militare e guerriera, un legame vero e profondo fondato sulla condivisione di una medesima lotta. Il Camerata è colui che si trova nella tua stessa barricata, è colui che combatte al tuo fianco, è colui con il quale condividi la vita e la morte. La Comunità è ciò che si costruisce pian piano nel tempo attraverso sacrifici, obbedienza, lealtà. L'etica da seguire è quella dell'azione impersonale, rispettosa di una gerarchia e di un ordine organico. Non è "comunione beni", dal momento che esiste un Capo ed esistono delle discriminanti tra una persona e l'altra: c'è chi decide e chi esegue, in sisntesi.
2) A livello di macrocosmo invece, il concetto stesso di Comunità si richiama ad una presenza identitaria. La cultura comunitaria, così per come è vista a destra, lega insieme il comunitarismo classico alla dottrina sociale della chiesa, l’appartenenza nazionale allo spirito di collaborazione sociale. Solo attraverso la sintesi organica di queste tendenze è possibile raggiungere una vera unità di popolo, il sogno di una “comunità nazionale” proiettata nel futuro attraverso la consapevolezza del proprio ruolo e, quel che più conta, delle proprie radici. Tutto ciò è lontano anni luce dal puro individualismo di matrice liberale e capitalista o dall’atomismo massificatore di origine marxista.
L’agire umano è intimamente legato, che lo si voglia o meno, all’agire all’interno di un popolo, di una stirpe, di una terra, di un insieme di relazioni di solidarietà. L’uomo è per sua natura comunitario, all’interno delle cellule sociali egli trova sè stesso e si relaziona con il prossimo.
La società moderna ha praticamente estinto il valore di questa formula, puntando tutto sull’individuo -il “self-made-man” d’oltreoceano- tralasciando il significato della “Persona”, intesa come parte di un tutto . L’uomo moderno è scisso con sempre maggiore frequenza dalle proprie tradizioni, dal proprio popolo, dalle proprie radici e dai propri riferimenti poichè il cosmopolitismo globale e l’individualismo liberista hanno cancellato ogni riferimento in tale direzione, creando danni enormi.
Citando Marcello Veneziani: “Comunitario è chi assegna valore all’identità, alla provenienza, dunque all’origine; e alle vie che conducono alle radici, come le tradizioni.
Comunitario è chi assegna valore al legame sociale , religioso, familiare, nazionale, che non vive come vincolo ma come risorsa...Comunitario è chi ritiene che ogni Io abbia un luogo originario o eletto, che avverte come patria...Il comunitario infine è colui che assegna importanza al comune sentire, ai riti, le usanze e i costumi di un popolo”.


Ti ringrazio per la gentile e molto ben argomentata risposta. Aggiungo solo una mia osservazione personale di carattere biografico e una richiesta di precisazione.
Io ero di sinistra e ti assicuro che vivevo in vera e propria comunità organica, da cui mi sono distaccato perché preferisco le comunità democratiche che non schiacciano l'individuo, ma lo valorizzano.
Mi spiego nel senso leninista del termine il militante (il compagno) è colui che combatte al tuo fianco, divide tutto con gli altri compagni ed è disposto a donare la vita per la causa. La sua azione è impersonale, perché avviene nell'ambito di un processo storico anonimo che porta dal capitalismo al comunismo. Inoltre, dentro il partito c'é una gerarchia con qualcuno che decide, alla luce del vero marxismo, e chi esegue per rispetto alla gerarchia.
Su tutto vale il principio che è meglio sbagliare obbedendo al Partito ed al segretario (il Capo), piuttosto che avere ragione uscendone, ovvero la comunità sopra le decisioni dell'individuo.
Questa è una comunità organica, anche se nessuno di sinistra lo ammetterebbe mai.
Interessante, ma come si definiscono le tradizioni sulla base di cui si costituisce la comunità? Sono qualcosa di dato una volta per tutto o qualcosa che si trasforma nel tempo ed in relazione con le altre comunità?


