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  1. #1
    Caccia al tesoro
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    Predefinito Intervista ad un fascistello da curva medio

    «La curva? Un pretesto per la nostra rabbia»
    Lo sfogo di un ultrà di destra: «A Catania la polizia ha avuto quello che si meritava. Lo stadio non è tutto, lì sfoghiamo la nostra voglia di rivolta»

    Emilio Quadrelli

    L'intervista che segue può essere considerata come uno dei punti di vista maggiormente presenti tra le tifoserie legate, in qualche modo, alle suggestioni della destra radicale. C., il nostro intervistato, un giovane operaio precario di 23 anni non svolge attività politica militante tuttavia alcuni tatuagi, le spillette che adornano il suo bomber nero con l'immancabile tricolore oltre agli adesivi posti in bella mostra sul suo casco dicono chiaramente quali siano le preferenze politiche sue e del gruppo di tifosi nel quale «milita».
    Lo stadio e la curva sono sicuramente il terreno a lui più congeniale e il luogo in cui investe gran parte delle sue risorse ed energie senza tuttavia tirarsi indietro quando il gruppo sposta l'interesse dallo stadio verso gli immigrati, i militanti dei centri sociali o più in generale i rossi. Alle spalle ha un diploma di scuola media superiore e una normale famiglia proletaria, se è ancora lecito usare un simile termine, una delle tante che da tempo faticano ad arrivare alla fine del mese. Famiglia non particolarmente politicizzata ma che ha sempre votato a sinistra.

    Cosa pensi di quanto è accaduto a Catania?
    Che la polizia ha avuto quello che si meritava e che forse adesso la smetteranno di fare i prepotenti.

    Tu conosci i tifosi organizzati del Catania? Cosa pensi di loro?
    Personalmente non li conosco ma so chi sono, cioè so cosa pensano, come si muovono e come si comportano. So che sono dei bravi ragazzi molto fieri e che hanno un grosso seguito in città.

    Quindi hanno organizzato tutto?
    Non si può metterla giù in questo modo perché questo non ti dà l'idea di come funzionino veramente le cose e poi si finirebbe per circoscrivere l'intera faccenda allo stadio, cosa che non è vera perché intorno e dentro allo stadio finiscono per concentrarsi molti scazzi e conflitti particolari che lì possono essere affrontati in blocco. Allo stadio, quando partono gli scontri con gli sbirri, coinvolgi praticamente tutti perché, la maggior parte, non aspetta altro che togliersi qualche soddisfazione.

    Va bene, ma perché dici che non si tratta solo di un incidente da stadio?
    Vedi lo stadio, la curva, la maglia sono il punto d'arrivo ma anche di partenza di tante altre cose che hanno a che fare con tutta la nostra vita, quella di tutti i giorni. Lo stadio è solo una parte, e forse neppure la più importante, di quello che siamo. Allora, per tornare a Catania, non è assolutamente improbabile che, in molti, abbiano colto quell'occasione per risolversi una questione con gli sbirri che stava andando avanti da tempo. I tifosi organizzati possono anche essere quelli che hanno dato fuoco alle micce ma quella che è scoppiata è stata una rivolta che sicuramente covava da tempo. Tu mi chiedi quanto, in tutto questo, i gruppi di tifosi abbiano avuto un ruolo ma allora vuol dire che non hai nessuna idea di come girano le cose. Tutti ci conoscono e sanno che non siamo tipi da tirarci indietro, su niente. Con tutti gli altri, tifo o non tifo, condividiamo le stesse cose. Lavori del cazzo, soldi che non ci sono, immigrati e negri che fanno i padroni nei nostri quartieri, sbirri che ci rompono i coglioni dalla mattina alla sera, giornalisti e politici, tutti servi dei comunisti, che ci disprezzano. Abbiamo gli stessi problemi e, nelle cose che contano, la ragioniamo allo stesso modo. La storia dello stadio la devi capire a partire da qui. Ti faccio un esempio. Se organizzo una trasferta quelli che vengono a informarsi la prima cosa che mi chiedono è: cosa volete fare? Perché se la trasferta si limita, al massimo, a qualche scontro con gli altri tifosi la maggior parte se ne rimane a casa, ma se ci sono buone possibilità che si vada a uno scontro con gli sbirri, che si possano assaltare negozi, supermercati e far cagare un po' sotto tutti gli stronzi in giro a fare shopping allora non mi bastano i pullman.

    Quindi lo stadio diventa una vetrina la cui cassa di risonanza è garantita?
    Non ce ne frega un cazzo di finire alla televisione o sui giornali. Quello che ci frega è dire a tutti quelli che si comportano come se non esistessimo: eccoci qua. Non solo esistiamo ma siamo in grado di spaccarvi il culo come e quando ci pare.

