La Corea del Nord ha annunciato di essere pronta a rinunciare al proprio arsenale atomico in cambio di aiuti energetici. La decisione arriva dopo la firma a Pechino di un documento congiunto, esaminato dai governi dei sei Paesi che hanno preso parte ai negoziati: le due Coree, la Cina, gli Usa, il Giappone e la Russia. Decisivo l'assenso dato da Tokyo, su pressione di Washington, al termine di sei giorni di trattative.
E' stato un intervento telefonico del segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, a indurre il Giappone a dare un ok a mezza bocca a una conclusione positiva del negoziato.
Lo "scontro di intransigenze" fra Tokyo e Pyongyang riguardava in particolare un'annosa questione di rapiti su cui la dirigenza nipponica insiste soprattutto per fini elettorali, ma che appare alquanto secondaria nella cornice della complessa trattativa, ripresa a dicembre dopo uno stallo di 15 mesi culminato nella crisi missilistico-atomica dello scorso anno.
Entro 60 giorni la Corea del Nord avvierà le prime procedure per il fermo degli impianti e riceverà immediatamente in cambio 50.000 tonnellate di combustibile. Pyongyang ha accettato di chiudere i suoi impianti nucleari, a partire dalla centrale di Yongbyon, e di fornire un inventario dettagliato dei quantitativi di plutonio di cui è in possesso, in cambio di forniture energetiche per un milione di tonnellate di combustibile.
Il delegato nordcoreano Kim Kye-gwan ha detto che il suo Paese si impegna ad aprire le porte agli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica.




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