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  1. #1
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    Predefinito Il nemico del clima? Il capitalismo, semplicemente

    Gli scienziati dell'ambiente riuniti a Parigi stanno chiedendo ai governi di approntare piani per attenuare il surriscaldamento del pianeta. Jaques Chirac ha organizzato per il 2 ed il 3 febbraio un congresso internazionale sulla governance ambientale planetaria. Mi permetto di giudicare sin d'ora: sarà aria fritta. La crescita sostenibile è fumo negli occhi. Se il problema è effettivamente grave, la risposta non può essere che in termini pianificatori, volti a cambiare la composizione merceologica della produzione e a stabilire criteri diversi per quanto riguarda accumulazione e profitto.
    Riprendiamo un lucido articolo del compianto Paolo Sylos Labini sull'Unità dell'8 settembre 2003 intitolato «se la sinistra ha il coraggio dell'Utopia». Scriveva Sylos Labini che contro la saggezza convenzionale «occorre mettere all'ordine del giorno l'obiettivo della crescita zero». Tuttavia «...la crescita zero può affermarsi man mano che viene abbandonato l'ideale tipicamente piccolo-borghese di rincorrere a tutti i costi i soldini, un ideale che oggi domina il comportamento delle classi medie e di un'ampia fetta della classe operaia - sempre più minoranza e sempre meno classe». L'altra faccia della medaglia del discorso di Sylos consiste nel fatto, teoricamente ed empiricamente fondato, che un'economia che viaggia verso la crescita zero implica un tasso di profitto calante e tendente a zero. Si potranno forse cambiare i desideri di consumo delle classi di reddito medio-basse, ma dal lato capitalitistico non si potrà mai cambiare l'obiettivo di un tasso di profitto sostenuto.
    Quest'aspetto elementare del marxismo viene rafforzato dal conflitto ambiente-accumulazione. Oggi mentre scienziati, politici e multinazionali del petrolio parlano di ambiente, mostrandosi al pubblico come entità responsabili e consapevoli, le società finanziarie - pienamente integrate ed appoggiate dalle suddette multinazionali - impongono tassi di rendimento di mercato a due cifre, vale a dire di oltre il 10%. E da dove dovrebbe venire tale tasso di rendimento? Ovviamente dalla produzione stessa, ossia dal saggio di profitto estratto dal rapporto produttività-salari. Quindi un'economia a crescita zero dovrebbe esibire un rapporto salari-produttività favorevole ai primi, inconcepibile nel clima politico attuale. Inoltre ogni eventuale scarto favorevole alla produttività dovrebbe essere controbilanciato dalla diminuzione dell'orario di lavoro per evitare la crescita della disoccupazione - cosa che Sylos menziona - e da impieghi volti alla protezione ambientale. Il contrario della dinamica dell'accumulazione finanziaria sostenuta dai Trichet e Padoa Schioppa di turno.
    Oltre un decennio fa ascoltai una conferenza di Paul Ralph Ehrlich, uno dei fondatori del pensiero ambientalista. Raramente ho condiviso le sue posizioni che mettono popolazione e natura in conflitto tra loro. Ma una sua frase mi trovò profondamente concorde. Egli osservò che era impossibile mettere in cantiere politiche ambientalistiche senza prima garantire la piena occupazione, notando che innanzitutto la gente si preoccupa, giustamente, della propria esistenza. Oggi con la flessibilità del mercati del lavoro - attuata secondo i criteri dell'accumulazione finanziaria la quale impone la ricerca di saggi di profitto di oltre il 10% - la disoccupazione, attraverso la precarietà, entra marcatamente nella stessa occupazione. Gli occupati part-time sono anche disoccupati part-time: sono milioni in tutta Europa e stanno diventando l'elemento caratterizzante del profilo occupazionale europeo.
    Esiste però uno iato tra pensiero sociale ambientalista e problematica della piena occupazione. Un'economia a tasso di accumulazione e profitto tendenzialmente nullo deve essere resa compatibile con la piena occupazione. Nei paesi maturi non ci sono ostacoli strutturali all'unificazione dei due termini, cosa colta da Keynes nel lontano 1936 sebbene allora le capacità produttive pro capite fossero inferiori a quelle attuali. Il problema risiede nel fatto che le istituzioni economiche pubbliche e private del mondo capitalistico maturo militano contro ogni seria e sistematica presa in considerazione della questione ambientale. A questo si aggiunge la situazione dei paesi sottosviluppati, della Cina e dell'India. Quale autorità può arrogarsi il diritto di dire alla Cina e all'India di non raggiungere i 4-500 milioni di auto? E che diritto abbiamo di dire al Brasile o al Kazakhstan di non puntare sullo sviluppo fondato sulle materie prime, quando la loro connessione con l'economia mondiale passa proprio da questi settori?

