Vi annuncio con grande gioia che la Domenica dell'Ortodossia, ossia domenica prossima 12/25 febbraio, verrà ufficialmente pubblicata l'Enciclica dei due Vescovi della Chiesa Greco-Ortodossa Tradizionale in Italia per la glorificazione dell'ultimo grande confessore dell'Ortodossia in Occidente, il papa dell'antica Roma Giovanni (VIII) ieromartire
Ecco il testo dell'Enciclica. La Glorificazione si terrà la II domenica dopo la Pentecoste in Pistoia.
[FONT="Book Antiqua"]CHIESA GRECO_ORTODOSSA TRADIZIONALE IN ITALIA
SACRA DIOCESI DI NORA-CAGLIARI
SACRA DIOCESI DI LUNI ED ESARCATO D’ITALIA
[COLOR="Red"]LETTERA ENCICLICA PER L’INTRODUZIONE DEL CULTO DEL SANTO IEROMARTIRE GIOVANNI PAPA DELL’ANTICA ROMA[/COLOR]
MICHELE
per la misericordia di Dio
Vescovo di Nora-Cagliari
SILVANO
per la misericordia di Dio
Vescovo di Luni e Sinodale Esarca per l’Italia
A tutti i diletti figli nostri della terra d’Italia, sacerdoti e diaconi, ed a tutto il pio popolo ortodosso affidato alle nostre cure pastorali, sia pace da Dio nostro Padre e dal Signore nostro Gesù Cristo!
1 - INTRODUZIONE
La posizione della nostra Santa Chiesa Ortodossa Tradizionale in Italia si trova oggi in un momento benedetto da Dio in cui si avvicinano a noi molti fedeli anche di altre giurisdizioni e persone eterodosse di buona volontà accostano, tramite la pastorale del nostro clero e dei nostri laici, la verità ortodossa della nostra santa fede. Alcuni giungono, per la Grazia di Dio, alla professione salvifica e ricevono il vero Battesimo dell’immersione nella Morte redentrice e nell’emersione nella Resurrezione gloriosa e deificante del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo nonché l’Unzione di Spirito Santo attraverso il vivificante Myro e la Comunione dei Divini Misteri del Corpo e del Sangue di Cristo. Cresce così l’Unico Corpo del Salvatore, la sua santa Chiesa, Arca unica della salvezza, Dimora di Dio tra gli uomini, Sposa escatologica dell’Agnello, anche nella nostra terra patria che si ricongiunge efficacemente agli anni del primo millennio in cui ha condiviso la Dottrina e la Vita Ortodossa dell’Unica Santa Cattolica ed Apostolica Chiesa.
Ma, come in ogni periodo benedetto, crescono anche le lotte che il Maligno intraprende per impedire la crescita della Chiesa, in una epoca dominata da relativismo che trova una sua espressione assai ambigua nel movimento cosiddetto “ecumenico” che tende a confondere gli eterodossi con la nostra santa Chiesa, sotto il pretesto della carità.
Diviene sempre più urgente – di conseguenza – che i fedeli ortodossi italiani di nascita o di adozione, sempre meglio conoscano il periodo glorioso ed ortodosso della loro storia e come un tempo gli occidentali aiutarono, in periodi difficili come quelli della lotta contro le Sacre Icone, i fratelli dell’Oriente così oggi ricevono da loro nuovamente, dopo un millennio di eterodossia, la fede immacolata. Speriamo inoltre che questo giovi a che la terribile memoria di momenti orrendi come quello della cosiddetta Quarta Crociata, quando soldati occidentali con la guida della Repubblica di Venezia si riversarono sulla nuova Roma, depredando e saccheggiando in modo sacrilego templi e monasteri ed opprimendo con la cattività latina – per un lungo periodo – la popolazione ortodossa, possano venire abbandonati all’oblio.
Per la conoscenza di questo millennio ortodosso dell’Italia e dell’Occidente giova, in modo particolare, la conoscenza dei Santi di quelle epoche, molti dei quali sono già in somma venerazione della nostra Chiesa, basti ricordare i santi ed ortodossi papi di Roma Lino, Cleto, Clemente, Silvestro, Leone e Gregorio, il semprememorabile Ambrogio, Arcivescovo di Milano, Massimo di Torino, Eusebio di Vercelli, Lucifero di Cagliari… e questi solo per fare un piccolo esempio della schiera numerosissima di santi Gerarchi che governarono nella pietà il gregge delle nostre terre.
