Quello che segue è il testo, scaricato dal sito di AN, di un guazzabuglio di banalità e di macroscopiche omissioni che dovrebbe, se non ho capito male, costituire parte del " percorso di approfondimento sulla cultura e sull'identità nazionale" di AN.
IL MODELLO ITALIANO
L’Italia è la prima sponda di approdo della colonizzazione greca di Occidente.
Da sempre crocevia di genti e di storie, di lingue e di costumi diversi, l’ humus
della civiltà italiana è ricco e fecondo in quanto, fin dalle sue origini, ibrido, meticcio,
contaminato. La terra italiana disegna non tanto un assemblaggio biologicamente
multietnico quanto piuttosto il paesaggio di una civiltà pluriculturale.
Culla del cristianesimo e quindi del cattolicesimo, sotto il profilo culturale ed
etico l’Italia è però anche l’erede di un’antropologia intimamente “politeista”. E
proprio per la qualità di questo suo carattere, in Italia in nessuna epoca hanno mai
attecchito, né in ambito religioso, né in campo politico, forme gravi di intolleranza e
razzismo.
La storia politica italiana, così come la sua storia artistica, letteraria, linguistica,
economica, racconta l’eccezionalità del modello italiano. Si sente ripetere spesso,
pedissequamente ma senza riflessioni serie e approfondite, che le anomalie del
sistema italiano andrebbero corrette e ricondotte a un astratto paradigma
internazionale di “normalità”. Ma nell’attuale crisi profonda del sistema etico,
economico e culturale dell’occidente globalizzato, l’eccezionalità del modello
italiano – la cultura delle differenze delle cento città, delle compresenze di stili, ma
anche la plasticità delle sue strutture sociali ed economiche – va difesa con
determinazione, e va rilanciata come tracciante di senso, anche per un diverso modo
di intendere la modernità.
Il made in Italy è un’idea nata nel Rinascimento: moda, gusto, stile, ma anche
produzioni di segni di qualità, dal design alla configurazione della piazza urbana,
dalla struttura del teatro alla pittura, con i nuovi colori e le nuove forme recuperate
dall’Antico. Tecnologia italiana, non solo arte: non è un caso che anche le grandi
invenzioni tecnologiche, dalla stampa di Manuzio, alle macchine di Leonardo fino al
telefono di Meucci, tutte le innovazioni che innescano l’avvento della modernità,
portino il marchio del genio italiano.
Ma al di là delle opere realizzate nei secoli passati, le radici dell’eccellenza
italiana possono essere strategicamente coltivate? Contro l’omogeinizzazione del
sistema globale è praticabile, è esportabile la qualità del modello italiano? E può
anche essere economicamente produttiva?
Il Forum delle Idee, coordinato da Fabio Granata, porta avanti il dibattito iniziato
il 10 novembre 2006 con la prima seduta sul tema della “Cittadinanza come scelta”:
prosegue il 12 febbraio 2007, sul concetto del Modello italiano, la ricerca di
definizione delle coordinate culturali dell’azione politica.
Camerati, lancio una proposta:troviamo il modo di fermare, e presto, questa gente prima che mandi davvero il Partito a puttane!




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ommercianti, guerrieri, conquistatori, crociati, contadini, puttane, poeti, scrittori e scienziati. Siamo, i siciliani più di tutti, ma quasi lo stesso in tutta la nazione, un misto delle etnie più disparate, non solo quindi dei romani!! 