    Joseph Halevi

    il manifesto, 31-1-2007

  2. #2
    Amico di Oniria..wooff...
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    mi sono sempre domandato come fate a rimanere in questa terra kapitalista che tutto consuma e distrugge e invece non vi fate monaci e andate a pregare in un monastero buddista.
    non voglio offendere nessuno ma non voglio nemmeno offendere chi nel capitalismo ci vive e cerca di non SPRECARE.

    non condivido le vostre paure per un motivo semplice che chi ha in mano questi famosi dati ha solo una fetta di TORTA......DA QUANTO VENGO.NO RACCOLTI? 100....200 anni? ha è vero l'era industriale.....siamo cresciuti un po' in fretta.....vero come le vostre e loro paure.

    forse i giovani non ricordano ma alcune decine di anni fa si intravvedeva l'era glaciale si pensava che il petrolio finisse prima del 2000! e che ci autodistruggessimo con le bombe.

    tutto ciò non è avvenuto ma può succedere. può succedere che ci autosterminiamo ma che la nostra bella civiltà finisca perchè siamo capitalisti me par 'na boiata.

  3. #3
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    Certo, adesso che hanno perso tutto, komunismo e miseria, per tornare a mangiare alle spalle dei lavoratori si sono inventati l'ekologia.

    perchè, è bene lo sappiate:

    IL CLIMA ATTUALE E' FREDDO siamo cioè in un interglaciale con fasi più calde e più fredde che NON dipendono dall'uomo e dalla tecnologia (guardatevi i mosaici di Piazza Armerina con i romani coi mutandoni di lana e confrontateli con i mosaici di 50 anni prima...gonnellina e magliette)

    IL CLIMA ATTUALE NON E' NORMALE: infatti le glaciazioni (e gli interglaciali) sono fasi ANOMALE della terra che non ha MAI avuto calotte polari (i coccodrilli vivevano nel Maine per esempio) e le temperature medie più alte di 10, 15 gradi (coralli in adriatico PRIMA dell'uomo)

    E TUTTO QUESTO PRIMA DELL'ARRIVO NON SOLO DELLA TECNOLOGIA MA ANCHE DELL'UOMO.

    Ma tanto fra le caxxate che sparate direte che i dinosauri erano di destra!

  4. #4
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    Il capitalismo è responsabile dei disastri ambientali . Ma Cernobyl non è stato un disastro ambiantale nei paesi dei sole dell'avvenire ? E quante cernobibyl ci sono state nella patria di Stalien e di quanti si sono succeduti a lui ?

  5. #5
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    Il problema climatico non è semplicemente da ricercare in una dottrina socio-politica. E' colpa di uno stile di vita sbagliato che deve essere immediatamente fermato. Più che fare un post (che comunque è interessante e sensato) su chi ha la colpa, è meglio concentrarsi su come fermare immediatamente la deriva

  6. #6
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    NO!

    Si tratta di BALLE!

    Primo: il clima attuale è quello TIPICO di un interglaciale e tutta l'età GLACIALE è una ANOMALIA del clima della terra: la NORMA è una temperatura più alta di almeno 10/15 gradi (i coccodrilli vivevano nel MAINE negli Stati Uniti).

    L'uomo quindi non c'entra NULLA!

