Una «Fabrica» multietnica dietro la campagna di Zaia

Il ministro si è affidato al think tank della famiglia Benetton

«Prima il Veneto». Ma le idee portano la firma di mezzo mondo


Il manifesto per la campagna regionale di Luca Zaia

VENEZIA — Il volto rassicurante della Lega Nord. Gessato impeccabile, sorriso morigerato, quasi timido, capelli e basette cesellati come da iconografia. E poi il verde, tanto verde, che se si guarda bene è un prato all’inglese, spruzzato qua e là da una foglia ingiallita, ma soprattutto è tinta forte della Lega Nord, il colore che sta ai padani come il rosso «ai rossi», almeno fino a qualche tempo fa. Difficile sfuggire al manifesto dell’aspirante governatore Luca Zaia: da giorni campeggia in ogni dimensione, su ogni strada, appiccicato dovunque resti in piedi. Il Carroccio mette colla, braccia e sudore ma l’idea, quella arriva dal laboratorio creativo più progressista, multietnico, multiculturale, «di sinistra» del Nord Est: Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione voluto e finanziato dalla dynasty industriale Benetton.

I creativi di Fabrica
Ci sono ragazzi arrivati da mezza Europa e da oltreoceano, dal Far East e dal continente nero, dietro le quinte della campagna di Luca Zaia. Ci sono loro all’ombra dello slogan: «Prima il Veneto». Come sono lontani i tempi in cui Oliviero Toscani, mente d’oro della pubblicità Benetton, fondatore di Fabrica e all’epoca direttore del centro, spiegava ai suoi ragazzi nella splendida cornice firmata Tadao Ando: «Vedete, prima c’era Ridolini, oggi c’è Gentilini, con la sua provincialità schifosa. E’ diventato sindaco perché era il momento della Lega, ossia della diarrea mentale. E Gentilini appartiene agli enzimi diarroici». Ne seguì una lunga querelle giudiziaria finita con l’assoluzione del fotografo, che sfuggì così alla richiesta di risarcimento da un milione di euro avanzata dai colonnelli del Carroccio. Un’altra epoca, si dirà. Ma «il momento» sembra essere ancora quello della Lega. Sono passati dieci anni, il mito Gentilini si è appannato, Toscani se n’è andato e insomma, i tempi cambiano. Zaia e Fabrica, d’altra parte, mica sono al primo appuntamento.

Fu sempre ai giovani creativi dei Colori Uniti che nel 2005 la Regione affidò la realizzazione del logo per la nuova, imponente campagna pubblicitaria voluta dall’allora assessore al Turismo, Luca Zaia. Un appalto da 15 milioni di euro in tre anni. Fabrica ideò la stella colorata a sette punte che a tutt’oggi rappresenta il Veneto nel mondo, Zaia si infuriò perché non c’era il leone di San Marco, la Regione fu trascinata in tribunale con un’ingiunzione di pagamento da 3,7 milioni di euro e come d’incanto si trovò l’accordo: buona la stella, il leone fu messo accanto. Dimenticati anche altri lontani bisticci tra i padani e la galassia Benetton (uno per tutti, l’anatema di Borghezio contro la famiglia di Ponzano rea d’aver offerto il Palaverde ai musulmani in cerca d’ospitalità per il Ramadan), ora Zaia torna ad affidarsi al talentuoso melting pot di stanza a Treviso, che pare abbia battuto sul filo altri due importanti studi di comunicazione, di caratura nazionale, a riprova di quanto il Carroccio tenga alla vittoria in Veneto ed il ministro alla sua immagine. Un’attenzione che Zaia vuol tenere ai massimi livelli anche sulla Rete e pure in questo caso il suo sguardo è caduto su un laboratorio giovane, all’avanguardia, di Treviso: H-Farm, l’incubatore di Riccardo Donadon. Il modello è la campagna di Obama negli Stati Uniti, l’obiettivo creare un portale che metta in contatto candidato e supporter, dando vita ad un confronto quotidiano sulle idee e il programma, chi lo sa, magari anche dopo le elezioni. Il nome? «Prima il Veneto». Punto it, ovviamente.

Marco Bonet

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