Con loro i tantissimi Martiri delle antiche persecuzioni, della cui santità sono ancora memorie viventi di fede e di spirito le Catacombe romane e non solo, le Basiliche e i toponimi: da Lorenzo il santo arcidiacono romano, ad Alessandro di Centocelle il cui corpo olezzante profumo è conservato con grande onore nel nostro Monastero di San Serafino di Sarov, ed i fanciulli Agapito e Tarcisio con Modestino di cui la nostra Chiesa conserva reliquie, fino al vescovo Gennaro di Napoli ed alle vergini Agnese, Cecilia, Lucia ed Agata che imporporarono col sangue della testimonianza la bianca stola della verginità.
E le schiere dei monaci, sia quelli di lingua greca, celebratissimi nell’Italia meridionale , tra i quali va ricordato Luca il Grammatico che fu anche pastore e difensore della fede, Nilo e Bartolomeo da Rossano, Giovanni Teristi, i due Fantino, Calogero di Sicilia e tanti altri, sia di lingua latina tra cui preeccellono il grande Benedetto da Norcia, patriarca dei monaci dell’occidente con la sorella Scolastica e poi Colombano di Bobbio e tanti altri, cenobiti ed eremiti….. una schiera infinita di santi italici noti e sconosciuti.
Tra questi, quando ormai l’ortodossia dell’Italia e dell’Occidente volgeva al tramonto a causa dei barbari Franchi che, appoggiando l’eresia e avversando l’Impero Romano dei Cristiani d’Oriente, stavano prendendo potere persino sulla sede santa dell’Antica Roma, testimone del martirio e custode delle reliquie sacratissime dei protocorifei degli Apostoli Pietro e Paolo, brilla di luce splendente la figura dello IEROMARTIRE GIOVANNI VIII PAPA DELL’ANTICA ROMA, l’ultimo grande testimone della retta fede di quella Sede, degno di essere posto a fianco dei suo grandi predecessori, i santi papi romani ortodossi. Ma l’eresia che trionfò ne volle offuscare il nome e la memoria e sta a noi, che ritorniamo all’ortodossia salvifica, esaltare quella figura quale santo e martire, invocare la sua intercessione presso Dio, prendere esempio dalla sua fortezza nella fede.
Da qualche anno molti storici, anche non ortodossi, hanno reso giustizia a questa splendida figura di vescovo e di martire, buon pastore che – a somiglianza di Cristo – dà la sua vita per il gregge.
Egli, per l’ultima volta presiedette, per mezzo dei suoi legati, insieme al gr5ande patriarca san Fozio il Grande, all’ultimo Concilio in cui la Chiesa Romana si ritrovò a fianco delle sue sorelle ortodosse dell’Oriente a proclamare la verità apostolica e ad anatematizzare l’eresia. Infatti – rispondendo all’invito dell’amico e concelebrante san Fozio - ebbe grande parte al Concilio che – secondo alcuni storici e teologi – potrebbe essere definito l’ottavo ecumenico, sì, l’ottavo Concilio che come l’Ottavo giorno dell’eternità iniziato dalla Resurrezione di Cristo, simbolicamente compie il numero dei sette consacrati dalla tradizione ed unanimemente accolti.
Vogliamo pertanto, figli carissimi, anzitutto indicarvi alcuni elementi della vita e dell’opera di questo grande vescovo ortodosso perché coloro che ancora non ne hanno approfondito le vicende, possano venirne edificati nelle loro anime per la loro salvezza.
2 – LA FIGURA E L’OPERA DI GIOVANNI VIII.