    L'unica cosa che interessa a questi ecologisti è il poter mettere le mani su tasse e finanziamenti pubblici.

    Secondo: quale è il clima normale? Di quanto dovrebbero avanzare i ghiacciai per smettere di dire che la sitazione è "grave"?...BALLE il clima normale è quello di prima delle glaciazioni e non questo o quello di 30 anni fa!

    Terzo (e ultimo) perchè fino al 300 dopo cristo NON c'erano riscaldamenti nelle case?
    Forse dopo il 300 i romani hanno vietato le auto nei centri storici?

    BALLE!

    Qui l'unica emergenza è questo ENORME tentativo di truffa, analogo a quello del BUCO DELL'OZONO....ve lo ricordate?

    I clorofluorocaarburi sono stati proibiti ma questo continua ad esserci e a allargarsi e a chiudersi come gli pare e piace!

    BALLE...e ricordatevi chi e perchè ve le racconta!

  7. #7
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    Questa è una mentalità pericolosissima, dato che anche i più refrattari tra gli scienziati stanno poco a poco cedendo (ad esempio gli americani e alcuni tra gli ambienti politici stessi degli USA). Le prove sono raccolte ovunque, basta procurarsi il video di Al Gore: An Inconvenient Truth. Impoverimento della biodiversità, desertificazione, scioglimento dei ghiacci, sovvertimenti climatici. Mi sembra che non si trattino di poche avvisaglie o di pianificazione maligne, ma di fatti concreti (basta guardare che qui - Pavia - tre settimane fa ci sono stati quasi 20 gradi).
    E anche se ammettessimo che sia normale, tu potresti accettare che Venezia un bel giorno scompaia? Non ti importerebbe che la California rischia di essere sommersa? Che sia l'uomo o no, il cambiamento sta avvenendo, e se si può fare qualcosa (e si può), bisogna agire

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Neweurope Visualizza Messaggio
    Il problema climatico non è semplicemente da ricercare in una dottrina socio-politica. E' colpa di uno stile di vita sbagliato che deve essere immediatamente fermato. Più che fare un post (che comunque è interessante e sensato) su chi ha la colpa, è meglio concentrarsi su come fermare immediatamente la deriva
    Beh, i cinesi inaugurano una nuova centrale da 500 Megawatt la settimana, a carbone, con tecnologie per il controllo delle emissioni che da noi ti manderebbero in galera solo a proporle.
    Ci sono le foto delle città cinesi dove ormai si gira con le marcherine in faccia e il fazzoletto intorno alla testa, c'è una nuvola mefitica che ristagna su mezzo oriente.
    Potremmo cominciare da loro, imporgli leggi, sindacati, sicurezze, mandare i ragazzini a scuola, se no i prodotti industriali a basso prezzo se li tengono.
    O no?

  9. #9
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    ottima idea. Bisogna comunque cominciare a elencare le aree a maggiore emissione di CO2 e gas serra (Usa e Europa sono ai primi posti - di certo la Cina non può che sentirsi direttamente coinvolta- ). Cominciamo da noi però direi; in Cina e India sperano di poter migliorare il loro stile di vita solo in questo modo, attraverso il processo di piena industrializzazione. Noi dobbiamo riuscire nel difficile intento di mantenere il nostro stile di vita.
    Il grosso problema è che la richiesta di consumo mondiale cresce e con essa la produttività; da qui è possibile continuare ad aumentare esponenzialmente la produzione senza inquinare?
    Per riuscire in tale intento una politica internazionale è fondamentale. L'unica soluzione per imporre una politica comune ed efficiente è la formazione di uno stato europeo federale che possa far rientrare il sistema di tutte le sue regioni. Nel frattempo temo che ci si possa solo affidare al buon senso di ciascun paese e purtroppo del proprio governo..

  10. #10
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    Dimenticavo: di capitali i cinesi ne hanno abbastanza per permettersi l'installazione delle nuove tecnologie a carbone pulito (sicuramente più pulito del loro). La Finlandia è maestra in questo

 

 
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