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    Predefinito Dagli Usa L'inquietante Scenario Del Dopo-scaramella

    DAGLI USA L'INQUIETANTE SCENARIO DEL DOPO-SCARAMELLA
    Febbraio 2007 di Andrea Cinquegrani
    Dagli Stati Uniti - epicentro Miami - fino alla Russia, via Inghilterra, si dipana la rete degli amici e collaboratori di Mario Scaramella, tutti impegnati in società di “security”. Uomini chiave gli italoamericani Filippo Marino e Louis Palumbo, un ex agente Cia vicino agli affari petroliferi della famiglia Bush; e l’ebreo-russo Leonid Nevtlin, collegato ai misteri di un altro colosso dedito all’oro nero, Yukos. Intanto, si profila un tremendo scenario internazionale, a base di “provocazioni” studiate accuratamente a tavolino, e bomba nucleare: scenario l’Iran, of course.
    Scaramella come Totò alle prese con la vendita della fontana di Trevi ad uno straordinario Ugo D’Alessio formato turista italoamericano, complice - come nei più fortunati Scherzi a parte - un Nino Taranto in forma smagliante. Così dipingono il nostro 007 e superconsulente della commissione Mitrokin - oggi ancora agli arresti domiciliari - i media britannici. «In un articolo comparso ai primi di gennaio sull’International Herald Tribune che fa capo al New York Times - commenta un giornalista della Bbc - Scaramella viene descritto come il classico magliaro napoletano che vende Saint Peter’s Square ad uno sprovveduto turista americano. Il classico tentativo di gettare acqua sul fuoco, di minimizzare, mentre in parecchi qui a Londra sanno che Scaramella ha coltivato legami e connection che portano molto lontano. A partire proprio dagli Usa, via Cia». Si spiegherebbe proprio in questo modo la campagna di stampa anglo-statunitense di far passare Mario Scaramella per la classica macchietta napoletana, mezzo guappo e mezzo millantatore. Tanto per non far sapere alcune cose - circa il milieu di Scaramella - che possono dare fastidio a molti. Fino all’inquilino più importante della Casa Bianca. Oggi alle prese (vedi box) con una vera e propria “strategia della tensione” che - secondo qualche analista - potrebbe portare in breve ad una folle catena di “provocazione”, “attentato tipo Torri Gemelle (verosimilmente in Israele) e successiva reazione Usa. Nucleare. Ma torniamo a Scaramella.
    BUSH E L’ORO NERO
    Sentiamo cosa dice un cronista della Cnn: «secondo fonti attendibili, Scaramella ha lavorato con la Environmental Protection Agency americana, l’International Marittime Organization, con il capo-base della Cia a Milano Robert Seldon e, soprattutto, con una base coperta della Cia in Florida, con la doppia finalità politica di servire certe fazioni di destra estrema in Italia e dei neocon negli Usa». Ma partiamo da Miami in Florida, a quanto pare il crocevia - come ha scritto la Voce lo scorso dicembre - di traffici tutti da decifrare. E dal primo collegamento “caldo”, tra Scaramella e Filippo Marino, che nel paese a stelle e strisce ha fatto la sua fortuna, soprattutto a base di “security”. E’ Marino, infatti, a favorire lo sbarco negli States della ECPP dell’amico Scaramella - lo scrigno di tanti segreti - curandone perfino la realizzazione del sito.
    Fra i due, ecco spuntare la figura di Alexander Livtinenko, ucciso dal polonio un paio di mesi fa. E soprattutto un quarto uomo, un veterano della Cia, Louis Palumbo - l’ennesimo italoamericano di questa rocambolesca spy story - e proprietario della Ackerman & Palumbo: una sigla - secondo fonti attendibili - dentro cui sono gelosamente custoditi scheletri che possono far tremare mezzo mondo. Attenzione ai tempi. La Ackerman & Palumbo viene partorita trent’anni fa esatti, nel 1977, pochi mesi dopo l’ascesa di George Bush senior al vertice della Cia, al posto del suo capo storico William Colby. La scelta viene effettuata da Gerald Ford, che aveva preso il posto di Nixon dopo il Watergate, scomparso un paio di mesi fa. Già a quel tempo Miami era uno degli avamposti strategici della Cia per condurre in porto alcune operazioni “not clear”. Come, per fare un esempio, “coprire” gli affari miliardari di casa Bush che hanno un denominatore comune: petrolio. Sigle principe, nel maxi business, Zapata Petroleum e Zapata Offshore.
    Ma altre società fanno capolino, come la Wall Street Investment firm of Train e la Cabot and Associates. Non è finita: perché i business volano anche in codice: e i nomi, stavolta, sono “Wusaline” e “Wubriny / Lpdictum”. A questo punto si dipana un’incredibile ragnatela di spie, affari internazionali, incroci societari che ruotano intorno alla famiglia Bush: una storia che arriva fino ai rapporti d’affari con Saddam Hussein (il business dell’aeroporto di Los Angeles) e con Osama Bin Laden in persona, habitué di casa Bush fino al 1991, come documentano altri commensali d’epoca (Loredana Bertè e il suo partner d’allora, il celebre tennista Bjorn Borg). Ma in quei primi anni il grande amico di Bush senior e anche junior (siamo ai tempi del famoso mancato servizio militare per George W. che altrimenti sarebbe stato destinato al fronte vietnamita) si chiama Thomas Devine, super agente Cia. E’ proprio l’agente Devine l’ideatore, con Bush padre, di una super cupola d’affari che va dalle americhe all’Europa, a bordo - è il caso di dirlo - di “nautical names” (come documentano report degli stessi servizi), Wubriny e Wusaline (“cryptonyms”, nomi di copertura).
    KROLL E LE TORRI
    Ma torniamo all’amico di Scaramella e Marino, Louis Palumbo. Il quale dopo qualche anno di felice e proficua attività trasforma la sua creatura in IMG, ovvero Incident Management Group. «Un’organizzazione di sicurezza ad alto livello al servizio della compagnie multinazionali», come viene magnificato sul suo stesso sito. «Una sorta di intelligence globale, o almeno potenzialmente globale, e del tutto privata», dicono alcuni esperti. Tra i suoi consulenti ecco qualche nome: Daniel Donohue, agente coperto della Cia per anni in servizio in India e nel sud est asiatico; Harley Stock, in condominio con l’Fbi; Christoper Hagon, per oltre vent’anni arruolato alla London Metropolitan Police; George Stabler, altro super esperto in “sicurezza” e specializzato in affari della Colombia; Ned Timmons, ex agente che poi è passato a condurre un’impresa di import-export con paesi sudamericani, Perù e Colombia in primis. Per finire con due grossi calibri dei servizi Usa, Robert Wagner e Curtis Perry.