Scrivono P. RANSON,M. TERESTCHENKO e L. MOTTE nel loro saggio "Storia dello Scisma" :
< Dalla morte di Leone III all’anno 858, il popolo ortodosso di Roma riuscì ad imporre un suo candidato , malgrado le minacce dell’imperatore germanico. Già dal momento dell’elezione di Leone III grandi furono l’ansietà ed anche il terrore per una rappresaglia franca. L’elezione di Benedetto III fu interrotta dal partito germanico che impose per un momento il proprio candidato Anastasio, ma la folla assediò le porte della basilica costantiniana ove si teneva la Sinodo incaricata di eleggere il nuovo papa. Alla morte di Benedetto fu eletto il primo papa germanofilo Nicola I. L’imperatore germanico Ludovico accorse e fece svolgere l’elezione alla sua presenza. Prestissimo Nicola I volle imporre la sua autorità su tutta la chiesa e applicò alla sua tiara le tre corone e al suo regno la dottrina della predestinazione. Scrisse al patriarca della Nuova Roma, San Fozio il Grande, che “la Chiesa di Roma aveva meritato il diritto al potere assoluto ed aveva ricevuto il governo di tutte le pecorelle di Cristo”. Un po’ più tardi, furioso di non aver ottenuto il riconoscimento delle sua innovazioni da San Fozio, scrisse direttamente al popolo, al clero e all’Imperatore di Costantinopoli delle lettere piene di ostilità e di odio in cui il patriarca è chiamato “Signor Fozio” , “adultero”, “omicida” ed altre ingiurie. In Bulgaria benediceva la missione del vescovo Formoso, uno dei capi del partito filogermanico, ed autorizzava l’aggiunta del Filioque al Credo nonché altre riforme o pratiche tipiche delle chiese franche.
Quest'atteggiamento provocò la reazione della Chiesa di Costantinopoli e San Fozio, d’accordo con la sua Sinodo, inviò un’enciclica a tutte le Chiese nella quale denunciava la situazione creata in Bulgaria e il dogma del Filioque. Un concilio si tenne a Costantinopoli nell’867, alla presenza dei delegati dei patriarchi orientali, che anatematizzò le dottrine denunciate da san Fozio, in particolare l’eresia del Filioque e la sua aggiunta al Credo di Nicea-Costantinopoli in Bulgaria. Più di mille firme testimoniarono contro il dogma franco che, come afferma San Fozio, scinde la Santa Trinità in due, poiché instaura due sorgenti nella Divinità, finendo così nel paganesimo. Dopo la partenza per l’esilio del patriarca Fozio, il papa Nicola I fece organizzare a Costantinopoli nell’869 un “concilio” di 18 vescovi nel quale la persona di San Fozio fu condannata, senza che nessuna eresia gli potesse essere rimproverata. Bisogna dire che Nicola I in Roma non osò mai imporre il Filioque per paura del popolo romano fedele alla Fede Ortodossa. Nicola I d’altronde non cessava di trovare difficoltà con i romani dell’Italia del Sud e anche con quelli delle Gallie che erano rimasti scossi dalla sua concezione totalitaria dell’antica “etnarchia”. Quando morì, era ormai sostenuto solo dai teologi franchi filioquisti che egli aveva mobilitato contro il patriarca e l’imperatore di Costantinopoli, senza peraltro fare il nome di San Fozio la cui scienza e santità erano note ai romani ortodossi della Gallia.
Dopo un papa di transizione, Adriano, il partito romano ebbe nuovamente il sopravvento e l’arcidiacono Giovanni, divenuto Giovanni VIII, salì al trono patriarcale di Roma. Giovanni VIII che la storiografia occidentale ha lasciato per molto tempo da parte - e ciò in parte a causa della falsificazione delle fonti, ormai ammessa dagli storici -, fu un grande papa della Romanità , della statura dei Leone Magno e dei Gregorio Magno. Gerarca attento e prudente, fino alla morte dell’imperatore Ludovico II nell’875, seppe utilizzare il partito germanico, senza pur dare ad esso un ruolo decisionale. Al momento però nel quale la minaccia germanica scomparve con la morte dell’imperatore, depose, scomunicò e anatematizzò i vescovi “nicolaiti” che avevano aggiunto il Filioque in Bulgaria ed in particolare il vescovo Formoso. Scelse un candidato all’impero tra i carolingi, il re di “Francia” Carlo il Calvo che era il più moderato e il più lontano dall’Italia e gli impose una “donazione” che liberava le elezioni dei papi dalla presenza dei legati imperiali. Così tentava di preservare Roma da un nuovo Nicola imposto dal partito germanofilo. Dopo la disfatta e la morte di Carlo il Calvo, lasciò in sospeso la successione che egli cercava di controllare, movendo i vari candidati gli uni contro gli altri. Fallì alla fine perché il re Carlo il Grosso invase Roma e fece avvelenare Giovanni VIII che fu poi finito a colpi di scure. Questo periodo di tempo che Giovanni VIII riuscì a dare al trono dell’antica Roma, se da un lato fece entrare la capitale in un periodo di disordini e di incertezze, dall’altro doveva contribuire a cambiare l’aspetto delle cose. Da una parte la disorganizzazione politica in Italia provocata dalla vacanza del trono imperiale occidentale permise alle truppe di Basilio I di avanzare in modo decisivo in Italia e di liberare momentaneamente i romani della regione ; dall’altra parte i legati di Giovanni VIII poterono assistere e riconoscere le decisioni del Concilio dell’879 presieduto da San Fozio, di nuovo in possesso del suo trono patriarcale.
