...DUE MORTI, DUE MISURE
Genova, 20 luglio 2001. In piazza Alimonda una Land Rover Defender con tre carabinieri a bordo rimane bloccata contro un cassonetto dei rifiuti. Viene assalita dai manifestanti che da ore si scontrano con i militari. Carlo Giuliani, il volto coperto da un passamontagna, raccoglie un estintore, tentando di scagliarlo contro la gip. Dall’interno del veicolo Mario Placanica, carabiniere di leva, spara due colpi per difendersi dall’attacco. Lui dirà verso l’alto. La magistratura dirà che il colpo che uccide Carlo Giuliani è stato deviato in aria da una pietra. Secondo il medico legale della procura e i periti di parte civile il colpo sparato è invece “diretto”. La Land Rover tentata di fuggire alle cariche, muovendosi passa due volte sul corpo del giovane a terra. Sono le 17.27.
Trasparenze. “Io non ho visto il momento che milioni di persone, come me, hanno poi potuto vedere e rivedere, da diverse angolazioni, in tutti i telegiornali. Ma nessuna di quelle immagini è riuscita a restituire la dinamica dell’accaduto. A riprova di come la società dell’immagine possa non raccapezzarsi pur avendo tutte le immagini che occorrerebbero per farlo” (Giulietto Chiesa, “G8/Genova”).
Che esista un conflitto tra trasparenza e verità, tra i fatti e la glasnost, quintessenza della civiltà dell’informazione digitale e mito delle democrazie mediatiche, non è una scoperta del G8 di Genova. Non è una scoperta neppure che nelle immagini (i fatti) si possano vedere o non vedere cose diverse. Quando Giulietto Chiesa dice “nessuna di quelle immagini è riuscita a restituire la dinamica dell’accaduto”, gettando un dubbio sui fatti in sé – un ragazzo col passamontagna lancia un estintore verso una gip dei carabinieri, un ragazzo di leva spara – separa trasparenza e verità. Sposta silenziosamente (altri l’hanno fatto rumorosamente) la colpa solo sul carabiniere che spara, assolve il ragazzo che assale.
E’ qui che nasce l’incredibile ridondanza mediatica (decine di libri, film, testi teatrali, ricostruzioni, canzoni) che da anni, nonostante la trasparenza delle immagini, continua a raccontare unanime (rarissime le voci dissonanti) la versione di un carabiniere di leva che ha sparato a un pacifico ragazzo, innocente e ignaro.
Sentenze. Il gip di Genova il 5 maggio 2003 ha archiviato le accuse contro Mario Placanica. Legittima difesa, “presenza di causa di giustificazione che esclude la punibilità”.
Lo scorso dicembre la Corte di Strasburgo ha chiesto di conoscere il contenuto delle inchieste sulle forze dell’ordine, a seguito dell’istanza di Giuliano Pisapia a nome della famiglia Giuliani. La magistratura, va da sé, è meno trasparente della tv. Ma un conto sono le indagini, un conto la trasparenza dei fatti.
Media. “Violenza mediata. Il ruolo dell’informazione nel G8 di Genova” di Stefano Crisante è uno dei molti libri che hanno analizzato Genova 2001. Non senza notare il parossismo da moviola calcistica che, per meglio appurare i fatti, ha finito per mediatizzare il sospetto e spettacolarizzare l’icona del morto. Altri hanno rilevato come il clima di guerra sia già scattato sui giornali prima che iniziasse il vertice: “Arrivano i capi dell’esercito anti G8”, “Allarme per 2.000 irriducibili”, erano i titoli.
La tesi “di maggioranza” passata su Genova è che sia stata una “trappola” (“La trappola, controinchiesta sui fatti di Genova”, Bruno Luverà) contro i no-global. Poco risalto invece alle parole che si potevano leggere in quei giorni.
Un black-blocker: “I media non coprono le proteste pacifiche, spacca una vetrina e siamo sul tg”.
Ma anche esponenti con nome e cognome. Francesco Caruso – lo stesso che oggi dice “no alla militarizzazione degli stadi dove la polizia manganella nel mucchio” – disse: “Non scenderemo in piazza impreparati allo scontro, dovranno spararci addosso”. Roberta Mascarelli, rete no-global: “Non cerchiamo nessuna militarizzazione dello scontro; sappiamo che la Nato è più forte di noi
Miti. Un’intervista a Wu Ming reperibile in Internet: “La tuta bianca è stata una meravigliosa icona aperta… Era come una sfida all’OK Corral senza pistole. E infatti sono state necessarie le pistole – a Genova – per inficiare quel piano della rappresentazione simbolica assolutamente vincente”.
Francesca Comencini ha girato il film “Carlo Giuliani, Ragazzo”; Francesco Guccini ha scritto una canzone:
“Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia/ e uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia”.
Senato. “E’così che vogliamo ricordare Carlo Giuliani… come testimone della voglia di cambiamento e della spinta a incrinare un intero sistema di potere che animano le nuove generazioni. Per questo abbiamo deciso di intitolare a Carlo Giuliani la sede dell’ufficio di presidenza del nostro gruppo al Senato” (Giovanni Russo Spena, capogruppo del Prc al Senato).
Franco Maccari del sindacato di polizia ha commentato: “Sembra tutto uno scherzo… un’aula del Senato intitolata a chi stava aggredendo i carabinieri”. Heidi Giuliani è oggi senatrice del Prc.
La versione di Mario. Placanica è stato messo in “congedo assoluto” per “non idoneità al servizio militare” nel 2003. Giuliano Giuliani commentò: “L’unica cosa a cui sono interessato è un dibattito che chiarisse una volta per tutte ciò che è stato nascosto con l’archiviazione dell’inchiesta e, soprattutto, le vere responsabilità”.
Quando, lo stesso anno, Placanica ebbe un incidente, sul sito di Indymedia si lesse: “Spero che quel porco crepi o rimanga invalido a vita”, “in un modo o nell’altro la giustizia arriva!”.
(m.c.) su il Foglio
saluti




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