    Il primo si è fatto le ossa all’ambasciata americana di Bogotà (città in cui lo stesso Scaramella ha - lo vanta nel suo stesso curriculum - lavorato); l’altro, Perry, ha costruito il suo pedigree sempre nel sud est asiatico, epicentri Cina e Filippine, passando dalla Cia alla security targata Img, infine alla Kroll. Un altro pezzo da novanta, Kroll Associates. Su cui val la pena di saperne qualcosa in più. Ecco cosa ne pensa un esperto: «Kroll è una misteriosa compagnia per i servizi di sicurezza strettamente legata alla Cia. E’ attiva adesso per i contratti privati con i militari in Iraq, ma lo era stata anche ai tempi di Saddam. Si è data da fare ad Haiti all’epoca di Duvalier e nelle Filippine durante l’era Marcos». Insomma, una super agenzia buona per tutti i regimi e tutte le stagioni, una vera star. Senza dimenticare la ciliegina sulla torta. Perché pochi sanno che a gestire tutta la sicurezza delle Twin Towers fino a quel tragico 11 settembre 2001 era proprio l’onnipresente Kroll, diretta dall’ex agente Fbi John O’ Neill. «E’ con ogni probabilità per questo che l’Fbi non vuole e non può indagare sui veri motivi della tragedia delle torri gemelle - denunciano fonti statunitensi alternative - anche perché non si vuole approfondire i legami tra le società di sicurezza americane e agenti della Cia che avevano già svolto funzioni di sicurezza prima dell’11 settembre. Qui sta il nodo». Impressionante: alla Kroll, che gestiva la sicurezza delle Torri Gemelle fino all’11 settembre, in prima fila c’era dunque Curtis Perry, passato in precendenza per la Cia e poi per la Img dell’amico di Scaramella Louis Palumbo.
    YOU YUKOS, ME SCARAMELLA
    E’ proprio questa storia che ci conduce alla seconda parte dell’affaire spie-sicurezza. Stavolta sull’altro fronte dove Scaramella si è più dato da fare, quello russo (il terzo è targato Inghilterra). Il nome da cui partire - secondo fonti italostatunitensi - è quello di Gideon Chern, finanziere ebreo che insieme ad altri partner (Shalom Goldburd, di evidente origine israeliana, e Bernard Taubenfled) diede vita esattamente trent’anni fa alla Kroll. «Il link di Chern - viene precisato - porta direttamente ai rapporti tra la mafia russo-israeliana e il gruppo Scaramella». Quel link porta anche ad un altro nome, quello di Leonid Nevzlin, presidente del “Russian Jewish Congress”, un passato ai vertici del colosso petrolifero Yukos. E’ dell’11 gennaio scorso l’improvvisa e strana morte (per infarto, il referto ufficiale) - guarda caso sempre a Londra - del sessantaciquenne Yuri Golubev, fondatore del gigante energetico privato, mentre risale al 12 maggio 2006 l’arresto di un altro pezzo da novanta di Yukos e del gruppo bancario di riferimento Menatep (coinvolto in operazioni di riciclaggio con la Bank of New York), Alexei Globuvick, detenuto a Pisa, e per il quale le autorità sovietiche vogliono assolutamente l’estradizione. Anche Globuvich è nella formazione - sempre più numerosa - degli avvelenati eccellenti. Ed ha accusato proprio Nevzlin di aver cercato di eliminare lui e la sua famiglia con il mercurio (variante del polonio, evidentemente), avendo un preciso interesse a farlo fuori perché - spiegano fonti londinesi - «a quel tempo gli azionisti e il consiglio d’amministrazione della Yukos stavano discutendo su chi avrebbe controllato la proprietà e i fondi della compagnia all’estero.
    Poco tempo dopo a Londra si seppe che un ufficiale di Scotland Yard aveva passato all’agenzia di sicurezza britannica ISC Global informazioni sull’estradizione di cittadini russi residenti a Londra. La ISC Global faceva parte di Menatep e Nevzlin era tra i suoi clienti. A novembre sono state scoperte tracce di polonio anche nella sede della ISC, che ora si chiama RISC Management». Ed infatti, proprio a novembre viene segnalata una visita di Livtinenko alla sede di RISC, in compagnia dell’uomo d’affari russo Andrei Lugovoj e di Dmitry Kovtun. La catena degli avvelenati o quasi (Livtinenko, Globuvich, Kovtun) per i quale Nevtlin è in cima alla lista dei sospetti si arricchisce di un’altra morte strana, avvenuta due anni fa: quella di Roman Tsepov, ex guardia del corpo di Wladimir Putin poi passato ai business e - guarda caso - proprio in orbita Yukos, vero e proprio crocevia di misteri, morti & montagne di rubli.
    MAFIA CRISTIANA
    Nevtlin oggi vive negli Stati Uniti, sotto la protezione dell’Fbi nonché di diversi calibri della politica a stelle e strisce, come ad esempio il governatore dell’Arizona, in corsa per le presidenziali, senatore John McCain. E prova a percorrere itinerari di santità. Uno dei più significativi porta proprio in Arizona, precisamente ad Arlington, dove da anni è attiva la Fellowship Foundation, che non pochi in zona definiscono la “Mafia cristiana”. A frequentarla, fra gli altri, sono alcuni paperoni di Russia, amici di Nevtlin ed ex azionisti di Yukos: Mikhail Khordokovsky e Vladimir Dubov, ufficialmente “cittadini israeliani”. Tutti insieme anche in un’occasione speciale, il “National Prayer Breakfast” del 5 febbraio 2005, fianco a fianco con il presidente George W. Bush... Ecco come commentano ancora a Londra: «Le attività di Nevzlin e di Berezovsky (l’altro esule da novanta alla corte di sua maestà britannica, ndr) con Livtinenko sono solo la punta dell’iceberg di un maxi intrigo a base di intelligence che coinvolge un gran numero di esuli russi, come l’ex magnate dei media Vladimir Gusinsky, il padrone del Chelsea Roman Abramovich, il ministro degli esteri ombra Akhmed Zakayev, e poi Mikhail Cheroy, Alex Goldfarb e altri, tutti coinvolti nel tentativo di destabilizzare l’attuale establishment sovietico per favorire i neocon di Bush e il governo israeliano». Insomma - è il succo della ricostruzione londinese - nel corso degli anni si è formato una sorta di cartello investigativo parallelo del quale Mario Scaramella faceva parte a pieno titolo, con la significativa presenza di pezzi dell’ex Kgb (oggi FSB), dei servizi italiani, americani e britannici.
    Un cartello che ha avuto - e sta avendo, a quanto pare - un ruolo preciso nella “serie di crimini” portati a segno, che vanno ben oltre gli avvelenamenti tentati o compiuti negli ultimi tempi. «Gli investigatori - viene sottolineato - stanno seguendo la traccia che parte da alcune società private di sicurezza statunitensi facenti capo ad ex agenti della Cia e impegnate prima dell’11 settembre. L’Fbi, dal canto suo, non può o non vuole mettere il naso per scoprire cosa è realmente successo quel fatidico giorno». Chi avrà la meglio?