A questo fondamentale concilio tutti patriarchi vennero rappresentati e San Fozio fu riconosciuto da tutto il mondo quale Patriarca della Nuova Roma. Così colava a picco tutta l’opera di Nicola I. L’inalterabilità del Simbolo della fede e la condanna di ogni aggiunta furono proclamate ufficialmente benché Giovanni VIII avesse domandato che i franchi non venissero nominati e ciò per prudenza. I legati della Chiesa di Roma chiamarono l’aggiunta del Filioque un “inqualificabile insulto ai Padri”, Giovanni VIII scrisse una lettera a San Fozio nella quale condannava in termini velati, ma fermi, i germano-franchi e l’aggiunta del Filioque; a proposito degli autori dell’eretica addizione afferma testualmente : “Noi li mettiamo dalla parte di Giuda, poiché essi hanno lacerato le membra del Cristo” . Questo concilio dell’879 che riconobbe l’ecumenicità del VII Concilio ebbe tutti i caratteri di un Concilio Ecumenico e la chiesa Ortodossa lo riconosce ormai (almeno da parte di alcuni: Nota mia) come l’VIII Ecumenico.>
Le vicende narrate in questo lucido saggio dimostrano che Giovanni VIII lottò, campione ormai solitario in un Occidente che s'imbarbariva, perché la fede Ortodossa fosse salvaguardata. Due erano i nemici dell'Ortodossia in questo periodo oscuro per la sede romana: la alterazione del Simbolo e la pretesa di primato giurisdizionale che papa Nicola aveva avanzato. Ebbene risulta chiaro che Giovanni VIII resistette all'una ed all'altra: condannò vigorosamente l'aggiunta. Il testo della splendida lettera citata c'è conservato ed è reperibile nel MANSI - Conciliorum…, è veramente uno degli ultimi insegnamenti da vero Padre della Chiesa che provengono dalla cattedra di Roma antica. Per quanto riguarda il primato ebbe di esso la concezione ortodossa della conciliarità e delle precedenze della pentarchia di Calcedonia come dimostra la sua partecipazione all'VIII Sinodo ed il suo rispetto per la giurisdizione patriarcale di Costantinopoli.
Il pontificato di Giovanni VIII segna dunque un momento decisivo e mal conosciuto della storia dello “scisma”, perché rappresenta l’ultima grande resistenza dei romani dell’antica Roma e dell’Occidente nei confronti della spinta germano-franca contro il trono ortodosso di Roma
Analoghe asserzione si possono trovare nel libro di GIOVANNI S. ROMANIDES - FRANCHI, ROMANI Feudalesimo e Dottrina - Un percorso storico e teologico alle radici della separazione dell’Occidente dall’Oriente. Va inoltre citato il libro di LAMPRILLOS - La mistificatione fatale, che è più volte citato nel commentario al Simbolo della fede scritto dal Vescovo di Luni .
3 – IL TESTIMONE NELL’EPOCA DELLA CRISI
Quest’aspetto della figura e dell’opera del santo pontefice assume per noi un particolare rilievo in quanto avvicina la sua lotta alla lotta degli ortodossi di oggi per la verità della fede e contro le adulterazioni che i novelli barbari portatori del relativismo della nostra epoca intendono apportare alla fede immacolata.
