È comune in Italia che attori, cantanti, presentatori ed anche politici tentino ad un certo punto della loro vita di piazzare i figli a fare il loro lavoro, sperando magari che arrivino alle loro stesse glorie. I risultati li abbiamo di fronte agli occhi ogni giorno.
Ma se la categoria dei figli d'arte è più o meno internazionale, è invece certamente caratteristica dell'Italia la categoria dei Figli di Morte.
La prima Figlia di Morte è sicuramente Rita dalla Chiesa, che a un anno dall'omicidio del padre da parte della Mafia inizia la sua sfolgorante carriera televisiva in Rai e poi in Mediaset. Meno tempestivo ma ugualmente fortunato il fratello Nando, che nel 1992 entra in parlamento, e lo fa non senza aver prima pubblicato qualche cosuccia mettendo in rilievo il cognome.
Meno celebre ma ugualmente interessante anche il duo Sofri, entrambi pregiati intellettuali di sinistra padre&figlio che devono la celebrità al pure pregiato omicidio del Commissario Calabresi. Se il padre non fosse stato uno dei ragazzi di Lotta continua, né Adriano né Luca oggi avrebbero accesso ad alcuni degli spazi più prestigiosi dei giornali italiani. Bananas e non. No Brigate, No Party.
Consola sapere che se il Commissario Calabresi in qualche universo è vivo, almeno quando compra Internazionale non deve ritrovarsi anche la rubrichetta del Sofri figlio.
Qualora invece comprasse Panorama, che Sofri padre se lo becchi pure: se compra Panorama si merita di leggersi pure Ferrara, Platinette e Maurizio Costanzo.
Da non dimenticare, nella carrellata "stragismo", anche la vedova D'Antona, eletta parlamentare nel 2001 dopo due anni dall'uccisione del marito da parte dele brigate.
Una generazione più recente di figli di morte è la generazione di cui sono capistipite i Giuliani. Entrambi dei Signor Nessuno fino ai sessant'anni, dopo la morte del figlio passano qualche anno a fare i prezzemolini sui giornali, per poi trovarsi una Senatrice e l'altro candidato sindaco.
Ecco infine il capolavoro e l'ultima evoluzione del genere, il Figlio di Morte di strage di cronaca nera.
Azouz Marzouk, già spacciatore, già testasciugamano, non ancora artista televisivo – ma presto. Farsi ammazzare la famiglia, nel lungo termine, paga.
Lele Mora è già in coda per metterlo nell'album Panini 2008.
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