    Continui a usare il noi sovraccaricandolo di un significato particolare.
    Sì, perché per tutti noi è molto importante il senso della comunità. Noi esistiamo se esiste la comunità, al di fuori della sua dimensione non esiste nulla. Solo la disperazione.

    Ma che cosa vuol dire essere una «comunità»?
    Per prima cosa considerare tutti quelli come te dei fratelli e delle sorelle nei confronti dei quali sei disposto a mettere in gioco tutto, anche la vita perché uno che muore per la sua comunità non muore mai. Il suo nome è scolpito nei cuori di tutti i fratelli e le sorelle che lo ricordano sempre. La comunità è quella che ti rende vivo, che ti dice che esisti. Vivere la dimensione comunitarista vuol dire avere un'identità una Patria e una Nazione della quale vai continuamente orgoglioso e fiero. Difendi e affermi il tuo essere bianco e italiano, che sono le cose che contano di più. Noi andiamo molto fieri di questo e soprattutto, al contrario di quei fighetti stronzi dei no global, dei nostri soldati che difendono nel mondo la nostra identità nazionale. Anche i martiri e gli eroi di Nassirya appartengono idealmente alla nostra comunità.

    Tutto questo, però, come si concilia con la vostra predisposizione a scontrarvi con le forze dell'ordine?
    Che c'entra, sono due cose diverse. Lì c'è di mezzo l'Italia e il tricolore. Lì c'è di mezzo la Patria e la lotta per la supremazia della razza bianca, sono queste cose che i soldati difendono. La loro guerra è anche la nostra perché se loro combattono lontano da casa noi lo facciamo ogni giorno qua, nei nostri quartieri, nei nostri territori difendendoci dagli stranieri e tenendoli al loro posto. Noi, come loro, ci sentiamo in prima linea nella difesa della nostra identità e per questo non può che esserci una totale identificazione con loro. E poi il soldato è una cosa, lo sbirro un'altra.

    il manifesto, 9-2-2007

    •   Alt 

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  2. #2
    alfredoibba
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    L' intervistato ha detto alcune cose che non condivido, però forse meglio lui dei tanti acculturati che sono imborghesiti e che non servono ad un cazzo, almeno quel "teppistello" ha un punto di partenza, che potrebbe portarlo a rivedere certe sue posizioni.

  3. #3
    Cancellato
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    Che la polizia ha avuto quello che si meritava e che forse adesso la smetteranno di fare i prepotenti.
    ha capito tutto della vita...

  4. #4
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    Un bello spaccato di cosa siano alcuni tifosi.
    Mi sono sempre chiesto: se si lamentano della loro povertà, come fanno a pagarsi trasferte ed abbonamenti?

    Ci sarà allora qualcuno che li sovvenziona. Dunque questa è la prova. Se mai ce ne fosse stato bisogno.

    Poi arriverà un forumista di FN a dire che questi del fascismo non sanno niente, che non lo rappresentano. Dico io, ma non c'è mai nessuno che sappia cosa sia il fascismo tra questi criminali?

    Tutti quelli che hanno una "vera" idea di cosa sia stato il ventennio sono tutti angioletti e studiosi accadcemici?

    Dubito

  5. #5
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    Tutti quelli che hanno una "vera" idea di cosa sia stato il ventennio sono tutti angioletti e studiosi accadcemici?
    No, quelli sono pantofolai... il VERO fascista è anche militante...

  6. #6
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    Supremazia della razza bianca... A me queste cose spaventano!
    Incredibile dove siamo arrivati... Questo malessere sociale invece di incanalarsi nella più ovvia (storicamente) rivalsa contro chi permette quel loro lavoro precario, quella insicurezza a vantaggio del capitale e dei suoi vertiginosi profitti, si scaglia contro l'immigrato e una difesa della razza (quale razza?)
    Sbagliato definire questi giovani ignoranti o peggio, per quanto si debba combattere ogni organizzazione fascista e razzista.
    C'è da capire come il sentimento comunitario presente non si elevi a classe, come fronte comune verso i veri sfruttatori.. solo così oltre a fare il culo a qualcuno può darsi che si migliorino le proprie condizioni.
    In questo malessere dovrebbe entrare in gioco un partito comunista capace di informare e aprire gli occhi. Analizzando la società attuale e il contesto mediatico-anestetizzante, qui l'ignoranza centra poco, c'è davvero da porre rimedi condivisi.
    Emanuele