Il già citato p.Patric Ranson aveva in lavorazione un libro sintetico e, probabilmente, esauriente, su Giovanni VIII. Ne avemmo da lui alcuni appunti prima della sua prematura scomparsa a questo mondo e vogliamo riportarne una parte tradotta in quanto ci sembra di non saper esprimere meglio di lui la ideale vicinanza a noi di papa Giovanni :< Ci sembra che è obbedire al comandamento della pietà ortodossa scrivere la storia di colui che il grande San Fozio chiamò “nostro amico” e lodò per il suo coraggio e per la sua ortodossia , il papa dell’antica Roma Giovanni VIII, grazie al quale il papato ortodosso ha condannato una volta per tutte il papato eretico . Giovanni VIII ha avuto parte, col suo amico Fozio, all’odio e alle critiche dei Germano-franchi dell’epoca Carolingia che hanno trasmesso ai loro discendenti il loro astio tale da far sì che per lungo tempo si siano falsificati i documenti storici e si siano usate false leggende contro i due Confessori. Ma IL PAPA GIOVANNI VIII CHE I SUOI NEMICI ARRIVARONO AD AVVELENARE ED A FINIRE A COLPI DI SCURE, DEVE ESSERE OGGI RICONOSCIUTO COME CONFESSORE E MARTIRE. Se questo oggi non è ancora accaduto è in gran parte da ricercarsi nella falsificazione delle fonti.> E ancora: <La conoscenza più esatta dei testi che la nostra epoca ha acquisito ci consente ora di dimostrare il carattere fallace di tutte le accuse che furono fatte ed in particolar modo la voluta falsificazione delle fonti a proposito di una seconda condanna che papa Giovanni VIII avrebbe pronunciato contro San Fozio dopo quella di Nicola I. Oggi nessuno oserebbe più affermare, sulla scia del Cardinal Baronio , che Fozio è un mostro uscito dall’inferno « funestum aliquid ab imis infernis proditum » oppure, come il cardinale Herengôther , ispirato da Fleury che egli fu « un perfetto ipocrita che agiva da scellerato e parlava da santo ». Tanto la storiografia deve, nell’opera della ricostruzione delle fonti, ad uno storico di nazionalità ceca, Dvornik , che, una volta per sempre ha mostrato in modo inequivocabile la falsità della leggenda della scomunica di Giovanni VIII contro Fozio.> E dobbiamo ancora dare la parola a P.Patric, che afferma: < Stando così le cose,se il papa san Gregorio il Grande è giustamente considerato il simbolo della resistenza della romanità ai barbari, il suo successore non è affatto Nicola I, ma Giovanni VIII. Ancora diacono, Giovanni scrisse una biografia di Gregorio il Grande , il quale, nel contesto delle vicende della Roma del tempo, assume il valore di un simbolo. In questo modo egli evidenziò di porsi non dalla parte dei germano-franchi ma dalla parte dei romano-ortodossi. L’opera di Giovanni VIII assume così una grande importanza, forse anche ancor di più di quella di Gregorio il Grande : come lui lottò contro i barbari e come lui, dovette fare i conti con la malizia degli avversari ; come lui, affermò l'universalità della Chiesa e l’eguaglianza delle sedi patriarcali, rigettando fermamente l’idea che una sola sede possa detenere una autorità assoluta; come Gregorio il Grande che benedisse le missioni cristiane in Bretagna, Giovanni VIII promosse l’opera missionaria aiutando Cirillo e Metodio nel loro lavoro, avversato senza posa dai Franchi. Aggiungiamo che egli confessò l’ortodossia in un concilio generale e, per mezzo dei suoi legati, fece condannare l’aggiunta eretica del Filioque. Disgraziatamente, si trovò ad agire in un clima ancor più difficile di quello in cui agì san Gregorio e la sua opera è stata a tal punto nascosta e segreta che alcuni storici si basano sui presupposti della scienza occidentale ereditata dai Franchi così da non esser più capaci di restituire agli eventi il loro significato originale. Se noi rigettiamo questi presupposti e se noi vediamo in Giovanni VIII un grande papa romano ortodosso ostaggio dei barbari e sotto il continuo rischio di perdere la sua vita professando in segreto la sua fede per necessità, nel nascondimento, ma sempre e solo per necessità, nella politica, l’”amico di san Fozio” diviene l’amico di tutti coloro che nel tempo travagliato dell’ecumenismo, dove i falsi fratelli sono dentro la stessa Chiesa, si sforzano di confessare quella fede verace che sostiene l’intero universo.>
4 – LA NECESSITA’ DEL SUO CULTO
Dare la santità è di Dio solo – dono gratuito della sua misericordia e del suo amore – e la Chiesa non può che riconoscerla e proclamarla. Solitamente l’uso è che l’intervento gerarchico sia successivo a quello del popolo ortodosso che riconosce, nella sua coscienza ortodossa, la santità dei suoi membri. Ma Giovanni VIII è stato “tolto al popolo”: l’occidente ormai divenuto eretico ha cancellato completamente la sua memoria (damnatio memoriae); l’oriente, che dopo poco dalla sua morte vide distaccarsi l’occidente dell’antica Roma e – inconsapevolmente – non riconobbe la grandezza di quel papa romano nel periodo immediatamente precedente lo scisma per mancanza di conoscenza, lo dimenticò.