    PROSSIMA TAPPA IRAN
    Qualche notizia comincia a trapelare anche dalla stampa Usa. E’ dalle colonne del Washington Post che rimbalza la notizia di un fresco ordine di Bush per “l’uccisione o la cattura” di iraniani che operano a favore degli insorti irakeni. «Una mossa difensiva - precisa Bush - non una provocazione». Chissà perché il presidente degli States, in odore di campagna elettorale, ha pronunciato proprio la parola “provocazione”. E’ di qualche settimana, infatti, un tam tam sotterraneo, scandito qua e là via internet, che descrive incredibili, prossimi scenari di guerra. A base di armi di distruzione di massa, stavolta sì. Su ordine di mister Bush, visto che Saddam, a questo punto, non può più offendere.
    Ecco come descrive il possibile, prossimo, tragico scenario Leonid Ivashov. Gli Stati Uniti - sostiene - stanno “cercando” una provocazione, come è successo nel caso delle Twin Towers. Potrà accadere a brevissimo negli Stati Uniti, oppure in una delle basi militari alleate. Oppure in Israele. Non è possibile sapere se l’attacco sarà così distruttivo come quello dell’11 settembre. La cosa fondamentale è che la sua responsabilità ricada sull’Iran. A questo punto Bush può avere gioco facile e non trovare ostacoli anche di fronte ad un Congresso che lo potrebbe agevolmente mettere in minoranza. Perché se c’è provocazione, sangue e morti, non può non esserci una adeguata reazione. Più forte che mai. Ma stavolta la strategia cambia di 360 gradi, rispetto allo scenario irakeno. Niente più attacchi di terra, invasioni via mare, robe passate, pantani di guerra stile Vietnam che portano solo alla sconfitta. Meglio, invece, un’azione decisa. Definitiva. Che si può concludere con il fungo atomico, tipo Hiroshima, versione evidentemente aggiornata e corretta rispetto ai vetusti standard di oltre mezzo secolo fa.
    Precisa Ivashov: «L’Iran è molto differente dall’Iraq. Anche perché se ha successo la strategia di provocazione, le forze armate iraniane si possono spaccare a metà: da una parte l’esercito iraniano, dall’altra le Guardie del corpo della rivoluzione islamica. E’ proprio su questo che puntano gli Usa». Una strategia, quella americana, pienamente appoggiata da Israele, dove nei circoli politici e militari fin da ottobre circola la voce di un attacco nucleare e missilistico per fermare l’Iran «perché non ci sono altri mezzi». Una guerra che finirà per destabilizzare una volta per tutte il medio oriente e i suoi già precari equilibri. Ma ecco una descrizione più precisa. La provocazione - prevede Ivashov - avverrà a brevissimo, entro un paio di mesi al massimo.
    La reazione è già prevista per aprile. «E gli Usa faranno ricorso ad un ordigno atomico contro l’Iran. Sarà la prima volta dopo l’attacco al Giappone del 1945». Solo in un secondo momento le armate a stelle e strisce porteranno a termine l’opera facendo ricorso a missili - i già collaudati Patriot - lanciati via mare, stando ben attenti a non metter piede su un territorio evidentemente impraticabile per via dell’atomica anno 2007. In questo modo sarà possibile “risparmiare” le 3000 vite di militari statunitensi, il triste traguardo tagliato da poco. Osserva una mosca bianca nel congresso Usa: «oggi ci arrabbiamo per i nostri ragazzi morti in Iraq e giudichiamo quella guerra inutile. I morti iracheni, invece, non contano. Non fossero caduti i nostri, degli altri ce ne saremmo fregati». Mister George W. Bush, in vista del prossimo voto, ha sicuramente tenuto conto dei sondaggi e dell’emotività dei cuori a stelle e strisce. Non perdendo di vista, però, le sue due regine: l’industria delle armi e quella del sempre amato “oro nero”.

