Permarrebbe tuttavia il conflitto fra interessi contrapposti: quelli di chi come "mente locale" ha la Val Susa, ad esempio, (quindi contadini, operatori turistici, cittadini semplicemente desiderosi di difendere la propria qualità ambientale) e quelli di chi fa quotidianamente "business" lungo l'intera Valle del Pò (industriali), se non oltre.
La "querelle", pertanto, verte su un punto: chi siamo innanzitutto. Valsusini, piemontesi o padani. Chi ha diritto di precedenza? Qual'è l'identità fondamentale su cui costruire un progetto di società ed economia? Deve essere il popolo a decidere? Forse. Ma quale "popolo"?
Si rischia anche un paradosso: l'etno-nazionalismo, tendenzialmente austero e vicino alle teorie di decrescita, potrebbe porre l'accento sull'istituzione superiore, quindi sulla regione o su un'eventuale federazione fra regioni orientata ai "grandi numeri", tirando indirettamente il carro degli industriali.
Il libertarismo, apparentemente sensibile alle logiche capitaliste, si potrebbe trovare nella condizione di dover riscoprire il valore di un'auto-determinazione individuale e comunitaria contraria allo sviluppo.