fonte: www.destrasociale.org
La Destra Sociale è una destra comunitaria
La destra sociale esprime una cultura politica e una visione del mondo di orientamento comunitario, che cerca di fondere e valorizzare nella sua azione politica l'unità nazionale, il senso dello Stato, i valori della famiglia, dei corpi intermedi (come associazioni, ruppi politici, ordini professionali…) e delle comunità locali.
Partendo da questa caratterizzazione "comunitaria", la destra sociale ritiene che, per dare un progetto articolato alla nostra comunità nazionale, sia necessario sviluppare una politica economica e sociale basata sui principi della partecipazione e della solidarietà diffusa. La cultura comunitaria è la base comune, la sensibilità che lega la cultura nazionale, che porta al riconoscimento e alla valorizzazione dei propri specifici interessi nazionali, la dottrina sociale della Chiesa e, infine, la cultura della partecipazione che valorizza il ruolo della mobilitazione e del coinvolgimento, appunto, dei gruppi intermedi e delle categorie sociali nelle dinamiche e nelle scelte della politica. Proprio su questo terreno si gioca la differenza tra l'identità di una destra di orientamento "sociale" e quella di una destra "liberalista". La destra sociale non nega il valore dell'individuo, ma ritiene che esso si formi e si realizzi compiutamente nell'ambito delle relazioni, in particolare in quelle non utilitarie - prima fra tutte la politica - che riesce a intrecciare nei diversi ambiti in cui dispiega la sua esistenza.
La cultura comunitaria pensa ad un individuo che trovi il massimo della sua valorizzazione e realizzazione come "persona umana", come "essere che vive con e per gli altri", nel contesto della cultura del suo popolo e della sua comunità locale e nazionale. Se così non fosse avremmo un qualcosa di "monco", privato cioè del proprio senso di appartenenza e di quelle radici che vanno intese a cerchi concentrici, dal microcosmo familiare ad insiemi comunitari più vasti. Questo complesso insieme di relazioni non nega l'individuo in quanto persona, ma lo sostiene, lo forma, gli dà uno scopo e una visione del mondo, un destino, lo polarizza attorno ad un centro di gravità.
Marcello Veneziani ha esemplificato tutto questo affermando che il comunitarismo "è il senso del radicamento in un orizzonte sociale e culturale avvertito come orizzonte comune, plurale e significativo. Comunitario è chi assegna valore all'identità, alla provenienza, dunque all'origine; e alle vie che conducono alle radici, come le tradizioni. Comunitario è chi assegna valore al legame sociale, religioso, familiare, nazionale, che non vive come vincolo ma come risorsa (…) Comunitario è chi ritiene che ogni Io abbia un luogo originario o eletto, che avverte come Patria (…) Il comunitario infine è colui che assegna importanza al comune sentire, ai riti, le usanze e i costumi di un popolo".
La militanza è l'azione che declina la propria appartenenza ad una comunità politica.


La differenza sostanziale tra la visione comunitaria marxista e quella "nostra" è che mentre la prima, come tu hai già detto, ha un'azione impersonale, la seconda invece mette al centro e valorizza le singole individualità perchè utili alla crescita di tutta la comunità.


Certamente anche le tradizioni si trasformano ma molto lentamente e soprattutto non va confusa la loro lenta evoluzione spontanea con la rottura forzata e ultraccelerata delle tradizioni che spesso cercano di imporre alla società sia lo stesso consumismo omologante e massificato (pensiamo ad esempio ai Mac Donald o anche al condizionamento culturale esercitato sulle lingue nazionali e sui dialetti dai film americani e dalle televisioni) sia le spinte politiche sulla società (pensa ad esempio a Zapatero a all'adozione agli omosessuali) della sinistra o del centrodestra liberista in nome dell'individualismo che respinge qualsiasi concetto comunitarista.


Se vogliamo parlare in termini marxisti l'alienazione sta nel distacco dalla tradizione e dall'ordine che ne deirva: l'individuo è alienato in quanto non è ciò che dovrebbe esere, ovvero non ricopre il ruolo che dovrebbe avere all'interno del cosmo, per cui se parli una comunità basata su principi meramente quantitativi e materiali essa non potrà essere organica, nè in essa l'idividuo potrà essere rispettato.
Inoltre quando si parla di azione impersonale, a mio modo di vedere, non si parla di azione compiuta PER UN FINE sovra-personale ed anonimo, ma di azione conforme a quello che deve essere, ovvero azione compiuta da una persona (non un individuo) la quale, conoscendo quale sia il suo ruolo, agisce in conformità ad esso, qualunque siano le condizioni e non per soddisfare il proprio ego: ad esempio, in un sistema di caste, un appartenente alla casta dei commecianti che lavori senza perseguire profitti eccessivi e non per avidità, compie comunque un'azione impersonale, così come il soldato che combatte anche quando la battaglia è ormai persa e non lascia il suo posto.
La differenza è che nella visione marxista l'impersonalità scaturisce dall'annullamento dell'individio in nome di un Bene superiore, nella visione tradizionale invece si ha l'eslatazione della persona che è veramente se stessa.
Si può dire che la differenza è la stessa che corre tra il soldato moderno ed il guerriero antico