  2. #2
    EUROSIBBERIANO CONVINTO
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    Dagli Stati Uniti - epicentro Miami - fino alla Russia, via Inghilterra, si dipana la rete degli amici e collaboratori di Mario Scaramella, tutti impegnati in società di “security”. Uomini chiave gli italoamericani Filippo Marino e Louis Palumbo, un ex agente Cia vicino agli affari petroliferi della famiglia Bush; e l’ebreo-russo Leonid Nevtlin, collegato ai misteri di un altro colosso dedito all’oro nero, Yukos. Intanto, si profila un tremendo scenario internazionale, a base di “provocazioni” studiate accuratamente a tavolino, e bomba nucleare: scenario l’Iran, of course.

    Leonid Nevzlin era presidente della Yukos prima di rendersi uccel di bosco, inseguito dai giudici russi. Adesso, pur restando uno degli uomini più ricchi del mondo, è diventato presidente del museo della Diaspora a Tel Aviv, la sua vera patria.


  3. #3
    Speriamo non sia tardi
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    Citazione Originariamente Scritto da salerno69 Visualizza Messaggio
    Solo in un secondo momento le armate a stelle e strisce porteranno a termine l’opera facendo ricorso a missili - i già collaudati Patriot - lanciati via mare, stando ben attenti a non metter piede su un territorio evidentemente impraticabile per via dell’atomica anno 2007.
    Erano i Tomahawk ed i Cruise....

 

 

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