

"La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).


Corriere 15.2.07
Soldi da Fiorani, tre i politici indagati
Calderoli, Brancher, Tarolli; ((Appropriazione indebita». Fuori dai guai Previti, Dell' Utri e Giorgetti
MILANO Arriva l'ora dei politici nell'inchiesta Antonveneta: i sommersi o i salvati tra i flutti delle parole di Gianpiero Fiorani. Fuori dal perimetro della rilevanza penale Marcello Dell'Utri, dentro il vicepresidente leghista del Senato Roberto Calderoli. Cesare Previti non entra nell'inchiesta, l'ex sottosegretario forzista Aldo Brancher sì. Guai per l'ex senatore Udc Ivo Tarolli, non per il deputato e segretario della Lega Giancarlo Giorgetti. E discorso a parte per i casi di Luigi Grillo, Vito Bonsignore e Fabrizio Palenzona. E' questo il risultato dei molti mesi di valutazione dei verbali dell'ex patron della Banca Popolare di Lodi sui vantaggi patrimoniali che a suo dire avrebbero cementato il «partito di Fazio», lobby trasversale schierata, nei passaggi legislativi più
delicati, a difesa delle prerogative dell'allora Governatore della Banca d'Italia.
La Procura di Milano, scartando le ipotesi di «finanziamento illecito» ai partiti o «ricettazione», ha indagato per «appropriazione indebita» Calderoli, Brancher e Tarolli; mentre ha ritenuto di non assumere alcuna iniziativa per Dell'Utri, Previti e Giorgettì. E ciò nonostante Fiorani, nei suoi verbali già costatigli annunci di querele da molti dei citati, avesse talvolta incrociato i destini di questi sei parlamentari (più Grillo, Bonsignore e Palenzona già indagati ma nel filone principale sulla scalata Antonveneta, non lontano dalla conclusione).
Il 5 gennaio 2006, ad esempio, sostenendo in premessa di aver «versato 200mla euro nel 2004» al senatore forzista Grillo, Fiorani asseriva che metà sarebbe stata «per l'onorevole Dell'Utri, amico di Grillo e, unitamente a Previti, collegato nella lobby che stavo costruendo a favore di Fazio». Del1'Utri, incontrando il banchiere fuori casa Previti, sempre secondo Fiorani gli aveva poi dato segno dell'avvenuta consegna, dicendo: «Ci dobbiamo incontrare perché la devo ringraziare». Elementi giudicati troppo friabili dagli inquirenti, che hanno valutato deboli anche le parole di Fiorani sull'aver «accettato, quantomeno a parole, l'interesse di Previti di diventare, per il tramite del figlio Stefano, il legale della Popolare di Lodi» (cosa mai avvenuta).
Analoga prudente valutazione ha tarato l'esilarante scena di Fiorani che entra in Parlamento per consegnare al leghista Giorgetti una busta di soldi «per ringraziarlo dell'appoggio dato a Fazio» (peraltro spesosi tramite Fiorani per il salvataggio della banca leghista Credieuronord); passa con il cuore in gola il metal detector temendo che "suoni" la spilla della mazzetta; la lascia sulla scrivania di Giorgetti; ma poco dopo si vede richiamare dal parlamentare leghista che gliela restituisce e gli dice che «voleva moralizzare le prassi del partito». Secondo Fiorani, Giorgetti aggiunse «che, se volevo, potevo aiutare la Polisportiva Varese con una sponsorizzazione»; ma anche con questo dato la Procura non ha ritenuto di avventurarsi nel formalizzare addebiti. Di Ivo Tarolli, ex senatore Udc, Fiorani prospettava «una fattura per una pubblicazione» e «operazioni "sicure" in titoli sul suo conto». Per Aldo Brancher, allora sottosegretario 21e Riforme istituzionali e "pontiere" storico tra Forza Italia (il suo partito) e la Lega, Fiorani aveva quantificato «una somma nel 2003 sul conto della moglie»; «100mila euro nel 2004 che ho consegnato in ufficio a Lodi per ringraziarlo per l'attività in Parlamento per aiutare Fazio»; e «100mila euro nel 2005», curiosamente proprio gli stessi restituiti a Fiorani da Giorgetti. Più un incrocio complicato con Calderoli, allora ministro delle Riforme istituzionali: «200mila euro a Lodi quando ho consegnato la busta a Brancher che la doveva dividere con Calderoli». Sempre secondo Fiorani, infatti, «Brancher mi disse che doveva dividere con Calderoli perché il ministro aveva bisogno di soldi per la sua attività politica. A differenza di Dell'Utri, Calderoli nemmeno mi ha ringraziato».
Luigi Ferrarella lfenarella@coniere.it


l'è la solita perse'uzzione giudiziaria .....![]()


a questi pezzenti bastava la bustina con dentro 100.000 euri consegnata da Fiorani direttamente in Parlamento per essere felici.
Ma cosa te ne fai al giorno d'oggi di 100.000 euro con tutte le tasse che ha messo Prodi...


se il Pm che sta indagando è la Boccassini, voglio proprio ridere a leggere i commenti dei bananas.