Riteniamo quindi necessario e conforme alla pietà ortodossa ed alla volontà di Dio “restituire al popolo ortodosso” il grande pontefice, lo ieromartire Giovanni papa dell’antica Roma, introducendo, per il momento localmente in Italia e ove nostri venerabili fratelli nell’episcopato desidereranno accoglierlo, il culto pubblico di questo grande santo dell’ortodossia, a gloria di Dio Trino ed a soccorso del popolo ortodosso che vive tempi perigliosi per la paneresia dell’ecumenismo, affrontando all’interno della stessa Chiesa, i nemici della fede ortodossa.
Riteniamo che essi, guardando all’esempio ed al modello di questa grande figura di gerarca, troveranno incitamento alla resistenza contro ogni relativizzazione della fede ortodossa, e nella sua intercessione, privatamente e pubblicamente invocata, un soccorso presso il trono del Dio onnipotente e misericordioso.
Noi incitiamo i figli diletti della nostra umiltà a guardare a questo nuovo santo della Chiesa in terra d’Italia con fiducia, ad invocarlo nelle loro preghiere, a venerare le sue icone, a chiedere a lui l’aiuto nei loro bisogni spirituali e temporali, ben sapendo che chiunque ricorre ai martiri, secondo l’insegnamento della Tradizione dei Padri Ortodossi riceve da loro la sorgente della Grazia e l’incremento della pietà.
5 – CONCLUSIONE E DISPOSIZIONE
Pertanto noi, Michele di Nora-Cagliari e Silvano di Luni, vescovi in terra d’’Italia della Chiesa Greco-ortodossa Tradizionale della Santa Sinodo della Resistenza, abbiamo insieme CONCORDATO E DECISO CHE LO IEROMARTIRE GIOVANNI PAPA DELL’ANTICA ROMA SIA ISCRITTO NEL CALENDARIO DEI SANTI DELLE NOSTRE DUE EPARCHIE E DELL’ESARCATO D’ITALIA, E CHE LA SUA FESTA SIA CELEBRATA IL GIORNO 16 DI DICEMBRE (C.E.) , GIORNO DELLLA SUA NASCITA AL CIELO avvenuta in quel giorno, in Roma, nell’anno della salvezza 882 a Roma, con Officio di Polielei – e con dispensa del pesce - nelle due Chiese Cattedrali e le relative parrocchie e nel Monastero di San Serafino di Sarov e con Officio di Grande Dossologia – e dispensa di olio e vino - nelle altre Chiese dell’Italia. Approviamo come canonica la sua Santa Icona che verrà usata nel primo officio del nuovo santo la domenica di tutti i Santi Locali che cade in questo anno il 28 Maggio/10 Giugno - nonché l’Officio del Santo composto dal Vescovo Silvano di Luni.
Disponiamo altresì che si faccia l’officio di semplice commemorazione nell’anniversario della sua glorificazione locale nella Domenica seconda dopo la Pentecoste (Tutti i Santi Locali) nell’Officio Domenicale secondo le regole del Tipico.
Desideriamo che i fedeli accorrano in gran numero al primo Officio del nuovo santo che sarà celebrato nella Chiesa Cattedrale dei Santi Martiri e Confessori del XX° secolo in Pistoia la domenica 28 Maggio/10 Giugno alle ore 9,30.Questo documento verrà conservato negli Archivi delle nostre Eparchie e dell’Esarcato d’Italia sottoscritto da noi e dal protosincello della Eparchia di Luni, in veste di notaio ed inviato ai Vescovi nostri fratelli e concelebranti, in primis, al Santo Metropolita di Oropòs e Filì il Signor Cipriano, Presidente della nostra Santa Sinodo.
Il Reverendo Stavroforo Economo dott. Stefano dell’Isola viene incaricato di procedere alla traduzione in Greco di questa Lettera Enciclica e dell’Officio del Santo.
Dato a Pistoia dal Sacro Monastero di San Serafino di Sarov oggi 12/25 febbraio dell’anno della Salvezza 2007, Domenica delTrionfo dell’Ortodossia.
IL VESCOVO DI NORA-CAGLIARI
+ Michele
IL VESCOVO DI LUNI - ESARCA D'ITALIA
+Silvano
Il Protosincello in veste di notaio
Arciprete Vitalij Stelyan




