La città onora i martiri delle foibe, ma c'è un contro convegnoDomani, "Giorno del ricordo" dedicato agli esuli istriani e dalmati e agli italiani uccisi nelle foibe dopo la fine della seconda guerra mondiale, Treviso renderà omaggio ai caduti e a chi fu protagonista della diaspora dai territori ex jugoslavi. Tanti gli appuntamenti in programma, ma, fra questi, anche uno che potrebbe alimentare polemiche e tensioni: il convegno organizzato dall'Associazione partigiani alle 10.30 a Ca' dei Carraresi. Al tavolo dei relatori, infatti, siederà anche Alessandra Kersevan, coordinatrice del gruppo Resistenzastorica, accusata di essere una negazionista della tragedia delle foibe se non altro nelle sue dimensioni: una cinquantina in tutto i morti ammazzati durante i 40 giorni di occupazione Titina di Trieste e tutti vittime di vendette personali e non dei partigiani jugoslavi. E quelli ammazzati dopo? «Fascisti o collaborazionisti finiti nei campi di concentramento di Tito».
Quasi alla stessa ora in cui ai Carraresi verrà riletta la tragedia delle foibe, alle 10, si apriranno le celebrazioni al cimitero di San Lazzaro. Qui il prosindaco Giancarlo Gentilini e il presidente dell'Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Luigi Costanzo, deporranno una corona commemorativa vicino all'ingresso principale del campo santo, dove una ventina d'anni fa è stato eretto il monumento ai caduti istriani e dalmati.
«La lapide verrà inaugurata in seguito ai recenti lavori di recupero - spiega Luigi Costanzo - È stata predisposta un'asta per la bandiera ed è stato aggiunto un libro in pietra d'Istria, dove è stata incisa una poesia che faccia capire che non è corretto trasmettere soltanto ciò che è accaduto nelle foibe. C'è dell'altro».
Dopo la deposizione della corona, alle 11 in punto, in Prefettura, seguirà la consegna degli attestati ai discendenti di due italiani infoibati residenti in provincia di Treviso. Accanto a queste due manifestazioni si colloca la mostra Crp (Centro raccolta profughi), inaugurata lo scorso 3 febbraio e aperta ogni giorno dal martedì alla domenica fino al 24. L'esposizione, allestita all'interno del Museo di Santa Caterina, è aperta dalle 9 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18 con ingresso libero. Raccoglie mobili, documenti, lettere e fotografie di chi dopo la seconda guerra mondiale si trasferì in Italia, lasciando al porto vecchio di Trieste volumi massicci di effetti personali e materiale di ogni genere. Gli esuli, infatti, furono costretti ad abbandonare i propri averi perché i centri di raccolta profughi non erano abbastanza capienti per contenere quel poco che erano riusciti a portare oltre confine.
Domenica sera, inoltre, il teatro Eden ospiterà l'opera teatrale "Istria terra amata - La cisterna", scritta da Bruno Carra, nato a Pola e oggi residente a Castelfranco. Lo spettacolo è fissato per le ore 17.30, l'ingresso è gratuito. L'autore ha voluto dipingere in quattro atti una storia istriana, utilizzando il dialetto e mettendo in scena i fatti privi di alcun commento. La vicenda - ambientata in una cittadina sulle coste dell'Adriatico - copre il ventennio che va dal 1939 al '59, raccontando il dramma degli italiani che fuggirono in massa dalle foibe e dagli eccidi di Tito. Intanto Forza nuova chiede all'amministrazione comunale di intitolare una piazza o una via della città ai "Martiri delle foibe". « E come ogni 10 febbraio - dichiara il segretario provinciale del movimento Alessandro Arboit - ci presenteremo sulle strade per ricordare le migliaia di vittime italiane che nelle cavità carsiche della loro terra trovarono la morte». Anna Girotto





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