  7. #7
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    È proprio vero che la libertà è preziosa; così preziosa che dovrebbe essere razionata.
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    Benissimo LeleRm; l'intervistato ricalcabenissimo tutti i peggiori stereotipi a cui la sociologia ci ha abituato: il sottoproletario, precario, quartiari periferici.....che rivendica un'identità patriottica che lo fa accomunare ad uno stato ed a un sistema produttivo che è causa diretta della sua situazione. Fatto salvo sfogare il suo malcontento contro il polizziotto che non si capisce con quale coerenza diventi poi simbolo del "disordine costituito". Il problema sono quindi gli immigtari, i comunisti, i centri sociali o semplicemente altri ultras: insomma altri proletari, altri ragazzi nella stessa situazione contro cui riversare la propria rabbia, con beneplacita approvazione della classe che è causa di quella situazione: la borghesia.
    Poi concordo pienamente, Lele, sul fatto che non si debba per alcun motivo snobbare altezzosamente queste situazioni senza agire politicamente (ma mi verrebbe da dire pedagocicamente) nei confronti di questi personaggi e più in generale di tutto il mondo ultras.

  8. #8
    Redwolf_
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    Citazione Originariamente Scritto da matteomatteo
    Intervista ad un fascistello da curva medio
    Prima di essere un "fascistello da curva medio" è un operaio e in quanto tale, deve essere recuperato alla causa proletaria, non abbandonato ai neofascisti.
    Secondo. L'Ultras, lasciando perdere le amenità sul suprematismo della razza bianca (spesso frutto del malessere sociale più che dalla lettura di D. Duke o Stormfront.org), possiede un senso di comunità e compattezza invidiabile.
    Comunità è identificazione, sacrificio e valore. Non mi pare che Rifondazione Comunista rappresenti una comunità (nemmeno uno strumento della classe operaia hi hi hi). Ripeto, tralasciando il carattere xenofobo - più che razzista - di alcuni gruppi di tifosi, ULTRAS oggi, rappresenta molto di più che COSCIENZA di CLASSE . Sarebbe giusto, invece di rimanere sbigottiti, terrorizzati o schifati dalla realtà (per quanto riguarda le classi subalterne), riprendersi i quartieri in mano alla delinquenza e al nichilismo. Questa intervista è individuale, ma dietro a questo individuo quante persone ci sono? Che si fa? Si continua a bollarli come selvaggi e fascisti o li si porta nella Trincea proletaria?

  9. #9
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    È proprio vero che la libertà è preziosa; così preziosa che dovrebbe essere razionata.
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    La compattezza, l'identità ed il senso di appartenenza ultrà possono essere alternativamente strumento di becero vandalismo quanto momento e lievito di coscienza di classe (raramente purtroppo). Si tratta semplicemente non di indirizzare, ma di vedere come quelle "comunità" politiche tra cui anche il PRC che hanno a cuore (almeno nominalmente.....) gli interessi del proletariato riescono a fare valere - o almeno vedere - un ruolo di egemonia (in senso Gramsciano) all'interno dell spazio curva.
    Va registrato all'interno del PRC un rinnovato interesse sul tema.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Redwolf_ Visualizza Messaggio
    Prima di essere un "fascistello da curva medio" è un operaio e in quanto tale, deve essere recuperato alla causa proletaria, non abbandonato ai neofascisti.
    Secondo. L'Ultras, lasciando perdere le amenità sul suprematismo della razza bianca (spesso frutto del malessere sociale più che dalla lettura di D. Duke o Stormfront.org), possiede un senso di comunità e compattezza invidiabile.
    Comunità è identificazione, sacrificio e valore. Non mi pare che Rifondazione Comunista rappresenti una comunità (nemmeno uno strumento della classe operaia hi hi hi). Ripeto, tralasciando il carattere xenofobo - più che razzista - di alcuni gruppi di tifosi, ULTRAS oggi, rappresenta molto di più che COSCIENZA di CLASSE . Sarebbe giusto, invece di rimanere sbigottiti, terrorizzati o schifati dalla realtà (per quanto riguarda le classi subalterne), riprendersi i quartieri in mano alla delinquenza e al nichilismo. Questa intervista è individuale, ma dietro a questo individuo quante persone ci sono? Che si fa? Si continua a bollarli come selvaggi e fascisti o li si porta nella Trincea proletaria?
    ma ci mancherebbe ancora che rifondazione fosse una "comunità"...... è un partito con obiettivi ben limitati e determinati...... il resto lo si persegue per cazzi propri in maniera libera...... poi..... identificazione, sacrificio, valore..... lessico che non mi appartiene..... per quanto mi riguarda li si disprezza, li si bolla come fascisti e li si combatte.....in un cretino che delira di suprematismo, indipendentemente dal suo lavoro, non vedo nessun possibile potenziale per la nostra causa.......ah, e rifondazione rimane di gran lunga lo strumento maggiore che il proletariato ha a disposizione.

 

 
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