E' stata resa pubblica la relazione della Direzione Nazionale Antimafia, la quale, in merito alla regione del sud Italia, denuncia la diffusione all'interno della politica e delle istituzioni di un "metodo mafioso". Inoltre, evidenzia come il movimento dei giovani di Locri sia stato vittima di "minacce e querele". Per loro, un segnale della vittoria sul presidente regionale Bova



Oggi è stata resa pubblica la relazione annuale dei magistrati della Direzione Nazionale Antimafia, ottocento pagine di documento che nella parte riguardante la Calabria fotografa una situazione preoccupante che si sarebbe determinata all'indomani dell'omicidio di Francesco Fortugno, definito non a caso "omicidio politico", e che denuncia anche "l'ingresso, in politica, del metodo mafioso". Il testo inoltre fa riferimento al movimento "E adesso ammazzateci tutti" che ha raccolto la meglio gioventù calabrese intorno all'ideale di combattere e sconfiggere la mafia, di cui si ricorda però anche l'esposizione a minacce e querele spesso da parte di alcuni rappresentanti istituzionali. Un passaggio che nel loro sito, all'interno del forum, i ragazzi di Locri hanno ricondotto al presidente dell'Assemblea legislativa calabrese, Giuseppe Bova (Ds), il quale nei mesi scorsi è entrato in conflitto con il movimento giovanile, minacciando anche di adire vie legali.
Pubblichiamo qui di seguito la parte della relazione relativa alla regione Calabria.


[...] Le risultanze di tali analisi sono pienamente da condividere, in quanto confermate dagli ulteriori approfondimenti istruttori e dibattimentali in sede giudiziaria.
Si ricorderà come, a seguito dell'omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco FORTUGNO, si era espressa la convinzione che quello compiuto nel giorno dello svolgimento delle primarie in vista delle elezioni politiche del 2006, doveva considerarsi un delitto "politico", per la funzione della vittima, che si è rivelato finalizzato in generale ad intimidire la nuova Giunta regionale, ad impedire ogni ipotesi di cambiamento, a riaffermare il ruolo di protagonista, o quanto meno di interlocutore necessario, della ‘ndrangheta, che mal sopporta l'esclusione dai tavoli ove maturano le decisioni riguardanti la ripartizione della spesa pubblica, ed in particolare di quella sanitaria, che ne costituisce la gran parte. Si era detto che tale processo avrebbe comportato l'ingresso, in politica, del metodo mafioso, vale a dire dell'intimidazione, della violenza, attraverso veri o falsi attentati che possono spingersi sino all'eliminazione fisica degli avversari. Al di là dei risultati delle indagini, di cui si dirà più oltre, la prima considerazione da fare, sulla base dell'osservazione del comune cittadino, è che sul piano politico e sociale, qualche effetto quell'omicidio lo ha prodotto, se è vero che la nomina del vicepresidente del Consiglio regionale, in sostituzione del dr. FORTUGNO, è avvenuta ad oltre sei mesi di distanza dall'omicidio; se è vero che la politica regionale è da allora percorsa da difficoltà di vario genere, se è vero che le stesse espressioni della rivolta contro la ‘ndrangheta, di cui "i ragazzi di Locri" sono stati il simbolo e l'espressione più genuina ed appassionata, hanno conosciuto momenti di difficoltà, persino attacchi e minacce di querele, tanto da potersi concludere che quella rivolta entusiasmante, è destinata a fare i conti con le ragioni della realtà calabrese, degli equilibri dominanti, della stanchezza della pubblica opinione, dell'atavica rassegnazione dei cittadini.[...]



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